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UDIENZA
ALL'AMBASCIATORE GUATEMALTECO (31 MAGGIO 2008) |
Fonte,
Radio Vaticana, 31 maggio 2008
I
drammi e le speranze del Guatemala nelle parole del Papa
al nuovo ambasciatore guatemalteco presso la Santa Sede
La
povertà in Guatemala e i drammi della malnutrizione
infantile, della violenza sociale e del traffico di droga
insieme all'impegno della Chiesa di questo Paese
centroamericano al fianco della gente sono stati
affrontati stamani dal Papa nel discorso al nuovo
ambasciatore guatemalteco, Acisclo Valladares Molina, che
ha presentato le Lettere credenziali. Il servizio di Fausta
Speranza.
“Este derecho primario a la alimentación está
intrínsecamente vinculado…”
Il Papa ribadisce il diritto all’alimentazione
denunciando la denutrizione di “numerosi bambini” e
chiedendo “metodi e azioni specifiche che permettano uno
sfruttamento delle risorse che rispetti il patrimonio
della creazione”. Non si deve solo contare sui risultati
della scienza e della tecnologia – avverte il Papa –
ma tener conto del ciclo e del ritmo della natura
conosciuto dalla popolazione rurale, proteggendo gli usi e
le tradizioni delle comunità indigene. Povertà e
emigrazione che “affliggono la popolazione”
necessitano di soluzioni effettive e durature. E Benedetto
XVI chiede programmi che siano ispirati da principi
basilari: dignità della persona, stabilità della
famiglia, educazione ai più importanti valori umani e
cristiani. Il Papa ribadisce che “sulla difesa della
vita umana si basa tutto l’edificio dei diritti
umani”. E, sempre pensando ai minori, il Papa chiede che
tutte le madri possano allevare i propri figli con dignità
evitando "l’ingiustificabile ricorso
all’aborto”. Chiede anche che l’adozione sia sempre
garantita dalla legalità dei dovuti procedimenti.
“El flagelo de la violencia social se agudiza…”
Del “flagello della violenza sociale parla
denunciando diseguaglianze economiche, negligenze e
mancanze nell’assistenza sanitaria, consumo e traffico
di droga, corruzione.
“Se cumple en este año el XXV aniversario de la
primera Visita Pastoral…”
Ricordando che quest’anno si compie il 25.mo
anniversario della prima visita pastorale del Servo di Dio
Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ribadisce la vicinanza
che la Chiesa ha sentito con la popolazione del Guatemala
specialmente nei momenti più difficili; sottolinea la
sollecita adesione dei guatemaltechi al vescovo di Roma e
“la vitalità con cui la Chiesa in Guatemala annuncia il
Vangelo, apre vie di speranza e tende una mano fraterna a
tutti i cittadini, preferibilmente ai più disagiati”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sabato, 31 maggio 2008
Signor
ambasciatore,
1. ricevo
con gioia le lettere che la accreditano come ambasciatore
straordinario e plenipotenziario della Repubblica del
Guatemala presso la Santa Sede. Sono lieto di porgerle il
mio cordiale benvenuto in questo atto solenne con cui ha
inizio la missione che le è stata affidata, e al contempo
le esprimo la mia gratitudine per le parole che mi ha
rivolto, e anche per il deferente saluto che mi ha fatto
pervenire il presidente del suo nobile Paese, l'ingegnere
Álvaro Colom Caballeros. Le chiedo di trasmettergli i
miei migliori voti per lui e per il suo governo,
assicurandolo delle mie preghiere per la sicurezza, il
progresso e l'armoniosa convivenza dell'amato popolo
guatemalteco.
2. Si
compie quest'anno il venticinquesimo anniversario della
prima visita pastorale che il mio venerato Predecessore ha
realizzato in questa bella terra "dell'eterna
primavera". In quella memorabile occasione, il Servo
di Dio Giovanni Paolo II ha potuto manifestare la
sollecitudine con cui la Santa Sede ha accompagnato questa
Nazione nelle sue diverse vicissitudini, dimostrandosi
particolarmente vicina a essa nei momenti più delicati,
per condividere le preoccupazioni del suo popolo e,
soprattutto, per incoraggiarlo ad adoperarsi con abnegazione
per il bene comune.
Signor ambasciatore, so che i guatemaltechi ricambiano
questa sollecitudine con una profonda adesione al Vescovo
di Roma, il che contribuisce a stringere i vincoli di
amicizia che uniscono da tempo il suo Paese alla Santa
Sede, che tiene in grande considerazione queste relazioni
fluide e formula i voti migliori affinché le circostanze
in cui vive il Guatemala permettano un presente colmo di
successi nei diversi ambiti della società e consolidino
una base salda per affrontare un futuro promettente.
3. La
recente visita ad limina dei vescovi guatemaltechi
ci ha offerto un'opportunità magnifica per conoscere più
da vicino la vitalità con cui la Chiesa nella sua Nazione
annuncia il Vangelo, apre vie di speranza e tende una mano
fraterna a tutti i cittadini, in particolare ai più
bisognosi.
In questa ottica, la Chiesa condivide la preoccupazione
delle autorità del Guatemala, come sua eccellenza ha
fatto notare, dinanzi a fenomeni che affliggono una gran
parte della popolazione, quali la povertà e
l'emigrazione. La ricca esperienza ecclesiale, accumulata
nel corso della storia, può contribuire a trovare le
misure per affrontare questi problemi in una prospettiva
umanitaria e per rafforzare la solidarietà,
indispensabile per raggiungere soluzioni effettive e
durature. In tal senso, agli imprescindibili programmi
tecnici ed economici bisogna aggiungere gli altri aspetti
che promuovono la dignità della persona, la stabilità
della famiglia e un'educazione che tenga conto dei valori
umani e cristiani più importanti. Non bisogna neppure
dimenticare quanti hanno dovuto abbandonare la propria
terra, senza smettere di portarla nel cuore. Questo è un
dovere di gratitudine e di giustizia verso quelli che, di
fatto, sono anche una fonte di risorse significative per
la Patria che li ha visti nascere.
4.
Un'altra sfida per il Guatemala è quella di porre rimedio
alla denutrizione di numerosi bambini. Il diritto
all'alimentazione risponde principalmente a una
motivazione etica "dare da mangiare agli
affamati" (cfr Mt 25, 35), che spinge a
condividere i beni materiali quale segno dell'amore di cui
tutti abbiamo bisogno. Come ho già indicato in un'altra
occasione "l'obiettivo di sradicare la fame e, allo
stesso tempo, di poter contare su un'alimentazione sana e
sufficiente, richiede anche metodi e azioni specifici che
consentano uno sfruttamento delle risorse che rispetti il
patrimonio del creato. Lavorare in questa direzione è una
priorità che comporta non solo il beneficiare dei
risultati della scienza, della ricerca e delle tecnologie,
ma anche il tenere conto dei cicli e del ritmo della
natura conosciuti dagli abitanti delle aree rurali così
come il proteggere gli usi tradizionali delle comunità
indigene, mettendo da parte motivazioni egoistiche ed
esclusivamente economiche" (Messaggio al direttore
generale della F.A.O. in occasione della Giornata mondiale
dell'alimentazione, 4 ottobre 2007, n. 3).
5. Questo
diritto primario all'alimentazione è intrinsecamente
vincolato alla tutela e alla difesa della vita umana,
roccia salda e inviolabile su cui si fonda tutto
l'edificio dei diritti umani. Non sarà mai, quindi,
sufficiente lo sforzo che occorre compiere per assistere
le madri, soprattutto quelle che si trovano in gravi
difficoltà, in modo che possano mettere al mondo la
propria prole con dignità, evitando così
l'ingiustificabile ricorso all'aborto. In tal senso,
salvaguardare la vita umana, in particolare quella del
nascituro, la cui innocenza e vulnerabilità sono
maggiori, è un compito sempre attuale, con il quale è
relazionato, per sua propria natura, il far sì che
l'adozione dei bambini sia garantita in ogni momento dalla
legalità dei procedimenti utilizzati a tal fine.
6. Il
flagello della violenza sociale si aggrava spesso per la
mancanza di dialogo e di coesione nei focolari domestici,
le laceranti disuguaglianze economiche, le gravi
negligenze e deficienze sanitarie, il consumo e il
traffico della droga e la piaga della corruzione. Constato
con soddisfazione i passi che sono stati compiuti nella
sua Nazione nella lotta contro queste tragedie, sforzi che
devono continuare, promuovendo la cooperazione di tutti
per porvi fine attraverso lo sviluppo dei retti valori e
la lotta all'illegalità, all'impunità e alla corruzione.
7. Signor
ambasciatore, prima di concludere questo incontro, vorrei
felicitarmi con lei e con la sua famiglia, come pure con
gli altri membri di questa Missione diplomatica e
formularvi i miei voti migliori nel momento in cui sua
eccellenza assume nuovamente l'onorevole responsabilità
di rappresentare il suo Paese presso la Santa Sede. Sia
certo che troverà sempre l'aiuto di cui avrà bisogno
presso i miei collaboratori in un così alto compito.
Mentre
affido alla materna intercessione di Nuestra Señora
del Rosario il popolo e le autorità guatemalteche,
supplico ferventemente Dio di benedire e di accompagnare
il cammino che la sua Patria sta percorrendo, affinché in
essa risplendano continuamente le stelle della pace, della
giustizia, della prosperità e della concordia fraterna.
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