Questa mattina Benedetto XVI ha incontrato in forma privata diverse autorità politiche e civili, mentre nel pomeriggio è prevista l’udienza ai rappresentanti di alcune comunità musulmane. Cresce intanto l’entusiasmo dei giovani che si preparano a vivere il grande evento religioso di questa sera, la Veglia alle 20.30 con il Papa nella spianata di Marienfeld, a circa 30 chilometri da Colonia. E naturalmente fervono i preparativi, come ci riferisce il nostro inviato a Colonia, Massimiliano Menichetti.
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Tanti i gruppi che sin da questa mattina hanno iniziato a spostarsi nei pressi della vecchia miniera a cielo aperto di Frechen, ora trasformata in terreni agricoli e chiamata appunto Marienfeld, luogo destinato anche alla Messa, domani, di chiusura della XX Giornata Mondiale della Gioventù. Da circa un’ora qui si susseguono concerti, canti, inni. I ragazzi parlano tra di loro delle catechesi che si sono svolte in questi giorni, dell’incontro con il Papa, dell’attesa
per questa sera, pregano insieme sulle orme dei Magi. E Benedetto XVI che abbraccerà ancora una volta i suoi giovani, in mattinata ha avuto un breve colloquio, privato, con il cancelliere tedesco Schröder e il presidente del Parlamento Thierse, la signora Merkel, presidente dell’Unione cristiano democratica, ed il presidente del Land Renania Settentrionale Wesfalia, Ruttgers.
Quindi, nel pomeriggio, l’incontro con i rappresentanti delle comunità musulmane, solo ieri la visita storica alla Sinagoga e l’incontro ecumenico a cui hanno partecipato circa 30 rappresentanti di diverse confessioni cristiane della Germania. “Conosco bene la situazione penosa che la rottura dell’unità nella professione della fede ha comportato per tante persone e tante famiglie”, ha ribadito il Santo Padre, riaffermando il “fermo proposito di assumere il ricupero della piena e visibile unità dei cristiani come una priorità” del Pontificato. Quindi ha evidenziato:
DIE GESCHWISTERLICHKEIT UNTER DEN CHRISTEN IST NICHT EINFACH …
“La fratellanza tra i cristiani non è semplicemente un vago sentimento e nemmeno nasce da una forma di indifferenza verso la verità. Essa è fondata sulla realtà soprannaturale dell’unico Battesimo, che ci inserisce nell’uni-co Corpo di Cristo. Insieme confessiamo Gesù Cristo come Dio e Signore; insieme lo riconosciamo come unico mediatore tra Dio e gli uomini sottolineando la nostra comune appartenenza a Lui”.
“Su questo fondamento – ha aggiunto – il dialogo ha portato i suoi frutti”, a partire dalla “Dichiarazione comune sulla dottrina della giustificazione”, che ha portato ad un accordo “su questioni fondamentali che fin dal XVI secolo erano oggetto di controversie”.
Quindi l’invito al dialogo ed il riconoscimento “delle varie comuni prese di posizione su importanti argomenti quali le fondamentali questioni sulla difesa della vita e sulla promozione della giustizia e della pace”. “Un Dialogo - ha detto il Papa - che deve avvenire con sincerità e realismo, con pazienza e perseveranza nella fedeltà al dettato della coscienza”. “Non può esserci un dialogo - ha sottolineato - a prezzo della verità; il dialogo deve svolgersi nella carità e nella verità”.
“Le nostre divisioni sono in contrasto con la volontà di Gesù - ha aggiunto - e ci rendono inattendibili davanti agli uomini”.
Benedetto XVI ha evidenziato che unità non significa uniformità in tutte le espressioni della teologia, ma unità nella molteplicità. Non possiamo “fare” l'unità con le sole nostre forze, ha concluso. La possiamo soltanto ottenere come dono dello Spirito Santo. Quindi l’ottimismo del Papa, nella consapevolezza che si sta sviluppando una sorta di “rete” di collegamento spirituale tra cattolici e cristiani delle varie Chiese e Comunità ecclesiali: e riferendosi al “chiostro invisibile” di Paul Couturier, padre dell'ecumenismo spirituale, luogo “che raccoglie tra le sue mura le anime
appassionate di Cristo e della sua Chiesa”, ha costatato l’impegno di molti nella preghiera per l’unità, “nella revisione della propria vita, nella purificazione della memoria, nell’apertura della carità”.
Il Papa, in una Colonia bagnata dalla pioggia, tra gli applausi incessanti dei pellegrini, si è recato anche presso la chiesa di Sankt Panthaleon, nella parte sud-occidentale della città, per l’incontro con i seminaristi, per la preghiera dei vespri.
In un discorso in più lingue ha spiegato che la visita è stata voluta “perché emergesse in modo esplicito e più forte la dimensione vocazionale, che è sempre presente nelle Giornate Mondiali della Gioventù”.
Quindi, tracciando delle direttrici nel segno della scelta radicale dei Magi ha parlato della bellezza della chiamata: dono gratuito del Padre “a cui si risponde con il dono di sé”.
Il seminario - ha proseguito - è tempo di cammino, di ricerca, ma soprattutto di scoperta di Cristo, e volgendosi a Maria, Madre di Dio, tramite per i Magi dell’incontro radicale che cambiò loro la vita, ha rimarcato:
“E’ la madre a mostrargli Gesù, suo Figlio, a presentarglielo, a farglielo in un certo modo vedere, toccare, prendere tra le braccia. Maria gli insegna a contemplarlo con gli occhi del cuore e a vivere di Lui. In ogni momento della vita di seminario si può sperimentare questa amorevole presenza della Madonna, che introduce ciascuno all’incontro con Cristo, nel silenzio della meditazione, nella preghiera e nella fraternità”.
Quindi, parlando della paure e dei timori che ogni uomo vive, ha concluso: “Se rimarrete in Cristo, porterete molto frutto. Non voi avete scelto Lui, ma Lui ha scelto voi”. E ancora i canti, gli applausi, e la gioia della folla che hanno accompagnato il Papa in vescovado da Colonia.
Massimiliano Menichetti, Radio Vaticana.
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I giovani con le loro attese, le loro speranze, i loro progetti di vita , le loro lacrime, le loro urla di gioia, i loro cori e applausi affettuosi. Sentiamo dunque le loro voci, raccolte dai colleghi di Telepace:
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R. – E’ un clima di grande festa, siamo davvero tantissimi ed è bellissimo incontrarsi per la strada e salutarci tra noi. E’ sempre una festa, un sorriso, un urlo, un canto. Nonostante magari uno possa pensare alla confusione, abbiamo veramente avuto occasione di pregare. E’ stato veramente emozionante perché abbiamo avvertito la presenza del Papa, del Successore di Pietro e lui è riuscito a trasmetterci grande forza ed energia.
R. – E’ bello trovare tanta gente che segue lo stesso obiettivo. E’ bello trovarsi qui tra tanti ragazzi. Siamo venuti qui per questo, per adorarlo, così dice lo slogan.
R. – Abbiamo veramente volontà di testimoniare, tutti insieme, che se crediamo in Gesù Cristo, allora possiamo costruire un mondo di pace, di giustizia ma quella vera.
R. – Sì, aspettiamo di sentire le parole del Papa. Sicuramente il Signore ci parlerà attraverso lui e quindi sono le sue parole che aspettiamo.
D. – Voi da dove venite?
R. – Noi veniamo da Ischia, quindi abbiamo fatto un po’ di strada per arrivare fin qui ma con tanta gioia di vederlo. Ventisei ore di autobus!
R. – Vorrei dire al Papa che tutti noi vogliamo seguire Cristo, perché Lui è il nostro modello, e anche “Viva il Papa”!
D. – Emozionante?
R. – Molto. Io amo Gesù ed è questo il motivo per cui sono qua.
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Oltre un migliaio di giovani cattolici di Baghdad, appartenenti a diversi riti, ed alcuni giovani ortodossi, riuniti nella Cattedrale latina della città, hanno celebrato ieri, la loro “Giornata della gioventù” ed hanno voluto inviare al Papa, tramite il nunzio apostolico in Iraq, mons. Filoni, un messaggio che Benedetto XVI ha accolto con gioia e commozione. “Anche noi, giovani cristiani di Baghdad – scrivono nel messaggio – dopo adeguata preparazione, in spirito di fraterna unione a Vostra Santità e migliaia di giovani in
Colonia, abbiamo voluto celebrare in preghiera, riflessione e gioiosa festa, la Giornata Mondiale della Gioventù. Anche noi siamo convenuti per conoscere il Signore e chiederci cosa Egli desidera da noi in questo momento così difficile per il nostro Paese e per noi. Ci accompagna l’esortazione di Gesù: ‘coraggio, non abbiate paura’, che Vostra Santità ha recentemente riproposto all’inizio del suo Pontificato”. I giovani concludono rivolgendo un “affettuoso saluto” ai giovani di Colonia e chiedendo al Papa la benedizione apostolica.
Colonia in Germania, al centro dell’Europa: ogni Giornata mondiale della gioventù assume significati particolari legati al luogo che le ospita. Ascoltiamo in proposito la riflessione di padre Francis Kohn, responsabile della sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i laici, al microfono di Massimiliano Menichetti:
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R. – E’ una grande sfida, certamente. Ogni volta sappiamo che il luogo cambia. Dunque, il fatto che sia in Europa non è la prima volta, ma diciamo che ha un significato particolare: è la prima volta che una GMG si svolge in Germania e con il nuovo Papa tedesco! Il cuore dell’Europa significa certamente con tutti questi dibattiti che agitano l’Europa sulla politica, sulla Costituzione e anche sulla mancanza dell’inserimento delle radici cristiane … Certamente è una sfida per ribadire al mondo e anche alla Chiesa l’importanza in Europa di questo patrimonio culturale e spirituale che è molto importante perché ha
contribuito fortemente a costruire l’Europa. In più, non possiamo dimenticare che i due conflitti mondiali in cui questo Paese è stato coinvolto con tanti Paesi diversi! E questa è veramente l’opportunità di questo lavoro di memoria nella preghiera, per affidare al Signore il futuro dell’Europa riconciliata con Dio, e gli uomini tra di loro. E questo, certamente, è molto importante come sfida.
D. – Di che cosa hanno bisogno i giovani, oggi?
R. – Di tante cose. Ma prima di tutto, credo che abbiano bisogno di fiducia, di speranza, di essere ascoltati, compresi, incoraggiati. Siamo in un’epoca in cui i giovani, come gli altri, d’altronde, hanno bisogno di cose chiare. Prima di tutto, la GMG è un’opportunità per i giovani di fare questo incontro personale con Gesù Cristo.
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Benedetto XVI a Colonia, nel suo primo viaggio internazionale in terra natale sta affrontando argomenti di attualità, che interpellano le coscienze ma anche la responsabilità di autorità religiose e civili. Diverse le reazioni positive in campo ebraico, al discorso del Papa nella Sinagoga: il rabbino emerito di Roma di Elio Toaff, ne ha elogiato “equilibrio, chiarezza, sintesi e concretezza”. Sui temi emergenti di questa XX GMG ascoltiamo una nota del nostro direttore dei programmi, padre Federico Lombardi.
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Giovanni Paolo II, instancabile promotore di dialogo, aveva visitato la Sinagoga di Roma dopo otto anni di Pontificato. A Benedetto XVI per entrare in quella di Colonia sono bastati quattro mesi. La via era già aperta dal suo predecessore e, a Colonia, dagli ottimi rapporti del cardinale Frings con la comunità ebraica. Il presidente della comunità ebraica ha ricordato i grandi eventi dell’avvicinamento tra cristiani ed ebrei: dal Concilio, alla visita alla Sinagoga di Roma, ai rapporti diplomatici con Israele, alla domanda di perdono, alla visita di Giovanni Paolo II in Terra Santa, a questo incontro di Colonia. Eventi eccezionali,
ma sempre più frequenti e vicini nel tempo. Quando non saranno più eccezionali, ma normali, vorrà dire che la meta del cammino di dialogo è vicina. Il clima sereno, cordiale e religioso che regnava nella Sinagoga, l’assenza di ogni accento polemico, dice che siamo sulla buona strada.
Anche l’incontro ecumenico della sera è un evento di rilievo. Le comunità cristiane, nate proprio qui in Germania dalla Riforma, guardano con particolare attenzione all’atteggiamento del nuovo Papa tedesco. Come ripeteva in conferenza stampa il vescovo luterano di Berlino, Huber, se prima il cardinale Ratzinger era un custode della fede cattolica, ora il Papa Benedetto XVI è un annunciatore e promotore della fede ed è inoltre un teologo di riconosciuta profondità e di dichiarato impegno ecumenico. Il vescovo Huber, nel suo indirizzo al Papa, ha toccato il tema discusso del ministero nella Chiesa. E il Papa, andando al di là del
testo preparato, è stato pronto a rispondere indicando nuove piste di approfondimento teologico a partire dalla Parola di Dio, che possano permettere di affrontare la questione in una prospettiva nuova e più ampia. Sono bastate poche frasi, ma gli interlocutori hanno compreso che la via del dialogo ecumenico, nonostante le difficoltà, può ricevere in questo Pontificato impulsi nuovi e profondi.
Chi si recava a tarda sera nel cuore di Colonia, cioè alla Cattedrale, trovava ai piedi della sue torri un’animazione incredibile: decine e decine di gruppi e capannelli di giovani di tutti i Paesi, che facevano festa fra un agitarsi continuo di bandiere. Ma entrando nel Duomo, il clima di preghiera prendeva rapidamente il sopravvento. Non sono solo un grande raduno di massa le Giornate mondiali della gioventù, sono un evento spirituale. Il Papa lo ha detto con forza ai seminaristi che vogliono dare al servizio di Dio e della Chiesa tutta la loro vita. Ma ciò vale, in innumerevoli modi diversi, per le centinaia di migliaia di
giovani che sono venuti a Colonia in cerca del Signore, seguendo la sua stella.
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Altro appuntamento di grande emozione per tutti i partecipanti alle Giornate mondiali della gioventù è la celebrazione della Via Crucis, che si è svolta ieri sera a Colonia. Oltre 400 rievocazioni della salita di Gesù al Calvario, animate da gruppi multilinguistici, sono state ospitate in vari punti del centro abitato e di altre due città tedesche. In particolare nella Chiesa di Santa Maria in Capitolo a Colonia era presente anche la Croce della GMG. Ascoltiamo il servizio di Alessandro De Carolis:
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Dalla collina del Calvario alla terra tedesca. Dodici anni di una tradizione incastonata nella tradizione: la celebrazione della Via Crucis all’interno della Giornata Mondiale della Gioventù. Dal ’93 a Denver, il rito della “Via dolorosa” ha sempre riservato a sé una serata del programma di ogni GMG, con le sue parole sul mistero della Passione, della morte e della risurrezione di Gesù, che scavano nell’anima di chi la rivive riflessioni mai superficiali. Ieri, tra Bonn, Düsseldorf e, ovviamente, Colonia, centinaia di migliaia di giovani erano di nuovo – in ginocchio, in piedi, in silenzio -
pellegrini silenziosi, in preghiera, lungo la strada che porta all’infamia del patibolo eretto 2000 anni fa.
(Canto “Crucem Tuam”)
Un bambino “diverso dagli altri”, “l’unigenito figlio di Dio che si è spogliato della sua gloria ed è venuto sulla terra per morire in Croce”. Nel suo messaggio per la GMG di Colonia, Giovanni Paolo II descrive con semplice efficacia la parabola terrena di Gesù, che appare povero eppure straordinario ai Magi che lo trovano nella grotta. E i giovani raccolti ieri nella Chiesa di Santa Maria in Capitolo, a Colonia, hanno una volta di più compreso quanto la Via Crucis condensi in pochi quadri un campionario di realtà umane e spirituali, senza le quali non solo la morte sulla Croce ma la stessa vita
cristiana risulterebbe meno comprensibile nella sua ricchezza. Gesù che si carica la Croce sulle spalle, che cade sotto il suo peso e sempre si rialza, che ha il conforto di uno sguardo di sua Madre a un passo dal supplizio, che accetta il sostegno del Cireneo: un uomo che viene dalla Libia, uno straniero, e proprio per questo il suo gesto assume un significato intramontabile, che viene spiegato agli uomini e alle donne di domani:
“Gesù ci chiama ad aiutare gli altri e ci incoraggia a lasciarci aiutare dagli altri. Per lui non contano la provenienza, la religione o la nazionalità. A colui che sul Calvario ha accettato l’aiuto di uno straniero chiediamo la forza per tutti coloro che lavorano in organizzazioni umanitarie, che si impegnano per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, o che aiutano altri ad avere una vita migliore. Lo
spirito d’amore per noi stessi affinché aiutiamo tutti a prescindere dal loro sesso, dalla loro nazionalità, cultura o religione”.
(Canto “Kyrie”)
Ognuna delle 14 stazioni è stata introdotta da trenta secondi di immagini e musica, che trasferivano e attualizzavano il senso della Via Crucis nelle situazioni della vita di oggi:
ANNUNCIO XII STAZIONE
E fino al drammatico epilogo, ciascuna riflessione è suonata come un appello al cuore dei giovani:
“Ti chiediamo lo Spirito della conversione e del perdono per tutti i momenti nei quali vogliamo voltare le spalle a situazioni di sofferenza e di miseria e non facciamo ciò che potremmo fare”.
“Abbiamo guardato alla nostra vita attraverso la luce delle sofferenze di Cristo, e mentre guardavamo alla nostra vita, abbiamo riconosciuto che Cristo è presente nella nostra vita”. Con queste parole, uno dei vescovi che guidavano il rito ha congedato alla fine i giovani, che hanno potuto constatare come le stesse GMG, con il pellegrinaggio della Croce, sono in fondo altrettante stazioni di una Via Crucis, che attraversa i loro Paesi e i loro cuori, portando inciso sul legno da 21 anni il mandato affidato da Giovanni Paolo II: “Portatela nel mondo come segno dell'amore del
Signore Gesù per l'umanità e annunciare a tutti che non vi è salvezza e redenzione che nella Croce di Cristo morto e risuscitato”.
(Canto “Crucem tuam”)
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