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DISCORSO
ALL'AMBASCIATORE CUBANO |
Radio
Vaticana, 10 dicembre 2009
Rispettare
la dignità della persona nella malattia nonostante le
sollecitazioni della società efficientistica: così il
Papa all’Hospice Sacro Cuore al Gianicolo
◊ Il
valore della dignità umana anche nella malattia, che oggi
si scontra con la mentalità prevalente che mette al
centro l’efficienza fisica. Questo il cuore del discorso
di Benedetto XVI che ha visitato questa mattina l'Hospice
Sacro Cuore, al Gianicolo, un centro di cure palliative
gratuite per malati terminali, che si occupa anche di
formazione e ricerca. Il Papa è stato accolto, tra gli
altri, dal cardinale vicario Agostino Vallini, dal
presidente del Circolo San Pietro, Duca Leopoldo Torlonia,
e dal presidente della Fondazione Roma, Emmanuele
Emanuele. Forte la commozione dei malati e dei familiari
presenti. Le parole del Pontefice nel servizio di Roberta
Barbi:
“Oggi, la prevalente mentalità efficientistica
tende spesso ad emarginare queste persone, ritenendole un
peso ed un problema per la società. Chi ha il senso della
dignità umana sa, invece, che esse vanno rispettate e
sostenute mentre affrontano le difficoltà e la sofferenza
legate alle loro condizioni di salute”.
Il Papa, in visita all’Hospice Sacro Cuore che ospita
malati di cancro in fase terminale, persone affette da
Alzheimer e da Sla, loda l’utilizzo che il Centro fa
delle cure palliative.
“… le quali sono in grado di lenire le pene che
derivano dalla malattia e di aiutare le persone inferme a
viverla con dignità. Tuttavia, accanto alle
indispensabili cure cliniche, occorre offrire ai malati
gesti concreti di amore, di vicinanza e di cristiana
solidarietà per venire incontro al loro bisogno di
comprensione, di conforto e di costante
incoraggiamento”.
Benedetto XVI parla con commozione dei momenti di crisi
e di smarrimento che inevitabilmente vivono i malati
giunti alla fine della vita e porta loro il messaggio di
speranza di Cristo, che cammina accanto ai sofferenti
facendo sue le ferite del corpo e dello spirito.
“Sono venuto per offrire a ciascuno una concreta
testimonianza di vicinanza e di affetto. Vi assicuro la
mia preghiera, e vi invito a trovare in Gesù sostegno e
conforto, per non perdere mai la fiducia e la speranza. La
vostra malattia è una prova ben dolorosa e singolare, ma
davanti al mistero di Dio, che ha assunto la nostra carne
mortale, essa acquista il suo senso e diventa dono e
occasione di santificazione”.
E ha aggiunto:
“Quando la sofferenza e lo sconforto si fanno più
forti, pensate che Cristo vi sta associando alla sua croce
perché vuole dire attraverso voi una parola di amore a
quanti hanno smarrito la strada della vita e, chiusi nel
proprio vuoto egoismo, vivono nel peccato e nella
lontananza da Dio. Infatti, le vostre condizioni di salute
testimoniano che la vita vera non è qui, ma presso Dio,
dove ognuno di noi troverà la sua gioia se avrà
umilmente posto i suoi passi dietro a quelli dell’uomo
più vero: Gesù di Nazaret, Maestro e Signore”.
Il Papa sottolinea come la malattia possa diventare una
particolare esperienza in questo tempo d’Avvento in cui
si attende con gioia la nascita di Gesù, la cui venuta
significa salvezza.
“Il tempo dell’Avvento, nel quale siamo immersi,
ci parla della visita di Dio e ci invita a preparagli la
strada. Alla luce della fede possiamo leggere nella
malattia e nella sofferenza una particolare esperienza
dell’Avvento, una visita di Dio che in modo misterioso
viene incontro per liberare dalla solitudine e dal
non-senso e trasformare il dolore in tempo di incontro con
Lui, di speranza e di salvezza. Il Signore viene, è qui,
accanto a noi! Questa certezza cristiana ci aiuti a
comprendere anche la “tribolazione” come il modo con
cui Egli può venire incontro e diventare per ciascuno il
“Dio vicino” che libera e salva”.
Ricordando la figura evangelica del buon samaritano che
“prova compassione e si prende cura del prossimo”, il
Santo Padre incoraggia l’opera del personale sanitario e
dei volontari del Circolo di San Pietro che ogni giorno
offrono agli ospiti e ai loro congiunti “un’assistenza
adeguata e attenta alle esigenze di ciascuno”.
“E’ quanto viene felicemente realizzato qui,
all’Hospice Fondazione Roma, che pone al centro del
proprio impegno la cura e l’accoglienza premurosa dei
malati e dei loro familiari, in consonanza con quanto
insegna la Chiesa, la quale, attraverso i secoli, si è
mostrata sempre come madre amorevole di coloro che
soffrono nel corpo e nello spirito”.
DISCORSO
DEL PAPA
Cari
fratelli e sorelle!
Ho
accolto volentieri l’invito a rendere visita all’Hospice
Fondazione Roma e sono molto lieto di essere in mezzo a
voi. Rivolgo il mio cordiale pensiero al Cardinale Vicario
Agostino Vallini, agli Eccellentissimi Vescovi Ausiliari
ed ai Sacerdoti presenti. Ringrazio vivamente il Professor
Emmanuele Emanuele, Presidente della Fondazione Roma, e
Don Leopoldo dei Duchi Torlonia, Presidente del Circolo
San Pietro, per le significative parole che mi hanno
cortesemente rivolto. Con loro saluto la Dirigenza dell’Hospice
Fondazione Roma, il suo Presidente, Ing. Alessandro
Falez, il Personale sanitario, infermieristico e
amministrativo, le Suore e quanti prestano in diverso modo
la loro opera in questa benemerita istituzione. Rivolgo
poi un particolare apprezzamento ai Volontari del Circolo
San Pietro, dei quali mi è noto lo zelo e la generosità
con cui portano aiuto e conforto ai malati ed ai loro
familiari. L’Hospice Fondazione Roma è nato nel
1998, con la denominazione di Hospice Sacro Cuore,
per iniziativa dell’allora Presidente Generale del
Circolo San Pietro, Don Marcello dei Marchesi Sacchetti,
che saluto con viva e grata deferenza. Compito di tale
istituzione è la cura dei pazienti terminali, per
alleviarne il più possibile le sofferenze e accompagnarli
amorevolmente nel decorso della malattia. I ricoverati
nell’Hospice, in undici anni, sono passati da tre
a più di trenta, seguiti quotidianamente dai medici,
dagli infermieri e dai volontari. A questi dobbiamo
aggiungere i novanta assistiti a domicilio. Tutto ciò
contribuisce a fare dell’Hospice Fondazione Roma,
che nel tempo si è arricchito dell’Unità Alzheimer e
di un progetto di assistenza sperimentale rivolto a
persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica, una
realtà particolarmente significativa, nel panorama della
sanità romana.
Cari
amici! Sappiamo come alcune gravi patologie producano
inevitabilmente nei malati momenti di crisi, di
smarrimento e un serio confronto con la propria situazione
personale. I progressi nelle scienze mediche spesso
offrono gli strumenti necessari ad affrontare questa
sfida, almeno relativamente agli aspetti fisici. Tuttavia,
non sempre è possibile trovare una cura per ogni
malattia, e, di conseguenza, negli ospedali e nelle
strutture sanitarie di tutto il mondo ci si imbatte
sovente nella sofferenza di tanti fratelli e sorelle
incurabili, e spesso in fase terminale. Oggi, la
prevalente mentalità efficientistica tende spesso ad
emarginare queste persone, ritenendole un peso ed un
problema per la società. Chi ha il senso della dignità
umana sa, invece, che esse vanno rispettate e sostenute
mentre affrontano le difficoltà e la sofferenza legate
alle loro condizioni di salute. A tale scopo, oggi si
ricorre sempre più all’utilizzo di cure palliative, le
quali sono in grado di lenire le pene che derivano dalla
malattia e di aiutare le persone inferme a viverla con
dignità. Tuttavia, accanto alle indispensabili cure
cliniche, occorre offrire ai malati gesti concreti di
amore, di vicinanza e di cristiana solidarietà per venire
incontro al loro bisogno di comprensione, di conforto e di
costante incoraggiamento. È quanto viene felicemente
realizzato qui, all’Hospice Fondazione Roma, che
pone al centro del proprio impegno la cura e
l’accoglienza premurosa dei malati e dei loro familiari,
in consonanza con quanto insegna la Chiesa, la quale,
attraverso i secoli, si è mostrata sempre come madre
amorevole di coloro che soffrono nel corpo e nello
spirito. Nel compiacermi per la lodevole opera svolta,
desidero incoraggiare quanti, facendosi icone concrete del
buon samaritano, che "prova compassione e si prende
cura del prossimo" (cfr Lc 10,34), offrono
quotidianamente agli ospiti ed ai loro congiunti
un’assistenza adeguata e attenta alle esigenze di
ciascuno.
Cari
malati, cari familiari, vi ho appena incontrato
singolarmente, e ho visto nei vostri occhi la fede e la
forza che vi sostengono nelle difficoltà. Sono venuto per
offrire a ciascuno una concreta testimonianza di vicinanza
e di affetto. Vi assicuro la mia preghiera, e vi invito a
trovare in Gesù sostegno e conforto, per non perdere mai
la fiducia e la speranza. La vostra malattia è una prova
ben dolorosa e singolare, ma davanti al mistero di Dio,
che ha assunto la nostra carne mortale, essa acquista il
suo senso e diventa dono e occasione di santificazione.
Quando la sofferenza e lo sconforto si fanno più forti,
pensate che Cristo vi sta associando alla sua croce perché
vuole dire attraverso voi una parola di amore a quanti
hanno smarrito la strada della vita e, chiusi nel proprio
vuoto egoismo, vivono nel peccato e nella lontananza da
Dio. Infatti, le vostre condizioni di salute testimoniano
che la vita vera non è qui, ma presso Dio, dove ognuno di
noi troverà la sua gioia se avrà umilmente posto i suoi
passi dietro a quelli dell’uomo più vero: Gesù di
Nazaret, Maestro e Signore.
Il tempo
dell’Avvento, nel quale siamo immersi, ci parla della
visita di Dio e ci invita a preparagli la strada. Alla
luce della fede possiamo leggere nella malattia e nella
sofferenza una particolare esperienza dell’Avvento, una
visita di Dio che in modo misterioso viene incontro per
liberare dalla solitudine e dal non-senso e trasformare il
dolore in tempo di incontro con Lui, di speranza e di
salvezza. Il Signore viene, è qui, accanto a noi! Questa
certezza cristiana ci aiuti a comprendere anche la
"tribolazione" come il modo con cui Egli
può venire incontro e diventare per ciascuno il "Dio
vicino" che libera e salva. Il Natale, al quale ci
stiamo preparando, ci offre la possibilità di contemplare
il Santo Bambino, la luce vera che viene in questo mondo
per manifestare "la grazia di Dio, che porta salvezza
a tutti gli uomini" (Tt 2,11). A lui, con i
sentimenti di Maria, tutti affidiamo noi stessi, la nostra
vita e le nostre speranze. Cari fratelli e sorelle! Con
questi pensieri invoco su ciascuno di voi la materna
protezione della Madre di Gesù, che il popolo cristiano
nella tribolazione invoca come Salus infirmorum e
vi imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica,
pegno di spirituale ed intima letizia e di autentica pace
nel Signore.
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