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MESSA DEL PAPA A
LAMEZIA TERME (9 OTTOBRE 2011) |
Radio
Vaticana, 9 ottobre 2011
Messa
del Papa a Lamezia Terme: fede e amore vincono
disoccupazione e criminalità
◊
Cinquantamila fedeli hanno sfidato le piogge torrenziali
di questi giorni per partecipare stamani alla Messa
presieduta da Benedetto XVI a Lamezia Terme, nel suo primo
viaggio pastorale in Calabria. Proprio oggi il maltempo ha
concesso una tregua. Presenti anche 1300 invalidi
accompagnati dai volontari dell'Unitalsi. Una
celebrazione, quella di oggi, ricca di simboli: la Croce
di Gesù Cristo al centro dell'Altare ma senza crocifisso,
perché Colui che vi è stato inchiodato è risorto; e poi
l’immagine dell’albero al centro dell'ambone, simbolo
di ogni fedele che nella propria vita ricerca la
beatitudine. Ma ascoltiamo il servizio della nostra
inviata Emanuela Campanile:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
(canto)
Non c'è futuro senza carità. Lo dice e lo ribadisce
più volte nella sua omelia Benedetto XVI, di fronte a
diverse migliaia di fedeli arrivati da ogni angolo della
Calabria per stare con lui e sperare insieme a lui. Hanno
atteso il Papa, raccolti nella spianata dell'ex Sir ora
intitolata a Benedetto XVI. Lo hanno accolto con un
sussulto di gioia e con altrettanta gioia lo hanno
ascoltato: la liturgia di questa domenica - ha detto il
Pontefice - lascia intuire qualcosa della festa di Dio con
l'umanità. Il riferimento è alla parabola del banchetto
di nozze a cui molti sono invitati da un re:
“È un’immagine - quella del banchetto - usata
spesso nelle Scritture per indicare la gioia nella
comunione e nell’abbondanza dei doni del Signore”.
Tuttavia, ha proseguito il Papa, sono in molti a non
accettare l'invito - se non persino a disprezzarlo a
favore degli interessi e delle preoccupazioni personali.
Ma poichè nulla e nessuno può fermare l'illimitata
generosità di Dio, l'invito del Padre si estende a tutti.
Un amore che non si scoraggia, un amore senza limiti per
ognuno, ma ad una condizione:
“La bontà del re non ha confini e a tutti è data
la possibilità di rispondere alla sua chiamata. Ma c’è
una condizione per restare a questo banchetto di nozze:
indossare l’abito nuziale. Ed entrando nella sala, il re
scorge qualcuno che non l’ha voluto indossare e, per
questa ragione, viene escluso dalla festa”.
Ma che cosa è questo abito nuziale? Così spiega e
risponde il Papa:
“Nella Messa in Coena Domini di quest’anno ho
fatto riferimento a un bel commento di san Gregorio Magno
a questa parabola. Egli spiega che quel commensale ha
risposto all’invito di Dio a partecipare al suo
banchetto, ha, in un certo modo, la fede che gli ha aperto
la porta della sala, ma gli manca qualcosa di essenziale:
la veste nuziale, che è la carità, l’amore”.
Da qui, l’invito a custodire l’abito nuziale e cioè
la carità, da qui, l’invito a tutta la popolazione di
Calabria a perseverare e crescere nell’aiuto reciproco,
nel rispetto di ogni bene pubblico per costruire un domani
migliore per una con regione con tante difficoltà:
“Una terra dove la disoccupazione è preoccupante,
dove una criminalità spesso efferata, ferisce il tessuto
sociale, una terra in cui si ha la continua sensazione di
essere in emergenza. All’emergenza, voi calabresi avete
saputo rispondere con una prontezza e una disponibilità
sorprendenti, con una straordinaria capacità di
adattamento al disagio”.
Benedetto XVI, si è detto inoltre sicuro che i
Calabresi sapranno costruire il proprio futuro perché
capaci di affrontare le difficoltà del presente
attraverso un cammino di fede forte. E così li ha
esortati:
“Non cedete mai alla tentazione del pessimismo e
del ripiegamento su voi stessi. Fate appello alle risorse
della vostra fede e delle vostre capacità umane;
sforzatevi di crescere nella capacità di collaborare, di
prendersi cura dell’altro e di ogni bene pubblico,
custodite l’abito nuziale dell’amore; perseverate
nella testimonianza dei valori umani e cristiani così
profondamente radicati nella fede e nella storia di questo
territorio e della sua popolazione”.
Riferendosi poi all’impegno della Chiesa locale,
Benedetto XVI, ha inoltre ringraziato il Signore per i
tanti germi di bene seminati, per la diffusione nei
diversi centri della Diocesi della pratica della Lectio
divina e per la divulgazione della Scuola della Dottrina
Sociale della Chiesa:
“Auspico vivamente che da tali iniziative
scaturisca una nuova generazione di uomini e donne capaci
di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene
comune. Desidero anche incoraggiare e benedire gli sforzi
di quanti, sacerdoti e laici, sono impegnati nella
formazione delle coppie cristiane al matrimonio e alla
famiglia, al fine di dare una risposta evangelica e
competente alle tante sfide contemporanee nel campo della
famiglia e della vita”.
Infine, il pensiero del Papa è andato ai sacerdoti di
cui - ha affermato – conosco lo zelo e la dedizione –
invitandoli a distaccarsi con decisione da una mentalità
consumistica e mondana e a vivere la comunione tra loro e
con il vescovo, con i fedeli laici, e per la
valorizzazione di gruppi e movimenti all’interno della
pastorale della Diocesi e delle parrocchie. Una
collaborazione reciproca, dunque, da cui, ha aggiunto –
ne verranno molteplici benefici per la vita delle
parrocchie e della società civile. Di qui l'esortazione
al laicato:
“A voi fedeli laici, giovani e famiglie, dico: non
abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari
ambiti della società, nelle molteplici situazioni
dell’esistenza umana! Avete tutti i motivi per mostrarvi
forti, fiduciosi e coraggiosi, e questo grazie alla luce
della fede e alla forza della carità. E quando doveste
incontrare l’opposizione del mondo, fate vostre le
parole dell’Apostolo: ‘Tutto posso in colui che mi dà
la forza’”.
(canto)
SANTA MESSA
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Zona ex-Sir, periferia industriale di Lamezia Terme
Domenica, 9 ottobre 2011
Cari
fratelli e sorelle!
È grande
la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane della
Parola di Dio e dell’Eucaristia. Sono lieto di essere
per la prima volta qui in Calabria e di trovarmi in questa
Città di Lamezia Terme. Porgo il mio cordiale saluto a
tutti voi che siete accorsi così numerosi e vi ringrazio
per la vostra calorosa accoglienza! Saluto in particolare
il vostro Pastore, Mons. Luigi Antonio Cantafora, e lo
ringrazio per le cortesi espressioni di benvenuto che mi
ha rivolto a nome di tutti. Saluto anche gli Arcivescovi e
i Vescovi presenti, i Sacerdoti, i Religiosi e le
Religiose, i rappresentanti delle Associazioni e dei
Movimenti ecclesiali. Rivolgo un deferente pensiero al
Sindaco, Prof. Gianni Speranza, grato per il cortese
indirizzo di saluto, al Rappresentante del Governo ed alle
Autorità civili e militari, che con la loro presenza
hanno voluto onorare questo nostro incontro. Un
ringraziamento speciale a quanti hanno generosamente
collaborato alla realizzazione della mia Visita Pastorale.
La
liturgia di questa domenica ci propone una parabola che
parla di un banchetto di nozze a cui molti sono invitati.
La prima lettura, tratta dal libro di Isaia, prepara
questo tema, perché parla del banchetto di Dio. È
un’immagine - quella del banchetto - usata spesso nelle
Scritture per indicare la gioia nella comunione e
nell’abbondanza dei doni del Signore, e lascia intuire
qualcosa della festa di Dio con l’umanità, come
descrive Isaia: «Preparerà il Signore degli eserciti per
tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse
vivande... di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini
raffinati» (Is 25,6). Il profeta aggiunge che
l’intenzione di Dio è di porre fine alla tristezza e
alla vergogna; vuole che tutti gli uomini vivano felici
nell’amore verso di Lui e nella comunione reciproca; il
suo progetto allora è di eliminare la morte per sempre,
di asciugare le lacrime su ogni volto, di far scomparire
la condizione disonorevole del suo popolo, come abbiamo
ascoltato (vv. 7-8). Tutto questo suscita profonda
gratitudine e speranza: «Ecco il nostro Dio, in lui
abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore
in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la
sua salvezza» (v. 9).
Gesù nel
Vangelo ci parla della risposta che viene data
all’invito di Dio - rappresentato da un re - a
partecipare a questo suo banchetto (cfr Mt
22,1-14). Gli invitati sono molti, ma avviene qualcosa di
inaspettato: si rifiutano di partecipare alla festa, hanno
altro da fare; anzi alcuni mostrano di disprezzare
l’invito. Dio è generoso verso di noi, ci offre la sua
amicizia, i suoi doni, la sua gioia, ma spesso noi non
accogliamo le sue parole, mostriamo più interesse per
altre cose, mettiamo al primo posto le nostre
preoccupazioni materiali, i nostri interessi. L’invito
del re incontra addirittura reazioni ostili, aggressive.
Ma ciò non frena la sua generosità. Egli non si
scoraggia, e manda i suoi servi ad invitare molte altre
persone. Il rifiuto dei primi invitati ha come effetto
l’estensione dell’invito a tutti, anche ai più
poveri, abbandonati e diseredati. I servi radunano tutti
quelli che trovano, e la sala si riempie: la bontà del re
non ha confini e a tutti è data la possibilità di
rispondere alla sua chiamata. Ma c’è una condizione per
restare a questo banchetto di nozze: indossare l’abito
nuziale. Ed entrando nella sala, il re scorge qualcuno che
non l’ha voluto indossare e, per questa ragione, viene
escluso dalla festa. Vorrei fermarmi un momento su questo
punto con una domanda: come mai questo commensale ha
accettato l’invito del re, è entrato nella sala del
banchetto, gli è stata aperta la porta, ma non ha messo
l’abito nuziale? Cos’è quest’abito nuziale? Nella Messa
in Coena Domini di quest’anno ho fatto
riferimento a un bel commento di san Gregorio Magno a
questa parabola. Egli spiega che quel commensale ha
risposto all’invito di Dio a partecipare al suo
banchetto, ha, in un certo modo, la fede che gli ha aperto
la porta della sala, ma gli manca qualcosa di essenziale:
la veste nuziale, che è la carità, l’amore. E san
Gregorio aggiunge: “Ognuno di voi, dunque, che nella
Chiesa ha fede in Dio ha già preso parte al banchetto di
nozze, ma non può dire di avere la veste nuziale se non
custodisce la grazia della Carità” (Homilia
38,9: PL 76,1287). E questa veste è intessuta
simbolicamente di due legni, uno in alto e l’altro in
basso: l’amore di Dio e l’amore del prossimo (cfr ibid.,10:
PL 76,1288). Tutti noi siamo invitati ad essere commensali
del Signore, ad entrare con la fede al suo banchetto, ma
dobbiamo indossare e custodire l’abito nuziale, la carità,
vivere un profondo amore a Dio e al prossimo.
Cari
fratelli e sorelle! Sono venuto per condividere con voi
gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni
di questa comunità diocesana. So che vi siete preparati a
questa Visita con un intenso cammino spirituale, adottando
come motto un versetto degli Atti degli Apostoli: «Nel
nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» (3,6). So
che anche a Lamezia Terme, come in tutta la Calabria, non
mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni. Se
osserviamo questa bella regione, riconosciamo in essa una
terra sismica non solo dal punto di vista geologico, ma
anche da un punto di vista strutturale, comportamentale e
sociale; una terra, cioè, dove i problemi si presentano
in forme acute e destabilizzanti; una terra dove la
disoccupazione è preoccupante, dove una criminalità
spesso efferata, ferisce il tessuto sociale, una terra in
cui si ha la continua sensazione di essere in emergenza.
All’emergenza, voi calabresi avete saputo rispondere con
una prontezza e una disponibilità sorprendenti, con una
straordinaria capacità di adattamento al disagio. Sono
certo che saprete superare le difficoltà di oggi per
preparare un futuro migliore. Non cedete mai alla
tentazione del pessimismo e del ripiegamento su voi
stessi. Fate appello alle risorse della vostra fede e
delle vostre capacità umane; sforzatevi di crescere nella
capacità di collaborare, di prendersi cura dell’altro e
di ogni bene pubblico, custodite l’abito nuziale
dell’amore; perseverate nella testimonianza dei valori
umani e cristiani così profondamente radicati nella fede
e nella storia di questo territorio e della sua
popolazione.
Cari
amici! La mia visita si colloca quasi al termine del
cammino avviato da questa Chiesa locale con la redazione
del progetto pastorale quinquennale. Desidero ringraziare
con voi il Signore per il proficuo cammino percorso e per
i tanti germi di bene seminati, che lasciano ben sperare
per il futuro. Per fare fronte alla nuova realtà sociale
e religiosa, diversa dal passato, forse più carica di
difficoltà, ma anche più ricca di potenzialità, è
necessario un lavoro pastorale moderno e organico che
impegni attorno al Vescovo tutte le forze cristiane:
sacerdoti, religiosi e laici, animati dal comune impegno
di evangelizzazione. A questo riguardo, ho appreso con
favore dello sforzo in atto per mettersi in ascolto
attento e perseverante della Parola di Dio, attraverso la
promozione di incontri mensili in diversi centri della
Diocesi e la diffusione della pratica della Lectio divina.
Altrettanto opportuna è anche la Scuola di Dottrina
Sociale della Chiesa, sia per la qualità articolata della
proposta, sia per la sua capillare divulgazione. Auspico
vivamente che da tali iniziative scaturisca una nuova
generazione di uomini e donne capaci di promuovere non
tanto interessi di parte, ma il bene comune. Desidero
anche incoraggiare e benedire gli sforzi di quanti,
sacerdoti e laici, sono impegnati nella formazione delle
coppie cristiane al matrimonio e alla famiglia, al fine di
dare una risposta evangelica e competente alle tante sfide
contemporanee nel campo della famiglia e della vita.
Conosco,
poi, lo zelo e la dedizione con cui i Sacerdoti svolgono
il loro servizio pastorale, come pure il sistematico ed
incisivo lavoro di formazione a loro rivolto, in
particolare verso quelli più giovani. Cari Sacerdoti, vi
esorto a radicare sempre più la vostra vita spirituale
nel Vangelo, coltivando la vita interiore, un intenso
rapporto con Dio e distaccandovi con decisione da una
certa mentalità consumistica e mondana, che è una
tentazione ricorrente nella realtà in cui viviamo.
Imparate a crescere nella comunione tra di voi e con il
Vescovo, tra voi e i fedeli laici, favorendo la stima e la
collaborazione reciproche: da ciò ne verranno sicuramente
molteplici benefici sia per la vita delle parrocchie che
per la stessa società civile. Sappiate valorizzare, con
discernimento, secondo i noti criteri di ecclesialità, i
gruppi e movimenti: essi vanno bene integrati
all’interno della pastorale ordinaria della diocesi e
delle parrocchie, in un profondo spirito di comunione.
A voi
fedeli laici, giovani e famiglie, dico: non abbiate paura
di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della
società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza
umana! Avete tutti i motivi per mostrarvi forti, fiduciosi
e coraggiosi, e questo grazie alla luce della fede e alla
forza della carità. E quando doveste incontrare
l’opposizione del mondo, fate vostre le parole
dell’Apostolo: «Tutto posso in colui che mi dà la
forza» (Fil 4,13). Così si sono comportati i
Santi e le Sante, fioriti, nel corso dei secoli, in tutta
la Calabria. Siano essi a custodirvi sempre uniti e ad
alimentare in ciascuno il desiderio di proclamare, con le
parole e con le opere, la presenza e l’amore di Cristo.
La Madre di Dio, da voi tanta venerata, vi assista e vi
conduca alla profonda conoscenza del suo Figlio. Amen!
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