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GIORNATA
MONDIALE DELLA GIOVENTU' (18 - 21 AGOSTO 2011) |
Radio Vaticana, 19 agosto 2011
Gmg.
Il Papa ai giovani docenti: l'università cerchi la verità.
Alle giovani religiose: radicali nell'amore, vincete il
mondo
◊
Essere radicati in Cristo. Questo invito del Papa che
richiama il messaggio stesso della Giornata mondiale della
gioventù è risuonato nei due incontri di questa mattina
con le giovani religiose e con i giovani docenti
universitari nel complesso dell’Escorial, 50 chilometri
da Madrid. Prima il Papa ha fatto visita ai Reali di
Spagna nel palazzo della Zarzuela, loro residenza privata
a Madrid. Benedetto XVI ha regalato al Re un quadro in
mosaico: la “Veduta di Palazzo di Spagna” che presenta
la facciata dell'omonimo palazzo visto dalla piazza
antistante con a sinistra la Colonna dell’Immacolata. Da
parte sua Juan Carlos gli ha donato una statua della
Vergine dell'Almudena, patrona della capitale spagnola.
Nel pomeriggio Benedetto XVI riceverà il premier spagnolo
Josè Luis Rodriguez Zapatero e, quindi, andrà alla Via
Crucis con i giovani a piazza de Cibeles. Il servizio
della nostra inviata Debora Donnini.
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
I Reali di spagna, Juan Carlos e Sofia, accolgono il
Papa alla Zarzuela. Benedetto XVI e il Re si intrattengono
per un colloquio privato e si scambiano dei doni. La
monarchia spagnola della Casa dei Borboni è una delle più
antiche d’Europa ed è stata restaurata
costituzionalmente nel 1978. Benedetto XVI si reca poi
all’Escorial, un complesso monumentale che comprende
vari edifici ed è legato, nella sua austerità e
grandezza, alla sensibilità del Re Felipe II. Costruito
nella seconda metà del Millecinquecento, ha la forma di
graticola in ricordo del supplizio di San Lorenzo, arso
vivo. Il Papa attraversa il “Patio de los reyes”: qui
sono riunite, festanti e con i loro abiti bianchi, neri,
beige, celesti, più di 1.600 giovani religiose di varie
congregazioni, anche suore di clausura che hanno avuto il
permesso di partecipare. Come la celebre biblioteca del
complesso custodisce importanti edizioni delle sacre
scritture, delle regole monastiche e preziosi autografi di
Santa Teresa d’Avila, “la vostra vita di fedeltà alla
chiamata ricevuta, ricorda loro il Papa, è anch’essa un
modo prezioso di custodire la Parola del Signore”. E
ritorna l’invito ad essere radicati in Cristo:
"La radicalidad evangelica es estar …
“La radicalità evangelica è rimanere «radicati
e fondati in Cristo, saldi nella fede», che nella vita
consacrata significa andare alla radice dell’amore a Gesù
Cristo con cuore indiviso, senza anteporre nulla a tale
amore, con un’appartenenza sponsale, come l’hanno
vissuta i Santi, nello stile di Rosa da Lima e Raffaele
Arnaiz, giovani patroni di questa Giornata Mondiale della
Gioventù”.
Il Papa le invita a testimoniare l’incontro personale
con Cristo: questo “possiede oggi una speciale
rilevanza, quando si constata una sorta di ‘eclissi di
Dio’, una certa amnesia, se non un vero rifiuto del
cristianesimo e una negazione del tesoro della fede
ricevuta, col rischio di perdere la propria identità
profonda”. Quindi “davanti al relativismo e alla
mediocrità – afferma - sorge il bisogno di questa
radicalità che testimonia la consacrazione come un
appartenere a Dio, sommamente amato”. Una radicalità
che si esprime nella comunione con la Chiesa, con la
famiglia religiosa di appartenenza, con i laici, e nelle
diverse missioni: dalla vita contemplativa alla cura di
malati e anziani fino alla nuova evangelizzazione:
"La Iglesia necesita de vuestra fidelidad joven
arraigada...
“La Chiesa ha bisogno della vostra fedeltà
giovane, radicata ed edificata in Cristo. Grazie per il
vostro «sì» generoso, totale e perpetuo alla chiamata
dell’Amato”.
Anche il cardinale arcivescovo di Madrid, Rouco Varela,
sottolinea che il Papa può contare sulle consacrate per
la nuova evangelizzazione così come la religiosa, che
all’inizio lo saluta, gli ricorda che può contare su di
loro per portare la Croce, che non è solo. Il Papa entra
quindi nell’antistante Basilica di San Lorenzo le cui
volte sono state affrescate da Cambiaso e Giordano.
All’interno anche un Crocifisso in marmo bianco di
Benvenuto Cellini. Presente tra gli altri anche il
superiore degli Agostiniani del Monastero dell’Escorial.
Lo accolgono con grande allegria gli oltre mille giovani
professori universitari vestiti con cappelli e mantelli di
colori diversi, a seconda delle facoltà. Alcuni di loro
hanno partecipato al recente congresso ad Avila delle
università cattoliche. Benedetto XVI ricorda anche a loro
che tutto sgorga dall’essere radicati in Cristo. Il
Pontefice evoca i suoi primi anni di professore, le ferite
della Seconda Guerra Mondiale ancora evidenti, ma come
tutto fosse superato dall’entusiasmo di un’attività
appassionante. L’invito del Papa è a non formare solo
competenze per “soddisfare la domanda del mercato”:
"Sabemos quecuando la sola utilidad...
“Sappiamo che quando la sola utilità e il
pragmatismo immediato si ergono a criterio principale,
dice, le perdite possono essere drammatiche: dagli abusi
di una scienza senza limiti, ben oltre se stessa, fino al
totalitarismo politico che si ravviva facilmente quando si
elimina qualsiasi riferimento superiore al semplice
calcolo di potere”.
E aggiunge:
"Por tanto, os animo encarecidamente...
“Perciò, vi incoraggio caldamente a non perdere
mai questa sensibilità e quest’anelito per la verità;
a non dimenticare che l’insegnamento non è un’arida
comunicazione di contenuti, bensì una formazione dei
giovani che dovrete comprendere e ricercare; in essi
dovete suscitare questa sete di verità... Siate per loro
stimolo e forza”.
In una società sgretolata e instabile - afferma - i
giovani hanno infatti bisogno di autentici maestri.
Bisogna però ricordare che il cammino verso la verità è
fatto di intelligenza e amore e non bisogna dimenticare di
essere umili, perché la verità non si può mai possedere
totalmente, anzi "è essa che ci possiede e che ci
motiva".
Prima del discorso del Papa, il saluto del cardinale
Rouco Varela e di un professore, Alejandro Rodriguez de la
Peῆa. Dopo la preghiera finale, Benedetto XVI ha
consegnato per la Basilica dell’Escorial un quadro in
mosaico che raffigura proprio San Lorenzo.
(musica)
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Basilica del Monastero di san Lorenzo all’Escorial
Venerdì, 19 agosto 2011
Signor
Cardinale Arcivescovo di Madrid,
Venerati Fratelli nell’Episcopato,
Cari Padri Agostiniani,
Illustri Professori e Professoresse,
Distinte Autorità,
Cari amici,
attendevo
con grande desiderio questo incontro con voi, giovani
professori delle università spagnole, che prestate una
splendida collaborazione nella diffusione della verità,
in circostanze non sempre facili. Vi saluto cordialmente e
ringrazio per le amabili parole di benvenuto, come pure
per la musica eseguita, risuonata in modo meraviglioso in
questo monastero di grande bellezza artistica, eloquente
testimonianza nei secoli di una vita di preghiera e di
studio. In questo luogo emblematico, ragione e fede si
sono fuse armoniosamente nell’austera pietra per
modellare uno dei monumenti più rinomati della Spagna.
Saluto
altresì con particolare affetto coloro che in questi
giorni hanno partecipato ad Avila al Congresso Mondiale
delle università cattoliche, sul tema: «Identità e
missione dell’Università Cattolica».
Nell’essere
insieme con voi, mi tornano alla mente i miei primi passi
come professore all’università di Bonn. Quando si
vedevano ancora le ferite della guerra ed erano molte le
carenze materiali, tutto veniva superato dall’entusiasmo
di un’attività appassionante, dal contatto con colleghi
delle diverse discipline e dal desiderio di dare risposta
alle inquietudini ultime e fondamentali degli alunni.
Questa universitas», che ho vissuto, di professori e
discepoli che assieme cercano la verità in tutti i
saperi, o, come avrebbe detto Alfonso X il Saggio, tale «riunione
di maestri e discepoli con volontà e obiettivo di
apprendere i saperi» (Siete partidas, partida
II, tit. XXXI), rende chiaro il significato e anche la
definizione dell’Università.
Nel motto
di questa Giornata Mondiale della Gioventù «Radicati e
fondati in Cristo, saldi nella fede» (Col 2,7),
potrete trovare anche luce per comprendere meglio il
vostro essere e la vostra missione. In questo senso, e
come ho già scritto nel Messaggio ai giovani in
preparazione a questi giorni, i termini «radicati,
fondati e saldi» indirizzano a fondamenti solidi per la
vita (cfr n. 2).
Tuttavia,
dove troveranno i giovani tali punti di riferimento in una
società sgretolata e instabile? Talvolta si ritiene che
la missione di un professore universitario sia oggi
esclusivamente quella di formare dei professionisti
competenti ed efficaci che possano soddisfare la domanda
del mercato in ogni momento preciso. Si afferma pure che
l’unica cosa che si deve privilegiare nella congiuntura
presente sia la pura capacità tecnica. Certamente, oggi
si estende questa visione utilitaristica
dell’educazione, anche di quella universitaria, diffusa
specialmente a partire da ambiti extrauniversitari.
Tuttavia, voi che avete vissuto come me l’università, e
che la vivete ora come docenti, sentite senza dubbio il
desiderio di qualcosa di più elevato che corrisponda a
tutte le dimensioni che costituiscono l’uomo. Sappiamo
che quando la sola utilità e il pragmatismo immediato si
ergono a criterio principale, le perdite possono essere
drammatiche: dagli abusi di una scienza senza limiti, ben
oltre se stessa, fino al totalitarismo politico che si
ravviva facilmente quando si elimina qualsiasi riferimento
superiore al semplice calcolo di potere. Al contrario,
l’idea genuina di università è precisamente quello che
ci preserva da tale visione riduzionista e distorta
dell’umano.
In realtà,
l’università è stata ed è tuttora chiamata ad essere
sempre la casa dove si cerca la verità propria della
persona umana. Per tale ragione non a caso fu la Chiesa ad
aver promosso l’istituzione universitaria, proprio perché
la fede cristiana ci parla di Cristo come del Logos
mediante il quale tutto è stato fatto (cfr Gv
1,3), e dell’essere umano creato ad immagine e
somiglianza di Dio. Questa buona novella scopre una
razionalità in tutto il creato e guarda all’uomo come
ad una creatura che partecipa e può giungere a
riconoscere tale razionalità. L’università incarna,
pertanto, un ideale che non deve snaturarsi, né a causa
di ideologie chiuse al dialogo razionale, né per
servilismi ad una logica utilitaristica di semplice
mercato, che vede l’uomo come semplice consumatore.
Ecco la
vostra missione importante e vitale. Siete voi che avete
l’onore e la responsabilità di trasmettere questo
ideale universitario: un ideale che avete ricevuto dai
vostri predecessori, molti dei quali umili seguaci del
Vangelo e che, in quanto tali, si sono convertiti in
giganti dello spirito. Dobbiamo sentirci loro continuatori
in una storia ben distinta dalla loro, ma nella quale le
questioni essenziali dell’essere umano continuano a
reclamare la nostra attenzione e ci spingono ad andare
avanti. Con loro ci sentiamo uniti a quella catena di
uomini e donne che si sono impegnati a proporre e a far
stimare la fede davanti all’intelligenza degli uomini.
Ed il modo di farlo non consiste solo nell’insegnarlo,
ma ancor più nel viverlo, incarnarlo, come anche lo
stesso Logos si incarnò per porre la sua dimora
fra di noi. In tal senso i giovani hanno bisogno di
autentici maestri; persone aperte alla verità totale nei
differenti rami del sapere, sapendo ascoltare e vivendo al
proprio interno tale dialogo interdisciplinare; persone
convinte, soprattutto, della capacità umana di avanzare
nel cammino verso la verità. La gioventù è tempo
privilegiato per la ricerca e l’incontro con la verità.
Come già disse Platone: «Cerca la verità mentre sei
giovane, perché se non lo farai, poi ti scapperà dalle
mani» (Parmenide, 135d). Questa alta aspirazione
è la più preziosa che potete trasmettere in modo
personale e vitale ai vostri studenti, e non semplicemente
alcune tecniche strumentali ed anonime, o alcuni freddi
dati, usati solo in modo funzionale.
Perciò
vi incoraggio caldamente a non perdere mai questa
sensibilità e quest’anelito per la verità; a non
dimenticare che l’insegnamento non è un’arida
comunicazione di contenuti, bensì una formazione dei
giovani che dovrete comprendere e ricercare; in essi quali
dovete suscitare questa sete di verità che hanno nel
profondo e quest’ansia di superarsi. Siate per loro
stimolo e forza.
Per tale
motivo, è doveroso tenere a mente, in primo luogo, che il
cammino verso la verità piena impegna anche l’intero
essere umano: è un cammino dell’intelligenza e
dell’amore, della ragione e della fede. Non possiamo
avanzare nella conoscenza di qualcosa se non ci muove
l’amore, e neppure possiamo amare qualcosa nella quale
non vediamo razionalità, dato che «Non c'è
l'intelligenza e poi l'amore: ci sono l'amore ricco di
intelligenza e l'intelligenza piena di amore» (Caritas
in veritate, 30). Se verità e bene sono uniti, così
lo sono anche conoscenza e amore. Da questa unità deriva
la coerenza di vita e di pensiero, l’esemplarità che si
esige da ogni buon educatore.
In
secondo luogo, occorre considerare che la stessa verità
è sempre più alta dei nostri traguardi. Possiamo
cercarla ed avvicinarci ad essa, però non possiamo
possederla totalmente, o meglio è essa che ci possiede e
che ci motiva. Nell’opera intellettuale e docente, perciò,
l’umiltà è una virtù indispensabile, che ci protegge
dalla vanità che chiude l’accesso alla verità. Non
dobbiamo attirare gli studenti a noi stessi, bensì
indirizzarli verso quella verità che tutti cerchiamo. In
tale compito vi aiuterà il Signore, che vi chiede di
essere semplici ed efficaci come il sale, come la lampada
che fa luce senza fare rumore (cfr Mt 5,13-15).
Tutto ciò
ci invita a volgere sempre lo sguardo a Cristo, nel cui
volto risplende la Verità che ci illumina, ma che è
anche la via che ci conduce alla pienezza duratura, poiché
è il Viandante che è al nostro fianco e ci sostiene con
il suo amore. Radicati in Lui, sarete buone guide per i
nostri giovani. Con tale speranza, vi affido alla
protezione della Vergine Maria, Trono della Sapienza,
perché Ella vi faccia collaboratori del suo Figlio
mediante una vita piena di senso per voi stessi e feconda
di frutti, di conoscenza e di fede, per i vostri
alunni.Grazie.
©
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