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IL
PAPA AGLI IMPRENDITORI ROMANI (18
MARZO 2010) |
Radio
Vaticana, 18 marzo 2010
Il
Papa agli imprenditori romani: il lavoro dignitoso per
tutti sia un obiettivo prioritario
La
dignità della persona umana sia sempre al centro
dell’economia, anche in tempi di crisi: Benedetto XVI lo
ha ribadito con forza stamani parlando ai membri
dell’Unione Industriali e delle Imprese di Roma,
ricevuti in Vaticano. Dal Papa anche una viva esortazione
a far sì che venga garantito un lavoro dignitoso per
tutti e a cogliere l’opportunità della crisi per
rivedere i modelli di sviluppo. L’indirizzo d’omaggio
al Pontefice è stato rivolto dal presidente del sodalizio
imprenditoriale, Aurelio Regina. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Anche in tempi di crisi economica, le imprese siano
sempre al servizio dell’uomo: è l’esortazione rivolta
dal Papa agli industriali e imprenditori di Roma. Il
Pontefice ha riecheggiato la sua Enciclica “Caritas in
Veritate” per ribadire la necessità di porre la persona
“al centro dell’economia e della finanza”. Ed ha
ribadito che la politica non deve essere subordinata ai
meccanismi finanziari. Quindi, ha rivolto il pensiero alla
grande emergenza della disoccupazione, specie giovanile.
“L’accesso ad un lavoro dignitoso per tutti”, ha
avvertito, deve essere un “obiettivo prioritario”:
“Ciò che guida la Chiesa nel farsi promotrice di
un simile traguardo è il convincimento che il lavoro è
un bene per l’uomo, per la famiglia e per la società,
ed è fonte di libertà e di responsabilità”.
“Nel raggiungimento di tali obiettivi – ha
osservato – sono ovviamente coinvolti, assieme ad altri
soggetti sociali, gli imprenditori, che vanno
particolarmente incoraggiati nel loro impegno a servizio
della società e del bene comune”. Il Papa ha
riconosciuto i tanti sacrifici che bisogna affrontare
“per aprire o tenere nel mercato la propria impresa” e
“per non licenziare i propri lavoratori dipendenti”.
Le piccole realtà imprenditoriali, ha constatato, sono
alle prese con il credito meno accessibile, mentre è
molto forte la concorrenza nei mercati globalizzati:
“In tale contesto, è importante saper vincere
quella mentalità individualistica e materialistica che
suggerisce di distogliere gli investimenti dall’economia
reale per privilegiare l’impiego dei propri capitali nei
mercati finanziari, in vista di rendimenti più facili e
più rapidi”.
Serve, ha soggiunto, un umanesimo cristiano che ravvivi
la carità anche nelle attività imprenditoriali, nelle
scelte economiche e finanziarie. Il Papa ha indicato
alcune vie per contrastare la crisi: mettersi in rete con
altre realtà sociali, investire in ricerca ed
innovazione, non praticare un’ingiusta concorrenza tra
imprese e non dimenticare i propri doveri sociali:
“La stessa crisi finanziaria ha
mostrato che entro un mercato sconvolto da fallimenti a
catena, hanno resistito quei soggetti economici capaci di
attenersi a comportamenti morali e attenti ai bisogni del
proprio territorio”.
Il Papa ha anzi sottolineato che la crisi va vissuta
con fiducia “perché può essere considerata
un’opportunità dal punto di vista della revisione dei
modelli di sviluppo e di una nuova organizzazione del
mondo della finanza”. D’altronde, ha rilevato,
l’imprenditoria italiana ha avuto successo proprio
grazie alle relazioni personali, ai rapporti di
collaborazione e fiducia reciproca:
“L’impresa
può essere vitale e produrre 'ricchezza sociale' se a
guidare gli imprenditori e i manager è uno sguardo
lungimirante, che preferisce l’investimento a lungo
termine al profitto speculativo e che promuove
l’innovazione anziché pensare ad accumulare ricchezza
solo per sé”.
DISCORSO
DEL PAPA
Gentile
Presidente,
illustri
Signori e Signore!
Sono
lieto di porgere il mio cordiale benvenuto a ciascuno di
voi, in questa vigilia della festa di San Giuseppe, che è
un esempio per tutti coloro che operano nel mondo del
lavoro. Rivolgo il mio deferente pensiero al Dottor
Aurelio Regina, Presidente dell’Unione degli Industriali
e delle Imprese di Roma, ringraziandolo per le cortesi
espressioni che mi ha indirizzato. Con lui saluto la
Giunta e il Consiglio direttivo del Sodalizio.
La realtà
imprenditoriale romana, formata in gran parte da piccole e
medie imprese, è una delle più importanti associazioni
territoriali appartenenti alla Confindustria, che oggi
opera anch’essa in un contesto caratterizzato dalla
globalizzazione, dagli effetti negativi della recente
crisi finanziaria, dalla cosiddetta "finanziarizzazione"
dell’economia e delle stesse imprese. Si tratta di una
situazione complessa, perché la crisi attuale ha
sottoposto a dura prova i sistemi economici e produttivi
dei vari Paesi. Tuttavia, essa va vissuta con fiducia,
perché può essere considerata un’opportunità dal
punto di vista della revisione dei modelli di sviluppo e
di una nuova organizzazione del mondo della finanza, un
"tempo nuovo"
- com’è stato detto - di profondo ripensamento.
Nell’Enciclica
sociale, Caritas in veritate, ho notato che veniamo
da una fase di sviluppo in cui si è privilegiato ciò che
è materiale e tecnico, rispetto a ciò che è etico e
spirituale, ed ho incoraggiato a porre al centro
dell’economia e della finanza la persona (cfr n. 25),
che Cristo svela nella sua dignità più profonda.
Proponendo, inoltre, che la politica non sia subordinata
ai meccanismi finanziari, ho sollecitato la riforma e la
creazione di ordinamenti giuridici e politici
internazionali (cfr n. 67), proporzionati alle strutture
globali dell’economia e della finanza, per conseguire più
efficacemente il bene comune della famiglia umana.
Seguendo le orme dei miei predecessori, ho ribadito che
l’aumento della disoccupazione, specie giovanile,
l’impoverimento economico di molti lavoratori e
l’emersione di nuove forme di schiavitù, esigono come
obiettivo prioritario l’accesso ad un lavoro dignitoso
per tutti (cfr nn. 32 e 63). Ciò che guida la Chiesa nel
farsi promotrice di un simile traguardo è il
convincimento che il lavoro è un bene per l’uomo, per
la famiglia e per la società, ed è fonte di libertà e
di responsabilità. Nel raggiungimento di tali obiettivi
sono ovviamente coinvolti, assieme ad altri soggetti
sociali, gli imprenditori, che vanno particolarmente
incoraggiati nel loro impegno a servizio della società e
del bene comune.
Nessuno
ignora quanti sacrifici occorre affrontare per aprire o
tenere nel mercato la propria impresa, quale "comunità
di persone" che produce beni e servizi e che, quindi,
non ha come unico scopo il profitto, peraltro necessario.
In particolare le piccole e medie imprese risultano sempre
più bisognose di finanziamento, mentre il credito appare
meno accessibile ed è molto forte la concorrenza nei
mercati globalizzati, specie da parte di quei Paesi dove
non vi sono – o sono minimi – i sistemi di protezione
sociale per i lavoratori. Ne deriva che l’elevato costo
del lavoro rende i propri prodotti e servizi meno
competitivi e sono richiesti sacrifici non piccoli per non
licenziare i propri lavoratori dipendenti e consentire ad
essi l’aggiornamento professionale.
In tale
contesto, è importante saper vincere quella mentalità
individualistica e materialistica che suggerisce di
distogliere gli investimenti dall’economia reale per
privilegiare l’impiego dei propri capitali nei mercati
finanziari, in vista di rendimenti più facili e più
rapidi. Mi permetto di ricordare che invece le vie più
sicure per contrastare il declino del sistema
imprenditoriale del proprio territorio consistono nel
mettersi in rete con altre realtà sociali, investire in
ricerca ed innovazione, non praticare un’ingiusta
concorrenza tra imprese, non dimenticare i propri doveri
sociali ed incentivare una produttività di qualità per
rispondere ai reali bisogni della gente. Esistono varie
riprove che la vita di un’impresa dipende dalla sua
attenzione a tutti i soggetti con cui intesse relazioni,
dall’eticità del suo progetto e della sua attività. La
stessa crisi finanziaria ha mostrato che entro un mercato
sconvolto da fallimenti a catena, hanno resistito quei
soggetti economici capaci di attenersi a comportamenti
morali e attenti ai bisogni del proprio territorio. Il
successo dell’imprenditoria italiana, specie in alcune
regioni, è sempre stato caratterizzato dall’importanza
assegnata alla rete di relazioni che essa ha saputo
tessere con i lavoratori e con le altre realtà
imprenditoriali, mediante rapporti di collaborazione e di
fiducia reciproca. L’impresa può essere vitale e
produrre "ricchezza sociale" se a guidare gli
imprenditori e i manager è uno sguardo
lungimirante, che preferisce l’investimento a lungo
termine al profitto speculativo e che promuove
l’innovazione anziché pensare ad accumulare ricchezza
solo per sé.
L’imprenditore
attento al bene comune è chiamato a vedere la propria
attività sempre nel quadro di un tutto plurale. Tale
impostazione genera, mediante la dedizione personale e la
fraternità vissuta concretamente nelle scelte economiche
e finanziarie, un mercato più competitivo ed insieme più
civile, animato dallo spirito di servizio. E’ chiaro che
una simile logica di impresa presuppone certe motivazioni,
una certa visione dell’uomo e della vita; un umanesimo,
cioè, che nasca dalla consapevolezza di essere chiamati
come singoli e comunità a far parte dell’unica famiglia
di Dio, che ci ha creati a sua immagine e somiglianza e ci
ha redenti in Cristo; un umanesimo che ravvivi la carità
e si faccia guidare dalla verità; un umanesimo aperto a
Dio e proprio per questo aperto all’uomo e ad una vita
intesa come compito solidale e gioioso (cfr n. 78). Lo
sviluppo, in qualsiasi settore dell’esistenza umana,
implica anche apertura al trascendente, alla dimensione
spirituale della vita, alla fiducia in Dio, all’amore,
alla fraternità, all’accoglienza, alla giustizia, alla
pace (cfr n. 79). Mi piace sottolineare tutto questo
mentre ci troviamo in Quaresima, tempo propizio per la
revisione dei propri atteggiamenti profondi e per
interrogarsi sulla coerenza tra i fini a cui tendiamo e i
mezzi che utilizziamo.
Gentili
Signori e Signore, vi lascio queste riflessioni. E, mentre
vi ringrazio per la vostra visita, auguro ogni bene per
l’attività economica, come pure per quella associativa,
e volentieri imparto a voi e a tutti i vostri cari la mia
Benedizione.
©
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