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UDIENZA
AGLI AMMINIS. DELLA REGIONE E DELLA PROVINCIA DEL
LAZIO E DI ROMA |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
12 gennaio 2006
“UN
GRAVE ERRORE” PRIVILEGIARE SUSSIDI IN FAVORE DI UNIONI
NON FONDATE SUL MATRIMONIO: LO HA DETTO BENEDETTO XVI
NELL’UDIENZA AGLI AMMINISTRATORI DELLA REGIONE E DELLA
PROVINCIA DEL LAZIO E DEL COMUNE DI ROMA. IL PAPA HA
INVOCATO LA TUTELA DELLA VITA NASCENTE, DEGLI ANZIANI E
DEI MALATI
Tutelare
la famiglia fondata sul matrimonio, insieme alla vita
nascente, agli anziani e ai malati, senza attribuire
riconoscimenti giuridici ad altri tipi di unioni: è
questo l’appello rivolto
questa mattina da Benedetto XVI ai responsabili
della cosa pubblica della Regione Lazio, della Provincia e
del Comune di Roma, ricevuti in udienza nella Sala
Clementina. Un discorso che ha abbracciato molti degli
aspetti civili e sociali della regione, nei suoi vari
gradi amministrativi. Il servizio di Alessandro De Carolis.
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Dirigere
impegni e risorse verso altre forme di unione di coppia o
familiari non basate sul vincolo nuziale, a scapito della
famiglia legittimamente intesa “è un grave errore”.
E’ il messaggio che Benedetto XVI ha indirizzato con
chiarezza ai tre gradi dell’amministrazione del Lazio e
della città di Roma, nella tradizionale udienza di inizio
d’anno. Nel ribadire l’impegno pastorale che da tre
anni la diocesi capitolina ha messo in campo in favore
della famiglia e dei figli, il Papa ha esortato
le giunte regionale, provinciale e comunale a rispettare
le “verità elementari” che riguardano, ha detto,
“la nostra comune umanità”. Non si tratta, ha
osservato, di “norme peculiari della morale
cattolica”, ma di valori il cui rispetto “è
essenziale per il bene della persona e della società”:
“Da
una parte, sono quanto mai opportuni tutti quei
provvedimenti che possono essere di sostegno alle giovani
coppie nel formare una famiglia e alla famiglia stessa
nella generazione ed educazione dei figli: al riguardo
vengono subito alla mente problemi come quelli dei costi
degli alloggi, degli asili-nido e delle scuole materne per
i bambini più piccoli. Dall’altra parte, è un grave
errore oscurare il valore e le funzioni della famiglia
legittima fondata sul matrimonio, attribuendo ad altre
forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, dei
quali non vi è, in realtà, alcuna effettiva esigenza
sociale”.
Benedetto
XVI non si è fermato all’emergenza della famiglia. Ha
sottolineato e incoraggiato le amministrazioni sulla cura
della salute, in particolare dei malati psichici,
chiedendo assistenza per le famiglie di questi ultimi, e
sulle condizioni degli immigrati. Ma prima di ogni cosa,
il Papa ha sollecitato i suoi interlocutori ad avere
“attenzione e impegno” a “tutela della vita umana
nascente” e della terza età:
“Occorre
aver cura che non manchino di concreti aiuti le gestanti
che si trovano in condizioni di difficoltà ed evitare di
introdurre farmaci che nascondano in qualche modo la
gravità dell’aborto, come scelta contro la vita. In una
società che invecchia diventano poi sempre più rilevanti
l’assistenza agli anziani e tutte le complesse
problematiche attinenti alla cura della salute dei
cittadini”.
L’udienza
alle rappresentanze della Regione Lazio, della Provincia e
del Comune di Roma – guidate rispettivamente da Pietro
Marrazzo, Enrico Gasbarra e Walter Veltroni – era
iniziata con i loro saluti al Papa, la descrizione delle
maggiori iniziative normative e sociali in favore dei
cittadini e l’impegno a proseguire sulla strada della
solidarietà e dell’attenzione alle fasce più disagiate
della popolazione. E non è mancato nei loro interventi,
così come nel discorso di Benedetto XVI, un accenno agli
eventi dell’aprile 2005 che hanno ridisegnato il volto
della Chiesa:
“Le
popolazioni di Roma e del Lazio hanno mostrato con
straordinaria e toccante
evidenza, nei mesi della malattia e della morte di
Giovanni Paolo II, l’intensità della loro risposta di
amore all’amore del Papa. Desidero, nella presente
circostanza, manifestare la mia più viva gratitudine a
voi, distinte Autorità, ed alle Istituzioni che
rappresentate per il grande contributo che avete saputo
offrire all’accoglienza di milioni di persone, convenute
a Roma da ogni parte del mondo, per rendere l’estremo
saluto al compianto Pontefice e poi anche in occasione
della mia elezione alla Sede di Pietro”.
E
proprio nel nome e nel ricordo di Giovanni Paolo II, anche
una nota di ilarità
ha attraversato la Sala Clementina quando, nel suo
indirizzo di saluto al Pontefice, il sindaco di Roma,
Veltroni, ha ricordato l’ormai celebre battuta di Papa
Wojtyla ai sacerdoti romani, pronunciata nel 2004 -
Semo romani,
volemose bene, damose da fa:
“Quella
esortazione che nel dialetto della terra a lei cara, della
sua Baviera, suonerebbe all’incirca “auf
geht's, pack ma's!”, è il nostro impegno per il
bene di Roma, per il bene di ogni cittadino, nessuno
escluso, di questa meravigliosa città”.
Poco
dopo, questa è stata la risposta di Benedetto XVI:
“Non
sapevo che il sindaco di Roma non solo parlasse romanesco,
ma anche bavarese. Purtroppo non sono in grado di
rispondere. Da parte mia, per il prossimo anno, imparerò
qualche parola romanesca”.
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DISCORSO
DEL PAPA
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FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Illustri
Signori e gentili Signore!
Sono
lieto di ricevervi per il tradizionale scambio di auguri
all’inizio di questo nuovo anno, che è anche il primo
del mio ministero di Vescovo di Roma e Pastore universale
della Chiesa. È questa infatti l’occasione propizia per
confermare e rinvigorire quei legami, maturati e
consolidati attraverso due millenni di storia, che
intercorrono tra il Successore di Pietro e la città di
Roma, la sua provincia e la regione del Lazio. Porgo il
mio cordiale e deferente saluto al Presidente della Giunta
regionale del Lazio, Signor Pietro Marrazzo, al Sindaco di
Roma, Onorevole Walter Veltroni, e al Presidente della
Provincia di Roma, Signor Enrico Gasbarra, ringraziandoli
per le gentili espressioni che mi hanno rivolto, anche a
nome delle Amministrazioni da loro guidate. Insieme ad
essi, saluto i Presidenti delle rispettive Assemblee
consiliari e tutti voi qui riuniti.
Sento
anzitutto il bisogno di far giungere, attraverso di voi,
l’espressione del mio affetto e della mia sollecitudine
pastorale a tutti i cittadini e gli abitanti di Roma e del
Lazio. Lo faccio ricorrendo alle parole pronunciate dal
mio amato Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II,
in occasione della sua visita in Campidoglio, il 15
gennaio 1998: "Il Signore ti ha affidato, Roma, il
compito di essere nel mondo "prima inter Urbes",
faro di civiltà e di fede. Sii all’altezza del tuo
glorioso passato, del Vangelo che ti è stato annunciato,
dei Martiri e dei Santi che hanno fatto grande il tuo
nome. Apri, Roma, le ricchezze del tuo cuore e della tua
storia millenaria a Cristo. Non temere, Egli non umilia la
tua libertà e la tua grandezza. Egli ti ama e desidera
renderti degna della tua vocazione civile e religiosa,
perché tu continui ad elargire i tesori di fede, di
cultura e di umanità ai tuoi figli e agli uomini del
nostro tempo" (Insegnamenti di Giovanni Paolo II,
XXI/1, 1998, p. 119) . Le popolazioni di Roma e del Lazio
hanno mostrato con straordinaria e toccante evidenza, nei
mesi della malattia e della morte di Giovanni Paolo II,
l’intensità della loro risposta di amore all’amore
del Papa. Desidero, nella presente circostanza,
manifestare la mia più viva gratitudine a voi, distinte
Autorità, ed alle Istituzioni che rappresentate per il
grande contributo che avete saputo offrire
all’accoglienza di milioni di persone, convenute a Roma
da ogni parte del mondo, per rendere l’estremo saluto al
compianto Pontefice e poi anche in occasione della mia
elezione alla Sede di Pietro.
In verità
Roma e il Lazio, come del resto l’Italia e l’umanità
intera, hanno vissuto in quei giorni una profonda
esperienza spirituale, di fede e di preghiera, di
fraternità e di riscoperta dei beni che rendono degna e
ricca di significato la nostra vita. Una tale esperienza
non deve rimanere priva di frutti anche nell’ambito
della comunità civile, dei suoi compiti e delle sue
molteplici responsabilità e relazioni. Penso in
particolare a quel terreno assai sensibile, e decisivo per
la formazione e la felicità delle persone come per il
futuro della società, che è rappresentato dalla
famiglia. Da ormai tre anni la Diocesi di Roma ha posto la
famiglia al centro del suo impegno pastorale, per aiutarla
a fronteggiare i motivi di crisi e di sfiducia largamente
presenti nel nostro contesto culturale, prendendo più
chiara e convinta coscienza della propria natura e dei
propri compiti. Come dicevo infatti il 6 giugno scorso,
parlando al Convegno che la Diocesi ha dedicato a queste
tematiche, "matrimonio e famiglia non sono in realtà
una costruzione sociologica casuale, frutto di particolari
situazioni storiche ed economiche. Al contrario, la
questione del giusto rapporto tra l’uomo e la donna
affonda le sue radici dentro l’essenza più profonda
dell’essere umano e può trovare la sua risposta
soltanto a partire da qui". Aggiungevo pertanto:
"Il matrimonio come istituzione non è quindi una
indebita ingerenza della società o dell’autorità,
l’imposizione di una forma dal di fuori, è invece
esigenza intrinseca del patto dell’amore
coniugale". Non si tratta qui di norme peculiari
della morale cattolica, ma di verità elementari che
riguardano la nostra comune umanità: rispettarle è
essenziale per il bene della persona e della società.
Esse interpellano quindi anche le vostre responsabilità
di pubblici Amministratori e le vostre competenze
normative, in una duplice direzione. Da una parte, sono
quanto mai opportuni tutti quei provvedimenti che possono
essere di sostegno alle giovani coppie nel formare una
famiglia e alla famiglia stessa nella generazione ed
educazione dei figli: al riguardo vengono subito alla
mente problemi come quelli dei costi degli alloggi, degli
asili-nido e delle scuole materne per i bambini più
piccoli. Dall’altra parte, è un grave errore oscurare
il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata
sul matrimonio, attribuendo ad altre forme di unione
impropri riconoscimenti giuridici, dei quali non vi è, in
realtà, alcuna effettiva esigenza sociale.
Uguale
attenzione ed impegno richiede la tutela della vita umana
nascente: occorre aver cura che non manchino di concreti
aiuti le gestanti che si trovano in condizioni di
difficoltà ed evitare di introdurre farmaci che
nascondano in qualche modo la gravità dell’aborto, come
scelta contro la vita. In una società che invecchia
diventano poi sempre più rilevanti l’assistenza agli
anziani e tutte le complesse problematiche attinenti alla
cura della salute dei cittadini. Desidero incoraggiarvi
negli sforzi che state compiendo in questi ambiti e
sottolineare che, in campo sanitario, i continui sviluppi
scientifici e tecnologici, come anche l’impegno per il
contenimento dei costi, vanno promossi tenendo ben fermo
il superiore principio della centralità della persona del
malato. Peculiare attenzione meritano i molti casi di
sofferenza e di malattia psichica, anche per non lasciare
senza aiuti adeguati le famiglie che non di rado si
trovano a dover fronteggiare situazioni assai difficili.
Sono lieto per lo sviluppo che hanno avuto in questi anni
le varie forme di collaborazione tra le pubbliche
Amministrazioni di Roma, della Provincia e della Regione e
gli organismi del volontariato ecclesiale, nell’opera
volta ad alleviare le povertà vecchie e nuove che
purtroppo affliggono una parte non piccola della
popolazione, e in particolare molti immigrati.
Distinte
Autorità, vi assicuro la mia vicinanza e la mia
quotidiana preghiera, per le vostre persone e per
l’esercizio delle vostre alte responsabilità. Il
Signore illumini i vostri propositi di bene e vi dia la
forza di portarli a compimento. Con questi sentimenti,
imparto di cuore a ciascuno di voi la Benedizione
Apostolica, che estendo volentieri alle vostre famiglie e
a quanti vivono e operano a Roma, nella sua provincia e in
tutto il Lazio.
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