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Fonte:
Wikipedia
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Giuliano
era figlio di un fratello di Sisto IV. Da suo zio, che lo
prese sotto la sua speciale custodia, venne educato tra i
Francescani, e successivamente andò in convento a La Pérouse,
con lo scopo prefissato di approfondire la conoscenza
delle scienze.
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Non
appare comunque che si sia unito all'ordine di San
Francesco, ma che sia rimasto parte del clero secolare
fino alla sua elevazione, nel 1471, a vescovo di
Carpentras, in Francia, poco dopo la nomina dello zio a
pontefice.
Nello
stesso anno venne promosso cardinale, prendendo lo stesso
titolo che era stato retto in precedenza dallo zio:
Cardinale di San Pietro ai Vincoli. Con lo zio ottenne
grande influenza, e in aggiunta all'arcivescovato di
Avignone, resse non meno di altri otto vescovati. In
qualità di legato pontificio venne inviato nel 1480 in
Francia, dove rimase per quattro anni, acquistando presto
una grande influenza nel Collegio dei Cardinali, influenza
che aumentò, piuttosto che diminuire, durante il
pontificato di Innocenzo VIII.
Una
rivalità comunque si era sviluppata tra lui e Rodrigo
Borgia, e alla morte di Innocenzo VIII, nel 1492, il
Borgia, per mezzo di un accordo segreto con Ascanio
Sforza, riuscì a venire eletto, spuntandola su della
Rovere con una larga maggioranza, e assumendo il nome di
Alessandro VI. Della Rovere si decise a cercare rifugio a
Ostia, e dopo pochi mesi si spostò a Parigi, dove incitò
Carlo VIII ad intraprendere la conquista di Napoli.
Accompagnando
il giovane Re nella sua campagna, entrò a Roma con lui, e
si impegnò a istigare la convocazione di un concilio che
indagasse la condotta del Papa, in vista di una sua
deposizione, ma Alessandro, essendosi fatto amico un
ministro di Carlo, Briçonnet, con l'offerta del
cardinalato, riuscì a contrastare le macchinazioni del
rivale. Alla morte di Alessandro nel 1503, Della Rovere
appoggiò la candidatura del Cardinale Piccolomini di
Milano, che venne consacrato con il nome di Pio III, ma
che già soffriva per una malattia incurabile, della quale
morì poco più di un mese dopo. Della Rovere riuscì
quindi, con un abile azione diplomatica, ad ottenere
l'appoggio di Cesare Borgia, e venne eletto Papa con il
voto unanime dei cardinali.
I
rapporti con gli Orsini ed i Colonna
Fin
dall'inizio del pontificato Giulio II si predispose con un
coraggio e una determinazione raramente uguagliate, per
disfarsi dei vari poteri che sopraffacevano la sua autorità
temporale. Per mezzo di una serie di complicati
stratagemmi riuscì innanzitutto a rendere impossibile ai
Borgia di restare negli Stati Pontifici. Usò quindi la
sua influenza per riconciliare le due potenti famiglie
degli Orsini e dei Colonna, e, con decreti fatti nel loro
interesse, riuscì a legare a sé il resto della nobiltà
romana.
Essendo
ora sicuro a Roma e nel territorio circostante, si mosse
per estromettere i veneziani da Faenza, Rimini, e dalle
altre città e fortezze d'Italia che avevano occupato alla
morte di Alessandro VI. Trovando impossibile spuntarla sul
Doge con le rimostranze, nel 1504 favorì un unione degli
interessi contrastanti di Francia e Germania, e sacrificò
temporaneamente in qualche misura l'indipendenza
dell'Italia, allo scopo di concludere con loro un'alleanza
offensiva e difensiva contro Venezia.
Questa fu
comunque, inizialmente poco più che nominale, e non fu
immediatamente efficace, spingendo i veneziani a cedere
solo pochi e non molto importanti luoghi della Romagna; ma
con una brillante campagna Giulio nel 1506 riuscì a
liberare Perugia e Bologna dai loro despoti, e riuscì a
portarsi ad un tale livello di influenza, da rendere la
sua amicizia di primaria importanza sia per il Re di
Francia che per l'Imperatore.
La lega
contro la Repubblica veneziana
Anche gli
eventi giocarono a suo favore, tanto che nel 1508 fu in
grado di costituire con Luigi XII di Francia, l'Imperatore
Massimiliano I e Ferdinando II d'Aragona, la famosa Lega
di Cambrai contro la Repubblica veneziana. Nella primavera
dell'anno seguente la Repubblica venne posta sotto
interdetto. I risultati ottenuti dalla Lega andarono oltre
le intenzioni di Giulio. Con la sola battaglia di
Agnadello tutti i domini di Venezia in Italia vennero
praticamente persi; ma poiché né il Re di Francia, né
l'imperatore erano soddisfatti dal semplice aiutare gli
scopi del Papa, quest'ultimo trovò necessario entrare in
contatto con i veneziani per difendersi da quelli che fino
a poco prima erano stati i suoi alleati.
I
veneziani, con un atto di umile sottomissione, vennero
assolti all'inizio del 1510 e poco dopo la Francia venne
posta sotto il bando papale. I tentativi di portare ad una
rottura tra Francia e Inghilterra si rivelarono senza
successo; d'altra parte, ad un sinodo convocato da Luigi a
Tours nel settembre 1510, i vescovi francesi si ritirarono
dall'obbedienza papale, e si risolsero, con la
cooperazione di Massimiliano, a cercare la deposizione di
Giulio. Nel novembre 1511 un concilio si riunì a tale
scopo a Pisa.
A questo
punto Giulio entra nella Lega Santa, con Ferdinando II
d'Aragona e i veneziani, contro la Francia. Alla Lega si
aggiunsero successivamente anche Enrico VIII d'Inghilterra
e l'Imperatore Massimiliano I. Giulio riunì anche un
concilio generale (in seguito diventuto noto come quinto
concilio laterano) che si tenne a Roma nel 1512, il quale,
in base al giuramento fatto al momento dell'elezione, egli
aveva promesso di convocare, ma che era stato ritardato,
come affermò, a causa dell'occupazione dell'Italia da
parte dei suoi nemici. Nel 1512 i francesi vennero
scacciati oltre le Alpi, ma al prezzo dell'occupazione da
parte delle altre potenze, e Giulio, benché si fosse
assicuato stabilmente l'autorità papale negli stati
immediatamente attorno a Roma, si trovava più lontano che
mai dalla realizzazione del suo sogno di un regno italiano
indipendente. Fu a questo punto che morì, a causa della
febbre, nel febbraio 1513, venendo sepolto nella Basilica
di San Pietro in Vincoli. Gli successe Papa Leone X.
Le
capacità e le ambizioni di Giulio erano regali e militari
piuttosto che ecclesiastiche. Fu più preoccupato per la
sua fama personale come membro della famiglia della Rovere
che per l'avanzamento dell'influenza e dell'autorità
della Chiesa. Il suo spirito audace, la sua maestria nello
stratagemma politico, e la sua indifferenza morale nella
scelta dei mezzi, lo rendono la principale figura politica
del suo tempo. Mentre, ad ogni modo, le sue conquiste
politiche e militari lo candiderebbero da sole a figurare
tra i più notevoli occupanti dello scranno di San Pietro,
il suo principale titolo d'onore è da ricercarsi nel
patrocinio delle arti e della letteratura. Giulio II fece
molto per migliorare ed abbellire Roma; nel 1506 posò la
prima pietra della nuova Basilica di San Pietro; fu amico
e patrono del Bramante, di Raffaello, e di Michelangelo.
Quest'ultimo dipinse per lui il soffitto della Cappella
Sistina.
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