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INCONTRO
CON I GIOVANI DEL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE
(18 FEBBRAIO 2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
18 febbraio 2007
La
presenza del peccato nella Chiesa e il bisogno di una
conversione continua, alcuni dei temi che hanno
caratterizzato il colloquio del Papa con i giovani del
Seminario Romano Maggiore, visitato ieri pomeriggio
Attingete
sempre alla Parola di Dio ed assumete un atteggiamento di
umiltà nel riconoscere il peccato nella Chiesa e nella
vostra vita: così ieri Benedetto XVI agli alunni del
Seminario Romano Maggiore, dove si è recato in visita in
occasione della festa della patrona,
la Madonna
della Fiducia. Rispondendo alle domande che sei studenti
gli hanno posto, il Papa ha sottolineato quanto importante
sia vivere l’Eucaristia, guardare alla sofferenza come
maestra di vita e non credere a chi promette una vita
allegra e comoda. Il servizio di Tiziana Campisi.
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E’ stato un colloquio confidenziale quello di
Benedetto XVI con i seminaristi, che ha toccato gli
interrogativi legati al discernimento, alla coerenza con
il “sì” a Dio. Un dialogo alternato a sorrisi e
ricordi fra domande che hanno riguardato temi più
delicati come quello del peccato e del carrierismo nella
Chiesa. Come porsi davanti a queste problematiche nel modo
più sereno e responsabile possibile, ha chiesto uno
studente:
“Una
domanda non facile… (sorride) Ma il Signore sa, sapeva
dall’inizio che nella Chiesa c’è anche il peccato e
per la nostra umiltà è importante riconoscere questo e
vedere il peccato non solo negli altri, nelle strutture,
negli alti incarichi gerarchici, ma anche in noi stessi.
Così essere più umili con noi stessi e imparare che non
conta la posizione davanti al Signore, ma conta stare nel
suo amore e far brillare il suo amore”.
Su come comportarsi di fronte al dolore il Papa ha
sottolineato la necessità di far comprendere anzitutto
che la sofferenza è una parte essenziale per la
maturazione umana. Lo stesso Gesù, ha proseguito il Santo
Padre, ha detto che avrebbe sofferto per la salvezza del
mondo e a chi vuol seguirlo di caricarsi della propria
Croce:
“Sempre
siamo come Pietro che dice al Signore: no, Signore! Questo
non può essere il caso, tu non devi soffrire, noi non
vogliamo portare la Croce, vogliamo creare un Regno più
umano, più bello in terra. Questo è totalmente
sbagliato: chi promette una vita solo allegra, comoda,
mente: perché non è questa la verità dell’uomo e poi
si deve fuggire nei paradisi falsi e proprio così non si
arriva alla gioia ma all’autodistruzione”.
Il cristianesimo ci annuncia la gioia, ha affermato
Benedetto XVI, una gioia che cresce nella via
dell’amore, una strada però legata alla croce. Ma
occorre comunque un impegno dinanzi alla sofferenza:
“Dobbiamo
fare il possibile per vincere le sofferenze dell’umanità
e per aiutare proprio le persone sofferenti, sono tante
nel mondo; di trovare una vita buona e di essere liberati
da mali causati da noi stessi: la fame, queste epidemie,
ecc.”.
A chi si prepara al sacerdozio, per affrontare il
faticoso esercizio del discernimento, Benedetto XVI ha
suggerito di attingere costantemente alla Parola di Dio,
da leggere nella comunione della Chiesa ma anche
personalmente, da interpretare come voce del Signore che
parla nell’oggi. Ma come rapportarsi alla debolezza
umana - ha domandato uno studente - quando si è
consapevoli di essere ben lontani, da una vera coerenza
con il sì a Dio, che tanti pensano sia stato pronunciato
con fermezza e coraggio:
“E’
bene riconoscere la propria debolezza perché così
sappiamo che abbiamo bisogno della grazia del Signore. Il
Signore ci consola. Nel collegio degli Apostoli c’era
non solo Giuda ma anche i buoni Apostoli. Pietro è caduto
e tante volte il Signore rimprovera la lentezza, la
chiusura del cuore degli Apostoli, la poca fede che hanno.
Quindi, ci dimostra che nessuno di noi è semplicemente
sull’altezza di questo grande sì”.
E
in questa presa di coscienza, ha aggiunto il Papa, occorre
anche un atteggiamento di conversione continua:
“Riconoscere
che abbiamo bisogno di una conversione permanente, non
siamo mai semplicemente arrivati, accettare la nostra
fragilità ma rimanere in cammino, non arrenderci ma
andare avanti e tramite il sacramento della
riconciliazione sempre di nuovo convertirci per un nuovo
inizio e così crescere, maturare per il Signore, nella
nostra Comunione con il Signore”.
Il Santo Padre ha precisato che occorre
perseveranza. E proprio di questa, ha rivelato il Papa, ha
ringraziato il Signore il cardinale Carlo Maria Martini.
In una lettera giunta ieri al Papa, il porporato ha
espresso il suo apprezzamento per gli auguri ricevuti in
occasione suo ottantesimo compleanno, affermando che c’è
sempre bisogno della grazia e della perseveranza. A chi si
avvicina alla consacrazione sacerdotale, Benedetto XVI ha
consigliato di non trascurare l’Eucaristia e la Liturgia
delle ore, di coltivare l’amicizia con gli altri
sacerdoti e con i laici. Sui suoi ricordi in seminario il
Santo Padre ha raccontato che tra le materie di studio
preferiva la filosofia e l’esegesi della Sacra
Scrittura, poi ha aggiunto:
“Mi
ha affascinato dall’inizio soprattutto la figura di
Sant’Agostino e poi anche la scuola di Sant’Agostino
nel Medioevo, San Bonaventura, i grandi francescani, la
figura di San Francesco. Era per me, soprattutto,
affascinante questa grande umanità di Sant’Agostino. Ha
dovuto lottare spiritualmente per trovare man mano
l’accesso alla Parola di Dio, alla vita con Dio, al
grande sì alla sua Chiesa.
Al temine dell’incontro, il Papa si è fermato a
cena con i seminaristi.
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