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IL PAPA A
LAMEZIA TERME (9 OTTOBRE 2011) |
Radio
Vaticana, 10 ottobre 2011
Nell'apparente
"vuoto" del silenzio si scopre la
"pienezza" della presenza di Dio: così il Papa
nella Certosa di Serra San Bruno
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Tappa conclusiva del primo viaggio di Benedetto XVI in
Calabria, è stata la celebrazione dei Vespri nella
Certosa di Serra San Bruno. Qui il Papa ha ricordato il
carisma della Certosa: “ritirandosi nel silenzio e nella
solitudine, l’uomo” scopre - in quell’apparente
‘vuoto’ - “la Pienezza”, ovvero la presenza di
Dio. Si tratta di un silenzio – ha detto – che la
società “rumorosa” di oggi, così invasa dai media,
spesso non comprende e teme, perché lo percepisce come
vuoto. Oggi – ha sottolineato il Papa – siamo di
fronte ad una sorta di “mutazione antropologica” che
rende alcune persone non più capaci “di rimanere a
lungo in silenzio e in solitudine”. Ma ascoltiamo il
servizio della nostra inviata Emanuela Campanile:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
(Canto)
E' con la recita dei Vespri nella Certosa di San Bruno,
che la visita pastorale di Benedetto XVI in Calabria si è
conclusa. Ad accoglierlo, nel millenario monastero fondato
da San Bruno, la profonda umiltà dei monaci certosini ai
quali il Papa ha risposto ricordando i segni del legame
profondo tra Pietro e Bruno:
“Vengo a voi oggi, e vorrei che questo nostro
incontro mettesse in risalto un legame profondo che esiste
tra Pietro e Bruno, tra il servizio pastorale all’unità
della Chiesa e la vocazione contemplativa nella Chiesa. La
comunione ecclesiale infatti ha bisogno di una forza
interiore, quella forza che … il Padre Priore ricordava
citando l’espressione ‘captus ab Uno’, riferita a
san Bruno: ‘afferrato dall’Uno’, da Dio … Il
ministero dei Pastori trae dalle comunità contemplative
una linfa spirituale che viene da Dio”.
Rivolgendosi ancora ai 16 monaci che compongono la
comunità della Certosa, il Pontefice ha messo in evidenza
come la scelta radicale di vivere in unione con Dio faccia
trovare il tesoro nascosto, la perla di grande valore:
“Cari fratelli, voi avete trovato il tesoro
nascosto, la perla di grande valore (cfr Mt 13,44-46);
avete risposto con radicalità all’invito di Gesù:
‘Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che
possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e
vieni! Seguimi!’ (Mt 19,21). Ogni monastero – maschile
o femminile – è un’oasi in cui, con la preghiera e la
meditazione, si scava incessantemente il pozzo profondo
dal quale attingere l’acqua viva per la nostra sete più
profonda”.
Ma non c'è preghiera senza silenzio, dimensione
quest’ultima tanto temuta quanto evitata soprattutto dai
giovani di una società convulsa come quella attuale.
Ritirandosi nel silenzio e nella solitudine - ha spiegato
- l’uomo invece si espone all’apparente vuoto che è
Pienezza: la presenza di Dio. Un cammino che richiede
tempo e che sembra impossibile agli occhi del mondo:
“Il monaco, lasciando tutto, per così dire
‘rischia’: si espone alla solitudine e al silenzio per
non vivere di altro che dell’essenziale, e proprio nel
vivere dell’essenziale trova anche una profonda
comunione con i fratelli, con ogni uomo. Qualcuno potrebbe
pensare che sia sufficiente venire qui per fare questo ‘salto’.
Ma non è così. Questa vocazione, come ogni vocazione,
trova risposta in un cammino, nella ricerca di tutta una
vita”.
Ed è proprio quella vita, anzi, quelle vite che
rimanendo saldamente unite a Cristo sono associate al
mistero della salvezza:
“La Croce di Cristo è il punto fermo, in mezzo ai
mutamenti e agli sconvolgimenti del mondo. La vita in una
Certosa partecipa della stabilità della Croce, che è
quella di Dio, del suo amore fedele. Rimanendo saldamente
uniti a Cristo, come tralci alla Vite, anche voi, Fratelli
Certosini, siete associati al suo mistero di salvezza,
come la Vergine Maria, che presso la Croce stabat, unita
al Figlio nella stessa oblazione d’amore”.
(Canto)
CELEBRAZIONE DEI
VESPRI
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Chiesa della Certosa di Serra San Bruno
Domenica, 9 ottobre 2011
Venerati
Fratelli nell’Episcopato,
cari Fratelli Certosini,
fratelli e sorelle!
Rendo
grazie al Signore che mi ha condotto in questo luogo di
fede e di preghiera, la Certosa di Serra San Bruno. Nel
rinnovare il mio saluto riconoscente a Mons. Vincenzo
Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mi rivolgo
con grande affetto a questa Comunità Certosina, a
ciascuno dei suoi membri, a partire dal Priore, Padre
Jacques Dupont, che ringrazio di cuore per le sue parole,
pregandolo di far giungere il mio pensiero grato e
benedicente al Ministro Generale e alle Monache
dell’Ordine.
Mi è
caro anzitutto sottolineare come questa
mia Visita si ponga in continuità con alcuni segni di
forte comunione tra la Sede Apostolica e l’Ordine
Certosino, avvenuti nel corso del secolo scorso. Nel 1924
il Papa Pio
XI emanò una Costituzione
Apostolica con la quale approvò gli Statuti dell’Ordine,
riveduti alla luce del Codice di Diritto Canonico. Nel
maggio 1984, il beato Giovanni
Paolo II indirizzò al Ministro Generale una speciale
Lettera, in occasione del nono centenario della fondazione
da parte di san Bruno della prima comunità alla
Chartreuse, presso Grenoble. Il
5 ottobre di quello stesso anno, il mio amato Predecessore
venne qui, e il ricordo del suo passaggio tra queste
mura è ancora vivo. Nella scia di questi eventi passati,
ma sempre attuali, vengo a voi oggi, e vorrei che questo
nostro incontro mettesse in risalto un legame profondo che
esiste tra Pietro e Bruno, tra il servizio pastorale
all’unità della Chiesa e la vocazione contemplativa
nella Chiesa. La comunione ecclesiale infatti ha bisogno
di una forza interiore, quella forza che poco fa il Padre
Priore ricordava citando l’espressione “captus ab
Uno”, riferita a san Bruno: “afferrato
dall’Uno”, da Dio, “Unus potens per omnia”,
come abbiamo cantato nell’Inno dei Vespri. Il ministero
dei Pastori trae dalle comunità contemplative una linfa
spirituale che viene da Dio.
“Fugitiva
relinquere et aeterna captare”: abbandonare le
realtà fuggevoli e cercare di afferrare l’eterno. In
questa espressione della lettera che il vostro Fondatore
indirizzò al Prevosto di Reims, Rodolfo, è racchiuso il
nucleo della vostra spiritualità (cfr Lettera a
Rodolfo, 13): il forte desiderio di entrare in unione
di vita con Dio, abbandonando tutto il resto, tutto ciò
che impedisce questa comunione e lasciandosi afferrare
dall’immenso amore di Dio per vivere solo di questo
amore. Cari fratelli, voi avete trovato il tesoro
nascosto, la perla di grande valore (cfr Mt
13,44-46); avete risposto con radicalità all’invito di
Gesù: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che
possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e
vieni! Seguimi!” (Mt 19,21). Ogni monastero –
maschile o femminile – è un’oasi in cui, con la
preghiera e la meditazione, si scava incessantemente il
pozzo profondo dal quale attingere l’“acqua viva”
per la nostra sete più profonda. Ma la Certosa è
un’oasi speciale, dove il silenzio e la solitudine sono
custoditi con particolare cura, secondo la forma di vita
iniziata da san Bruno e rimasta immutata nel corso dei
secoli. “Abito nel deserto con dei fratelli”, è la
frase sintetica che scriveva il vostro Fondatore (Lettera
a Rodolfo, 4). La visita del Successore di Pietro in
questa storica Certosa intende confermare non solo voi,
che qui vivete, ma l’intero Ordine nella sua missione,
quanto mai attuale e significativa nel mondo di oggi.
Il
progresso tecnico, segnatamente nel campo dei trasporti e
delle comunicazioni, ha reso la vita dell’uomo più
confortevole, ma anche più concitata, a volte convulsa.
Le città sono quasi sempre rumorose: raramente in esse
c’è silenzio, perché un rumore di fondo rimane sempre,
in alcune zone anche di notte. Negli ultimi decenni, poi,
lo sviluppo dei media ha diffuso e amplificato un
fenomeno che già si profilava negli anni Sessanta: la
virtualità che rischia di dominare sulla realtà. Sempre
più, anche senza accorgersene, le persone sono immerse in
una dimensione virtuale, a causa di messaggi audiovisivi
che accompagnano la loro vita da mattina a sera. I più
giovani, che sono nati già in questa condizione, sembrano
voler riempire di musica e di immagini ogni momento vuoto,
quasi per paura di sentire, appunto, questo vuoto. Si
tratta di una tendenza che è sempre esistita,
specialmente tra i giovani e nei contesti urbani più
sviluppati, ma oggi essa ha raggiunto un livello tale da
far parlare di mutazione antropologica. Alcune persone non
sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in
solitudine.
Ho voluto
accennare a questa condizione socioculturale, perché essa
mette in risalto il carisma specifico della Certosa, come
un dono prezioso per la Chiesa e per il mondo, un dono che
contiene un messaggio profondo per la nostra vita e per
l’umanità intera. Lo riassumerei così: ritirandosi nel
silenzio e nella solitudine, l’uomo, per così dire, si
“espone” al reale nella sua nudità, si espone a
quell’apparente “vuoto” cui accennavo prima, per
sperimentare invece la Pienezza, la presenza di Dio, della
Realtà più reale che ci sia, e che sta oltre la
dimensione sensibile. E’ una presenza percepibile in
ogni creatura: nell’aria che respiriamo, nella luce che
vediamo e che ci scalda, nell’erba, nelle pietre… Dio,
Creator omnium, attraversa ogni cosa, ma è
oltre, e proprio per questo è il fondamento di tutto. Il
monaco, lasciando tutto, per così dire “rischia”: si
espone alla solitudine e al silenzio per non vivere di
altro che dell’essenziale, e proprio nel vivere
dell’essenziale trova anche una profonda comunione con i
fratelli, con ogni uomo.
Qualcuno
potrebbe pensare che sia sufficiente venire qui per fare
questo “salto”. Ma non è così. Questa vocazione,
come ogni vocazione, trova risposta in un cammino, nella
ricerca di tutta una vita. Non basta infatti ritirarsi in
un luogo come questo per imparare a stare alla presenza di
Dio. Come nel matrimonio non basta celebrare il Sacramento
per diventare effettivamente una cosa sola, ma occorre
lasciare che la grazia di Dio agisca e percorrere insieme
la quotidianità della vita coniugale, così il diventare
monaci richiede tempo, esercizio, pazienza, “in una
perseverante vigilanza divina – come affermava san Bruno
– attendendo il ritorno del Signore per aprirgli
immediatamente la porta” (Lettera a Rodolfo,
4); e proprio in questo consiste la bellezza di ogni
vocazione nella Chiesa: dare tempo a Dio di operare con il
suo Spirito e alla propria umanità di formarsi, di
crescere secondo la misura della maturità di Cristo, in
quel particolare stato di vita. In Cristo c’è il tutto,
la pienezza; noi abbiamo bisogno di tempo per fare nostra
una delle dimensioni del suo mistero. Potremmo dire che
questo è un cammino di trasformazione in cui si attua e
si manifesta il mistero della risurrezione di Cristo in
noi, mistero a cui ci ha richiamato questa sera la Parola
di Dio nella Lettura biblica, tratta dalla Lettera ai
Romani: lo Spirito Santo, che ha risuscitato Gesù
dai morti, e che darà la vita anche ai nostri corpi
mortali (cfr Rm 8,11), è Colui che opera anche
la nostra configurazione a Cristo secondo la vocazione di
ciascuno, un cammino che si snoda dal fonte battesimale
fino alla morte, passaggio verso la casa del Padre. A
volte, agli occhi del mondo, sembra impossibile rimanere
per tutta la vita in un monastero, ma in realtà tutta una
vita è appena sufficiente per entrare in questa unione
con Dio, in quella Realtà essenziale e profonda che è
Gesù Cristo.
Per
questo sono venuto qui, cari Fratelli che formate la
Comunità certosina di Serra San Bruno! Per dirvi che la
Chiesa ha bisogno di voi, e che voi avete bisogno della
Chiesa. Il vostro posto non è marginale: nessuna
vocazione è marginale nel Popolo di Dio: siamo un unico
corpo, in cui ogni membro è importante e ha la medesima
dignità, ed è inseparabile dal tutto. Anche voi, che
vivete in un volontario isolamento, siete in realtà nel
cuore della Chiesa, e fate scorrere nelle sue vene il
sangue puro della contemplazione e dell’amore di Dio.
Stat
Crux dum volvitur orbis – così recita il vostro
motto. La Croce di Cristo è il punto fermo, in mezzo ai
mutamenti e agli sconvolgimenti del mondo. La vita in una
Certosa partecipa della stabilità della Croce, che è
quella di Dio, del suo amore fedele. Rimanendo saldamente
uniti a Cristo, come tralci alla Vite, anche voi, Fratelli
Certosini, siete associati al suo mistero di salvezza,
come la Vergine Maria, che presso la Croce stabat,
unita al Figlio nella stessa oblazione d’amore. Così,
come Maria e insieme con lei, anche voi siete inseriti
profondamente nel mistero della Chiesa, sacramento di
unione degli uomini con Dio e tra di loro. In questo voi
siete anche singolarmente vicini al mio ministero. Vegli
dunque su di noi la Madre Santissima della Chiesa, e il
santo Padre Bruno benedica sempre dal Cielo la vostra
Comunità. Amen
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