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ESEQUIE
DEL CARDINALE INNOCENTI (10 SETTEMBRE 2008) |
Radio
Vaticana, 10.09.2008
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Le
esequie del cardinale Innocenti. Il Papa: generoso
fino a rischiare la vita per gli altri
“Una
lunga vita spesa al servizio del Signore”: con
parole grate Benedetto XVI ha reso omaggio stamane
alla memoria del cardinale Antonio Innocenti,
spentosi sabato scorso all’età di 93 anni. Il
Papa - giunto in elicottero in Vaticano dalla
residenza di Castel Gandolfo - prima
dell’Udienza generale nell’Aula Paolo VI ha
pronunciato la sua omelia al termine della Messa
funebre per il porporato, presieduta nella
Basilica di San Pietro dal cardinale Angelo
Sodano, decano del Collegio cardinalizio. Il
servizio di Roberta Gisotti:
“Lucem spero fide”: il motto episcopale
scelto dal cardinale Antonio Innocenti, che il
Santo Padre ha richiamato nella sua omelia.
“Parole che egli confidava alle persone a lui
vicine di aver sempre portato nel cuore dopo che,
da adolescente, aveva ricevuto il dono della
vocazione sacerdotale”. Da allora una vita densa
di esperienze pastorali, dalla nativa Poppi in
Toscana, divenuto sacerdote nel ’38, giunge a
Roma per gli studi teologici e di diritto, per poi
rientrare nella diocesi di Fiesole negli anni
della seconda guerra mondiale:
“In quel drammatico periodo, si distinse
per abnegazione e generosità nell’aiutare la
gente e salvare quanti erano destinati alla
deportazione. Per questo fu anche arrestato e
condannato alla fucilazione, ma quando già si
trovava dinanzi al plotone d’esecuzione
l’ordine fu revocato.”
Dopo il conflitto bellico, una lunga carriera
diplomatica:
“Ebbe modo di conoscere diversi Paesi in
Africa, in Europa e nel vicino Oriente, senza mai
dimenticare la sua profonda e genuina ispirazione
sacerdotale, prodigandosi in favore dei fratelli,
infondendo coraggio e alimentando in tutti la fede
e la speranza cristiana”.
Nel ’50 in Africa a Leopoldville, poi in
Svizzera, in Olanda, in Egitto, e ancora a
Bruxelles, a Strasburgo, a Parigi; nel ‘67
nunzio in Paraguay, nel ’68 la consacrazione
episcopale; richiamato a Roma diviene nel ’73
segretario della Congregazione per i Sacramenti e
il Culto Divino; nominato nunzio in Spagna nel
1980, viene creato cardinale nell’ ’85; “A
nuovo e più alto titolo” - ha sottolineato il
Santo Padre - prosegue “la sua apprezzata
collaborazione al Sommo Pontefice”, quale
prefetto della Congregazione per il Clero,
presidente della Pontificia Commissione per la
conservazione del patrimonio artistico e storico
della Chiesa e della Pontificia Commissione
Ecclesia Dei. “Fede e sapienza di vita
strettamente intrecciate” nella testimonianza
del cardinale Antonio Innocenti, cosi come
l’apostolo Paolo - ha osservato il Papa –
configurava “la forma perfetta dell’esistenza
cristiana”:
“Essa
è uno stare con Gesù, un essere in Lui a tal
punto che questa comunione supera la soglia di
separazione tra la vita terrena e l’aldilà, così
che la morte stessa del corpo non è più una
perdita ma un ‘guadagno’”.
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BENEDETTO XVI
OMELIA
Signori
Cardinali,
Venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari
fratelli e sorelle!
Vi siete
radunati intorno all’altare del Signore per accompagnare
con la celebrazione del Sacrificio eucaristico, in cui si
rivive il Mistero pasquale, l’ultimo viaggio del caro
Cardinale Antonio Innocenti. Nel rivolgere a ciascuno di
voi il mio cordiale saluto, ringrazio in particolare il
Cardinale Sodano che, quale Decano del Collegio
Cardinalizio, ha presieduto la Santa Messa esequiale.
Ricordiamo tutti con affetto il nostro compianto Fratello,
e questo rende la nostra preghiera ancora più fervida e
sentita. Soprattutto ci anima la fede nel Signore risorto,
che è sorgente di vita eterna per quanti credono in lui e
lo seguono con amore.
Il caro
Defunto ha avuto una lunga vita, spesa al servizio del
Signore: già nei primi anni dell’adolescenza egli si
pose alla sequela di Gesù, entrando nel Seminario
Vescovile di Fiesole. Ci piace pensarlo alla luce della
bella espressione del Siracide, contenuta all’inizio
della prima Lettura: "Figlio, se ti presenti per
servire il Signore, / preparati alla tentazione. Abbi un
cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo
della seduzione" (Sir 2,1-2). Come per Gesù,
così per quanti sono chiamati a seguirlo più da vicino,
la vita intera diventa un combattimento spirituale, che si
sostiene e si vince corrispondendo generosamente e
gioiosamente alla grazia di Dio e alla sua indefettibile
fedeltà. "Affidati a lui ed egli ti aiuterà" (Sir
2,6), esorta il Siracide; e ancora: "Voi che temete
il Signore, confidate in lui" (2,8). Ma al tempo
stesso suggerisce anche atteggiamenti di saggezza:
"Accetta quanto ti capita, / sii paziente nelle
vicende dolorose, / perché con il fuoco si prova l’oro,
/ e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore"
(Sir 2,4-5). Fede e sapienza di vita, strettamente
intrecciate, caratterizzano lo stile del discepolo del
Signore e in modo particolare del suo ministro ordinato,
fino a giungere a quella conformazione piena, che
l’apostolo Paolo confessava di se stesso: "Mihi
vivere Christus est" (Fil 1,21). Con la
straordinaria concisione che lo Spirito Santo gli
ispirava, san Paolo riassume in queste parole la forma
perfetta dell’esistenza cristiana: essa è uno stare con
Gesù, un essere in Lui a tal punto che questa comunione
supera la soglia di separazione tra la vita terrena e
l’aldilà, così che la morte stessa del corpo non è più
una perdita ma "un guadagno" (ibid.).
Si tratta
naturalmente di una meta, che sta sempre in qualche modo
dinanzi a noi, ma che tuttavia possiamo già – come
l’Apostolo – anticipare in questa vita, specialmente
grazie al sacramento dell’Eucaristia, vincolo reale di
comunione con Cristo morto e risorto. Se l’Eucaristia
diventa forma della nostra esistenza, allora veramente per
noi vivere è Cristo e il morire equivale a passare
pienamente in Lui e nella vita trinitaria di Dio, dove sarà
piena anche la comunione con i nostri fratelli. "Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io
in lui … Chi mangia questo pane vivrà in eterno" (Gv
6,56.58). Le parole del Signore Gesù, risuonate in questa
liturgia, sono luce di fede e di speranza e conferiscono
alla nostra preghiera di suffragio un fondamento solido e
sicuro. Quel fondamento su cui il Cardinale Innocenti ha
costruito la sua vita.
Originario
di Poppi, in diocesi di Fiesole e provincia di Arezzo,
ricevette l’Ordinazione sacerdotale nel 1938 e, dopo una
significativa esperienza pastorale nel mondo del lavoro,
fu inviato a Roma per specializzarsi in teologia e
diritto. Rientrato in Diocesi, insegnò nel Seminario e
assistette il Vescovo nelle visite pastorali durante la
seconda guerra mondiale. In quel drammatico periodo, si
distinse per abnegazione e generosità nell’aiutare la
gente e salvare quanti erano destinati alla deportazione.
Per questo fu anche arrestato e condannato alla
fucilazione, ma quando già si trovava dinanzi al plotone
d’esecuzione l’ordine fu revocato. Dopo la guerra,
completò gli studi teologici a Roma, e l’allora
Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Giovanni
Battista Montini, lo invitò a frequentare la Pontificia
Accademia Ecclesiastica. Così entrò nel servizio
diplomatico della Santa Sede. Ebbe modo di conoscere
diversi Paesi in Africa, in Europa e nel vicino Oriente,
senza mai dimenticare la sua profonda e genuina
ispirazione sacerdotale, prodigandosi in favore dei
fratelli, infondendo coraggio e alimentando in tutti la
fede e la speranza cristiana.
Nominato
Rappresentante Pontificio in Paraguay, ricevette
l’Ordinazione episcopale nel 1968. Venne poi richiamato
a Roma per assumere l’incarico di Segretario della
Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino.
Successivamente, nel 1980, fu inviato quale Nunzio
Apostolico in Spagna, dove per due volte accolse il mio
venerato predecessore Giovanni Paolo II in visita
pastorale. Questi, nel maggio del 1985, lo creò Cardinale
e da quel momento il nostro compianto Fratello fu ancora
più profondamente inserito nella vita della Chiesa di
Roma. A nuovo e più alto titolo egli continuò a prestare
la sua apprezzata collaborazione al Sommo Pontefice, come
Prefetto della Congregazione per il Clero, Presidente
della Pontificia Commissione per la conservazione del
patrimonio artistico e storico della Chiesa e della
Pontificia Commissione Ecclesia Dei.
Mi piace
concludere questa breve riflessione riferendomi al motto
episcopale del Cardinale Antonio Innocenti: "Lucem
spero fide". Parole quanto mai appropriate in
questo momento; parole che egli confidava alle persone a
lui vicine di aver sempre portato nel cuore dopo che, da
adolescente, aveva ricevuto il dono della vocazione
sacerdotale. Ora che ha varcato l’ultima soglia,
preghiamo affinché la fede e la speranza lascino il posto
alla realtà "di tutte più grande", la carità,
che "non avrà mai fine" (1 Cor 13,8.13).
Rendiamo grazie per il dono di averlo conosciuto e per
tutti i benefici che, in lui e mediante lui, il Signore ha
elargito alla santa Chiesa. Mentre invochiamo per questo
nostro Fratello la materna intercessione della Beata
Vergine Maria, ne affidiamo l’anima eletta al Padre
della vita, perché la accolga nel suo regno di luce e di
pace.
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