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GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU' A COLONIA (16 - 21 AGOSTO 2005)

 
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21 AGOSTO

 

Ascolta il servizio di Radio Vaticana

Fonte: Radio Vaticana, 21 agosto 2005

“CHI HA SCOPERTO CRISTO DEVE PORTARE ALTRI VERSO DI LUI”: IL MANDATO DI BENEDETTO XVI AL MILIONE DI GIOVANI RACCOLTI STAMANE NELLA SPIANATA DI MARIENFELD PER LA MESSA CONCLUSIVA DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ, A COLONIA. DALLA CITTA’ TEDESCA, NEL CUORE DELL’EUROPA, LA VOCE DEL PAPA SI E’ LEVATA PER RICHIAMARE I GRANDI TEMI DI FRONTE ALL’UMANITA’ E INDICARE LA STRADA PER TROVARE SE STESSI NELLA FEDE IN DIO

- A cura di Roberta Gisotti - 

“Siamo venuti per adorarlo”: con la Santa Messa di stamane a Marienfeld, si è conclusa a Colonia la XX Giornata mondiale della gioventù. Tanti i messaggi di Benedetto XVI ai giovani di tutto il mondo e tanti gli spunti di riflessione nei discorsi del Papa agli ebrei, ai musulmani, ai cristiani di altre confessioni, ed anche agli uomini lontani dalla Chiesa o non credenti. Nel suo primo viaggio internazionale in terra natale, il Santo ha saputo parlare alla mente e al cuore dei fedeli e non solo, con grande semplicità espressiva e profondità di insegnamenti.

 Ieri sera alla Veglia l’invito ai giovani ad intraprendere sull’esempio dei Magi quel cammino interiore che cambia la vita, imparando – come insegnano i santi - a perdere se stessi per trovare se stessi; oggi l’invito a mettere l’Eucarestia al centro della vita, dove quell’ “ora” di Gesù diventa la nostra ora, per  rinnovare veramente il mondo, per trasformare la violenza e la morte in atto d’amore. Poi un mandato preciso: “chi ha scoperto Cristo – ha detto Benedetto XVI – deve portare altri verso di Lui. Una grande gioia non si puo’ tenere per sé”. Ha infine ammonito a non ricercare “la religione del ‘fai da te’, che “al fin fine non ci aiuta”, “è comoda, ma nell’ora della crisi ci abbandona a noi stessi” 

Ma colleghiamoci ora con il nostro inviato a Colonia per partecipare di questa grande gioia che si è respirata nella spianata di Marienfeld, allestita per l’occasione con grande cura scenografica; circa un milione i fedeli che hanno seguito la celebrazione ed ascoltato l’Angelus. La parola a Massimiliano Menichetti: 

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Le note dei cori, l’affetto dei giovani, gli applausi, le bandiere di tutto il mondo hanno accolto Benedetto XVI questa mattina sulla spianata del Marienfeld per la Messa conclusiva della XX Giornata Mondiale della Gioventù. Circa un milione i pellegrini presenti oggi, venuti sulle orme dei Magi per incontrare Cristo, per pregare con il Papa: la stragrande maggioranza ha dormito qui, dopo la Veglia e l’adorazione eucaristica di ieri sera. Quasi 800 i vescovi e diecimila i sacerdoti che hanno preso parte alla celebrazione in un clima rigido, nebbioso, ma scaldato dal cuore vivo della fede.

L’altare posto sulla collina artificiale della spianata è stato letteralmente avvolto dall’amore del Papa per i giovani, che a lui si sono affidati nel sentiero dell’adorazione di Cristo. “Nell’Eucaristia l’adorazione deve diventare unione” ha detto il Papa nell’omelia, e meditando sulla donazione totale di Cristo alla volontà del Padre ha rimarcato: “Facendo del pane il suo Corpo” e del vino il suo Sangue, Egli anticipa la sua morte, l’accetta nel suo intimo e la trasforma in un’azione di amore. Quello che dall’esterno è violenza brutale, dall’interno diventa un atto di un amore che si dona totalmente. “ La violenza si trasforma in amore e quindi la morte in vita” e “soltanto questa intima esplosione del bene che vince il male - ha continuato - può suscitare poi la catena di trasformazioni che poco a poco cambieranno il mondo”.  

Il Corpo e il Sangue di Cristo - ha aggiunto - sono dati a noi affinché noi stessi veniamo trasformati a nostra volta. Da qui la sottomissione a Cristo come atto del riconoscimento dell’amore assoluto. Una “sottomissione” che diventa “unione”, però, perché Colui al quale ci sottomettiamo è Amore e rivela la più intima verità del nostro essere. 

L’Eucaristia, ha sottolineato Benedetto XVI, deve diventare il centro della nostra vita:   

IL EST BEAU QU’AUJOURD’HUI, DANS DE NOMBREUSES CULTURES, …

“È bello che oggi, in molte culture, la domenica sia un giorno libero o, insieme col sabato, costituisca addirittura il cosiddetto “fine-settimana” libero. Questo tempo libero, tuttavia, rimane vuoto se in esso non c’è Dio. Cari amici! Qualche volta, in un primo momento, può risultare piuttosto scomodo dover programmare nella domenica anche la Messa. Ma se vi ponete impegno, constaterete poi che è proprio questo che dà il giusto centro al tempo libero. Non lasciatevi dissuadere dal partecipare all’Eucaristia domenicale ed aiutate anche gli altri a scoprirla. Certo, perché da essa si sprigioni la gioia di cui abbiamo bisogno, dobbiamo imparare a comprenderla sempre di più nelle sue profondità, dobbiamo imparare ad amarla”.  

Quindi, il riferimento all’evangelizzazione che ogni cristiano compie nel suo cammino. “Chi ha scoperto Cristo deve portare altri verso di Lui”, ha aggiunto il Papa.  Una grande gioia non si può tenere per sé. Bisogna trasmetterla. "Libertà non vuol dire godersi la vita, ritenersi assolutamente autonomi. Libertà - ha detto il Papa - vuol dire orientarsi secondo la misura della vita e del bene", e parlando della grande frustrazione vissuta da chi non conosce Dio ha sottolineato: 

“Non di rado la religione diventa quasi un prodotto di consumo. Si sceglie quello che piace, e certuni sanno anche trarne un profitto. Ma la religione cercata alla maniera del ‘fai da te’ alla fin fine non ci aiuta. È comoda, ma nell’ora della crisi ci abbandona a noi stessi. Aiutate gli uomini a scoprire la vera stella che ci indica la strada: Gesù Cristo! Cerchiamo noi stessi di conoscerlo sempre meglio per poter in modo convincente guidare anche gli altri verso di Lui. Per questo è così importante l’amore per la Sacra Scrittura e, di conseguenza, importante conoscere la fede della Chiesa che ci dischiude il senso della Scrittura. È lo Spirito Santo che guida la Chiesa nella sua fede crescente e l’ha fatta e la fa penetrare sempre di più nelle profondità della verità”.

“Negli ultimi decenni, ha detto il Papa, sono nati movimenti e comunità in cui la forza del Vangelo si fa sentire con vivacità”. Precisando che “la spontaneità delle nuove comunità è importante, ha anche evidenziato l’importanza di conservare la comunione col Papa e con i Vescovi. Poichè sono essi a garantire che non si sta cercando dei sentieri privati, ma invece si sta vivendo in quella grande famiglia di Dio che il Signore ha fondato con i dodici Apostoli. 

Quindi, il richiamo all’aiuto per il prossimo. “Non dobbiamo, ad esempio, abbandonare gli anziani alla loro solitudine - ha detto - non dobbiamo passare oltre di fronte ai sofferenti. “Io so - ha concluso - che voi come giovani aspirate alle cose grandi, che volete impegnarvi per un mondo migliore. Dimostratelo agli uomini, dimostratelo al mondo, che aspetta proprio questa testimonianza dai discepoli di Gesù Cristo”.  

Prima dell’Angelus il Papa, tra gli applausi festanti della folla, riferendosi alle GMG ha detto: “Sento risuonare forte una parola: ‘grazie’! Sono sicuro che essa trova eco corale in ciascuno di voi”. Poi, l’annuncio della prossima GMG che si terrà a Sydney, in Australia, nel 2008. Quindi il ringraziamento in più lingue ai giovani presenti:

 

“Cari amici di lingua italiana! Volge ormai al termine la ventesima Giornata Mondiale della Gioventù, ma questa celebrazione eucaristica continua nella vita: portate a tutti la gioia di Cristo, che qui avete incontrato”.

         E il Papa, sorridente, ha benedetto le migliaia di ragazzi in festa e si è avviato alla ‘papa-mobile’ ed i suoi giovani, ricevuto il mandato missionario, adesso già guardano a Sydney 2008. 

Da Colonia, Massimiliano Menichetti, Radio Vaticana.

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Appuntamento dunque per i giovani del monto intero a Sidney, nel 2008: tre anni per diffondere i frutti raccolti a Colonia nei loro Paesi, per cambiare la loro vita, per trasformare il mondo e ritrovarsi poi ancora uniti dalla Parola di Dio nella prossima XXI Giornata mondiale della Gioventù. Ascoltiamo con quali sentimenti si lasciano i giovani di Colonia. Francesca Fialdini ha raccolto le loro voci: 

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R. – Spero di portare l’entusiasmo, la forza e la speranza di continuare a camminare insieme. 

R. – E’ una fortissima emozione, una sensazione bellissima … 

R. – E’ bello stare insieme, con un obiettivo unico! 

D. – Alessia, che cosa ti porti dentro? 

R. – La certezza che Lui c’è e che non possiamo non pregarLo e non stare con Lui. 

D. – Luca, cosa significa per te “aprire le porte a Cristo” e “non avere paura”?

R. – Essere quanto più vicino possibile al Signore, tramite l’Eucaristia. Per me Eucaristia vuol dire anche condividere belle esperienze con le altre migliaia di ragazzi che sono qui.

D. – Grazia, è possibile oggi testimoniare Cristo? 

R. – La quotidianità ti porta ad affrontare molte difficoltà, quindi a volte è un po’ difficile. Ma non impossibile.

D. – Cosa significa “adorare l’Eucaristia”? 

R. – Significa ringraziarLo. Di tutti i doni che ci dà, che a volte non vediamo ma sono molto vicini a noi. 

D. – Tu sai che questo è tempo pieno di difficoltà. Questi giovani quale messaggio di speranza possono essere per altri giovani? 

R. – Noi sappiamo che il Signore è al di là di tutto questo, e quindi siamo nelle mani Sue. Tutto si risolverà! 

R. – Nella società in cui viviamo oggi, molti non accettano più i valori tradizionali della Chiesa e dall’altra parte non accettano neanche il male nel mondo, ma un qualcosa che sia una via di mezzo, tra tutti e due … 

R. – Siamo venuti per adorare il Signore, per metterci dinanzi a Lui, per consegnare a Lui la nostra vita, credere veramente che Lui è il Dio dell’impossibile e può tutto. I miracoli esistono ancora! 

D. – Tu hai sperimentato i miracoli di Dio nella tua vita? 

R. – Sì!

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Torniamo ora alla Veglia del Papa con i giovani, ieri sera nella spianata di Marienfeld che ha avuto momenti davvero commoventi, in uno scenario suggestivo, illuminato dalla Luce della pace di Betlemme, consegnata a tutti i partecipanti per portarla nelle loro case. Ascoltiamo la cronaca di questo evento centrale della Giornata mondiale della Gioventù a Colonia, nel servizio di Massimiliano Menichetti: 

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Giovanni Paolo II “è con noi in questo momento”. Così Benedetto XVI a braccio durante l’omelia sul palco del Marienfeld raccolto in preghiera, per la Veglia, insieme ad oltre 800 mila giovani della Giornata Mondiale della Gioventù. Il Papa si è fatto pellegrino tra i pellegrini ed ha iniziato il cammino interiore dell’adorazione sulle orme dei Magi; i giovani lo hanno cercato per farsi guidare, nell’incontro con Cristo, hanno risposto all’invito, tema della XX Giornata Mondiale della Gioventù: “Siamo venuti per adorarlo”. I canti, gli inni, gli applausi scroscianti hanno accompagnato l’arrivo della ‘papa-mobile’ che ha percorso la spianata, colorata dallo sventolio delle bandiere, dei capellini, dei fazzoletti, dalle note dell’inno della GMG.

Portate sul palco la Croce delle Giornate Mondiali della Gioventù, l’icona di Maria, “Salus popoli romani”, la “Luce di Betlemme”, attinta dal luogo della Natività in Terra Santa. Migliaia gli accendini accesi, le fiaccole, le candele. Il Marienfeld è diventato, man mano che il sole tramontava, un cuore luminoso pulsante di preghiera, di gioia, nella notte di Colonia 2005. Il Papa ha benedetto una campana che da ieri porta il nome di Giovanni Polo II. 

(Suono campana) 

Al centro della spianata, la collina artificiale con la terra dei 5 continenti. Dall’altare, Benedetto XVI ha aperto più volte le braccia verso le migliaia di pellegrini, li ha stretti a sé nel cammino verso Cristo, nella sua prima Giornata mondiale, accettando l’eredità di Giovanni Paolo II. Durante l’omelia, il Papa ha rimarcato il percorso compiuto dai Magi per arrivare alla verità del proprio essere. I re dell’Oriente - ha detto - avevano il cuore inquieto ma erano certi che Dio esistesse e che fosse un Dio giusto e benigno. Quasi tracciando un ponte salvifico a guidare l’incertezza che risiede nel cuore dell’uomo, ha indicato il cammino dei Magi posti davanti ad Erode e al Bambino nella mangiatoia, davanti “al quale si prostrano, riconoscendo in lui il Re promesso”. I Magi, ha detto il Papa, “dovevano cambiare la loro idea sul potere, su Dio e sull’uomo e, facendo questo, dovevano anche cambiare se stessi”.   

GOD’S WAYS ARE NOT AS WE IMAGINE THEM OR AS WE MIGHT WISH …

“Il modo di agire di Dio è diverso da come noi lo immaginiamo e da come vorremmo imporlo anche a Lui. Dio in questo mondo non entra in concorrenza con le forme terrene del potere. Non contrappone le sue divisioni ad altre divisioni. A Gesù, nell’Orto degli ulivi, Dio non manda dodici legioni di angeli per aiutarlo. Egli contrappone al potere rumoroso e prepotente di questo mondo il potere inerme dell’amore, che sulla Croce – e poi sempre di nuovo nel corso della storia – soccombe, e tuttavia costituisce la cosa nuova, divina che poi si oppone all’ingiustizia e instaura il Regno di Dio”. 

Evidenziata la stretta relazione tra l’adorazione ed il dono di sé, per diventare come i Magi “uomini della verità, del diritto, della bontà, del perdono, della misericordia”, Benedetto XVI ha indicato la via dei Santi che “hanno voluto donarsi”, perché sono stati raggiunti “dalla luce di Cristo”. E riferendosi alle testimonianze del nostro tempo come Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Madre Teresa, Padre Pio ha rimarcato come “contemplando queste figure impariamo che cosa significa “adorare”. 

“Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo”, Ha aggiunto il Papa, e parlando del secolo scorso, testimone del totalitarismo che non libera l’uomo, ma “gli toglie la sua dignità e lo schiavizza”, ha precisato: 

NO SON LA IDEOLOGÍAS LAS QUE SALVAN EL MUNDO, SINO SÓLO …

“Non sono le ideologie che salvano il mondo, ma soltanto il volgersi al Dio vivente, che è il nostro Creatore, il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero. La rivoluzione vera consiste unica-mente nel volgersi senza riserve a Dio che è la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l’amore eterno”. 

Questo significa che non ci costruiamo un Dio privato, un Gesù privato - ha detto il Papa - ma che crediamo e ci prostriamo davanti a quel Gesù che ci viene mostrato dalle Sacre Scritture e che nella grande processione dei fedeli chiamata Chiesa si rivela vivente. E parlando delle ricchezze di una Chiesa che “si può criticare” ma capace dell’abbraccio salvifico nei confronti di tutti gli uomini, ha sottolineato:  

“La Chiesa è come una famiglia umana, ma è anche allo stesso tempo la grande famiglia di Dio, mediante la quale Egli forma uno spazio di comunione e di unità attraverso tutti i continenti, le culture e le nazioni. Perciò siamo lieti di appartenere a questa grande famiglia; siamo lieti di avere fratelli e amici in tutto il mondo. Lo sperimentiamo proprio qui a Colonia quanto sia bello appartenere ad una famiglia vasta come il mondo, che comprende il cielo e la terra, il passato, il presente e il futuro e tutte le parti della terra. In questa grande comitiva di pellegrini camminiamo insieme con Cristo, camminiamo con la stella che illumina la storia”. 

Mostrando tutta l’attualità della sequela in Cristo - ha concluso – questa non è una storia lontana, avvenuta tanto tempo fa. Questa è presenza. Qui nell’Ostia sacra Egli è davanti a noi e in mezzo a noi. Ci invita a quel pellegrinaggio interiore che si chiama adorazione. Quindi ancora canti ed il suggestivo arrivo alla collina della processione. Il pane eucaristico è stato portato nell’ostensorio ed esposto sull’altare per l’adorazione. Consegnati al Papa i testi delle preghiere scritte dai giovani durante la GMG nelle chiese del Centro Spirituale, raccolte in rotoli. Poi, dopo la preghiera dei fedeli, la benedizione eucaristica e migliaia di ragazzi si sono raccolti in preghiera adorando Cristo, Salvatore del mondo.

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E veniamo ad un altro appuntamento importante della Giornata di ieri, che ha rivestito grande interesse in tutto il mondo: l’udienza di Benedetto XVI, nel pomeriggio, ai rappresentanti di alcune comunità musulmane. Il Papa non ha nascosto “ai cari amici musulmani” le sue “preoccupazioni” “in questi momenti – ha ricordato – particolarmente difficili della storia del nostro tempo”.  Riguardo il “dilagante fenomeno del terrorismo”, di qualunque matrice esso sia – ha detto - è una scelta perversa e crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza”. Sui contenuti di questo discorso ci riferisce Tiziana Campisi: 

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Un “compito arduo ma non impossibile”. Per frenare il fanatismo che mette a repentaglio la vita di tante persone ed ostacola il progresso della pace nel mondo, Benedetto XVI ha invitato cristiani e musulmani ad “estirpare dai cuori sentimenti di rancore, a contrastare ogni forma di intolleranza e ad opporsi ad ogni manifestazione di violenza”. Di fronte al dilagante fenomeno del terrorismo che semina morte, il Papa ha ricordato che “il credente, nonostante la propria fragilità, sa di poter contare sulla forza spirituale della preghiera”, con questa consapevolezza è possibile combattere il male. Ma occorre anche dar spazio ai “valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace”. La dignità della persona e la difesa dei diritti che da essa scaturiscono, abitano nella coscienza di ogni uomo. Benedetto XVI raccomanda di ascoltarne la voce per superare contrapposizioni culturali e neutralizzare la forza dirompente delle ideologie. E’ una condanna forte quella che il Pontefice ha pronunciato contro il terrorismo incontrando a Colonia le comunità musulmane. “E’ una scelta perversa e crudele che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza”, ha detto il Santo Padre. 

DIE ERFAHRUNG DER VERGANGENHEIT LEHRT UNS, DASS SICH DIE …

“L’esperienza del passato ci insegna che il rispetto mutuo e la comprensione non hanno sempre contraddistinto i rapporti tra cristiani e musulmani. Quante pagine di storia registrano le battaglie e le guerre, affrontate invocando, da una parte e dall’altra, il nome di Dio, quasi che combattere il nemico e uccidere l’avversario potesse essere cosa a Lui gradita. Il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religio-ne”.  

Sulle basi del passato, l’insegnamento del Papa per affrontare il futuro: 

DIE LEKTIONEN DER VERGANGENHEIT MÜSSEN UNS DAVOR BEWAHREN, …

 “Le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi errori. Noi vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno l’identità dell’altro. La difesa della libertà religiosa, in questo senso, è un imperativo costante e il rispetto delle minoranze un segno indiscutibile di vera civiltà”.  

Ci sono sfide che cristiani e musulmani devono affrontare insieme, ha esortato Benedetto XVI. Non deve esserci spazio per “l’apatia”, “il disimpegno”, “la parzialità” e “il settarismo”. Non bisogna cedere alla “paura” né al “pessimismo”. A guidare i passi dell’uomo sulle strade del mondo, ha concluso il Papa, devono essere “l’ottimismo” e la “speranza”.

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Il pensiero di tutti quanti hanno avuto l’opportunità di vivere l’esperienza della Giornata mondiale della Gioventù è già al dopo Colonia: ascoltiamo gli auspici del cardinale Joachim Meisner, arcivescovo della città, che prima della Messa stamane rivolgendo il suo saluto di accoglienza al Papa ha sottolineato che la fede dei giovani che credono in Dio “dona ad un mondo che sta invecchiando futuro e speranza.” 

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DIE ERWARTUNGEN SIND SICHER VERSCHIEDEN, ABER ICH GLAUBE, JEDER ...

Certo, le aspettative sono diverse, ma credo che ognuno si aspetti di tornare a casa, da Colonia, più felice di quando è partito. E questo è anche il mio auspicio personale: che ci lasci più felici di come ci ha trovati, felici nel senso che siamo più vicini a Dio, nel senso che riusciamo a sperimentare la gioia affascinante che viene da Dio, Dio che non ci lascia più!

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Ed ora un commento alle tante suggestioni, che sono arrivate ai giovani e al mondo intero da questo evento, dove i giovani sono stati protagonisti e Benedetto XVI ha saputo evidenziare le gioie e le speranze dell’umanità di oggi ma anche le ansie e i timori, cui solo la fede in Dio può dare risposta. La nota è del nostro direttore dei programmi, padre Federico Lombardi: 

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800 mila per un’adorazione eucaristica: probabilmente non era mai avvenuto. Ha avuto un bel coraggio, il cardinale di Colonia, a sperare fortemente che – in quest’Anno dell’Eucaristia – i giovani capissero che la mèta dei Magi, l’adorazione del Bimbo, Dio incarnato, diventa per noi l’adorazione di Cristo presente nel Sacramento. Eravamo più abituati a pensare a Veglie molto animate da canti vivaci, grida e battimani in cui, dopo il lungo cammino e l’attesa, l’entusiasmo dei giovani si esprimeva visibilmente e sonoramente. Questa volta, si è voluto scommettere coraggiosamente sulla capacità di preghiera e di interiorità dei giovani, non solo nell’ambiente raccolto di una piccola chiesa o nello spazio sublime della cattedrale di Colonia, ma anche in un immenso prato fangoso, sotto la volta del cielo. 

E la scommessa è riuscita. I giovani hanno dimostrato di capire bene quando è tempo di gridare e acclamare e quando è tempo di ascoltare, tacere, pregare. In questo clima si è inserito lo stile di Benedetto XVI con il suo gesto misurato e la sua oratoria piana che non mira tanto a suscitare un dialogo con l’uditorio, dono unico del suo predecessore, quanto a condurre con limpido discorso a partire dal testo biblico, nella profondità del concetto teologico, dell’esperienza spirituale, della bellezza della vita cristiana.  

Nei giorni scorsi, i giovani hanno sentito molte catechesi; vorremmo dire che le omelie del Papa alla Veglia e nella Messa sono le catechesi culminanti di queste Giornate, e per la loro ricchezza e finezza concettuale, per la chiarezza di linguaggio, per la ricerca di immagini efficaci ed attuali meriteranno di essere portate a casa dai giovani e meditate a lungo. In particolare, nel corso della Messa, l’omelia è stata seguita dall’immenso uditorio con un’attenzione intensissima come se nessuno del milione di presenti volesse perderne una sola parola.  

I giovani sono venuti a Colonia curiosi di conoscere il nuovo Papa; è venuto a loro un Papa più del ‘magistero’ che del ‘gesto’. Ma, a dire il vero, di un magistero così chiaro ed efficace che saprà certo aiutarli a coniugare meglio fede e ragione, a muoversi meglio nel grande labirinto della cultura di oggi. Una grande gioia non si può contenere, ha detto Benedetto XVI, la si deve donare agli altri. I giovani ripartono da Colonia con il loro entusiasmo caratteristico, ma pensiamo che portino con sé una radice più profonda di gioia: l’esperienza della preghiera, anzi, dell’adorazione come esperienza di amore, e la consapevolezza che è bello e doveroso saper rendere ragione della loro fede e della speranza che è in loro.

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CERIMONIA DI CONGEDO ALL'AEROPORTO

WIR WISSEN ALLE UM DAS BÖSE, DAS IM 20. JAHRHUNDERT VON UNSEREM VATERLAND AUSGEGANGEN IST, UND BEKENNEN ES MIT SCHAM UND TRAUER. 

“Noi tutti siamo consapevoli del male derivato dalla nostra patria nel Novecento, e lo riconosciamo con vergogna e dolore. Ma in questi giorni, grazie a Dio, si è mostrato largamente che esisteva ed esiste anche l’altra Germania – un Paese di singolari risorse umane, culturali e spirituali. Mi auguro che tali risorse, grazie anche all’evento di questi giorni, tornino ad irradiarsi nel mondo!  

Così Benedetto XVI, alla cerimonia di congedo, all’Aeroporto Internazionale di  Colonia/Bonn, ha salutato la Germania per far rientro a Roma al termine delle Giornate mondiali della Gioventù. Il Papa è stato accolto sulle note degli inni nazionali, dal presidente federale Köhler, omaggiato dal picchetto d’onore. Assiepati dietro le transenne, sulle gradinate, commossi i ragazzi di Colonia 2005, venuti a salutare il loro Papa per l’ultima volta prima del rientro a Castel Gandolfo. Il presidente Köhler, nel salutare il Papa, ha detto: “Con coraggio, fermezza, calore di cuore, ha indicato la strada, lei ha espresso la testimonianza della fede, importante per tutti noi. Grazie per la sua visita in Germania”. Benedetto XVI, nel congedarsi, ha auspicato lo slancio evangelizzatore nei ragazzi in una “Germania - ha sottolineato il Papa - che è stata durante le GMG ‘il centro del mondo cattolico’”.  

DIE JUGENDLICHEN ALLER KONTINENTE UND KULTUREN HABEN, INDEM SIE …

“I giovani di ogni continente e cultura, stringendosi con fede attorno ai loro Pastori e al Successore di Pietro, hanno reso visibile una Chiesa giovane, che con fantasia e coraggio vuole disegnare il volto di un’umanità più giusta e solidale. Seguendo l’esempio dei Magi, i giovani si sono messi in cammino per incontrare Cristo, come ricorda il tema della Giornata Mondiale della Gioventù. Ora ripartono per le loro contrade e città per testimoniare la luce, la bellezza, il vigore del Vangelo, di cui hanno fatto rinnovata esperienza”.  

Ha ringraziato quanti si sono adoperati per la realizzazione e lo svolgimento della Giornata Mondiale della Gioventù, e a chi ha aperto “il cuore e le case” agli innumerevoli pellegrini giunti da ogni parte del globo. “Vorrei inoltre estendere l’espressione della mia gratitudine” - ha detto Benedetto XVI - ai responsabili delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, come pure ai rappresentanti delle altre Religioni che hanno voluto essere presenti a quest’importante incontro e auspico che si intensifichi il comune impegno per formare le giovani generazioni a quei valori umani e spirituali che si rivelano indispensabili per costruire un futuro di libertà vera e di pace”. 

Ha poi espresso l’auspicio che questo evento ecclesiale resti “scolpito nella vita dei cattolici di Germania e sia incentivo per un loro rinnovato slancio spirituale e apostolico!”. E salendo sull’aereo il saluto a braccia aperte, come tante volte in questa GMG, per stringere a sé i suoi giovani che per la prima volta hanno seguito Bendetto XVI nell’incontro con Cristo.  

Nel pomeriggio Benedetto XVI ha salutato, il Comitato Organizzatore della GMG 2005, ma prima ha preso parte ad un incontro informale con i vescovi della Germania, scroscianti gli applausi per il Papa che ha evidenziato la necessità di far tesoro delle GMG, “dono che Dio ha fatto alla Chiesa”. Poi, le nuove sfide che nascono dalla constatazione “delle rughe, delle ombre” sul volto della Chiesa “che ne offuscano lo splendore”, come la “secolarizzazione e la scristianizzazione” che “ non cessano di progredire".  

“I giovani – ha aggiunto il Papa - costituiscono per la Chiesa, e in particolare per i pastori, per i genitori e per gli educatori, un appello vivente alla fede e alla speranza”.  

“I giovani, infatti, non cercano una Chiesa giovanilistica, ma giovane nello spirito; una Chiesa trasparente a Cristo, Uomo nuovo. Proprio questo è l’impegno che intendiamo assumerci oggi, in un momento davvero singolare, perché conclude un grande evento giovanile, che ci spinge ad affacciarci sul domani della Chiesa e della società. E’ in questa luce positiva e carica di speranza che possiamo affrontare con fiducia anche le questioni più difficili che interpellano la Comunità ecclesiale in Germania. Ancora una volta i giovani si rivelano per noi Pastori una provocazione salutare, perché ci chiedono di essere coerenti, uniti, coraggiosi”.  

Sottolineata l’importanza di educare i giovani alla pazienza, al discernimento, al sano realismo. Senza falsi compromessi.  

“Molte proposte della società moderna, ha precisato, sfociano nel vuoto e tanti giovani finiscono nelle ‘sabbie mobili’ dell’alcool e della droga, o nelle spire di gruppi estremistici”. Quindi l’invito a cercare nuove strade per arrivare ai giovani e per annunciare ad essi Cristo, anche grazie alla scia delle GMG.  Rinnovato l’invito a promuovere una pastorale vocazionale che possa raggiungere le parrocchie, i centri educativi, le famiglie. Poi ha aggiunto: 

EINE WICHTIGE ROLLE IN DER WELT DER JUGENDLICHEN SPIELEN DIE …

“Nel mondo giovanile giocano un ruolo importante le associazioni e i movimenti, che costituiscono un’indubbia ricchezza. La Chiesa deve valorizzare queste realtà e al tempo stesso deve guidarle con saggezza pastorale, affinché contribuiscano nel modo migliore, con i loro diversi doni, all’edificazione della comunità, mai ponendosi in concorrenza le une con le altre ma rispettandosi e collaborando insieme per suscitare nei giovani la gioia della fede, l’amore per la Chiesa e la passione per il Regno di Dio”. 

Il Papa ha mostrato nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica “un valido aiuto in questo impegno per la formazione cristiana delle nuove generazioni”. Quindi - ha concluso -  “ho voluto raccogliere con voi il messaggio lasciato dal grande pellegrinaggio dei giovani. Mi pare che essi, al termine di questa esperienza, ci si rivolgano in sintesi così: ‘Siamo venuti per adorarlo. L’abbiamo incontrato. Aiutateci adesso a diventare suoi discepoli e testimoni’. E’ un appello esigente, - ha detto - ma quanto mai consolante per il cuore di un Pastore!”.

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