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AI LAICI
CRISTIANI (24 NOVEMBRE 2011) |
Radio
Vaticana, 25 novembre 2011
Il Papa ai
laici cristiani: per incidere nella vita pubblica bisogna
avere una solida fede personale
◊
Bisogna riportare la “questione di Dio” anche
all’interno della Chiesa, per far sì che la
testimonianza dei laici nella vita pubblica sia
“incisiva”. È l’invito che Benedetto XVI ha rivolto
alla 25.ma plenaria dei Laici in corso in Vaticano, i cui
partecipanti sono stati ricevuti questa mattina in udienza
dal Papa. Il Pontefice ha anche ricordato il coraggio
delle minoranze cristiane in Asia, spesso soggette a
persecuzioni, e ha apprezzato l’impegno del dicastero
per i Laici di aver messo in programma per il prossimo
anno, in Camerun, un Congresso per i laici dell’Africa.
Il servizio di Alessandro De Carolis:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Per incontrare Dio bisogna incontrare qualcuno che Lo
abbia incontrato. Il segreto della fede sta in questa
sequenza, e non è eludibile. Non è tanto una questione
legata a fattori esterni, geografici o culturali. Semmai
lo è alla “geografia” dell’anima, il luogo dove
avviene e matura l’incontro con Cristo. E i laici
cristiani hanno una grandissima responsabilità nel creare
i presupposti per questo incontro, che potrà avere
importanti risvolti nella vita sociale. Benedetto XVI lo
ha ricordato al cospetto degli specialisti convocati dal
Pontificio Consiglio per i Laici per l’incontro annuale,
impegnati a confrontarsi sul tema “La questione di Dio
oggi”. Benedetto XVI ha distinto. Certamente, ha
ripetuto, c’è anzitutto una questione di Dio pubblica,
quella per cui la rinuncia “a ogni riferimento del
trascendente” diffusasi attualmente “ha generato la
crisi” di “significato e di valori” che oggi precede
quella economica e sociale:
“L’uomo che cerca di esistere soltanto
positivisticamente, nel calcolabile e nel misurabile, alla
fine rimane soffocato. In questo quadro, la questione di
Dio è, in un certo senso, 'la questione delle questioni'.
Essa ci riporta alle domande di fondo dell’uomo, alle
aspirazioni di verità, di felicità e di libertà insite
nel suo cuore, che cercano una realizzazione”.
“L’uomo che risveglia in sé la domanda su Dio –
ha proseguito – si apre alla speranza, ad una speranza
affidabile, per cui vale la pena di affrontare la fatica
del cammino nel presente”. Tuttavia, si è chiesto il
Papa, come è possibile “risvegliare la domanda su Dio,
perché sia la questione fondamentale?”:
“La domanda su Dio è risvegliata dall’incontro
con chi ha il dono della fede, con chi ha un rapporto
vitale con il Signore. Dio viene conosciuto attraverso
uomini e donne che lo conoscono: la strada verso di Lui
passa, in modo concreto, attraverso chi l’ha incontrato.
Qui il vostro ruolo di fedeli laici è particolarmente
importante”.
Tuttavia, se i diversi ambiti pubblici hanno bisogno di
essere popolati da laici cristiani trasparenti nelle
proprie convinzioni, esiste – ha osservato Benedetto XVI
– anche una questione di Dio dentro il tessuto
ecclesiale. La disamina del Papa è stata all’insegna
della consueta schiettezza. “A volte – ha asserito –
ci si è adoperati perché la presenza dei cristiani nel
sociale, nella politica o nell’economia risultasse più
incisiva, e forse non ci si è altrettanto preoccupati
della solidità della loro fede, quasi fosse un dato
acquisito una volta per tutte”. In realtà, ha
soggiunto…
“… i cristiani non abitano un pianeta lontano,
immune dalle ‘malattie’ del mondo, ma condividono i
turbamenti, il disorientamento e le difficoltà del loro
tempo. Perciò non meno urgente è riproporre la questione
di Dio anche nello stesso tessuto ecclesiale. Quante
volte, nonostante il definirsi cristiani, Dio di fatto non
è il punto di riferimento centrale nel modo di pensare e
di agire, nelle scelte fondamentali della vita. La prima
risposta alla grande sfida del nostro tempo sta allora
nella profonda conversione del nostro cuore”.
E un esempio di cosa voglia dire oggi coerenza al
Vangelo Benedetto XVI lo aveva offerto all’inizio del
suo discorso, evocando il coraggio di quei fedeli che
vivono, specie in Asia, in condizioni spesso drammatiche.
In quel vastissimo e antico continente, sono state le
parole del Papa…
“… l’annuncio cristiano ha raggiunto sinora
soltanto una piccola minoranza, che non di rado vive la
fede in un contesto difficile, a volte anche di vera
persecuzione (...) Questi nostri fratelli testimoniano in
modo ammirevole la loro adesione a Cristo, lasciando
intravedere come in Asia, grazie alla loro fede, si stiano
aprendo per la Chiesa del terzo millennio vasti scenari di
evangelizzazione”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI
Sala
Clementina
Venerdì, 25 novembre 2011
Signori
Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle!
Sono
lieto di incontrare tutti voi, membri e consultori del Pontificio
Consiglio per i Laici, riuniti per la XXV Assemblea
Plenaria. Saluto in modo particolare il Cardinale Stanisław
Ryłko e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha
rivolto, come pure Mons. Josef Clemens, Segretario. Un
cordiale benvenuto rivolgo a tutti, in modo speciale ai
fedeli laici, donne e uomini, che compongono il Dicastero.
Il periodo trascorso dall’ultima Assemblea plenaria vi
ha visti impegnati in varie iniziative, già menzionate da
sua eminenza. Vorrei anch’io ricordare il Congresso per
i fedeli laici dell’Asia e la Giornata
Mondiale della Gioventù di Madrid. Sono stati momenti
molto intensi di fede e di vita ecclesiale, importanti
anche nella prospettiva dei grandi eventi ecclesiali che
celebreremo l’anno prossimo: la XIII Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla nuova
evangelizzazione e l’apertura dell’Anno della fede.
Il
Congresso per i laici dell’Asia è stato organizzato
l’anno scorso a Seoul, con l’aiuto della Chiesa in
Corea, sul tema «Proclaiming Jesus Christ in Asia
Today». Il vastissimo continente asiatico ospita
popoli, culture e religioni diversi, di antica origine, ma
l’annuncio cristiano ha raggiunto sinora soltanto una
piccola minoranza, che non di rado - come lei ha detto
eminenza - vive la fede in un contesto difficile, a volte
anche di vera persecuzione. Il convegno ha offerto
l’occasione ai fedeli laici, alle associazioni, ai
movimenti e alle nuove comunità che operano in Asia, di
rafforzare l’impegno e il coraggio per la missione.
Questi nostri fratelli testimoniano in modo ammirevole la
loro adesione a Cristo, lasciando intravedere come in
Asia, grazie alla loro fede, si stiano aprendo per la
Chiesa del terzo millennio vasti scenari di
evangelizzazione. Apprezzo che il Pontificio
Consiglio per i Laici stia organizzando un analogo
Congresso per i laici dell’Africa, previsto in Camerun
l’anno prossimo. Tali incontri continentali sono
preziosi per dare impulso all’opera di evangelizzazione,
per rafforzare l’unità e rendere sempre più saldi i
legami tra Chiese particolari e Chiesa universale.
Vorrei
inoltre attirare l’attenzione sull’ultima Giornata
Mondiale della Gioventù a Madrid. Il tema, come
sappiamo, era la fede: «Radicati e fondati in Cristo,
saldi nella fede» (cfr Col 2,7). E davvero ho
potuto contemplare una moltitudine immensa di giovani,
convenuti entusiasti da tutto il mondo per incontrare il
Signore e vivere la fraternità universale. Una
straordinaria cascata di luce, di gioia e di speranza ha
illuminato Madrid, e non solo Madrid, ma anche la vecchia
Europa e il mondo intero, riproponendo in modo chiaro
l’attualità della ricerca di Dio. Nessuno è potuto
rimanere indifferente, nessuno ha potuto pensare che la
questione di Dio sia irrilevante per l’uomo di oggi. I
giovani del mondo intero attendono con ansia di poter
celebrare le Giornate
Mondiali a loro dedicate, e so che già siete al
lavoro per l’appuntamento a Rio de Janeiro nel 2013.
A tale
proposito, mi sembra particolarmente importante aver
voluto affrontare quest’anno, nell’Assemblea Plenaria,
il tema di Dio: «La questione di Dio oggi». Non dovremmo
mai stancarci di riproporre tale domanda, di
“ricominciare da Dio”, per ridare all’uomo la
totalità delle sue dimensioni, la sua piena dignità.
Infatti, una mentalità che è andata diffondendosi nel
nostro tempo, rinunciando a ogni riferimento al
trascendente, si è dimostrata incapace di comprendere e
preservare l’umano. La diffusione di questa mentalità
ha generato la crisi che viviamo oggi, che è crisi di
significato e di valori, prima che crisi economica e
sociale. L’uomo che cerca di esistere soltanto
positivisticamente, nel calcolabile e nel misurabile, alla
fine rimane soffocato. In questo quadro, la questione di
Dio è, in un certo senso, «la questione delle questioni».
Essa ci riporta alle domande di fondo dell’uomo, alle
aspirazioni di verità, di felicità e di libertà insite
nel suo cuore, che cercano una realizzazione. L’uomo che
risveglia in sé la domanda su Dio si apre alla speranza,
ad una speranza affidabile, per cui vale la pena di
affrontare la fatica del cammino nel presente (cfr Spe
salvi, 1).
Ma come
risvegliare la domanda di Dio, perché sia la questione
fondamentale? Cari amici, se è vero che «all’inizio
dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una
grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una
Persona» (Deus
caritas est, 1), la domanda su Dio è risvegliata
dall’incontro con chi ha il dono della fede, con chi ha
un rapporto vitale con il Signore. Dio viene conosciuto
attraverso uomini e donne che lo conoscono: la strada
verso di Lui passa, in modo concreto, attraverso chi
l’ha incontrato. Qui il vostro ruolo di fedeli laici è
particolarmente importante. Come osserva la Christifideles
laici, è questa la vostra specifica vocazione:
nella missione della Chiesa «…un posto particolare
compete ai fedeli laici, in ragione della loro “indole
secolare”, che li impegna, con modalità proprie e
insostituibili, nell'animazione cristiana dell'ordine
temporale» (n. 36). Siete chiamati a offrire una
testimonianza trasparente della rilevanza della questione
di Dio in ogni campo del pensare e dell’agire. Nella
famiglia, nel lavoro, come nella politica e
nell’economia, l’uomo contemporaneo ha bisogno di
vedere con i propri occhi e di toccare con mano come con
Dio o senza Dio tutto cambia.
Ma la
sfida di una mentalità chiusa al trascendente obbliga
anche gli stessi cristiani a tornare in modo più deciso
alla centralità di Dio. A volte ci si è adoperati perché
la presenza dei cristiani nel sociale, nella politica o
nell’economia risultasse più incisiva, e forse non ci
si è altrettanto preoccupati della solidità della loro
fede, quasi fosse un dato acquisito una volta per tutte.
In realtà i cristiani non abitano un pianeta lontano,
immune dalle «malattie» del mondo, ma condividono i
turbamenti, il disorientamento e le difficoltà del loro
tempo. Perciò non meno urgente è riproporre la questione
di Dio anche nello stesso tessuto ecclesiale. Quante
volte, nonostante il definirsi cristiani, Dio di fatto non
è il punto di riferimento centrale nel modo di pensare e
di agire, nelle scelte fondamentali della vita. La prima
risposta alla grande sfida del nostro tempo sta allora
nella profonda conversione del nostro cuore, perché il
Battesimo che ci ha resi luce del mondo e sale della terra
possa veramente trasformarci.
Cari
amici, la missione della Chiesa ha bisogno dell’apporto
di tutti i suoi membri e di ciascuno, specialmente dei
fedeli laici. Negli ambienti di vita in cui il Signore vi
ha chiamati, siate testimoni coraggiosi del Dio di Gesù
Cristo, vivendo il vostro Battesimo. Per questo vi affido
all’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre di
tutti i popoli, e di cuore imparto a voi e ai vostri cari
la Benedizione Apostolica. Grazie.
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