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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 5 maggio 2008
La
Guardia Svizzera è una scuola di vita al servizio del
Papa: così, Benedetto XVI ai membri del Corpo fondato da
Giulio II, in occasione del giuramento di 33 nuove reclute
Nel
suo servizio al Papa e alla Chiesa, la Guardia Svizzera
Pontificia è anche “una scuola di vita”: è
l’elogio rivolto da Benedetto XVI ai membri del Corpo
fondato da Giulio II nel 1506, ricevuti stamani in udienza
nella Sala Clementina con i loro famigliari. Occasione
dell’udienza, il giuramento di 33 nuovi alabardieri, che
avverrà domani pomeriggio nel Cortile San Damaso del
Palazzo apostolico. Il giuramento sarà preceduto dalla
commemorazione dell'eroica morte di 147 soldati elvetici,
caduti in difesa del Sommo Pontefice durante il Sacco di
Roma del 1527. Benedetto XVI ha pronunciato il suo
discorso nelle lingue ufficiali della Confederazione
elvetica: tedesco, italiano e francese. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
“Sotto l’uniforme ognuno è una persona unica e
irripetibile, chiamata da Dio a servire il suo Regno di
amore e di pace”: è quanto sottolineato da Benedetto
XVI, che ha invitato le Guardie Svizzere a coltivare
“sempre la preghiera e la vita spirituale”. Il Papa ha
espresso gli auguri alle nuove reclute ed ha rinnovato la
sua gratitudine al Corpo della Guardia svizzera, chiamato
a vigilare sulla sicurezza del Romano Pontefice e della
sua dimora:
“Cari amici, vi ringrazio tutti per la generosità
e la dedizione con cui operate a servizio del Papa. Il
Signore vi ricompensi e vi colmi di abbondanti favori
celesti”.
Il Papa si è quindi soffermato sull’identità e i
compiti delle Guardie Svizzere, che, ha ricordato, nel
2006 hanno celebrato con importanti manifestazioni il
quinto centenario di fondazione. Fu quella, ha rilevato,
una circostanza propizia per cogliere “i profondi
mutamenti del contesto sociale in cui, attraverso i
secoli, la Santa Sede è stata chiamata a vivere e
operare”. Sullo sfondo di “tale impressionante
evoluzione”, ha costatato il Pontefice, “ancor più
risalta ciò che non muta” come l’identità delle
Guardie Svizzere:
“Nach fünf Jahrhunderten ist der Geist unverändert,
der junge Schweizer...“
“A distanza di cinque secoli”, ha affermato, è
rimasto “immutato” “lo spirito di fede che spinge
giovani svizzeri a lasciare la loro bella terra per venire
a prestare servizio al Papa in Vaticano”. Uguale, ha
proseguito, è “l’amore per la Chiesa Cattolica” a
cui rendete testimonianza “più che con le parole, con
le vostre persone”:
“La Garde Suisse est aussi une école de vie…”
La Guardia Svizzera, ha aggiunto, “è anche una
scuola di vita” e, durante l’esperienza in Vaticano,
molti giovani hanno potuto scoprire la propria vocazione:
al matrimonio come alla vita consacrata. “E’ questo un
motivo di lode a Dio, ma - ha riconosciuto - anche di
apprezzamento per il vostro Corpo”. L’udienza è stata
contrassegnata da un clima festoso per la presenza dei
famigliari delle Guardie. Il Papa ha avuto per loro parole
d’affetto:
“Sono contento specialmente di accogliere tanti
bambini, che sono i fiori più belli delle vostre famiglie
e ci ricordano l’amore di predilezione che Gesù nutriva
per i piccoli”.
Benedetto XVI non poi ha mancato di fare un riferimento
alla caratteristica divisa delle Guardie Svizzere così
riconoscibile e così ricca di significato.“Le vostre
storiche uniformi - ha detto - parlano ai pellegrini e
turisti di ogni parte del mondo di qualcosa che malgrado
tutto non muta, parlano cioè del vostro impegno di
servire Dio servendo “il servo dei suoi servi”.
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Signor
Comandante,
care
Guardie Svizzere e gentili familiari!
In
occasione dell’annuale cerimonia del giuramento, che avrà
luogo domani, sono lieto di potervi incontrare tutti
insieme, per formulare i miei migliori auguri alle nuove
reclute e per rinnovare all’intero Corpo della Guardia
Svizzera Pontificia l’espressione del mio affetto e
della mia riconoscenza. Saluto in particolare il
Comandante e il Cappellano, assicurando ad essi la mia
preghiera per il loro impegnativo servizio; ed estendo con
gioia il mio pensiero alle Autorità Svizzere ed ai
numerosi familiari, che in questi giorni rallegrano con la
loro presenza il vostro piccolo Quartiere in Vaticano,
care Guardie. Sono contento specialmente di accogliere
tanti bambini, che sono i fiori più belli delle vostre
famiglie e ci ricordano l’amore di predilezione che Gesù
nutriva per i piccoli.
Signor
Comandante,
care
Guardie Svizzere e gentili familiari!
In
occasione dell’annuale cerimonia del giuramento, che avrà
luogo domani, sono lieto di potervi incontrare tutti
insieme, per formulare i miei migliori auguri alle nuove
reclute e per rinnovare all’intero Corpo della Guardia
Svizzera Pontificia l’espressione del mio affetto e
della mia riconoscenza. Saluto in particolare il
Comandante e il Cappellano, assicurando ad essi la mia
preghiera per il loro impegnativo servizio; ed estendo con
gioia il mio pensiero alle Autorità Svizzere ed ai
numerosi familiari, che in questi giorni rallegrano con la
loro presenza il vostro piccolo Quartiere in Vaticano,
care Guardie. Sono contento specialmente di accogliere
tanti bambini, che sono i fiori più belli delle vostre
famiglie e ci ricordano l’amore di predilezione che Gesù
nutriva per i piccoli.
Due anni
fa, nel 2006, è stato celebrato con importanti
manifestazioni il quinto centenario di fondazione del
vostro Corpo. Fu, quella, una circostanza propizia per
osservare in prospettiva la vostra storia, cogliendo i
profondi mutamenti del contesto sociale in cui, attraverso
i secoli, la Santa Sede è stata chiamata a vivere e
operare, secondo il mandato affidato da Cristo
all’apostolo Pietro. Proprio sullo sfondo di tale
impressionante evoluzione, ancor più risalta ciò che non
muta, come anche l’identità del vostro piccolo ma
qualificato Corpo, destinato a vigilare sulla sicurezza
del Romano Pontefice e della sua dimora. A distanza di
cinque secoli, immutato è rimasto lo spirito di fede che
spinge giovani svizzeri a lasciare la loro bella terra per
venire a prestare servizio al Papa in Vaticano. Uguale è
l’amore per la Chiesa Cattolica, alla quale voi rendete
testimonianza, più che con le parole, con le vostre
persone, che, grazie alla caratteristica divisa, sono ben
riconoscibili agli ingressi del Vaticano e nelle Udienze
pontificie. Le vostre storiche uniformi parlano a
pellegrini e turisti di ogni parte del mondo di qualcosa
che malgrado tutto non muta, parlano cioè del vostro
impegno di servire Dio servendo il "servo dei suoi
servi".
Mi
rivolgo in particolare a voi, nuovi Alabardieri. Sappiate
anzitutto assimilare questo spirito cristiano ed
ecclesiale, che è la base e il motore di ogni attività
che svolgerete. Coltivate sempre la preghiera e la vita
spirituale, valorizzando per questo la preziosa presenza
del Cappellano. Siate aperti, semplici e leali. Sappiate
apprezzare anche le differenze di personalità e di
carattere che ci sono tra di voi, perché sotto
l’uniforme ognuno è una persona unica e irripetibile,
chiamata da Dio a servire il suo Regno di amore e di pace.
Come sapete, la Guardia Svizzera è anche una scuola di
vita, e durante l’esperienza in Vaticano molti vostri
predecessori hanno potuto scoprire la propria vocazione:
al matrimonio cristiano, al sacerdozio, alla vita
consacrata. E’ questo un motivo di lode a Dio, ma anche
di apprezzamento per il vostro Corpo.
Cari
amici, vi ringrazio tutti per la generosità e la
dedizione con cui operate a servizio del Papa. Il Signore
vi ricompensi e vi colmi di abbondanti favori celesti. Vi
affido alla materna protezione di Maria Santissima, che
veneriamo con speciale devozione in questo mese di maggio.
A ciascuno di voi, alle Autorità, alle Personalità
presenti, ai familiari e a tutte le persone a voi care
imparto di cuore la mia Apostolica Benedizione.
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