Gli
angusti spazi, caratterizzati da volte a botte ribassate,
furono scavati dagli architetti rinascimentali per
preparare le fondamenta dell’attuale basilica.
La pianta
delle grotte vaticane, che si diramano in nicchie,
corridoi e cappelle laterali, è quella di una chiesa a
tre navate (le così dette grotte vecchie) con
cappelle che ospitano le sepolture dei papi; l’abside
semicircolare della chiesa, con cappelle e monumenti
funebri, (le così dette grotte nuove) ha come
centro ideale la cappella di San Pietro, alla quale
corrisponde, sopra le grotte, l’altare papale e, nella
necropoli sotterranea, la tomba dell'Apostolo Pietro, il
primo papa romano.
Le grotte
vaticane costituiscono un complesso monumentale suggestivo
per le tante memorie storiche. Oltre a custodire le tombe
di numerosi pontefici, le grotte sono ricche di opere
d’arte provenienti dall’antica basilica.
Sotto le grotte si estende una necropoli con antichi
sepolcri cristiani e la zona sacra della tomba di San
Pietro.
Tra le
opere d’arte notevoli conservate nelle grotte vanno
almeno ricordati i frammenti di affreschi attribuiti a
Pietro Cavallini, opere in bronzo di Antonio Pollaiolo
(ornamenti della tomba di Papa Sisto IV, scolpita nel
1493) e sculture di Arnolfo di Cambio (monumento funebre
di Papa Bonifacio VIII)
Le
sepolture
Farsi
seppellire nelle Grotte Vaticane, vicino alla tomba di
Pietro, è stato il desiderio di molti papi, re e regine;
così come lo fu per i primi cristiani e anche per i
pagani.
Tra le più
antiche personalità sepolte nelle Grotte ricordiamo
l’appena venticinquenne papa tedesco Gregorio V
(996-999), l’imperatore Ottone II (morto a Roma nel 983)
e Adriano IV (1154-1159), unico papa inglese della storia;
papa Bonifacio VIII (1294-1303), che proclamò il primo
Anno Santo del Giubileo e che riposa sotto la splendida
scultura di Arnolfo di Cambio; papa Pio VI Braschi (morto
prigioniero dei francesi nel 1779) è racchiuso in un
sarcofago paleocristiano, ma rivive nel marmo in cui
Antonio Canova lo immortalò in preghiera. Tra i re,
ancora Giacomo III Stuart e i suoi figli, come pure la
regina Cristina di Svezia (1626-1689), attigua alla
nicchia di Giovanni Paolo II e a pochi passi da quella
cripta della Confessione il papa polacco è stato tante
volte a pregare, come il papa Braschi del Canova.
Se si
eccettuano gli ultimi Papi sepolti nelle Grotte Vaticane
(Benedetto XV, Pio XI e Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo
I e II), molti Pontefici del passato preferirono invece
essere sepolti altrove: Pio IX, per esempio, riposa nella
basilica di San Lorenzo fuori le Mura, Leone XIII in San
Giovanni in Laterano.
Pio XI,
morto nel 1939, desiderò così ardentemente essere
sepolto “quanto più vicino fosse possibile alla
Confessione di Pietro” che il suo successore, Pio XII,
ordinò una vasta campagna archeologica intorno alla tomba
di Pietro per stabilire l’autenticità di quel luogo.
La tomba
di Pietro
Gli scavi
per la ricerca della tomba dell'Apostolo si svolsero
nascostamente per dieci anni, anche durante la seconda
guerra mondiale. Nessuno aveva mai scavato in quel luogo,
sia per timore di profanarlo, sia perché per la
tradizione era quella l’unica certa sepoltura di San
Pietro. Con significativa continuità vi furono, infatti,
edificati sopra tre altari: quello di Gregorio Magno
(590-604), quello di Callisto II (1123) e l’attuale che
risale a Clemente VIII (1594). Questi scavi della campagna
1939-1949 hanno fatto venire alla luce un’intera
necropoli, una specie di piccola Pompei sorta sul colle
Vaticano, nel luogo in cui Pietro subì il martirio
“insieme ad un gran numero di eletti” e fu sepolto: il
Circo di Nerone, segnato al centro dell’obelisco
egiziano che fu poi spostato al centro di Piazza San
Pietro, a indicare la rivoluzione copernicana portata dal
cristianesimo.
Intorno
alla poverissima sepoltura di Pietro – avvenuta nella
nuda terra – erano infatti sorte le antiche tombe
pagane, vere e proprie domus in muratura con urne
cinerarie, tombe, sarcofagi e bellissimi dipinti
parietali: una vera e propria città dei morti dove la
vita quotidiana tranquillamente si prolungava; e dove
sulle terrazze, estive, addirittura si organizzavano
banchetti, il cosiddetto refrigerium.
Questa
necropoli, visitabile a piccoli gruppi guidati, portò gli
archeologi alla tomba di Pietro: quell’apparentemente
insignificante tumulo di terra verso cui erano orientate
le tombe, anche pagane, e che un muro di rispetto metteva
in evidenza. Il famoso “muro rosso” davanti al quale
già nel II secolo fu eretta l’edicola del “trofeo di
Gaio” che, con le sue colonnine, segnava l’ingresso
alla “tomba gloriosa” dell’Apostolo Pietro: qui
Costantino eresse nel VI secolo un’edicola che
corrisponde all’attuale Confessione.
Sempre ai
tempi di Costantino furono scoperchiati i tetti della
necropoli pagana, così da interrarla e renderla una
solida base per le fondamenta della basilica costruita
sulle ossa di Pietro: si sapeva che dietro quelle mura
stava la sua tomba, il luogo era certo per tradizione ma
nessuno avrebbe osato aprirlo, profanarlo, traslarne le
ossa.
Sul muro
costruito ai tempi di Costantino, l’epigrafista
Margherita Guarducci trovò centinaia di graffiti con
invocazioni a Cristo e a Pietro. Penetrati infine nella
tomba, gli archeologi, guidati da monsignor Kaas,
trovarono un piccolo ossario con la scritta in greco,
interpretata come “Pietro è qui”, che diede loro la
certezza che “quello” era il luogo. Pio XII ne diede
l’annuncio alla radio in occasione dell’Anno Santo del
1950: “È stata trovata la tomba del Principe degli
Apostoli”. Ma l’ossario si trovò vuoto. Solo nel 1953
il ritrovamento fortunoso di alcune ossa d’un uomo di
60-70 anni, avvolte in un prezioso panno di porpora in
tessuto con fili d’oro e con attendibilità provenienti
dal loculo (ma spostate ai tempi di Costantino
nell’edicola, come rivelano frammenti di muro rosso),
diedero a Paolo VI la convinzione che doveva trattarsi con
ogni probabilità dei resti del corpo di San Pietro: lì
fece racchiudere in una scatola di plexiglas insieme ad un
cartiglio chiuso in cui si afferma che questi resti “si
pensa” siano dell’Apostolo Pietro.
Se al
centro della cupola di Michelangelo si appendesse un filo
a piombo, esso andrebbe a cadere esattamente su quella
modesta scatola di plexiglas, confermando una tradizione
di duemila anni di arte e fede. Si capirà allora meglio
il significato della Confessione di Pietro, quella nicchia
da cui risplende a mosaico l’icona bizantina di Cristo,
visibile anche dalla balaustra di San Pietro, che arde
delle sue novantanove lampade votive; sotto l’icona, la
preziosa cassetta non contiene le ossa di Pietro (che si
trovano più in basso) bensì i pallii (stole con croci)
che il Papa conferisce ai neo-eletti vescovi metropoliti
per segnare il loro legame con Pietro.
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