Fonte: Radio Vaticana, 3 novembre 2005
IERI SERA, BENEDETTO XVI ALLE GROTTE VATICANE PER UN MOMENTO DI PREGHIERA PRESSO LE TOMBE DEI PAPI. IL PONTEFICE HA RICORDATO IN PARTICOLARE IL SUO AMATO PREDECESSORE, GIOVANNI PAOLO II, A SETTE MESI DALLA MORTE
Come annunciato all’Angelus di martedì scorso, festa di Ognissanti, Benedetto XVI si è recato ieri sera alle Grotte Vaticane per pregare presso la tomba di San Pietro e degli altri Pontefici. Un pensiero speciale è stato rivolto dal Papa al suo predecessore, Giovanni Paolo
II. Il servizio di Alessandro Gisotti:
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Unendosi spiritualmente a quanti si sono recati nei cimiteri per la commemorazione dei fedeli defunti, Benedetto XVI si è raccolto presso le tombe dei Pontefici. Una visita svoltasi in forma strettamente privata, in un clima di particolare emozione. Ascoltiamo le parole con le quali il Santo Padre ha introdotto il momento di preghiera:
“In queste Grotte Vaticane, affidiamo alla misericordia del Padre coloro che qui hanno il loro sepolcro e attendono la risurrezione della carne, in particolare Giovanni Paolo II e gli altri Sommi Pontefici che hanno svolto il servizio di Pastore della Chiesa universale, perché siano partecipi dell’eterna liturgia del cielo”.
Già all’udienza generale di ieri mattina, Benedetto XVI aveva ricordato il suo amato predecessore, a sette mesi esatti dalla morte, il 2 aprile scorso. “Nella ricorrenza della sua ordinazione sacerdotale e del suo onomastico – aveva detto il Pontefice ai pellegrini riuniti in piazza San Pietro – rendiamo grazie a Dio per i frutti della vita e del Ministero di questo Servo di Dio”. Proprio un primo novembre, quello del 1946, Giovanni Paolo II veniva ordinato sacerdote. Domani poi, Festa di San Carlo
Borromeo, si festeggiava l’onomastico di Papa Karol
Wojtyla. Come tutti ricordano, proprio l’allora cardinale Joseph Ratzinger
presiedette le esequie di Giovanni Paolo II, l’8 aprile scorso. Un’omelia, quella pronunciata dal futuro Pontefice, il cui ricordo è vivissimo nel cuore di quanti hanno amato Papa
Wojtyla:
“L’amore di Cristo fu la forza dominante nel nostro amato Santo Padre. Chi lo ha visto pregare, chi lo ha sentito predicare, lo sa. E così, grazie a questo profondo radicamento in Cristo ha potuto portare un peso, che va oltre le forze puramente umane: essere pastore del gregge di Cristo, della sua Chiesa universale”.
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