UDIENZA
AI PARTECIPANTI ALLA CONFERENZA MONDIALE DEGLI
ISTITUTI SECOLARI
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Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 3 febbraio 2007
IN
UNA SOCIETA’ CONFUSA E DISORIENTATA COME QUELLA ATTUALE,
SIATE TESTIMONI DI CRISTO, DIALOGANDO CON TUTTI: E’
L’ESORTAZIONE DI BENEDETTO XVI AI MEMBRI DEGLI ISTITUTI
SECOLARI, RICEVUTI
STAMANI IN VATICANO, IN OCCASIONE DEL 60.MO DELLA
PROMULGAZIONE DELLA COSTITUZIONE APOSTOLICA
PROVIDA MATER ECCLESIA
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“Il
vostro essere nel mondo sia segno del vostro essere in
Cristo”: è la viva esortazione di Benedetto XVI ai
fedeli, membri degli Istituti Secolari, ricevuti stamani
in occasione del Simposio internazionale per il 60.mo
anniversario della Costituzione Apostolica Provida
Mater Ecclesia, promulgata da Pio XII.
Il Papa ha voluto sottolineare che gli Istituti Secolari
sono “uno degli innumerevoli doni con cui lo Spirito
Santo accompagna il cammino della Chiesa”.
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L’indirizzo
d’omaggio al Papa è stato rivolto dal cardinale Franc
Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di
vita consacrata e le Società di vita apostolica e dalla
presidente della Conferenza Mondiale degli Istituti
Secolari, Ewa Kusz. Sull’udienza di stamani, il servizio
di Alessandro Gisotti:
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Il
luogo del vostro apostolato, è stata l’esortazione del
Papa, sia tutto l’umano “non solo dentro la comunità
cristiana”. Benedetto XVI ha così invitato i membri
degli Istituti Secolari ad annunciare il Vangelo “nella
comunità civile dove la relazione si attua nella ricerca
del bene comune, nel dialogo con tutti, chiamati a
testimoniare quell’antropologia cristiana, che
costituisce proposta di senso in una società disorientata
e confusa dal clima multiculturale e multireligioso che la
connota”. La Provida
Mater Ecclesia, ha proseguito il Papa, rappresentò
“un punto di partenza di un cammino volto a delineare
una nuova forma di consacrazione”: quella, cioè, di
fedeli laici e presbiteri diocesani “chiamati a vivere
con radicalità evangelica proprio quella secolarità in
cui essi sono immersi”. Di qui l’esortazione ad essere
“sempre più appassionati portatori, in Cristo Gesù del
senso del mondo e della storia”:
“La
vostra passione nasce dall'aver scoperto la bellezza di
Cristo, del suo modo unico di amare, incontrare, guarire
la vita, allietarla, confortarla. Ed è questa bellezza
che le vostre vite vogliono cantare, perché il vostro
essere nel mondo sia segno del vostro essere in Cristo”.
L’opera
della salvezza, ha spiegato, “si è compiuta non in
contrapposizione, ma dentro e attraverso la storia degli
uomini”. Lo stesso atto redentivo, ha detto ancora, “è
avvenuto nel contesto del tempo e della storia, e si è
connotato come obbedienza al disegno di Dio, iscritto
nell’opera uscita dalle sue mani”. Viene così
delineato con chiarezza il cammino della santificazione:
“l’adesione oblativa al disegno salvifico manifestato
nella Parola rivelata, la solidarietà con la storia, la
ricerca della volontà del Signore, iscritta nelle vicende
umane governate dalla sua provvidenza”. Ancora, il
Pontefice ha ricordato che fa parte della missione
secolare “l’impegno per la costruzione di una società
che riconosca, nei vari ambiti, la dignità della persona
e i valori irrinunciabili per la sua piena
realizzazione”:
“Ogni
realtà propria e specifica vissuta dal cristiano, il
proprio lavoro e i propri concreti interessi, pur
conservando la loro relativa consistenza, trovano il loro
fine ultimo nell'essere abbracciati dalla stesso scopo per
cui il Figlio di Dio è entrato nel mondo. Sentitevi,
pertanto, chiamati in causa da ogni dolore, da ogni
ingiustizia, così come da ogni ricerca di verità, di
bellezza e di bontà, non perché abbiate la soluzione di
tutti i problemi, ma perché ogni circostanza in cui
l'uomo vive e muore costituisce per voi l’occasione di
testimoniare l'opera salvifica di Dio”.
Ha,
così, ribadito che conformare la propria vita a Cristo,
richiede “impegni e gesti concreti”. I membri degli
Istituti Secolari, è stata la sua riflessione, “vivono
in condizioni ordinarie del mondo” e sono, perciò,
chiamati a discernere i segni del tempo, alla luce del
Vangelo:
“Proprio
di qui deriva la persistente attualità del vostro
carisma, perché questo discernimento deve avvenire non
dal di fuori della realtà, ma dall'interno, attraverso un
pieno coinvolgimento. Ciò avviene per mezzo delle
relazioni feriali che potete tessere nei rapporti
familiari e sociali, nell'attività professionale, nel
tessuto delle comunità civile ed ecclesiale”.
L’incontro
con Cristo, ha aggiunto, “urge l’incontro con
chiunque, perché se Dio si realizza solo nella comunione,
anche l’uomo solo nella comunione troverà la sua
pienezza”. “La Chiesa – ha concluso il Papa – ha
bisogno anche di voi per dare completezza alla sua
missione”.
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DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Cari
fratelli e sorelle,
sono
felice di essere oggi tra voi, membri degli Istituti
Secolari, che incontro per la prima volta dopo la mia
elezione alla Cattedra dell'Apostolo Pietro. Vi saluto
tutti con affetto. Saluto il Cardinale Franc Rodé,
Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita
consacrata e le Società di vita apostolica, e lo
ringrazio per le espressioni di filiale devozione e
spirituale vicinanza indirizzatemi anche a vostro nome.
Saluto il Cardinale Cottier e il Segretario della vostra
Congregazione. Saluto la Presidente della Conferenza
Mondiale degli Istituti Secolari, che si è fatta
interprete dei sentimenti e delle attese di tutti voi che
siete convenuti da diversi Paesi, da tutti i Continenti,
per celebrare un Simposio internazionale sulla
Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia.
Sono
trascorsi, come è già stato detto, 60 anni da quel 2
febbraio 1947, quando il mio Predecessore Pio XII
promulgava tale Costituzione apostolica, dando così una
configurazione teologico-giuridica ad un’esperienza
preparata nei decenni precedenti, e riconoscendo negli
Istituti Secolari uno degli innumerevoli doni con cui lo
Spirito Santo accompagna il cammino della Chiesa e la
rinnova in tutti i secoli. Quell'atto giuridico non
rappresentò il punto di arrivo, quanto piuttosto il punto
di partenza di un cammino volto a delineare una nuova
forma di consacrazione: quella di fedeli laici e
presbiteri diocesani, chiamati a vivere con radicalità
evangelica proprio quella secolarità in cui essi sono
immersi in forza della condizione esistenziale o del
ministero pastorale. Siete qui, oggi, per continuare a
tracciare quel percorso iniziato sessant'anni fa, che vi
vede sempre più appassionati portatori, in Cristo Gesù,
del senso del mondo e della storia. La vostra passione
nasce dall'aver scoperto la bellezza di Cristo, del suo
modo unico di amare, incontrare, guarire la vita,
allietarla, confortarla. Ed è questa bellezza che le
vostre vite vogliono cantare, perché il vostro essere nel
mondo sia segno del vostro essere in Cristo.
A rendere
il vostro inserimento nelle vicende umane luogo teologico
è, infatti, il mistero dell'Incarnazione ("Dio ha
tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
unigenito": Gv 3,16). L'opera della salvezza
si è compiuta non in contrapposizione, ma dentro e
attraverso la storia degli uomini. Osserva al riguardo la Lettera
agli Ebrei: "Dio, che aveva già parlato nei
tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per
mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha
parlato a noi per mezzo del Figlio" (1,1-2a). Lo
stesso atto redentivo è avvenuto nel contesto del tempo e
della storia, e si è connotato come obbedienza al disegno
di Dio iscritto nell'opera uscita dalle sue mani. E’
ancora lo stesso testo della Lettera ali Ebrei ispirato a
rilevare: "Dopo aver detto «Non hai voluto e non hai
gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né
sacrifici per il peccato», cose tutte che vengono offerte
secondo la legge, soggiunge: «Ecco, io vengo a
fare la tua volontà»" (10,8-9a). Queste parole del
Salmo e la Lettera agli Ebrei vede espresse nel dialogo
intratrinitario, sono parole del Figlio che dice al Padre
"Ecco io vengo a fare la tua volontà". E così
si realizza l'incarnazione: sono le parole trinitarie che
iniziano il fatto dell'incarnazione: "Ecco io vengo a
fare la tua volontà". Il Signore ci coinvolge nelle
sue parole che diventano nostre: ecco io vengo, con il
Signore, con il Figlio a fare la tua volontà.
Viene così
delineato con chiarezza il cammino della vostra
santificazione: l’adesione oblativa al disegno salvifico
manifestato nella Parola rivelata, la solidarietà con la
storia, la ricerca della volontà del Signore iscritta
nelle vicende umane governate dalla sua provvidenza. E
nello stesso tempo si individuano i caratteri della
missione secolare: la testimonianza delle virtù umane,
quali "la giustizia, la pace, la gioia" (Rm
14,17), la "bella condotta di vita", di cui
parla Pietro nella sua Prima Lettera (cfr 2,12)
echeggiando la parola del Maestro: "Così risplenda
la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le
vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è
nei cieli" (Mt 5,16). Fa inoltre parte della
missione secolare l'impegno per la costruzione di una
società che riconosca nei vari ambiti la dignità della
persona e i valori irrinunciabili per la sua piena
realizzazione: dalla politica all'economia,
dall'educazione all’impegno per la salute pubblica,
dalla gestione dei servizi alla ricerca scientifica. Ogni
realtà propria e specifica vissuta dal cristiano, il
proprio lavoro e i propri concreti interessi, pur
conservando la loro relativa consistenza, trovano il loro
fine ultimo nell'essere abbracciati dalla stesso scopo per
cui il Figlio di Dio è entrato nel mondo. Sentitevi,
pertanto, chiamati in causa da ogni dolore, da ogni
ingiustizia, così come da ogni ricerca di verità, di
bellezza e di bontà, non perché abbiate la soluzione di
tutti i problemi, ma perché ogni circostanza in cui
l'uomo vive e muore costituisce per voi l’occasione di
testimoniare l'opera salvifica di Dio. E' questa la vostra
missione. La vostra consacrazione evidenzia, da un lato,
la particolare grazia che vi viene dallo Spirito per la
realizzazione della vocazione, dall'altro, vi impegna ad
una totale docilità di mente, di cuore e di volontà al
progetto di Dio Padre rivelato in Cristo Gesù, alla cui
sequela radicale siete stati chiamati.
Ogni
incontro con Cristo chiede un cambiamento profondo di
mentalità, ma per alcuni, com’è stato per voi, la
richiesta del Signore è particolarmente esigente:
lasciare tutto, perché Dio è tutto e sarà tutto nella
vostra vita. Non si tratta semplicemente di un diverso
modo di rapportarvi a Cristo e di esprimere la vostra
adesione a Lui, ma di una scelta di Dio che, in modo
stabile, richiede da voi una fiducia assolutamente totale
in Lui. Conformare la propria vita a quella di Cristo
entrando in queste parole. Conformare la propria vita a
quella di Cristo attraverso la pratica dei consigli
evangelici è una nota fondamentale e vincolante che,
nella sua specificità, richiede impegni e gesti concreti,
da "alpinisti dello spirito", come ebbe a
chiamarvi il venerato Papa Paolo VI (Discorso ai
partecipanti al l° Convegno Internazionale degli Istituti
Secolari: Insegnamenti, VIII, 1970, p. 939).
II
carattere secolare della vostra consacrazione evidenzia da
un lato i mezzi con cui vi adoperate per realizzarla, cioè
quelli propri di ogni uomo e donna che vivono in
condizioni ordinarie nel mondo, e dall'altro la forma del
suo sviluppo, quella cioè di una relazione profonda con i
segni del tempo che siete chiamati a discernere,
personalmente e comunitariamente, alla luce del Vangelo.
Più volte è stato autorevolmente individuato proprio in
questo discernimento il vostro carisma, perché possiate
essere laboratorio di dialogo con il mondo, quel
"laboratorio sperimentale nel quale la Chiesa
verifica le modalità concrete dei suoi rapporti con il
mondo" (Paolo VI, Discorso ai Responsabili generali
degli Istituti Secolari: Insegnamenti, XIV, 1976,
p. 676). Proprio di qui deriva la persistente attualità
del vostro carisma, perché questo discernimento deve
avvenire non dal di fuori della realtà, ma dall'interno,
attraverso un pieno coinvolgimento. Ciò avviene per mezzo
delle relazioni feriali che potete tessere nei rapporti
familiari e sociali, nell'attività professionale, nel
tessuto delle comunità civile ed ecclesiale. L'incontro
con Cristo, il porsi alla sua sequela spalanca e urge
all'incontro con chiunque, perché se Dio si realizza solo
nella comunione trinitaria, anche l'uomo solo nella
comunione troverà la sua pienezza.
A voi non
è chiesto di istituire particolari forme di vita, di
impegno apostolico, di interventi sociali, se non quelli
che possono nascere nelle relazioni personali, fonti di
ricchezza profetica. Come il lievito che fa fermentare
tutta la farina (cfr Mt 13,33), così sia la vostra
vita, a volte silenziosa e nascosta, ma sempre propositiva
e incoraggiante, capace di generare speranza. Il luogo del
vostro apostolato è perciò tutto l'umano, non solo
dentro la comunità cristiana - dove la relazione si
sostanzia di ascolto della Parola e di vita sacramentale,
da cui attingete per sostenere l'identità battesimale -
dico il luogo del vostro apostolato è tutto l'umano, sia
dentro la comunità cristiana, sia nella comunità civile
dove la relazione si attua nella ricerca del bene comune,
nel dialogo con tutti, chiamati a testimoniare quell'antropologia
cristiana che costituisce proposta di senso in una società
disorientata e confusa dal clima multiculturale e
multireligioso che la connota.
Venite da
diversi Paesi, diverse sono le situazioni culturali,
politiche ed anche religiose in cui vivete, lavorate,
invecchiate. In tutte siate cercatori della Verità,
dell'umana rivelazione di Dio nella vita. E', lo msappiamo,
una strada lunga, il cui presente è inquieto, ma il cui
esito è sicuro. Annunciate la bellezza di Dio e della sua
creazione. Sull'esempio di Cristo, siate obbedienti
all'amore, uomini e donne di mitezza e misericordia,
capaci di percorrere le strade del mondo facendo solo del
bene. Le vostre siano vite che pongono al centro le
Beatitudini, contraddicendo la logica umana, per esprimere
un’incondizionata fiducia in Dio che vuole l'uomo
felice. La Chiesa ha bisogno anche di voi per dare
completezza alla sua missione. Siate seme di santità
gettato a piene mani nei solchi della storia. Radicati
nell'azione gratuita ed efficace con cui lo Spirito del
Signore sta guidando le vicende umane, possiate dare
frutti di fede genuina, scrivendo con la vostra vita e con
la vostra testimonuanza parabole di speranza, scrivendole
con le opere suggerite dalla "fantasia della carità"
(Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte,
50).
Con
questi auspici, assicurandovi la mia costante preghiera,
vi imparto a sostegno delle vostre iniziative di
apostolato e di carità una speciale Benedizione
Apostolica.
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