FONTE: Jesus, n. 4; aprile 2004
LA MISSIONE secondo Ratzinger
di Elio Guerriero
Conta di più l’obbligo dell’annuncio e della missione o il rispetto e il dialogo con l’altro? La fede è inesausta ricerca del volto di Dio oppure è orgogliosa coscienza della verità? Secondo il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, queste contrapposizioni non hanno senso. Perché la rivelazione non è possesso, ma dono esigente.
In linea con le ultime pubblicazioni del cardinale Joseph Ratzinger, In cammino verso Gesù Cristo (San Paolo, pp. 142, € 12,50) che in Germania ha avuto successo di critica e di pubblico è una raccolta di conferenze e interventi vari. Nulla a che vedere, tuttavia, con la silloge di articoli di professori e ricercatori. Alle diverse opere del cardinale, difatti, soggiace una profonda unità di carattere ecclesiale. Invitato per ricorrenze e celebrazioni dalle diverse comunità locali, egli ha modo di entrare nell’intimo della vita e del sentire ecclesiale. I suoi interventi si configurano allora come richiamo cosciente, come invito ininterrotto a
ripristinare la pienezza della vita ecclesiale.

In cammino verso Gesù Cristo nasce dalla percezione dell’affievolirsi affievolirsi della fede in Gesù Cristo anche nella comunità cristiana. Come osservava, peraltro, l editoriale del numero di febbraio di Jesus, è serio ai nostri giorni il rischio di una comprensione etica del cristianesimo che «svuota l’annuncio dell’Evangelo di ogni forza che viene da Dio». L’antidoto offerto dal cardinale è un invito pressante ad accostarsi al Gesù annunciato dai Vangeli. L’uomo di Nazaret non è una persona comune e neppure un avvocato benevolo della condizione umana, che tutto consente e tutto scusa. Al
contrario il Figlio dell’uomo è figura esigente e provocatoria, è richiamo insistente verso Dio, è a sua volta Signore e Dio.
L’opera è divisa in tre parti. Con riferimento ai sensi spirituali possiamo dire che la prima è segnata dal vedere, la seconda dal gusto, la terza dal sentire. Ratzinger avvia il discorso con la domanda apparentemente ingenua di alcuni greci che si rivolgono a Filippo chiedendo di vedere Gesù (Giovanni 12,20). L’interrogativo, tuttavia, manifesta il desiderio dell’uomo di ogni tempo di vedere Dio. Dall’homo sapiens che solleva il volto dalla terra, fino a Mosè che al Sinai può vedere le spalle di Dio vi è come un unico desiderio che attraversa la storia dell’uomo. A questo anelito Dio risponde venendo incontro all uomo nell’Incarnazione.
All’apice della rivelazione, tuttavia, Cristo si presenta coperto di sangue e di ferite. Egli è il servo che «non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi» (Isaia 53,2).

(foto AP/Osservatore Romano).
Qui Ratzinger incrocia l’estetica teologica di von Balthasar, la bellezza attraversata dall’azione drammatica del Figlio di Dio il quale si lascia crocifiggere, e diviene splendente proprio nella sua crocifissione e nel suo sacrificio. Anzi l’estrema gloria di Dio si manifesta sulla croce alla quale gli uomini sono invitati a guardare come all unico luogo che dà salvezza. «Guarderanno a Colui che hanno trafitto» è un versetto di Giovanni molto caro al cardinale.
All’incontro tra Padre e Figlio l autore introduce con una riflessione sul Vangelo quaresimale delle tentazioni. A ogni provocazione del maligno che tenta di limitare Gesù ai suoi bisogni, perfino alle esigenze della sua causa, egli ogni volta risponde rimandando al Padre, al desiderio di vederlo e di incontrarlo. Comincia allora a farsi strada il concetto di comunione. Questa non è preclusa ai discepoli, anzi il Figlio mette a disposizione il suo corpo sacrificato, la sua carne offerta in Eucaristia. Ieri come oggi i fedeli sono dunque invitati alla comunione non solo nella celebrazione liturgica ma nella vita quotidiana con la quale contribuiscono a formare
il corpo della Chiesa, pegno di salvezza per tutti gli uomini.

Immagine del cosmo stellato (foto Reuters/Nasa).
A sorpresa la terza parte (quella del sentire cattolico) è introdotta da una riflessione sulla missione intesa non solo come incarico, ma anche come dono per i credenti e per tutti gli uomini. Oggi si parla molto di rispetto dei popoli, si condanna il proselitismo, viene invocata l’inculturazione. Il cardinale non nega queste esigenze. Ricorda, tuttavia, che al credente è stato consegnato un grande dono con la preghiera di trasmetterlo ad altri.
Elio Guerriero, "Jesus", aprile 2004