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ALL'ISPETTORATO
DI POLIZIA (13 GENNAIO 2011) |
Radio
Vaticana, 13 gennaio 2012
Giustizia
calpestata quando dominano i criteri di utilità e
profitto: così il Papa all’Ispettorato di polizia
Benedetto
XVI ha ricevuto, stamani in udienza, i dirigenti e il
personale dell’Ispettorato di pubblica sicurezza presso
il Vaticano. Il Papa ha esortato le forze di polizia a
promuovere la giustizia e favorire la pace. Quindi, si è
soffermato sugli episodi di violenza e intolleranza a
danno dei cristiani, che hanno segnato l’anno appena
trascorso. Al termine del discorso il Papa si è scusato
per la debolezza della voce a causa di una raucedine. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
“Come forze di polizia, siate sempre autentici
promotori della giustizia e sinceri costruttori di
pace”: è l’augurio rivolto dal Papa all’Ispettorato
di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano. Un discorso di
ringraziamento a quanti garantiscono la tutela
dell’ordine pubblico per i pellegrini che si recano alle
tombe degli Apostoli. E tuttavia, il Papa ha colto questa
occasione per ritornare sulle sofferenze di tanti
cristiani, vittime di violenza e intolleranza:
“Di frequente, in diverse parti del mondo, oggetto
di rappresaglie e di attentati sono stati proprio i
cristiani, che hanno pagato anche con la vita la loro
appartenenza a Cristo e alla Chiesa”.
Il Papa ha così rammentato che nel suo Messaggio per
la Giornata Mondiale della Pace ha messo l’accento
sull’educazione dei giovani “alla giustizia e alla
pace”. Due termini, ha constatato, che vengono spesso
usati “in modo equivoco”:
“La giustizia non è una semplice convenzione
umana; quando, in nome di una presunta giustizia, dominano
i criteri dell’utilità, del profitto e dell’avere, si
può anche calpestare il valore e la dignità della
persona umana”.
La giustizia, ha ribadito, “è una virtù che
indirizza la volontà umana perché renda all’altro ciò
che gli spetta in ragione del suo essere e del suo
operare”. Allo stesso modo, ha soggiunto, “la pace non
è la mera assenza di guerra o il risultato della sola
azione degli uomini per evitarla”, ma “è innanzitutto
dono di Dio che va chiesto con fede e che in Gesù Cristo
trova la via per raggiungerla”:
“La vera pace, poi, è un’opera da costruire
quotidianamente col contributo di compassione, solidarietà,
fraternità e collaborazione di ciascuno. Essa è
profondamente legata alla giustizia - animata dalla verità
nella carità - che gli uomini sono in grado di realizzare
a partire dal contesto in cui abitualmente vivono: la
famiglia, il lavoro, le relazioni di amicizia”.
Il Papa non ha, poi, mancato di sottolineare che il
gran numero di gente che da tutto il mondo visita il
centro della Chiesa cattolica “non costituisce
certamente un problema per la città di Roma e per
l’Italia intera, bensì una ricchezza e un motivo di
vanto”.
SALUTO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALL'ISPETTORATO DI PUBBLICA SICUREZZA PRESSO IL VATICANO
Sala Clementina
Venerdì, 13 gennaio 2012
Illustri
Signori,
cari Funzionari e Agenti!
Sono
molto lieto di accogliervi questa mattina in occasione
dello scambio di auguri per il nuovo anno 2012. Il mio
saluto si estende alle vostre famiglie e ai colleghi che
non hanno potuto prendere parte a questo incontro, perché
impegnati nel servizio in Piazza San Pietro e nelle zone
limitrofe della Sede Apostolica. Un particolare benvenuto
rivolgo al Dirigente Generale dell’Ispettorato di
Polizia, Dott. Raffaele Aiello, che ringrazio per le
cortesi espressioni rivoltemi a nome vostro e anche dei
rappresentanti delle strutture centrali e periferiche del
Ministero dell’Interno con le quali collaborate. Rivolgo
il mio saluto al Prefetto Salvatore Festa, e, in modo
speciale, a voi, Funzionari e Agenti, che “sul campo”
offrite il vostro apprezzato servizio. A tutti va la
gratitudine mia personale e dei miei collaboratori per il
prezioso e delicato lavoro che svolgete.
La tutela
dell’ordine pubblico, soprattutto in un’area così
frequentata da turisti e pellegrini di ogni parte del
mondo, non è un compito semplice. Infatti, la Sede di
Pietro costituisce il centro della cristianità, e i
cattolici del mondo desiderano venire, almeno una volta
nella vita, a pregare sulle tombe degli Apostoli. Tale
presenza, sia della Santa Sede, sia del grande numero di
gente cosmopolita che visita il centro della Chiesa
Cattolica, non costituisce certamente un problema per la
città di Roma e per l’Italia intera, bensì una
ricchezza e un motivo di vanto! Il mio augurio è che,
mentre osservate i fedeli che si recano con gioia, con
emozione e con profondo animo cristiano alla Basilica di
San Pietro, anche la vostra fede diventi sempre più
robusta e il vostro spirito ne tragga giovamento,
aiutandovi ad affrontare la vita con una condotta degna di
cristiani autentici e di cittadini maturi.
Anche
l’anno appena trascorso, purtroppo, è stato segnato da
episodi di violenza e di intolleranza. Di frequente, in
diverse parti del mondo, oggetto di rappresaglie e di
attentati sono stati proprio i cristiani, che hanno pagato
anche con la vita la loro appartenenza a Cristo e alla
Chiesa. Nel messaggio
in occasione della Giornata Mondiale della Pace del 1°
gennaio corrente, ho voluto sottolineare
l’importanza dell’educazione delle giovani generazioni
alla giustizia e alla pace. Questi due termini sono tanto
usati nel nostro mondo, ma spesso in modo equivoco. La
giustizia non è una semplice convenzione umana; quando,
in nome di una presunta giustizia, dominano i criteri
dell’utilità, del profitto e dell’avere, si può
anche calpestare il valore e la dignità della persona
umana (cfr Messaggio
per la giornata della pace 2012, n. 4). La
giustizia, in realtà, è una virtù che indirizza la
volontà umana perché renda all’altro ciò che gli
spetta in ragione del suo essere e del suo operare (cfr
Lett. enc. Caritas
in veritate, n. 6). Allo stesso modo la pace non
è la mera assenza di guerra o il risultato della sola
azione degli uomini per evitarla; essa è innanzitutto
dono di Dio che va chiesto con fede e che in Gesù Cristo
trova la via per raggiungerla. La vera pace, poi, è
un’opera da costruire quotidianamente col contributo di
compassione, solidarietà, fraternità e collaborazione di
ciascuno (cfr Messaggio
per la giornata della pace 2012, n. 5). Essa è
profondamente legata alla giustizia - animata dalla verità
nella carità - che gli uomini sono in grado di realizzare
a partire dal contesto in cui abitualmente vivono: la
famiglia, il lavoro, le relazioni di amicizia.
Cari
amici, da parte vostra, come forze di polizia, siate
sempre autentici promotori della giustizia e sinceri
costruttori di pace. Preghiamo la Madre di Dio, Regina
della Pace, perché sostenga con la sua materna
intercessione i nostri propositi e la nostra attività. A
Lei affidiamo l’intero anno 2012 perché sia vissuto da
tutti all’insegna del rispetto reciproco e del bene
comune, augurandoci che nessun atto di violenza sia
compiuto nel nome di Dio, supremo garante della giustizia
e della pace. Con questi sentimenti, mentre rinnovo la mia
gratitudine a tutti voi e invoco su ciascuno di voi e sul
vostro lavoro l’abbondanza dei favori celesti, ben
volentieri imparto una speciale Benedizione Apostolica,
che estendo di cuore ai vostri familiari e alle persone
care. Buon anno a tutti! Grazie. Perdonatemi la debolezza
della mia voce.
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