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INCONTRO PROMOSSO
DAL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI (17 MAGGIO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 15 maggio 2008
Il Papa:
nell’accoglienza degli immigrati, i cristiani abbiano
come riferimento la persona di Cristo. Appello in favore
dei ricongiungimenti familiari
Favorire
il ricongiungimento familiare dei migranti: è l’appello
lanciato stamani da Benedetto XVI durante l’udienza ai
partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio della
pastorale dei migranti e gli itineranti, guidati dal
cardinale presidente Renato Raffaele Martino. Il Papa ha
rinnovato l’esortazione a dialogare ed accogliere con
amore i migranti nel bisogno. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Impegnarsi nell’accoglienza dei migranti con
un’attenzione particolare al “grave problema del
ricongiungimento famigliare”: è l’esortazione levata
dal Papa nell’udienza ai membri del dicastero della
pastorale dei migranti e degli Itineranti. Temi, questi,
ha ricordato il Papa, che sono stati richiamati nel
recente viaggio apostolico negli Stati Uniti d’America.
Benedetto XVI ha rinnovato l’impegno della Chiesa “a
favore non solo della persona migrante, ma anche della sua
famiglia, comunità d’amore e fattore di
integrazione”:
“Non bisogna dimenticare che la famiglia, anche
quella migrante e itinerante, costituisce la cellula
originaria della società, da non distruggere, ma da
difendere con coraggio e pazienza. Essa rappresenta la
comunità nella quale fin dall’infanzia si è formati ad
adorare e amare Dio, apprendendo la grammatica dei valori
umani e morali e imparando a fare buon uso della libertà
nella verità”.
Il Papa ha quindi sottolineato che nell’attuale mondo
globalizzato, la mobilità umana rappresenta “una
frontiera importante per la nuova evangelizzazione”. Ed
ha ribadito la radice evangelica del dovere
all’accoglienza verso i migranti bisognosi:
“Nella sua azione di accoglienza e di dialogo con
i migranti e gli itineranti, la comunità cristiana ha,
come punto di riferimento costante, la persona di Cristo
nostro Signore. Egli ha lasciato ai suoi discepoli una
regola d’oro secondo cui impostare la propria vita: il
comandamento nuovo dell’amore”.
Il Papa si è soffermato sull’importanza della
pastorale famigliare per i migranti che deve trovare
nell’Eucaristia il suo riferimento fondamentale:
“Chi va a Messa – e bisogna facilitarne la
celebrazione anche per i migranti e gli itineranti –
trova nell’Eucaristia un fortissimo rimando alla propria
famiglia, al proprio matrimonio, ed è incoraggiato a
vivere la propria situazione in prospettiva di fede,
cercando nella grazia divina la forza necessaria per
riuscirvi”.
Dal canto suo, il cardinale Renato Raffaele Martino ha
esortato tutti gli uomini di fede a mostrarsi accoglienti
verso i migranti bisognosi, ribadendo la centralità della
famiglia e della dignità di ogni essere umano.
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Signori
Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
Sono
lieto di accogliervi in occasione della Sessione Plenaria
del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e
gli Itineranti. Saluto in particolare il Presidente, il
Signor Cardinale Renato Raffaele Martino, che ringrazio
per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro,
illustrando le varie sfaccettature dell’interessante
tema che avete affrontato in questi giorni. Saluto pure il
Segretario, l’Arcivescovo Agostino Marchetto, Mons.
Sotto-Segretario, gli Officiali e gli Esperti, i Membri e
i Consultori. Rivolgo a tutti un cordiale pensiero di
gratitudine per il lavoro compiuto e per l’impegno
profuso a concretizzare quanto discusso e intravisto in
questi giorni per il bene di tutte le famiglie.
Durante
la recente visita negli Stati Uniti d’America, ho avuto
modo di incoraggiare quel grande Paese a continuare nel
suo impegno di accoglienza verso quei fratelli e sorelle
che lì giungono venendo, in genere, da Paesi poveri. Ho
segnalato in particolare il grave problema del
ricongiungimento familiare, tema che avevo già affrontato
nel Messaggio per la 93.ma Giornata Mondiale
del Migrante e del Rifugiato, dedicato proprio al tema
della famiglia migrante. Mi è qui caro ricordare che in
più circostanze ho presentato l’icona della Sacra
Famiglia come modello delle famiglie migranti, riferendomi
all’immagine proposta dal mio venerato Predecessore, il
Papa Pio XII, nella Costituzione apostolica Exsul
Familia, che costituisce la “magna charta” della
pastorale migratoria (cfr AAS 44, 1952, p. 649).
Inoltre, nei Messaggi degli anni 1980, 1986 e 1993, il mio
venerato Predecessore Giovanni Paolo II ha inteso
sottolineare l’impegno ecclesiale a favore non solo
della persona migrante, ma anche della sua famiglia,
comunità d’amore e fattore di integrazione.
Innanzitutto
mi piace riaffermare che la sollecitudine della Chiesa
verso la famiglia migrante nulla toglie all’interesse
pastorale per quella in mobilità. Anzi, questo impegno a
mantenere un’unità di visione e di azione fra le due
“ali” (migrazione e itineranza) della mobilità umana
può aiutare a comprendere la vastità del fenomeno ed
essere, al tempo stesso, di stimolo a tutti per una
specifica pastorale, incoraggiata dai Sommi Pontefici e
auspicata dal Concilio Ecumenico Vaticano II e
adeguatamente sostenuta da documenti elaborati dal vostro
Pontificio Consiglio, come anche da Congressi e Riunioni.
Non bisogna dimenticare che la famiglia, anche quella
migrante e itinerante, costituisce la cellula originaria
della società, da non distruggere, ma da difendere con
coraggio e pazienza. Essa rappresenta la comunità nella
quale fin dall’infanzia si è formati ad adorare e amare
Dio, apprendendo la grammatica dei valori umani e morali e
imparando a fare buon uso della libertà nella verità.
Purtroppo in non poche situazioni questo avviene con
difficoltà, specialmente nel caso di chi è investito dal
fenomeno della mobilità umana.
Inoltre,
nella sua azione di accoglienza e di dialogo con i
migranti e gli itineranti, la comunità cristiana ha, come
punto di riferimento costante, la persona di Cristo nostro
Signore. Egli ha lasciato ai suoi discepoli una regola
d’oro secondo cui impostare la propria vita: il
comandamento nuovo dell’amore. L’amore che ha vissuto,
fino alla morte e alla morte di croce, Cristo continua a
trasmetterlo alla Chiesa, mediante il Vangelo e i
Sacramenti, specialmente la Santissima Eucaristia. E’
molto significativo, a questo proposito, che la Liturgia
preveda la celebrazione del Sacramento del Matrimonio nel
cuore della Celebrazione eucaristica. E’ con ciò
segnalato il profondo legame che unisce i due Sacramenti.
Gli sposi nella loro vita quotidiana devono ispirare il
loro comportamento all’esempio di Cristo che “ha amato
la Chiesa e ha dato se stesso per lei” (Ef 5,25):
tale supremo gesto d’amore viene ripresentato in ogni
Celebrazione eucaristica. Opportunamente, pertanto, la
pastorale familiare si rifarà a questo dato sacramentale
come a suo riferimento di fondamentale importanza. Chi va
a Messa – e bisogna facilitarne la celebrazione anche
per i migranti e gli itineranti – trova
nell’Eucaristia un fortissimo rimando alla propria
famiglia, al proprio matrimonio, ed è incoraggiato a
vivere la propria situazione in prospettiva di fede,
cercando nella grazia divina la forza necessaria per
riuscirvi.
A nessuno
sfugge, infine, che la mobilità umana rappresenta,
nell’attuale mondo globalizzato, una frontiera
importante per la nuova evangelizzazione. Vi incoraggio
perciò a proseguire nel vostro impegno pastorale con
rinnovato zelo, mentre, da parte mia, vi assicuro la mia
vicinanza spirituale. Vi accompagno con la preghiera,
perché lo Spirito Santo renda proficua ogni vostra
iniziativa. Invoco, a tal fine, la materna protezione di
Maria Santissima, Nostra Signora del Cammino, perché
aiuti ogni uomo e ogni donna a conoscere il suo Figlio Gesù
Cristo e a ricevere da Lui il dono della salvezza. Con
questo auspicio, di cuore imparto la Benedizione
Apostolica a voi e alle persone che vi sono care, nonché
a tutti i migranti e gli itineranti nel vasto mondo e alle
loro famiglie.
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