|
INCONTRO PROMOSSO
DAL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI (17 MAGGIO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 17 maggio 2008
Benedetto XVI
ai vescovi: i Movimenti e le nuove comunità sono un
grande dono per la Chiesa. La novità dei loro carismi sia
accolta con molto amore e senza pregiudizi
I vescovi
di tutti il mondo hanno il dovere di accogliere “con
molto amore” e senza “giudizi superficiali e
riduttivi” la multiforme vitalità dei Movimenti
ecclesiali e delle nuove comunità. I quali - da parte
loro - devono sottoporsi di buon grado al discernimento
dell’autorità ecclesiastica, perché sia verificata
“l’autenticità” dei loro carismi e la saldezza
della loro comunione con la Chiesa. E’ il concetto di
sintesi che Benedetto XVI ha espresso questa mattina
parlando al gruppo di vescovi di tutti i continenti, che
in questi giorni hanno partecipato a un Seminario di
studio promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
Strade
di formazione cristiana “efficaci”, testimonianza di
fedeltà e obbedienza alla Chiesa, risveglio di un
“vigoroso” slancio missionario e “sensibilità” ai
bisogni dei poveri, ricchezza di vocazioni. Sono numerosi
i doni con i quali i Movimenti ecclesiali e le nuove
comunità hanno arricchito la Chiesa, in particolare dal
Concilio Vaticano II in poi. Benedetto XVI lo ha messo in
grande risalto, riandando con il cuore e il pensiero a
quel “siate scuole di comunione”, siate “compagnie
in cammino in cui si impara a vivere nella verità e
nell’amore a Cristo” con i quali benedisse la folla
strabocchevole di Piazza San Pietro il 3 giugno 2006,
popolata dagli appartenenti ad oltre 100 aggregazioni
laicali. Ribadita anche oggi a più riprese l’importanza
del loro ruolo, il Pontefice è tornato a parlare del come
i vescovi, e i sacerdoti con loro, debbano rapportarsi con
queste realtà ormai diffuse a tutte le latitudini della
Chiesa. La parola d’ordine - che nei giorni scorsi ha
guidato la riflessione al Seminario organizzato dal
dicastero vaticano dei Laici - sta proprio in una frase di
Benedetto XVI, del novembre 2006: “Vi chiedo di andare
incontro ai movimenti con molto amore”:
“Andare incontro con molto amore ai movimenti e
alle nuove comunità ci spinge a conoscere adeguatamente
la loro realtà, senza impressioni superficiali o giudizi
riduttivi. Ci aiuta anche a comprendere che i movimenti
ecclesiali e le nuove comunità non sono un problema o un
rischio in più, che si assomma alle nostre già gravose
incombenze. No! Sono un dono del Signore, una risorsa
preziosa per arricchire con i loro carismi tutta la
comunità cristiana. Perciò non deve mancare una
fiduciosa accoglienza che dia loro spazi e valorizzi i
loro contributi nella vita delle Chiese locali”.
Dunque, ha subito rimarcato Benedetto XVI, “difficoltà
e incomprensioni su questioni particolari non autorizzano
alla chiusura”. Gli ultimi decenni, ha riconosciuto,
hanno già contribuito a far superare “non pochi
pregiudizi, resistenze, tensioni”. Ciò che resta da
assolvere, ha affermato, è “l’importante compito di
promuovere una più matura comunione di tutte le
componenti ecclesiali, perché tutti i carismi, nel
rispetto della loro specificità, possano pienamente e
liberamente contribuire all’edificazione dell’unico
Corpo di Cristo”. E in che modo far questo? Il Papa è
stato chiaro:con il tocco della “prudenza” e della
“pazienza”, intervenendo con “molto amore” laddove
si debba procedere a una “correzione”. In una parola,
seguendo lo stile del “dialogo” e della
“collaborazione” avviati in passato con queste nuove
realtà ecclesiali da Paolo VI e più ancora da Giovanni
Paolo II:
“Già numerosi movimenti ecclesiali e nuove
comunità sono stati riconosciuti dalla Santa Sede, e
pertanto vanno senza dubbio considerati un dono di Dio per
tutta la Chiesa. Altri, ancora in fase nascente,
richiedono l’esercizio di un accompagnamento ancor più
delicato e vigilante da parte dei Pastori delle Chiese
particolari. Chi è chiamato a un servizio di
discernimento e di guida non pretenda di spadroneggiare
sui carismi, ma piuttosto si guardi dal pericolo di
soffocarli, resistendo alla tentazione di uniformare ciò
che lo Spirito Santo ha voluto multiforme per concorrere
all’edificazione e alla dilatazione dell’unico Corpo
di Cristo, che lo stesso Spirito rende saldo nell’unità”.
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Signor
Cardinale,
venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari
fratelli e sorelle!
Sono
lieto di incontrarvi in occasione del Seminario di studio
convocato dal Pontificio Consiglio per i Laici per
riflettere sulla sollecitudine pastorale verso i movimenti
ecclesiali e le nuove comunità. Ringrazio i numerosi
Presuli che hanno voluto presenziare, provenienti da ogni
parte del mondo: il loro interesse e la loro viva
partecipazione hanno garantito la piena riuscita dei
lavori, giunti ormai alla giornata conclusiva. Rivolgo a
tutti i Confratelli nell’Episcopato e a tutti i presenti
un cordiale saluto di comunione e di pace; in particolare
saluto il Signor Cardinale Stanisław Ryłko e
Mons. Josef Clemens, rispettivamente Presidente e
Segretario del Dicastero, e i loro collaboratori.
Non è la
prima volta che il Consiglio per i Laici organizza un
Seminario per i Vescovi sui movimenti laicali. Ricordo
bene quello del 1999, ideale prosecuzione pastorale
dell’incontro del mio amato Predecessore Giovanni Paolo
II con i movimenti e le nuove comunità, tenutosi il 30
maggio dell’anno precedente. Come Prefetto della
Congregazione per la Dottrina della Fede fui coinvolto in
prima persona nel dibattito. Ebbi modo di stabilire un
dialogo diretto con i Vescovi, uno scambio franco e
fraterno su tante questioni importanti. L’odierno
Seminario, analogamente, vuol essere una prosecuzione
dell’incontro che io stesso ho avuto, il 3 giugno 2006,
con una larga rappresentanza di fedeli appartenenti a più
di 100 nuove aggregazioni laicali. In quella occasione
indicai nell’esperienza dei movimenti ecclesiali e delle
nuove comunità il "segno luminoso della bellezza di
Cristo, e della Chiesa, sua Sposa" (cfr Messaggio
ai partecipanti al Congresso del 22 maggio 2006).
Rivolgendomi "ai cari amici dei movimenti", li
esortavo a fare di essi sempre più "scuole di
comunione, compagnie in cammino in cui si impara a vivere
nella verità e nell’amore che Cristo ci ha rivelato e
comunicato per mezzo della testimonianza degli apostoli,
in seno alla grande famiglia dei suoi discepoli" (ibid.).
I
movimenti ecclesiali e le nuove comunità sono una delle
novità più importanti suscitate dallo Spirito Santo
nella Chiesa per l’attuazione del Concilio Vaticano II.
Si diffusero proprio a ridosso dell’assise conciliare,
soprattutto negli anni immediatamente successivi, in un
periodo carico di entusiasmanti promesse, ma segnato anche
da difficili prove. Paolo VI e Giovanni Paolo II seppero
accogliere e discernere, incoraggiare e promuovere
l’imprevista irruzione delle nuove realtà laicali che,
in forme varie e sorprendenti, ridonavano vitalità, fede
e speranza a tutta la Chiesa. Già allora, infatti,
rendevano testimonianza della gioia, della ragionevolezza
e della bellezza di essere cristiani, mostrandosi grati di
appartenere al mistero di comunione che è la Chiesa.
Abbiamo assistito al risveglio di un vigoroso slancio
missionario, mosso dal desiderio di comunicare a tutti la
preziosa esperienza dell’incontro con Cristo, avvertita
e vissuta come la sola risposta adeguata alla profonda
sete di verità e di felicità del cuore umano.
Come non
rendersi conto, al contempo, che una tale novità attende
ancora di essere adeguatamente compresa alla luce del
disegno di Dio e della missione della Chiesa negli scenari
del nostro tempo? Proprio perciò si sono succeduti
numerosi interventi di richiamo e di orientamento da parte
dei Pontefici, che hanno avviato un dialogo e una
collaborazione sempre più approfonditi a livello di tante
Chiese particolari. Sono stati superati non pochi
pregiudizi, resistenze e tensioni. Rimane da assolvere
l’importante compito di promuovere una più matura
comunione di tutte le componenti ecclesiali, perché tutti
i carismi, nel rispetto della loro specificità, possano
pienamente e liberamente contribuire all’edificazione
dell’unico Corpo di Cristo.
Ho molto
apprezzato che sia stata scelta, come traccia del
Seminario, l’esortazione da me rivolta a un gruppo di
Vescovi tedeschi in visita ad limina, che oggi
senz’altro ripropongo a tutti voi, Pastori di tante
chiese particolari: "Vi chiedo di andare incontro ai
movimenti con molto amore" (18 novembre 2006). Potrei
quasi dire di non aver altro da aggiungere! La carità è
il segno distintivo del Buon Pastore: essa rende
autorevole ed efficace l’esercizio del ministero che ci
è stato affidato. Andare incontro con molto amore ai
movimenti e alle nuove comunità ci spinge a conoscere
adeguatamente la loro realtà, senza impressioni
superficiali o giudizi riduttivi. Ci aiuta anche a
comprendere che i movimenti ecclesiali e le nuove comunità
non sono un problema o un rischio in più, che si assomma
alle nostre già gravose incombenze. No! Sono un dono del
Signore, una risorsa preziosa per arricchire con i loro
carismi tutta la comunità cristiana. Perciò non deve
mancare una fiduciosa accoglienza che dia loro spazi e
valorizzi i loro contributi nella vita delle Chiese
locali. Difficoltà o incomprensioni su questioni
particolari non autorizzano alla chiusura. Il "molto
amore" ispiri prudenza e pazienza. A noi Pastori è
chiesto di accompagnare da vicino, con paterna
sollecitudine, in modo cordiale e sapiente, i movimenti e
le nuove comunità, perché possano generosamente mettere
a servizio dell’utilità comune, in modo ordinato e
fecondo, i tanti doni di cui sono portatori e che abbiamo
imparato a conoscere e apprezzare: lo slancio missionario,
gli efficaci itinerari di formazione cristiana, la
testimonianza di fedeltà e obbedienza alla Chiesa, la
sensibilità ai bisogni dei poveri, la ricchezza di
vocazioni.
L’autenticità
dei nuovi carismi è garantita dalla loro disponibilità a
sottomettersi al discernimento dell’autorità
ecclesiastica. Già numerosi movimenti ecclesiali e nuove
comunità sono stati riconosciuti dalla Santa Sede, e
pertanto vanno senza dubbio considerati un dono di Dio per
tutta la Chiesa. Altri, ancora in fase nascente,
richiedono l’esercizio di un accompagnamento ancor più
delicato e vigilante da parte dei Pastori delle Chiese
particolari. Chi è chiamato a un servizio di
discernimento e di guida non pretenda di spadroneggiare
sui carismi, ma piuttosto si guardi dal pericolo di
soffocarli (cfr 1 Ts 5,19-21), resistendo alla
tentazione di uniformare ciò che lo Spirito Santo ha
voluto multiforme per concorrere all’edificazione e alla
dilatazione dell’unico Corpo di Cristo, che lo stesso
Spirito rende saldo nell’unità. Consacrato e assistito
dallo Spirito di Dio, in Cristo, Capo della Chiesa, il
Vescovo dovrà esaminare i carismi e provarli, per
riconoscere e valorizzare ciò che è buono, vero e bello,
ciò che contribuisce all’incremento della santità dei
singoli e delle comunità. Quando saranno necessari
interventi di correzione, siano anch’essi espressione di
"molto amore". I movimenti e le nuove comunità
si mostrano fieri della loro libertà associativa, della
fedeltà al loro carisma, ma hanno anche dimostrato di
sapere bene che fedeltà e libertà sono assicurate, e non
certo limitate, dalla comunione ecclesiale, di cui i
Vescovi, uniti al Successore di Pietro, sono ministri,
custodi e guide.
Cari
Fratelli nell’Episcopato, al termine di questo incontro
vi esorto a ravvivare in voi il dono che avete ricevuto
con la vostra consacrazione (cfr 2 Tm 1,6). Lo
Spirito di Dio ci aiuti a riconoscere e custodire le
meraviglie che Egli stesso suscita nella Chiesa a favore
di tutti gli uomini. A Maria Santissima, Regina degli
Apostoli, affido ognuna delle vostre Diocesi e vi imparto
di tutto cuore un’affettuosa Benedizione Apostolica, che
estendo ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai
seminaristi, ai catechisti e a tutti i fedeli laici, in
particolare, oggi, ai membri dei movimenti ecclesiali e
delle nuove comunità presenti nelle Chiese affidate alle
vostre cure.
©
Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana
|
|