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GIORNATA
MONDIALE DELLA GIOVENTU' (18 - 21 AGOSTO 2011) |
Radio
Vaticana, 20 agosto 2011
Gmg.
Il Papa ai seminaristi: imitate Cristo nella carità verso
tutti senza escludere lontani e peccatori
◊
Anche se vi disprezzano non lasciatevi intimorire. Una
vita radicata in Cristo attrae coloro che cercano Dio. Così
in sintesi Benedetto XVI nell’omelia della Messa
celebrata questa mattina nella Cattedrale di Santa Maria
la Real de la Almudena, per i giovani seminaristi, sempre
nell’ambito della Giornata mondiale della Gioventù.
All’interno della cattedrale oltre mille seminaristi;
altre migliaia da tutto il mondo hanno seguito
l’Eucaristia all’esterno. Al termine Benedetto XVI ha
annunciato che prossimamente dichiarerà il sacerdote San
Juan de Avila Dottore della Chiesa. E all’uscita dalla
sagrestia ha avuto un breve colloquio privato con Mariano
Rajoy Brey, presidente del Partito Popolare, maggiore
formazione dell’opposizione in Spagna; ieri pomeriggio
si era svolto l'incontro col premier spagnolo Josè L.
Rodriguez Zapatero. Quindi il pranzo con i cardinali
spagnoli, i vescovi di Madrid e il seguito papale nella
residenza del cardinale arcivescovo Antonio Maria Rouco
Varela che proprio oggi festeggia il suo 75.mo compleanno.
Il servizio della nostra inviata Debora Donnini:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“Queridos amigos os preparáis para ser apóstoles
con Cristo y como Cristo, …
Cari amici, preparatevi ad essere apostoli con
Cristo e come Cristo, per essere compagni di viaggi e
servitori degli uomini”.
Sono le parole che il Papa rivolge alle migliaia di
giovani seminaristi che lo accolgono festanti al suo
arrivo nella cattedrale di Santa Maria la Real de la
Almudena. Il Papa spiega loro come vivere gli anni di
preparazione al sacerdozio: nel “silenzio interiore”,
nella preghiera costante, nello studio, nel “prudente
inserimento nell’azione e nelle strutture della
Chiesa”. E anche a verificare “se questo cammino, che
richiede audacia e autenticità, è il vostro, dice,
avanzando fino al sacerdozio solo se sarete fermamente
persuasi che Dio vi chiama ad essere suoi ministri e
fermamente decisi a esercitarlo obbedendo alle
disposizioni della Chiesa”. La Chiesa, ricorda, è
comunità e istituzione creata da Cristo mediante lo
Spirito Santo e, “allo stesso tempo, risultato di quanti
la costituiamo con la nostra santità e con i nostri
peccati”. Dio, infatti, non disdegna di “fare dei
poveri e peccatori suoi amici e strumenti di redenzione
del genere umano”. La santità della Chiesa è prima di
tutto la Santità di Cristo, ma “noi dobbiamo essere
santi, sottolinea, per non creare una contraddizione fra
il segno che siamo e la realtà che vogliamo
significare”.
"Configurarse con Cristo comporta, queridos
seminaristas, identificarse…
Configurarsi a Cristo comporta, cari seminaristi,
identificarsi sempre di più con Colui che per noi si è
fatto servo, sacerdote e vittima. Configurarsi a Lui è,
in realtà, il compito per il quale ogni sacerdote deve
spendere per tutta la vita”.
Benedetto XVI sa che “questo compito ci sorpassa e
non potremo raggiungerlo pienamente, però, come dice san
Paolo, corriamo verso la meta sperando di raggiungerla”.
Bisogna dunque avere disponibilità al Maestro, che è
quella che ispira il celibato, il distacco dai beni
terreni e “l’obbedienza sincera senza
dissimulazione”. Si deve chiedere a Cristo di imitarlo
nella carità verso tutti “senza escludere i lontani e i
peccatori” perché si convertano. Una sfida da
affrontare senza complessi né mediocrità:
"Apoyados en su amor, no os dejéis intimidar
por un entorno en el que se …
Sostenuti dal suo amore non lasciatevi intimorire da
un ambiente nel quale si pretende di escludere Dio e nel
quale il potere, il possedere o il piacere sono spesso i
principali criteri sui quali si regge l’esistenza. Può
darsi che vi disprezzino, come si suole fare verso coloro
che richiamano mete più alte o smascherano gli idoli
dinanzi ai quali oggi molti si prostrano. Sarà allora che
una vita profondamente radicata in Cristo si rivelerà
realmente come una novità, attraendo con forza coloro che
veramente cercano Dio, la verità e la giustizia”.
All’inizio il saluto dell’arcivescovo di Madrid, il
cardinale Antonio Maria Rouco Varela. In questa Basilica,
la cui costruzione è cominciata nel 1883 e nel 1993 è
stata dedicata dal beato Giovanni Paolo II, si trova la
Statua della Vergine de la Almudena, un crocifisso ligneo
del ‘600, mosaici dai mille colori sulle volte e,
nell’abside, le recenti pitture con scene della vita di
Cristo di Kiko Arguello.
In quest’atmosfera luminosa e colorata, risuonano le
parole gioiose di un giovane seminarista che gli rivolge
un “augurio” speciale:
“Queremos felicitarle especialmente por su 60 anos de
vida sacerdotal…
Vogliamo farle gli auguri specialmente per i suoi 60
anni di vita sacerdotale che abbiamo celebrato con grande
affetto”. (applausi)
Il Papa ha, quindi, annunciato che dichiarerà
prossimamente il sacerdote San Juan de Ávila Dottore
della Chiesa Universale, esortando i sacerdoti a seguire
il suo esempio.
(musica: inno alla Vergine de la Almudena)
CELEBRAZIONE
EUCARISTICA CON I SEMINARISTI
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Cattedrale di Santa María la Real de la Almudena di
Madrid
Sabato, 20 agosto 2011
Signor
Cardinale Arcivescovo di Madrid,
Venerati Fratelli nell’Episcopato,
Cari Sacerdoti e Religiosi, Rettori e Formatori,
Cari Seminaristi,
Amici tutti,
mi
rallegra profondamente celebrare la Santa Messa con voi
tutti, che aspirate ad essere sacerdoti di Cristo per il
servizio alla Chiesa e agli uomini, e vi sono grato per le
amabili parole di saluto con le quali mi avete accolto.
Questa Santa Chiesa cattedrale di Santa María La Real
de la Almudena è oggi come un immenso cenacolo dove
il Signore celebra con ardente desiderio la propria Pasqua
con coloro che un giorno desiderano presiedere in suo nome
i misteri della salvezza. Nel vedervi, mi rendo conto
ancora una volta come Cristo continua a chiamare giovani
discepoli per farli suoi apostoli, così che permane viva
la missione della Chiesa e l’offerta del Vangelo al
mondo. Come seminaristi, siete in cammino verso una meta
santa: essere coloro che prolungano la missione che Cristo
ricevette dal Padre. Chiamati da Lui, avete seguito la sua
voce ed attratti dal suo sguardo di amore proseguite sulla
vita del sacro ministero. Posate i vostri occhi su di Lui,
che, mediante la sua incarnazione, è il supremo
rivelatore di Dio al mondo e attraverso la sua
risurrezione è colui che fedelmente compie la sua
promessa. Rendetegli grazie per tale gesto di predilezione
che ha con ciascuno di voi.
La prima
lettura che abbiamo ascoltato ci indica Cristo come il
nuovo e definitivo sacerdote, che ha fatto della propria
esistenza un’offerta totale. L’antifona del Salmo si
può applicare pienamente a Lui, quando, all’entrare nel
mondo, rivolgendosi al Padre suo ha detto: «Sono qui per
fare la tua volontà» (cfr Sal 39,8-9). Cercava in
tutto di essere a Lui gradito: nella parola e
nell’azione, percorrendo le strade o accogliendo i
peccatori. La sua vita fu un servizio e la sua dedizione
un’intercessione perenne, ponendosi a nome di tutti di
fronte al Padre come Primogenito di molti fratelli.
L’autore della Lettera agli Ebrei afferma che con
tale offerta perfezionò per sempre quanti eravamo
chiamati a condividere la sua figliolanza (cfr 10,14).
L’Eucaristia,
della cui istituzione ci parla il Vangelo appena
proclamato (cfr Lc 22,14-20), è l’espressione
reale di tale dono incondizionato di Gesù per tutti,
anche per coloro che lo tradivano. Offerta del suo corpo e
del suo sangue per la vita degli uomini e per il perdono
dei loro peccati. Il sangue, segno di vita, ci fu dato da
Dio come alleanza affinché potessimo porre la forza della
sua vita là dove regna la morte a causa del nostro
peccato, e così distruggerlo. Il corpo spezzato e il
sangue versato di Cristo, cioè la sua libertà offerta,
si sono convertiti attraverso i segni eucaristici nella
nuova fonte della libertà redenta degli uomini. In Lui
abbiamo la promessa di una redenzione definitiva e la
speranza certa dei beni futuri. Attraverso Cristo sappiamo
che non siamo dei viandanti verso l’abisso, verso il
silenzio del nulla o della morte, ma siamo dei pellegrini
verso una terra promessa, verso di Lui, che è la nostra
meta e anche la nostra origine.
Cari
amici, preparatevi ad essere apostoli con Cristo e come
Cristo, per essere compagni di viaggio e servitori degli
uomini.
Come
vivere questi anni di preparazione? Anzitutto devono
essere anni di silenzio interiore, di orazione costante,
di studio assiduo e di prudente inserimento nell’azione
e nelle strutture pastorali della Chiesa. La Chiesa è
comunità e istituzione, famiglia e missione, creata da
Cristo mediante lo Spirito Santo e, allo stesso tempo,
risultato di quanti la costituiamo con la nostra santità
e con i nostri peccati. Così ha voluto Dio, che non
disdegna di fare di poveri e peccatori suoi amici e
strumenti di redenzione del genere umano. La santità
della Chiesa è prima di tutto la santità oggettiva della
persona stessa di Cristo, del suo Vangelo e dei suoi
Sacramenti, la santità di quella forza dall’alto che
l’anima e la sospinge. Noi dobbiamo esser santi per non
creare una contraddizione fra il segno che siamo e la
realtà che vogliamo significare.
Meditate
bene questo mistero della Chiesa, vivendo gli anni della
vostra formazione con gioia profonda, in atteggiamento di
docilità, di lucidità e di radicale fedeltà evangelica,
come pure in amorevole relazione con il tempo e le persone
fra le quali vivete. Nessuno sceglie il contesto, né i
destinatari della propria missione. Ogni epoca ha i suoi
problemi, ma Dio offre in ogni tempo la grazia opportuna
per farsene carico e superarli con amore e realismo. Per
questo, in ogni circostanza in cui si trovi, e per quanto
dura essa sia, il sacerdote deve portare frutto in ogni
ambito di opere buone, custodendo, a tale scopo, sempre
vive nel proprio cuore le parole del giorno
dell’ordinazione, quelle con le quali lo si esortava a
configurare la propria vita al mistero della croce del
Signore.
Configurarsi
a Cristo comporta, cari seminaristi, identificarsi sempre
di più con Colui che per noi si è fatto servo, sacerdote
e vittima. Configurarsi a Lui è, in realtà, il compito
per il quale ogni sacerdote deve spendere per tutta la
vita. Già sappiamo che tale compito ci sorpassa e non
potremo raggiungerlo pienamente, però, come dice san
Paolo, corriamo verso la meta sperando di raggiungerla
(cfr Fil 3,12-14).
Tuttavia,
Cristo, Sommo Sacerdote, è anche il Buon Pastore che
custodisce le proprie pecore sino a dar la vita per esse
(cfr Gv 10,11). Per imitare anche in ciò il
Signore, il vostro cuore deve andare maturando in
seminario, rimanendo totalmente a disposizione del
Maestro. Tale disponibilità, che è dono dello Spirito
Santo, è quella che ispira la decisione di vivere nel
celibato per il Regno dei cieli, il distacco dai beni
terreni, l’austerità della vita e l’obbedienza
sincera senza dissimulazione.
Chiedete
quindi a Lui che vi conceda di imitarlo nella sua carità
fino all’estremo verso tutti, senza escludere i lontani
e i peccatori, così che, con il vostro aiuto, si
convertano e ritornino sulla retta via. Chiedetegli che vi
insegni a stare molto vicini agli infermi e ai poveri, con
semplicità e generosità. Affrontate questa sfida senza
complessi, né mediocrità, anzi come un modo
significativo di realizzare la vita umana nella gratuità
e nel servizio, quali testimoni di Dio fatto uomo,
messaggeri dell’altissima dignità della persona umana
e, di conseguenza, suoi incondizionati difensori.
Sostenuti dal suo amore, non lasciatevi intimorire da un
ambiente nel quale si pretende di escludere Dio e nel
quale il potere, il possedere o il piacere sono spesso i
principali criteri sui quali si regge l’esistenza. Può
darsi che vi disprezzino, come si suole fare verso coloro
che richiamano mete più alte o smascherano gli idoli
dinanzi ai quali oggi molti si prostrano. Sarà allora che
una vita profondamente radicata in Cristo si rivelerà
realmente come una novità, attraendo con forza coloro che
veramente cercano Dio, la verità e la giustizia.
Incoraggiati
dai vostri formatori, aprite la vostra anima alla luce del
Signore per vedere se questo cammino, che richiede audacia
e autenticità, è il vostro, avanzando fino al sacerdozio
solo se sarete fermamente persuasi che Dio vi chiama ad
essere suoi ministri e fermamente decisi ad esercitarlo
obbedendo alle disposizioni della Chiesa.
Con tale
fiducia, imparate da Colui che definì se stesso come mite
e umile di cuore, abbandonando per questo ogni desiderio
umano, in modo che non cerchiate voi stessi, ma con il
vostro comportamento siate di edificazione per i vostri
fratelli, come ha fatto il santo patrono del clero
secolare spagnolo, san Giovanni d’Avila. Animati dal suo
esempio, guardate soprattutto la Vergine Maria, Madre dei
Sacerdoti. Ella saprà forgiare la vostra anima secondo il
modello di Cristo, suo divin Figlio, e vi insegnerà
sempre a custodire i beni che Egli acquistò sul Calvario
per la salvezza del mondo. Amen
PAROLE
DEL SANTO PADRE
Annunzio
della prossima Dichiarazione di San Juan de Ávila
a Dottore della Chiesa Universale
Cari
fratelli,
Con
grande gioia, in questo luogo della santa chiesa
Cattedrale di Santa María La Real de la Almudena,
desidero annunciare ora al Popolo di Dio che, accogliendo
le richieste del Presidente della Conferenza Episcopale
Spagnola, il Cardinale Antonio María Rouco Varela,
Arcivescovo de Madrid, degli altri Fratelli
nell’Episcopato di Spagna, come pure di un gran numero
di Arcivescovi e Vescovi di altre parti del mondo, e di
molti fedeli, dichiarerò prossimamente San Juan de Ávila,
sacerdote, Dottore della Chiesa Universale.
Nel
rendere pubblica questa notizia qui, desidero che la
parola e l’esempio di questo esimio Pastore illumini i
sacerdoti e coloro che si preparano con gioia e speranza a
ricevere, un giorno, la Sacra Ordinazione.
Invito
tutti a rivolgere lo sguardo verso di lui, e raccomando
alla sua intercessione i Vescovi di Spagna e di tutto il
mondo, come pure i sacerdoti e seminaristi, perché,
perseverando nella stessa fede della quale egli fu
maestro, plasmino il loro cuore secondo i sentimenti di
Gesù Cristo, il Buon Pastore, al quale sia gloria e onore
nei secoli dei secoli. Amen.
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