DISCORSO
ALLA DELEGAZIONE DEL GRAN RABBINATO D'ISRAELE (9 MARZO 2009)
Radio
Vaticana 12 marzo 2009
Il
Papa alla delegazione del Gran Rabbinato d’Israele:
vengo in Terra Santa come pellegrino di pace. In autunno
la visita alla Sinagoga di Roma
Un’occasione
per rafforzare la pace e il dialogo interreligioso: è
quanto auspica Benedetto XVI per la sua prossima visita in
Terra Santa, in programma a maggio. Il Papa ne ha parlato
stamani nell’udienza, in Vaticano, alla delegazione del
Gran Rabbinato d’Israele e della Commissione della Santa
Sede per i rapporti religiosi con l’Ebraismo. Un momento
significativo per ribadire la relazione speciale tra
cattolici ed ebrei. Il Papa ha ricordato che il
rafforzamento di questo dialogo è frutto del viaggio di
Giovanni Paolo II in Terra Santa nel 2000, da cui sono
scaturiti gli incontri tra i due organismi. Il servizio di
Alessandro Gisotti:
Visiterò
la Terra Santa come pellegrino “per pregare specialmente
per il dono prezioso dell’unità e della pace nella
regione come anche per la famiglia umana in tutto il
mondo”: Benedetto XVI ha sintetizzato, così, gli
intenti del suo atteso viaggio apostolico in programma a
maggio:
“May my visit also help to deepen the dialogue…”
“Possa la mia visita – è stato il suo auspicio –
approfondire il dialogo della Chiesa con il popolo ebreo
affinché ebrei, cristiani e musulmani possano vivere in
pace e armonia in questa Terra Santa”. Il Papa ha quindi
messo l’accento sui frutti prodotti dal dialogo
ebraico-cristiano. Un dialogo, ha detto, che, come insegna
la “Nostra Aetate” è “necessario e possibile”
giacché abbiamo “un ricco patrimonio spirituale in
comune”. Ed ha ribadito il “suo personale impegno” a
far avanzare la visione delineata dal documento del
Concilio Vaticano II:
“Working together you have become increasingly aware…”
“Lavorando assieme – ha detto rivolgendosi alle due
delegazioni – vi siete sempre più resi conto dei valori
comuni che sono alla base delle nostre rispettive
tradizioni religiose”. Il Papa ha enumerato alcuni dei
temi fondamentali affrontati negli incontri annuali
bilaterali a Roma e Gerusalemme: “la santità della
vita, i valori famigliari, la giustizia sociale e il
comportamento morale” e, ancora, “l’educazione, la
relazione tra le autorità civili e religiose, la libertà
religiosa e di coscienza”. Nelle dichiarazioni comuni al
termine degli incontri, ha costatato il Pontefice, sono
state “evidenziate” le idee radicate in entrambe le
nostre rispettive convinzioni religiose non mancando
tuttavia di affrontare le differenze:
“The Church recognizes that the beginnings of her
faith are found…”
“La Chiesa – ha proseguito – riconosce che
l’origine della propria fede” è fondata
sull’intervento divino “nella vita del popolo ebreo e
che qui risiede l’unicità della nostra relazione”. I
cristiani, è stata la sua riflessione, sono “felici di
riconoscere che le proprie radici si basano sulla stessa
auto-rivelazione di Dio” di cui si alimenta
l’esperienza religiosa del popolo ebreo.
Nel suo indirizzo d’omaggio il rabbino capo di Haifa,
Shear Yashuv Cohen, ha sottolineato che quest’incontro
rappresenta un momento positivo nel dialogo tra Chiesa
cattolica e mondo ebraico. Quindi, ha ringraziato il Papa
per aver rinnovato il suo impegno a proseguire sulla
strada tracciata dalla “Nostra Aetate”, rifiutando
ogni forma di antisemitismo e di negazionismo
dell’Olocausto. Infine, ha lodato il ruolo costruttivo
dell’Osservatore vaticano all’Onu per far sì che la
prossima Conferenza internazionale di Durban sul razzismo
non si trasformi in un’occasione per attaccare lo Stato
d’Israele.
Al termine dell’udienza in Vaticano, la delegazione del
Gran Rabbinato d’Israele ha tenuto una conferenza stampa
nella Sala Marconi della nostra emittente, moderata dal
direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico
Lombardi. Il capo della delegazione, il Rabbino Cohen, ha
sottolineato che le parole di Benedetto XVI chiudono
definitivamente la vicenda Williamson, confermando che la
Santa Sede rifiuta ogni forma di negazionismo
dell’Olocausto. Si è poi detto convinto che anche da un
momento di difficoltà, come quello recentemente vissuto
tra cattolici ed ebrei, si possono trarre delle opportunità
positive per rafforzare il dialogo. Il rabbino capo di
Haifa ha quindi auspicato che la storia della Shoah venga
inserita tra le materie di insegnamento nelle scuole
cattoliche. Il rabbino Cohen non ha mancato di soffermarsi
sul prossimo viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa. Le
aspettative, ha spiegato, sono molto alte da parte di
tutti gli israeliani. Cohen ha espresso l’augurio che
questa visita del Papa offrirà un’occasione di pace per
tutta la regione del Medio Oriente.
In autunno la visita del Papa alla Sinagoga di Roma
“Una visita del Papa alla Sinagoga di Roma è prevista,
ma non c’è ancora una data certa”. Così il direttore
della Sala Stampa Padre Federico Lombardi, in risposta al
presidente della Comunità ebraica romana, Riccardo
Pacifici dopo che, intervenendo ad una trasmissione
televisiva aveva parlato di una imminente visita di
Benedetto XVI alla Sinagoga della Capitale”. Il
cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato ha
aggiunto: ''Siamo molto contenti di questa visita il papa-
ci andra' volentieri''.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE
Dear
Catholic Delegates,
It gives
me great pleasure to welcome you, the delegation of the
Chief Rabbinate of Israel, together with Catholic
participants led by the Holy See's Commission for
Religious Relations with the Jews. The important dialogue
in which you are engaged is a fruit of the historical
visit of my beloved predecessor Pope John Paul II to the
Holy Land in March 2000. It was his wish to enter into a
dialogue with Jewish religious institutions in Israel and
his encouragement was decisive to attaining this goal.
Receiving the two Chief Rabbis of Israel in January 2004
he called this dialogue a "sign of great hope".
During
these seven years not only has the friendship between the
Commission and the Chief Rabbinate increased, but you have
also been able to reflect on important themes which are
relevant to the Jewish and Christian traditions alike.
Because we recognize a common rich spiritual patrimony a
dialogue based on mutual understanding and respect is, as Nostra
Aetate (n.4) recommends, necessary and
possible.
Working
together you have become increasingly aware of the common
values which stand at the basis of our respective
religious traditions, studying them during the seven
meetings held either here in Rome or in Jerusalem. You
have reflected on the sanctity of life, family values,
social justice and ethical conduct, the importance of the
word of God expressed in Holy Scriptures for society and
education, the relationship between religious and civil
authority and the freedom of religion and conscience. In
the common declarations released after every meeting, the
views which are rooted in both our respective religious
convictions have been highlighted, while the differences
of understanding have also been acknowledged. The Church
recognizes that the beginnings of her faith are found in
the historical divine intervention in the life of the
Jewish people and that here our unique relationship has
its foundation. The Jewish people, who were chosen as the
elected people, communicate to the whole human family,
knowledge of and fidelity to the one, unique and true God.
Christians gladly acknowledge that their own roots are
found in the same self-revelation of God, in which the
religious experience of the Jewish people is nourished.
As you
know, I am preparing to visit the Holy Land as a pilgrim.
My intention is to pray especially for the precious gift
of unity and peace both within the region and for the
worldwide human family. As Psalm 125 brings to mind, God
protects his people: "As the mountains are round
about Jerusalem, so the Lord is round about his people,
from this time forth and for evermore". May my visit
also help to deepen the dialogue of the Church with the
Jewish people so that Jews and Christians and also Muslims
may live in peace and harmony in this Holy Land.
I thank
you for your visit and I renew my personal commitment to
advancing the vision set out for coming generations in the
Second Vatican Council's declaration Nostra Aetate.