Stamane, prima l’incontro con il presidente tedesco Köhler, nella residenza di Villa Hammerschmidt di Bonn, poi la
visita nella sinagoga di Colonia, la sede più antica di una comunità ebraica in Germania, che risale all’epoca romana, ma anche luogo carico di memorie dolorose per il popolo ebreo, prima e durante la seconda guerra mondiale. Benedetto XVI ha espresso preoccupazione e raccomandato “vigilanza” di fronte a nuovi “segni di antisemitismo e “forme di ostilità” verso gli stranieri. Ha poi invitato ebrei e
cattolici ad una maggiore conoscenza, senza sottacere e minimizzare le differenze, per guardare insieme ai compiti di oggi e di domani. Un discorso del Papa denso di riferimenti storici, nel segno dei rinnovati rapporti di amicizia e dialogo tra cattolici ed ebrei, e l’impegno a procedere su questa strada perché resta “ancora molto da fare”. Su questo atteso evento da poco concluso, ascoltiamo la cronaca dal nostro inviato a Colonia, Massimiliano Menichetti.
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Le note del coro, il suono del corno, hanno accolto Benedetto XVI alla Sinagoga di Colonia, la comunità ebraica più antica a nord delle Alpi. Ad attendere il Papa, il rabbino Teitelbaum accompagnato dai quattro presidenti. Il rabbino nel suo discorso di benvenuto ha ribadito che la visita del Papa è un passo verso la pace per tutti i popoli del mondo e che è un segno attivo contro l’antisemitismo, che si è verificato in passato. Benedetto XVI, dopo aver visitato la Sala della Memoria che ricorda 6 milioni di vittime e 11 mila martiri dell’orrore nazista, nel suo discorso ha ribadito:
ICH NEIGE MEIN HAUPT VOR ALL DENEN, DIE DIESE MANIFESTATION …
“Chino il capo davanti a tutti coloro che hanno sperimentato questa manifestazione del mysterium iniquitatis”. Gli avvenimenti terribili di allora devono “incessantemente destare le coscienze, eliminare conflitti, esortare alla pace”.
Ricordate le oltre 7 mila vittime nella sola Colonia, una strage – ha precisato – in cui “non si riconosceva più la santità di Dio, e per questo si calpestava anche la sacralità della vita umana”. “Una folle ideologia razzista, di matrice neopagana, - ha aggiunto il Papa - fu all’origine del tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime, di sterminare l’ebraismo europeo.”
Nel 60o anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti, Benedetto XVI ha detto: “Dobbiamo ricordarci insieme di Dio e del suo sapiente progetto sul mondo da Lui creato: Egli, ammonisce il Libro della Sapienza, è ‘amante della vita’”.
Quindi il riferimento al 40° anniversario della promulgazione della Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha aperto nuove prospettive nei rapporti ebreo-cristiani all’insegna del dialogo e della solidarietà. Poi, il riferimento alle radici comuni, al ricchissimo patrimonio spirituale condiviso. La deplorazione degli odi razziali “delle persecuzioni e tutte le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque”.
Quindi, il richiamo ad una Chiesa consapevole del suo dovere di trasmettere, nella catechesi la tolleranza, il rispetto, l'amicizia e la pace tra tutti i popoli, le culture e le religioni. Poi l’invito ad un sincero e fiducioso dialogo tra ebrei e cristiani.
EHRLICHERWEISE KANN ES IN DIESEM DIALOG NICHT DARUM GEHEN, …
“Questo dialogo, se vuole essere sincero, non deve passare sotto silenzio le differenze esistenti o minimizzarle: anche nelle cose che, a causa della nostra intima convinzione di fede, ci distinguono gli uni dagli altri, anzi proprio in esse, dobbiamo rispettarci ed amarci a vicenda”.
Il Papa, guardando al futuro e riferendosi al Decalogo, patrimonio e impegno comune, ha anche auspicato un forte impegno per una “testimonianza ancora più concorde”, collaborando sul piano pratico per la difesa e la promozione dei diritti dell'uomo e della sacralità della vita umana, per i valori della famiglia, per la giustizia sociale e per la pace nel mondo”. Quindi ha concluso: ai giovani, gli adulti hanno la responsabilità di passare la fiaccola della speranza che da Dio è stata data agli ebrei come ai cristiani, perché “mai più le forze del male arrivino al
dominio. E le generazioni future, con l'aiuto di Dio, possano costruire un mondo più giusto e pacifico in cui tutti gli uomini abbiano uguale diritto di cittadinanza”.
Quindi ancora i canti prima dello scambio dei doni ed il congedo del Papa che nella mattinata si è recato alla residenza di Bonn del presidente Federale tedesco Köhler per un colloquio privato, di circa 30 minuti. La folla anche qui lo ha salutato festante; lui sorridente, in una splendida giornata di sole, a braccia aperte si è fermato più volte per stringere le mani di alcuni pellegrini tra gli scatti di centinaia di fotografi.
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E torniamo ai protagonisti della GMG, i giovani, pellegrini a Colonia “al seguito dei Magi”, rappresentanti delle folle che “aspettano senza saperlo il sorgere della stella nei loro cieli per essere condotti a Cristo”, ha detto ieri il Papa incontrandoli sulle rive del Reno. Sentiamo alcuni echi delle parole di Benedetto XVI nei cuori dei giovani, raccolti da Francesca Fialdini.
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D. - Quali sono le provocazioni più forti ricevute fino ad adesso?
R. – “Non abbiate paura, davvero il Signore è con noi e lui è la nostra gioia, la nostra forza”. Credo che sia questa l’impressione più bella e più grande che ci è stata data. L’inaudito è non che Dio sia l’infinito, che Dio ci sia, ma l’inaudito è che Dio si sia fatto quasi a portata di mano perché ciascuno di noi lo potesse incontrare nell’Eucaristia e in generale nella nostra fede, nel Cristianesimo.
R. - E’ stato bello davvero sperimentare questo clima di Chiesa insieme a tanti altri giovani e vedere che davvero siamo tutti uniti in un’unica fede.
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Un grazie particolare Benedetto XVI, parlando ai giovani, ha rivolto ai non battezzati e a quanti non conoscono Cristo o non si riconoscono nella Chiesa, e che hanno accolto l’invito di Giovanni Paolo II a venire a Colonia. Fate in questi giorni “l’esperienza liberatrice della Chiesa”, luogo di “misericordia” e “tenerezza” “di Dio verso gli uomini”; e poi ha aggiunto: impegnatevi “senza riserve a servire Cristo, costi quel che costi”. Ascoltiamo il racconto di questo toccante ma anche davvero spettacolare incontro che ha avuto per scenario il fiume Reno. Ancora Massimiliano
Menichetti:
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Il Papa in piedi sul battello che solca il Reno a braccia aperte, pellegrino tra i pellegrini verso i Magi, per incontrare Cristo. E’ una delle tante immagini che si ricorderanno di questa GMG, la prima di Benedetto XVI. In migliaia lo hanno atteso ieri pomeriggio sui Rheinwiesen, i campi del Reno, per la festa dell’accoglienza. Le bandiere colorate si sono unite agli inni, i canti, alle esclamazioni “Benedetto, Benedetto” negli idiomi del mondo intero. La festa è iniziata già all’imbarco, al molo del Rodenkirchenerbrücke, quando il Papa è salito sul
battello che lo ha portato al Duomo. Il Santo Padre ha navigato, per circa 10 chilometri, con più di 60 giovani delle GMG, scortati da altre 5 imbarcazioni gremite di pellegrini in rappresentanza di tutti i continenti. La gioia è diventata
incontenibile, quando il battello papale si è fermato, come da programma, davanti a circa 300 mila ragazzi, a metà del percorso, di fronte la banchina del Poller Rheinwiesen. Centinaia i giovani con i piedi in acqua come per avvicinarsi di più al Successore di Pietro, incessanti gli applausi. Poi il saluto del cardinale Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, quindi la lettura del Vangelo di Matteo sui Magi. In un discorso in cinque lingue Benedetto XVI ha sottolineato:
WIE IHR HABE AUCH ICH MICH AUF DEN WEG GEMACHT, UM ZUSAMMEN MIT …
“Come voi, mi sono messo anch’io in cammino per giungere insieme con voi ad inginocchiarmi davanti alla bianca Ostia consacrata nella quale gli occhi della fede riconoscono la presenza reale del Salvatore del mondo. Insieme, continueremo a meditare sul tema di questa Giornata Mondiale della Gioventù: ‘Siamo venuti per adorarlo’”.
Quindi l’appello diretto al cuore dei giovani: “Vi invito ad impegnarvi senza riserve a servire Cristo, costi quel che costi”. “Date a Dio il diritto di parlarvi”. Benedetto XVI ha quindi espresso la sua riconoscenza verso Giovanni Paolo II, che ebbe l’intuizione delle GMG e l’accettazione di questa straordinaria eredità spirituale. Poi creando un ponte tra il cuore dell’uomo di oggi e quello dei Magi ha
mostrato ai giovani, parlando in italiano, l’attualità della via seguita dai Re dell’Oriente che radicarono il significato della loro stessa esistenza in Cristo:
“Cari giovani, la felicità che cercate, la felicità che avete diritto di gustare ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth, nascosto nell’Eucaristia. Solo lui dà pienezza di vita all’umanità! Con Maria, dite il vostro ‘sì’ a quel Dio che intende donarsi a voi. Vi ripeto oggi quanto ho detto all’inizio del mio pontificato”.
Quindi lo sbarco, al molo di Hohenzollernbrücke: il Papa, accompagnato da migliaia di ragazzi, preceduto dalla Croce mondiale della gioventù, si è recato al Duomo dove ha pregato nei pressi del reliquiario dei Magi; poi, in una Roncalliplatz gremita da oltre 30 mila persone, dopo aver ringraziato tutti coloro che si sono adoperati e si adoperano per le GMG, ha rievocato gli anni in cui era docente e fu scelto dall'allora cardinale di Colonia, Joseph Frings per partecipare, come suo teologo, al Concilio Vaticano II. Il Santo Padre ha poi rimarcato lo stretto legame della città
con i Magi ed ha ricordato i tanti santi “di questa terra che hanno contribuito alla crescita dell’Europa su radici cristiane”, e rivolgendosi ai giovani ha concluso:
LASST EUCH VOM FEUER DES GEISTES ENTFLAMMEN, DAMIT EIN NEUES …
“Lasciatevi infiammare dal fuoco dello Spirito, affinché una nuova Pentecoste rinnovi i vostri cuori. Mediante voi, i vostri coetanei di ogni parte della terra giungano a riconoscere in Cristo la vera risposta alle loro attese e si aprano ad accogliere il Verbo di Dio incarnato, che è morto e risorto per la salvezza del mondo”.
Il Papa, parlando a braccio, ha detto: “Colonia è una città con una fede molto viva e molto allegra. Ringraziamo principalmente Dio - che ci ha regalato questa bellissima giornata”.
Quindi la recita del Padre Nostro per la scomparsa di Frère Roger e la preghiera davanti alle tombe dei cardinali Frings ed Höffner prima del rientro in vescovado, in papa-mobile, accompagnato da migliaia di pellegrini in festa assiepati dietro le transenne, ansiosi di ricevere anche solo un cenno dal Santo Padre che, sereno, ha abbracciato con il cuore l’intera città di Colonia.
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Una grande energia sprigiona sempre dai giovani durante le GMG, e il desiderio di maggiore protagonismo nella vita comunitaria della Chiesa si fa promessa d’impegno per il futuro, come spiega padre Giuseppe Bolis, incaricato di Comunione e Liberazione, a Colonia, intervistato da Massimiliano Menichetti:
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R. – Le Giornate mondiali sono senz’altro un grande momento evocativo e di proposta, e non sono tanto un inizio di un’esperienza, ma sono il frutto di un’esperienza dove l’incontro con il Papa diventa un trampolino di lancio per la vita quotidiana. La grande sfida è che poi nella vita quotidiana i ragazzi si sentano sfidati continuamente e personalmente a vivere quello che hanno sperimentato in quelle giornate.
D. – Quindi, i giovani di Comunione e Liberazione che cosa si aspettano?
R. – Senz’altro di essere “confortati” nel senso latino, di essere “resi forti” insieme nella fede, nel proprio rapporto con Gesù, attraverso la testimonianza del Papa. E nello stesso tempo, si aspettano un‘indicazione chiara di essere rilanciati nella missione, quindi nella vita quotidiana, nella testimonianza quotidiana.
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E’ bello dunque essere cristiani: questo il messaggio di gioia che Benedetto XVI ha consegnato ai giovani che devono costruire il futuro dell’umanità. Ascoltiamo in proposito un commento del nostro direttore dei programmi padre Federico Lombardi.
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Benedetto XVI ha parlato spesso della gioia e del suo augurio che queste Giornate mondiali della gioventù rafforzino nei giovani la convinzione che è bello essere cristiani. La giornata di ieri è un primo passo molto positivo in questo senso. Le centinaia di migliaia di giovani raccolti lungo le rive del Reno, accalcati nelle piazze e nelle strade del centro di Colonia, con i volti e le voci che esprimevano certamente una gioia sincera, seguendo il Papa per chilometri e per ore sul battello, per le strade e nella cattedrale, si è sentito solo un unico, interminabile applauso con pochi minuti di requie
quando il Papa parlava oppure quando era raccolto in preghiera nel Duomo.
Nel suo bellissimo discorso di benvenuto all’aeroporto, il presidente tedesco Köhler ha espresso la convinzione che il Papa, con il suo insegnamento, capace di coniugare profondamente fede e ragione, saprà orientare l’entusiasmo sulle vie più positive per la maturità della fede e l’impegno religioso nel mondo di oggi, evitando i rischi delle patologie religiose.
All’entrata del Duomo, il preposito del Capitolo ha accolto il Papa con una battuta spiritosa: “Questa è la prima cattedrale che lei visita come Papa fuori di Roma. Noi riteniamo che questa sia stata una scelta appropriata”. Effettivamente, la magnificenza del reliquiario dei Magi e ancor più la grandiosità dell’edificio che lo custodisce dicono bene la bellezza e la solidità della tradizione cristiana.
Le premesse, dunque, ci sono. La radice solida e antica di una fede che ha costruito cultura e civiltà e l’entusiasmo giovanile per continuare il cammino, portando gioia e speranza dal cuore della vecchia Europa, in un mondo che ne ha estremamente bisogno.
Le Giornate mondiali della gioventù continuano con una miriade di iniziative, di preghiera, di festa, di riflessione e si preparano ai nuovi incontri finali, decisivi, con il Santo Padre. Possano costruire anch’esse nuove cattedrali dello Spirito.
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Altri due appuntamenti impegnativi attendono Benedetto XVI oggi pomeriggio a Colonia: l’incontro con i Seminaristi nella chiesa di S. Pantaleon, nei pressi del Duomo, e l’incontro ecumenico nella sede dell’arcivescovado, cui parteciperanno 30 rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania. La nostra emittente trasmetterà la radiocronaca dell’incontro con i seminaristi a partire dalle 17.00. Sempre stasera la Radio Vaticana seguirà in diretta la Via Crucis, presieduta dal cardinale Joachim
Meisner, dalla chiesa di Santa Maria in Capitolo a Colonia con commento in italiano, francese e spagnolo.