Migliorati
proveniva da una famiglia semplice della piccola
cittadina di Sulmona in Abruzzo.
Si distinse per i suoi studi sia nel diritto
civile che nel diritto
canonico, che insegnò per un certo periodo a Perugia
e a Padova.
Il suo insegnante, Lignano, lo sponsorizzò a Roma,
dove Urbano
VI lo fece entrare nella Curia,
inviandolo per dieci anni come collettore pontificio in Inghilterra,
e successivamente lo nominò vescovo di Bologna
(1386)
e arcivescovo di Ravenna
(1387).
Papa
Bonifacio IX lo rese cardinale e lo impiegò come
legato pontificio in diverse missioni importanti e
delicate. Quando Bonifacio IX morì, erano presenti a
Roma delegati del Papa rivale di Avignone, Benedetto
XIII. I cardinali romani chiesero a questi delegati se
il loro signore avrebbe voluto abdicare, in caso loro si
fossero astenuti dal tenere un elezione. Quando gli
venne bruscamente risposto che Benedetto non avrebbe mai
accettato (e infatti non lo fece mai), i cardinali
procedettero all'elezione. Prima, comunque, prestarono
tutti giuramento solenne di non lasciare niente
intentato, allo scopo di terminare lo scisma.
Migliorati
venne scelto all'unanimità — da otto cardinali — (17
ottobre 1404)
e prese il nome di Innocenzo VII. Ci fu una rivolta
generale del partito ghibellino,
quando giunse notizia della sua elezione, ma la pace
venne mantenuta con l'aiuto di Re Ladislao
di Napoli, che corse a Roma con un gruppo di soldati
per assistere il Papa nel sopprimere l'insurrezione. Per
i suoi servigi il Re estorse diverse concessioni ad
Innocenzo, tra queste la promessa che non avrebbe
raggiunto nessun accordo con il Papa rivale di Avignone,
che avesse compromesso le pretese di Ladislao su Napoli,
le quali erano state sfidate fino a poco prima da Luigi
II d'Angiò. Questo stava bene a Innocenzo, che non
aveva alcuna intenzione di scendere con Avignone, a
patti che compromettessero le sue rivendicazioni sugli Stati
Pontifici. Innocenzo venne così a trovarsi
costretto a obblighi imbarazzanti, dai quali si liberò
alla prima occasione.
Innocenzo
aveva commesso il grave errore di elevare al cardinalato
un suo nipote decisamente inadatto al ruolo, Ludovico
Migliorati, un pittoresco condottiero, in precedenza
al soldo di Giangaleazzo
Visconti di Milano, la cui violenta carriera di sodato
di fortuna gli stava ancora in gran parte innanzi.
Un atto di nepotismo che avrebbe pagato caro.
Nell'agosto 1405,
il cardinale intercettò undici rappresentanti della
chiassosa fazione romana avversa al Papa, che erano di
ritorno da una conferenza col pontefice, e li fece
assassinare nella sua casa, facendone poi gettare i
corpi in strada, dalle finestre dell'ospedale di Santo
Spirito. Ci fu una sollevazione. Papa, corte e
cardinali, assieme alla fazione di Migliorati, fuggirono
verso Viterbo.
Ludovico prese l'occasione per portare via del bestiame
che pascolava fuori dalle mura, e il partito del Papa
venne inseguito dai romani inferociti, perdendo trenta
membri, i cui corpi vennero abbandonati nella fuga. Tra
questi vi era l'abate di Perugia, colpito sotto gli
occhi del Papa.
Il suo
protettore Ladislao, inviò una squadra di soldati a
sedare la rivolta, e per il gennaio del 1406
i romani accettarono nuovamente l'autorità papale, e
Innocenzo si sentì in grado di fare ritorno a Roma (In
marzo Innocenzo nominò Ludovico Marchese e Conte di Fermo).
Ladislao, non contento delle concessioni fattegli in
precedenza, desiderava estendere la sua autorità su
Roma e sugli Stati Pontifici. Per ottenere i suoi scopi
aiutò la fazione ghibellina di Roma nei suoi tentativi
rivoluzionari. Un contingente di truppe che Re Ladislao
aveva mandato in aiuto della fazione dei Colonna
occupava ancora Castel Sant'Angelo, in apparenza per proteggere il
Vaticano,
ma compiendo frequenti sortite su Roma e il territorio
circostante. Solo dopo che Ladislao venne scomunicato
cedette alle richieste del Papa di ritirare le sue
truppe.
Poco
dopo la sua ascensione, Innocenzo si mosse per mantenere
il suo giuramento proclamando un concilio. I problemi
che si crearono a Roma gli fornirono il pretesto, del
quale non mancò di usufruire, per rimandare l'incontro,
che veniva richiesto con urgenza da Carlo
IV di Francia, da teologi dell'Università
di Parigi come Pierre
d'Ailly e Jean
Gerson, che stavano sviluppando una teoria secondo
la quale i Papi erano asoggettati ai concili, e da Rupert
III, Re dei tedeschi, come unico mezzo per sanare lo
scisma che da lungo tempo perdurava. Nelle condizioni
del momento, Innocenzo non poteva garantire un passaggio
sicuro a Benedetto, nel caso avesse deciso di recarsi a
Roma per il concilio. Il suo rivale, fece sembrare che
l'unico ostacolo alla fine dello scisma fosse la
mancanza di volontà di Innocenzo. Non è necessario
sottolineare che Innocenzo non mostrò alcun interesse
alla proposta che lui e Benedetto abdicassero
nell'interesse della pace.
Si
disse che Innocenzo progettò la restaurazione
dell'università romana, ma la sua morte pose fine a
quelle voci.
Innocenzo
morì a Roma, il 6
novembre 1406,
così improvvisamente che ci furono voci di tradimento,
che vennero subito e sempre negate. Non ci sono prove
che la veridicità delle accuse per cui la sua morte non
fosse dovuta a cause naturali. Suo successore fu Papa
Gregorio XII.