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IL
PAPA INCONTRA I GIOVANI (25
MARZO 2010) |
Radio
Vaticana, 26 marzo 2010
L'affetto
di 70mila giovani per Benedetto XVI. Il Papa: è nel dono
di sé che si trova la vera vita
◊ Dio
ha un progetto su ciascuno di noi. Non bisogna vivere la
vita per se stessi ma come dono: è questo, in sintesi,
quanto il Papa ha detto agli oltre 70mila giovani di Roma
e del Lazio ma anche di altre parti di Italia, che si sono
riuniti ieri sera in Piazza San Pietro in vista della
Giornata mondiale della gioventù che quest’anno si
svolgerà a livello diocesano la Domenica delle Palme, ma
anche per il 25.mo anniversario della Gmg, promossa per la
prima volta da Giovanni Paolo II a Roma nel 1985. E’
stata una grande festa con canti, testimonianze e
l’ingresso in piazza della Croce delle Gmg e dell'icona
di Maria Salus Populi Romani, accolta dalle fiaccole dei
giovani. Il servizio di Debora Donnini.
(canto)
Le note dell’inno della Gmg del 2000, “Emmanuel”,
hanno fatto riecheggiare le parole che Giovanni Paolo II
rivolse ai giovani proprio in occasione della Gmg del 2000
a Roma: “Questo chiasso, Roma non lo dimenticherà
mai!”. A 25 anni di distanza, ancora una volta migliaia
di giovani in festa si sono stretti attorno al Papa. Sono
giovani delle parrocchie, dei movimenti e dei gruppi
ecclesiali e anche una delegazione di Madrid, in vista
della Gmg del 2011. Accolto dalla gioia e da grandi
applausi dei ragazzi, Benedetto XVI ha fatto il giro della
piazza con la papa-mobile, salutando sorridente a sua
volta. Una vicinanza riecheggiata anche nelle parole del
cardinale vicario Agostino Vallini. “I giovani amano il
Papa - ha detto - e la ringraziano della fulgida
testimonianza di fede e amore in Gesù crocifisso, morto e
risorto, anche nell'affrontare le prove e le
incomprensioni''.
Tre le domande che i giovani hanno rivolto al Papa:
domande sul senso della vita, su come poter fare
l’esperienza di essere guardati da Cristo e su come
trovare la forza per scelte coraggiose. Ma in fondo, la
domanda centrale che i giovani fanno al Papa è quella che
costituisce il tema di questa Gmg: “Maestro buono, che
cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”,
tratta dal Vangelo letto durante l’incontro. Nessuno di
noi può immaginare cosa sia la vita eterna perché fuori
dalla nostra esperienza, spiega il Papa, ma l’essenziale
è non buttare via la vita che abbiamo. Come vivere la
vita in pienezza è la domanda anche del giovane ricco.
Per fare questo è importante prima di tutto conoscere
Dio, dice Benedetto XVI. Quindi è centrale amare Dio e il
prossimo:
“I Dieci Comandamenti ai quali Gesù, nella sua
risposta, accenna sono solo una esplicitazione del
Comandamento dell’amore: sono – per così dire –
regole dell’amore, indicano la strada dell’amore con
questi punti essenziali: la famiglia come fondamento della
società, la vita da rispettare come dono di Dio,
l’ordine della sessualità, della relazione tra uomo e
donna, l’ordine sociale e, finalmente, la Verità.
Questi elementi essenziali esplicitano la strada
dell’amore: come realmente amare e trovare la via
retta”.
C’è una volontà fondamentale di Dio che è identica
per noi tutti, ricorda ancora, ma Dio poi ha un progetto
preciso con ogni uomo nella totalità della storia e che
ogni uomo deve trovare nelle sue circostanze. Ed è nel
dono di sé che si trova la vita vera nelle diverse
possibilità: nel volontariato, in una comunità di
preghiera, in un movimento. Così la vita diventa forse
non troppo facile, ma bella e felice.
Ma come si può fare oggi esperienza dell’essere
guardati con amore da Gesù? Questa esperienza si può
fare, risponde Benedetto XVI. Prima di tutto, bisogna
conoscere il Gesù dei Vangeli e poi conoscerlo con il
cuore, parlare con lui nella preghiera. Ci vuole il cuore
e la ragione. Quindi bisogna ascoltare la Parola di Gesù
nella comunione con la Chiesa, impegnarsi per il prossimo
e accostarsi ai Sacramenti. Così si fa esperienza
dell’amore di Cristo e così appare anche a me lo
sguardo di Gesù. A volte però – è la terza domanda
rivolta al Papa – ci sono da fare delle rinunce che
appaiono difficili. Come avere la forza di scelte
coraggiose? Le rinunce, risponde Benedetto XVI, si fanno
se hanno un perché, come gli atleti che si preparano alle
Olimpiadi sapendo che vale la pena fare quegli sforzi. In
ogni sport, professione, espressione artistica, l’arte
di essere uomo esige delle rinunce, che ci aiutano a non
cadere nell’abisso della droga, dell’alcool, della
schiavitù del denaro, della sessualità, della pigrizia,
che in un primo momento appaiono come libertà ma sono in
realtà l’inizio di una schiavitù che diventa sempre più
insuperabile:
“Superare con queste rinunce la tentazione del
momento, andare avanti verso il bene crea la vera libertà
e rende preziosa la vita. In questo senso mi sembra che
dobbiamo vedere che senza un ‘no’ a certe cose non
cresce il grande ‘sì’ alla vera vita!”.
In questo senso sono d’aiuto le figure dei santi: San
Francesco, Santa Teresa, gente divenuta non solo libera,
ma una ricchezza per il mondo. Ci aiuta la Parola di Dio,
ricorda Benedetto XVI, la comunità ecclesiale, il
movimento, il volontariato, persone che hanno fatto passi
in avanti e che possono convincermi che questa è la
strada giusta.
Prima del discorso del Papa sono state ripercorse
idealmente le Gmg con le musiche del coro diocesano e
dell’orchestra di mons. Marco Frisina. Era il 1985
quando Giovanni paolo II convocò la prima Giornata
mondiale della gioventù proprio a Roma. Da lì presero il
via: Buenos Aires, Santiago de Compostela, Czestochowa,
Denver e così via fino a Sydney in Australia, nel 2008.
Per ripercorrere questi 25 anni di vita si sono anche
alternate diverse testimonianze di persone che le hanno
vissute: una coppia – lei spagnola, lui italiano – che
si conobbero proprio nell’85 a Roma e che oggi hanno
cinque figli. Ma anche quella dell’attrice Beatrice Fazi,
che dopo un periodo di lontananza dalla fede nel 2000 vede
i giovani a Roma provenienti da tutto il mondo e rimane
colpita, sente quasi una promessa. Più tardi si avvicinerà
alla Chiesa e comincerà un percorso di fede che la
condurrà a sposarsi e essere madre di tre figli. Forte
anche l’esperienza di Davide Martini, oggi diacono. Un
incontro che è anche un appuntamento per tutti questi
giovani in cerca di Cristo: a Madrid per la Gmg del 2011!
(canto)
DISCORSO
DEL PAPA
D:
Padre Santo il giovane del Vangelo ha chiesto a Gesù:
maestro buono cosa devo fare per avere la vita eterna? Io
non so neanche cosa è la vita eterna. Non riesco ad
immaginarmela, ma una cosa la so: non voglio buttare la
mia vita, voglio viverla fino in fondo e non da sola. Ho
paura che questo non avvenga, ho paura di pensare solo a
me stessa, di sbagliare tutto e di ritrovarmi senza una
meta da raggiungere, vivendo alla giornata. E’ possibile
fare della mia vita qualcosa di bello e di grande?
Cari
giovani,
prima di
rispondere alla domanda vorrei dire grazie di cuore per
tutta la vostra presenza, per questa meravigliosa
testimonianza della fede, del voler vivere in comunione
con Gesù, per il vostro entusiasmo nel seguire Gesù e
vivere bene. Grazie!
Ed ora la
domanda. Lei ci ha detto che non sa cosa sia la vita
eterna e non sa immaginarsela. Nessuno di noi è in grado
di immaginare la vita eterna, perché è fuori della
nostra esperienza. Tuttavia, possiamo cominciare a
comprendere che cosa sia la vita eterna, e penso che lei,
con la sua domanda, ci abbia dato una descrizione
dell’essenziale della vita eterna, cioè della vera
vita: non buttare via la vita, viverla in profondità, non
vivere per se stessi, non vivere alla giornata, ma vivere
realmente la vita nella sua ricchezza e nella sua totalità.
E come fare? Questa è la grande questione, con la quale
anche il ricco del Vangelo è venuto al Signore (cfr Mc
10,17). A prima vista, la risposta del Signore appare
molto secca. Tutto sommato, dice: osserva i comandamenti
(cfr Mc 10,19). Ma dietro, se riflettiamo bene, se
ascoltiamo bene il Signore, nella totalità del Vangelo,
troviamo la grande saggezza della Parola di Dio, di Gesù.
I comandamenti, secondo un’altra Parola di Gesù, sono
riassunti in quest’unico: amare Dio con tutto il cuore,
con tutta la ragione, con tutta l’esistenza e amare il
prossimo come se stesso. Amare Dio, suppone conoscere Dio,
riconoscere Dio. E questo è il primo passo che dobbiamo
fare: cercare di conoscere Dio. E così sappiamo che la
nostra vita non esiste per caso, non è un caso. La mia
vita è voluta da Dio dall’eternità. Io sono amato,
sono necessario. Dio ha un progetto con me nella totalità
della storia; ha un progetto proprio per me. La mia vita
è importante e anche necessaria. L’amore eterno mi ha
creato in profondità e mi aspetta. Quindi, questo è il
primo punto: conoscere, cercare di conoscere Dio e così
capire che la vita è un dono, che è bene vivere.
Poi l’essenziale è l’amore. Amare questo Dio che mi
ha creato, che ha creato questo mondo, che governa tra
tutte le difficoltà dell’uomo e della storia, e che mi
accompagna. E amare il prossimo.
I dieci
comandamenti ai quali Gesù nella sua risposta accenna,
sono solo un’esplicitazione del comandamento
dell’amore. Sono, per così dire, regole dell’amore,
indicano la strada dell’amore con questi punti
essenziali: la famiglia, come fondamento della società;
la vita, da rispettare come dono di Dio; l’ordine della
sessualità, della relazione tra uomo e donna; l’ordine
sociale e, finalmente, la verità. Questi elementi
essenziali esplicitano la strada dell’amore, esplicitano
come realmente amare e come trovare la via retta. Quindi
c’è una volontà fondamentale di Dio per noi tutti, che
è identica per tutti noi. Ma la sua applicazione è
diversa in ogni vita, perché Dio ha un progetto preciso
con ogni uomo. San Francesco di Sales una volta ha detto:
la perfezione, cioè l’essere buono, il vivere la fede e
l’amore, è sostanzialmente una, ma in forme molto
diverse. Molto diversa è la santità di un certosino e di
un uomo politico, di uno scienziato o di un contadino, e
via dicendo. E così per ogni uomo Dio ha il suo progetto
e io devo trovare, nelle mie circostanze, il mio modo di
vivere questa unica e comune volontà di Dio le cui grandi
regole sono indicate in queste esplicazioni dell’amore.
E cercare quindi anche di compiere ciò che è l’essenza
dell’amore, cioè non prendere la vita per me, ma dare
la vita; non “avere” la vita, ma fare della vita un
dono, non cercare me stesso, ma dare agli altri. Questo è
l’essenziale, e implica rinunce, cioè uscire da me
stesso e non cercare me stesso. E proprio non cercando me
stesso, ma dandomi per le grandi e vere cose, trovo la
vera vita. Così ognuno troverà, nella sua vita, le
diverse possibilità: impegnarsi nel volontariato, in una
comunità di preghiera, in un movimento, nell’azione
della sua parrocchia, nella propria professione. Trovare
la mia vocazione e viverla in ogni posto è importante e
fondamentale, sia io un grande scienziato, o un contadino.
Tutto è importante agli occhi di Dio: è bello se è
vissuto sino in fondo con quell’amore che realmente
redime il mondo.
Alla fine
vorrei raccontare una piccola storia di santa
Giuseppina Bakhita, questa piccola santa africana che
in Italia ha trovato Dio e Cristo, e che mi fa sempre una
grande impressione. Era suora in un convento italiano; un
giorno, il Vescovo del luogo fa visita a quel monastero,
vede questa piccola suora nera, della quale sembra non
avesse saputo nulla e dice: “Suora cosa fa lei qui?” E
Bakhita risponde: “La stessa cosa che fa lei,
eccellenza”. Il vescovo visibilmente irritato dice:
“Ma come, suora, fa la stessa cosa come me?”, “Sì,
– dice la suora – ambedue vogliamo fare la volontà di
Dio, non è vero?”. Infine questo è il punto
essenziale: conoscere, con l’aiuto della Chiesa, della
Parola di Dio e degli amici, la volontà di Dio, sia nelle
sue grandi linee, comuni per tutti, sia nella concretezza
della mia vita personale. Così la vita diventa forse non
troppo facile, ma bella e felice. Preghiamo il Signore che
ci aiuti sempre a trovare la sua volontà e a seguirla con
gioia.
D:
Il Vangelo ci ha detto che Gesù fissò quel giovane e lo
amò. Padre Santo che vuol dire essere guardati con amore
da Gesù; come possiamo fare anche noi oggi questa
esperienza? Ma è davvero possibile vivere questa
esperienza anche in questa vita di oggi?
Naturalmente
direi di sì, perché il Signore è sempre presente e
guarda ognuno di noi con amore. Solo che noi dobbiamo
trovare questo sguardo e incontrarci con lui. Come fare?
Direi che il primo punto per incontrarci con Gesù, per
fare esperienza del suo amore è conoscerlo. Conoscere Gesù
implica diverse vie. Una prima condizione è conoscere la
figura di Gesù come ci appare nei Vangeli, che ci danno
un ritratto molto ricco della figura di Gesù, nelle
grandi parabole, pensiamo al figliol prodigo, al
samaritano, a Lazzaro eccetera. In tutte le parabole, in
tutte le sue parole, nel sermone della montagna, troviamo
realmente il volto di Gesù, il volto di Dio fino alla
croce dove, per amore di noi, si dà totalmente fino alla
morte e può, alla fine, dire Nelle tue mani Padre, do la
mia vita, la mia anima (cfr Lc 23,46).
Quindi:
conoscere, meditare Gesù insieme con gli amici, con la
Chiesa e conoscere Gesù non solo in modo accademico,
teorico, ma con il cuore, cioè parlare con Gesù nella
preghiera. Una persona non la si può conoscere nello
stesso modo in cui posso studiare la matematica. Per la
matematica è necessaria e sufficiente la ragione, ma per
conoscere una persona, anzitutto la grande persona di Gesù,
Dio e uomo, ci vuole anche la ragione, ma, nello stesso
tempo, anche il cuore. Solo con l’apertura del cuore a
lui, solo con la conoscenza dell’insieme di quanto ha
detto e di quanto ha fatto, con il nostro amore, con il
nostro andare verso di lui, possiamo man mano conoscerlo
sempre di più e così anche fare l’esperienza di essere
amati. Quindi: ascoltare la Parola di Gesù, ascoltarla
nella comunione della Chiesa, nella sua grande esperienza
e rispondere con la nostra preghiera, con il nostro
colloquio personale con Gesù, dove gli diciamo quanto non
possiamo capire, i nostri bisogni, le nostre domande. In
un vero colloquio, possiamo trovare sempre di più questa
strada della conoscenza, che diventa amore. Naturalmente
non solo pensare, non solo pregare, ma anche fare è una
parte del cammino verso Gesù: fare le cose buone,
impegnarsi per il prossimo. Ci sono diverse strade; ognuno
conosce le proprie possibilità, nella parrocchia e nella
comunità in cui vive, per impegnarsi anche con Cristo e
per gli altri, per la vitalità della Chiesa, perché la
fede sia veramente forza formativa del nostro ambiente, e
così del nostro tempo. Quindi, direi questi elementi:
ascoltare, rispondere, entrare nella comunità credente,
comunione con Cristo nei sacramenti, dove si da a noi, sia
nell’Eucaristia, sia nella Confessione eccetera, e,
finalmente, fare, realizzare le parole della fede così
che diventino forza della mia vita e appare veramente
anche a me lo sguardo di Gesù e il suo amore mi aiuta, mi
trasforma.
D:
Gesù invitò il giovane ricco a lasciare tutto, e a
seguirlo, ma lui se ne andò via triste. Anche io come lui
faccio fatica a seguirlo, perché ho paura di lasciare le
mie cose e talvolta la Chiesa mi chiede delle rinunce
difficili. Padre Santo come posso trovare la forza per
scelte coraggiose, e chi mi può aiutare?
Ecco,
cominciamo con questa parola dura per noi: rinunce. Le
rinunce sono possibili e, alla fine, diventano anche belle
se hanno un perché e se questo perché giustifica poi
anche la difficoltà della rinuncia. San Paolo ha usato,
in questo contesto, l’immagine delle olimpiadi e degli
atleti impegnati per le olimpiadi (cfr 1Cor
9,24-25). Dice: Loro, per arrivare finalmente alla
medaglia - in quel tempo alla corona - devono vivere una
disciplina molto dura, devono rinunciare a tante cose,
devono esercitarsi nello sport che praticano e fanno
grandi sacrifici e rinunce perché hanno una motivazione,
ne vale la pena. Anche se alla fine, forse, non sono tra i
vincitori, tuttavia è una bella cosa aver disciplinato se
stesso ed essere stato capace di fare queste cose con una
certa perfezione. La stessa cosa che vale, con questa
immagine di san Paolo, per le olimpiadi, per tutto lo
sport, vale anche per tutte le altre cose della vita. Una
vita professionale buona non si può raggiungere senza
rinunce, senza una preparazione adeguata, che sempre esige
una disciplina, esige che si debba rinunciare a qualche
cosa, e così via, anche nell’arte e in tutti gli
elementi della vita. Noi tutti comprendiamo che per
raggiungere uno scopo, sia professionale, sia sportivo,
sia artistico, sia culturale, dobbiamo rinunciare,
imparare per andare avanti. Proprio anche l’arte di
vivere, di essere se stesso, l’arte di essere uomo esige
rinunce, e le rinunce vere, che ci aiutano a trovare la
strada della vita, l’arte della vita, ci sono indicate
nella Parola di Dio e ci aiutano a non cadere – diciamo
- nell’abisso della droga, dell’alcool, della schiavitù
della sessualità, della schiavitù del denaro, della
pigrizia. Tutte queste cose, in un primo momento, appaiono
come azioni di libertà. In realtà, non sono azioni di
libertà, ma inizio di una schiavitù che diventa sempre
più insuperabile. Riuscire a rinunciare alla tentazione
del momento, andare avanti verso il bene crea la vera
libertà e fa preziosa la vita. In questo senso, mi
sembra, dobbiamo vedere che senza un “no” a certe cose
non cresce il grande “sì” alla vera vita, come la
vediamo nelle figure dei santi. Pensiamo a san Francesco,
pensiamo ai santi del nostro tempo, Madre
Teresa, don Gnocchi e tanti altri, che hanno
rinunciato e che hanno vinto e sono divenuti non solo
liberi loro stessi ma anche una ricchezza per il mondo e
ci mostrano come si può vivere. Così alla domanda “chi
mi aiuta”, direi che ci aiutano le grandi figure della
storia della Chiesa, ci aiuta la Parola di Dio, ci aiuta
la comunità parrocchiale, il movimento, il volontariato,
eccetera. E ci aiutano le amicizie di uomini che “vanno
avanti”, che hanno già fatto progressi nella strada
della vita e che possono convincermi che camminare così
è la strada giusta. Preghiamo il Signore che ci doni
sempre degli amici, delle comunità che ci aiutano a
vedere la strada del bene e a trovare così la vita bella
e gioiosa.
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