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INCONTRO DEL PAPA CON IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRACHENO

Fonte: Radio Vaticana, 25 agosto 2005

LA NUOVA COSTITUZIONE IRACHENA E LA LIBERTÀ RELIGIOSA. SONO I TEMI AL CENTRO DELL’INCONTRO DI QUESTA MATTINA TRA IL PAPA E IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRACHENO, HOSHYAR ZEBARI

- Intervista con l’arcivescovo Fernando Filoni -  

Il Papa ha ricevuto stamani in udienza, al Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, il ministro degli Esteri iracheno, Hoshyar Zebari, giunto in Italia anche per partecipare al Meeting di Rimini. Si tratta del primo incontro tra Benedetto XVI e un rappresentante del mondo politico iracheno. Il servizio è di Amedeo Lomonaco :  

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L’udienza si è tenuta in un giorno particolare per l’Iraq: questa sera scade infatti il termine per l’approvazione, da parte del Parlamento, della bozza della nuova Costituzione irachena. Durante la visita, è stata presa in esame l’attuale situazione irachena, con particolare riferimento proprio al testo costituzionale e “all’importante tema della libertà religiosa”. E’ stato anche sottolineato come “la ricostruzione delle istituzioni debba avvenire in un clima di dialogo che veda coinvolti tutti i gruppi religiosi e le varie componenti della società”. Lo Stato iracheno, terra di drammi ma anche di speranze, e stato più volte ricordato da Benedetto XVI durante questi primi mesi di Pontificato. In particolare, all’Angelus del 24 luglio in Valle d’Aosta, il Papa aveva espresso la propria vicinanza ai familiari delle vittime degli “esecrandi attentati terroristici in Egitto, Turchia, Iraq e Gran Bretagna”. “Invochiamo l’Onnipotente – aveva aggiunto il Santo Padre - affinché fermi la mano assassina di coloro che, mossi da fanatismo e odio, li hanno commessi e ne converta i cuori a pensieri di riconciliazione e di pace”. Il 29 luglio, nel telegramma di cordoglio dopo l’uccisione di due diplomatici algerini in Iraq, il Santo Padre sottolineava come “la morte di alcuni uomini non possa rappresentare la soluzione ad una qualsiasi rivendicazione”. Riferendosi in particolare alla situazione irachena, il Papa rimarcava come gli assassini non possano essere i partner del dialogo e della pace. Sono gli uomini di buona volontà uniti insieme – aveva aggiunto – a poter “edificare un mondo di fraternità tra le persone e i credenti”. In Iraq, intanto, la situazione continua ad essere drammatica: almeno sei civili sono rimasti uccisi nell’attacco, da parte di uomini armati, ad un affollato locale ad Abu Saida, nei pressi di Baquba. Nella città settentrionale di Kirkuk, è stato assassinato un filippino, impiegato in una società di servizi americana.

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Torniamo all’udienza del Papa al ministro degli esteri iracheno. Sul significato di questo incontro ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, il nunzio apostolico a Baghdad, l’arcivescovo Fernando Filoni :  

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R. – La visita del ministro degli esteri iracheno rappresenta un momento importante delle relazioni tra la Santa Sede e l’Iraq. Il ministro degli esteri aveva già incontrato, in precedenza, Papa Giovanni Paolo II. Adesso incontra Benedetto XVI. In questa occasione, egli avrà potuto illustrare la bozza che è allo studio e prossimamente potrebbe essere sottoposta al referendum popolare del 15 ottobre. In questa Costituzione, si trattano anche questioni relative alla libertà religiosa, alla libertà di culto, e alle relazioni tra maggioranza islamica e le minoranze cristiane del Paese.  

D. – L’udienza di oggi coincide con la scadenza del termine per l’approvazione della bozza della nuova Costituzione irachena da parte del Parlamento. L’odierna giornata può essere considerata l’inizio di un nuovo futuro per l’Iraq?  

R. – Il nuovo futuro dell’Iraq è ancora nelle mani del popolo iracheno. Il futuro dell’Iraq verrà deciso dal popolo iracheno il giorno in cui sarà chiamato ad esprimersi con un referendum su quanto è stato – in modo anche sofferto, direi – preparato in questi ultimi mesi. Questa bozza, comunque, è ancora un po’ acerba per essere ben considerata da parte della popolazione.  

D. – Durante la GMG a Colonia, il Papa si è nuovamente impegnato a promuovere il dialogo con l’islam, e ha incontrato le comunità musulmane della Germania. Come procede il dialogo interreligioso in Iraq?  

R. – Non abbiamo un vero dialogo particolare, rispetto a quanto già non si riscontra nella convivenza quotidiana tra musulmani e cristiani. Non sono comunque mancati momenti di incontro. Il Patriarca caldeo, la Conferenza episcopale, e alcuni leader del mondo islamico hanno discusso sul futuro dell’islam e del cristianesimo. Hanno anche ribadito come dovrebbe essere garantita la libertà religiosa e la libertà di culto.  

D. – Su oltre 26 milioni di abitanti, i cristiani in Iraq sono circa il 3 per cento della popolazione, quasi 800 mila persone. I cattolici sono almeno 300 mila, dei quali l’80 per cento di rito caldeo. Qual è la situazione dei cristiani in Iraq?  

R. – Non è differente da quella che si registrava in passato. Ovviamente, i nostri cristiani, e in particolare i cattolici, vivono la precarietà quotidiana del popolo iracheno e con esso condividono tutti gli aspetti della vita: l’insicurezza, la mancanza di lavoro e la mancanza di servizi. L’energia elettrica che è praticamente inesistente… E’ chiaro che, in alcuni casi particolari, ci sono forme di intolleranza che non bisogna però addebitare a tutto l’islam ma a singole fazioni!

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STRETTA FINALE PER L'APPROVAZIONE DELLA COSTITUZIONE IRACHENA DA PARTE DEL PARLAMENTO

Fonte: Radio Vaticana, 27 agosto 2005

In Iraq, dove il Parlamento sarà chiamato domani a pronunciarsi sulla Costituzione, le forze americane hanno liberato 1000 persone detenute nel famigerato carcere di Abu Ghraib, alle porte di Baghdad. Il rilascio è stato disposto su richiesta del governo transitorio iracheno. Il servizio di Amedeo Lomonaco

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Il carcere di Abu Ghraib, teatro di torture contro gli oppositori politici durante la dittatura di Saddam Hussein e di abusi sui prigionieri da parte di militari americani dopo la caduta dell’ex rais, è adesso la cornice della più ampia scarcerazione dalla fine del regime di Saddam. “Questo rilascio – si legge in un comunicato diffuso dalle autorità militari statunitensi – segna un passo importante nel progresso dell’Iraq verso un governo democratico e dimostra il coinvolgimento del governo iracheno per garantire sicurezza e giustizia”. I detenuti sono stati liberati in seguito alle richieste dell’esecutivo di Baghdad. Non è chiaro, invece, se il provvedimento si possa collegare alle trattative in corso per mettere a punto la bozza della nuova Costituzione. I sunniti hanno più volte sollecitato la liberazione dei correligionari in prigione. Questo rilascio potrebbe costituire un compromesso risolutivo nelle frenetiche trattative tra curdi e sciiti, in maggioranza, e la minoranza dei sunniti. Il principale nodo da sciogliere resta sempre il federalismo. Ma l’accordo sembra comunque vicino: la bozza è stata consegnata ai sunniti ed il presidente del Parlamento ha dichiarato che sarebbe stata raggiunta “un’intesa di massima”. Il testo, inoltre, sarà sottoposto domani all’Assemblea e se la Costituzione verrà approvata, la popolazione sarà chiamata a pronunciarsi il prossimo 15 ottobre. Sulla bozza, che riconosce nell’Islam la principale fonte della legislazione, ha espresso le proprie perplessità l’arcivescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako. Se la Costituzione introdurrà la legge islamica – ha affermato il presule – i cristiani rischieranno di perdere la loro libertà. Il ministro degli Esteri iracheno Zebari, ricevuto giovedì scorso in udienza dal Papa, ha comunque dichiarato che saranno garantiti i diritti delle minoranze. In un’intervista rilasciata ad “Avvenire”, il ministro ha spiegato che i cristiani potranno scegliere tra un diritto di famiglia civile, elaborato dal governo, e un altro a cura delle Chiese. Al cristiano sarà lasciata libertà di scelta e questa possibilità - ha aggiunto –  è una novità.  Zebari ha anche invitato i cristiani  iracheni a  non abbandonare il Paese. Nel futuro dell’Iraq – ha detto – non ci sarà spazio per le ideologie dell’odio.

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