Pubblicata
la Lettera del Papa ai cattolici d’Irlanda sulla
questione degli abusi
E’
stata resa pubblica oggi la Lettera pastorale di Benedetto
XVI ai cattolici d’Irlanda sulla questione degli abusi
su minori da parte di alcuni esponenti del clero. Il Papa
l’ha firmata ieri nella Solennità di San Giuseppe e ha
chiesto di leggere il testo con attenzione e nella sua
interezza. Ce ne parla Sergio Centofanti.
“Cari
fratelli e sorelle della Chiesa in Irlanda, è con grande
preoccupazione che vi scrivo come Pastore della Chiesa
universale”: è con queste parole che il Papa inizia la
sua Lettera, esprimendo il suo profondo turbamento e
sgomento di fronte alla vicenda degli abusi, definiti atti
“criminali”, e per la “risposta spesso inadeguata”
della Chiesa irlandese. Benedetto XVI condivide con i
fedeli il senso di tradimento e propone un “cammino di
guarigione, di rinnovamento e di riparazione”. Il
problema, “che non è specifico – dice - né
dell’Irlanda né della Chiesa”, va affrontato “con
coraggio e determinazione”. “Nessuno si immagini –
sottolinea – che questa penosa situazione si risolverà
in breve tempo. Positivi passi in avanti sono stati fatti,
ma molto di più resta da fare. C’è bisogno di
perseveranza e di preghiera, con grande fiducia nella
forza risanatrice della grazia di Dio”. Innanzitutto la
Chiesa in Irlanda deve riconoscere, “davanti al Signore
e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro
ragazzi indifesi”. Il Papa chiede quindi a tutti di
ricordare i tanti irlandesi che hanno diffuso il Vangelo
in Europa e nel mondo fino a dare la propria vita per
restare fedeli a Cristo, in un generoso impegno verso i più
poveri. Rileva il contesto generale di secolarizzazione in
cui va inserito il fenomeno affermando che ci fu anche
“una tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, ad
evitare approcci penali nei confronti di situazioni
canoniche irregolari”. Elenca una serie di fattori
all’origine della questione: “procedure inadeguate per
determinare l’idoneità dei candidati al sacerdozio e
alla vita religiosa; insufficiente formazione umana,
morale, intellettuale e spirituale nei seminari e nei
noviziati; una tendenza nella società a favorire il clero
e altre figure in autorità e una preoccupazione fuori
luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli
scandali, che hanno portato come risultato alla mancata
applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata
tutela della dignità di ogni persona”. “Bisogna agire
con urgenza per affrontare questi fattori – afferma il
Papa - che hanno avuto conseguenze tanto tragiche per le
vite delle vittime e delle loro famiglie e hanno oscurato
la luce del Vangelo a un punto tale cui non erano giunti
neppure secoli di persecuzione”. Benedetto XVI, ricordando come già in diverse
occasioni abbia incontrato vittime di abusi sessuali, ed
è disponibile a farlo in futuro, si rivolge a cuore
aperto proprio a loro: “Avete sofferto tremendamente – scrive - e io ne
sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare
il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra
fiducia, e la vostra dignità è stata violata. Molti di
voi avete sperimentato che, quando eravate
sufficientemente coraggiosi per parlare di quanto vi era
accaduto, nessuno vi ascoltava. Quelli di voi che avete
subito abusi nei convitti dovete aver percepito che non vi
era modo di fuggire dalle vostre sofferenze. È
comprensibile che voi troviate difficile perdonare o
essere riconciliati con la Chiesa. A suo nome esprimo
apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo.
Allo stesso tempo vi chiedo di non perdere la speranza. È
nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di
Gesù Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di
peccato. Come voi, egli porta ancora le ferite del suo
ingiusto patire. Egli comprende la profondità della
vostra pena e il persistere del suo effetto nelle vostre
vite e nei vostri rapporti con altri, compresi i vostri
rapporti con la Chiesa. So che alcuni di voi trovano
difficile anche entrare in una chiesa dopo quanto è
avvenuto. Tuttavia, le stesse ferite di Cristo,
trasformate dalle sue sofferenze redentrici, sono gli
strumenti grazie ai quali il potere del male è infranto e
noi rinasciamo alla vita e alla speranza. Credo fermamente
nel potere risanatore del suo amore sacrificale – anche
nelle situazioni più buie e senza speranza – che porta
la liberazione e la promessa di un nuovo inizio.
Rivolgendomi a voi come pastore, preoccupato per il bene
di tutti i figli di Dio, vi chiedo con umiltà di
riflettere su quanto vi ho detto. Prego che, avvicinandovi
a Cristo e partecipando alla vita della sua Chiesa – una
Chiesa purificata dalla penitenza e rinnovata nella carità
pastorale – possiate arrivare a riscoprire l’infinito
amore di Cristo per ciascuno di voi. Sono fiducioso che in
questo modo sarete capaci di trovare riconciliazione,
profonda guarigione interiore e pace”. Il Papa si rivolge poi ai sacerdoti e ai religiosi che
hanno abusato dei ragazzi: “Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani
innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò
davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali
debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente
dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri
confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete
violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in
cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni.
Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande
danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica
percezione del sacerdozio e della vita religiosa”. Il Papa quindi li esorta a pentirsi perché “il
sacrificio redentore di Cristo ha il potere di perdonare
persino il più grave dei peccati e di trarre il bene
anche dal più terribile dei mali. Allo stesso tempo, la
giustizia di Dio esige che rendiamo conto delle nostre
azioni senza nascondere nulla. Riconoscete apertamente la
vostra colpa – aggiunge il Pontefice - sottomettetevi
alle esigenze della giustizia, ma non disperate della
misericordia di Dio”. Rivolgendosi ai genitori condivide con loro lo
sconvolgimento “nell’apprendere le cose terribili che
ebbero luogo in quello che avrebbe dovuto essere
l’ambiente più sicuro di tutti” e ribadisce il fatto
che la Chiesa “continua a mettere in pratica le misure
adottate negli ultimi anni per tutelare i giovani negli
ambienti parrocchiali ed educativi”. Invita quindi i giovani dell’Irlanda ad avere fiducia
nonostante lo scandalo “per i peccati e i fallimenti di
alcuni membri della Chiesa”. “E’ nella Chiesa –
afferma - che voi troverete Gesù Cristo”. Ai sacerdoti e ai religiosi dell’Irlanda, molti dei
quali sono “delusi, sconcertati e adirati per il modo in
cui queste questioni sono state affrontate” dai
superiori, scrive: “molti di voi si sentono
personalmente scoraggiati e anche abbandonati … agli
occhi di alcuni apparite colpevoli per associazione, e
siete visti come se foste in qualche nodo responsabili dei
misfatti di altri. In questo tempo di sofferenza … vi
invito a riaffermare la vostra fede in Cristo, il vostro
amore verso la sua Chiesa ... In questo modo, dimostrerete
a tutti che dove abbonda il peccato, sovrabbonda la
grazia”. Si rivolge poi ai vescovi: “Non si può negare –
scrive - che alcuni di voi e dei vostri predecessori avete
mancato, a volte gravemente, nell’applicare le norme del
diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini
di abusi di ragazzi. Seri errori furono commessi nel
trattare le accuse. Capisco quanto era difficile afferrare
l’estensione e la complessità del problema, ottenere
informazioni affidabili e prendere decisioni giuste alla
luce di consigli divergenti di esperti. Ciononostante, si
deve ammettere che furono commessi gravi errori di
giudizio e che si sono verificate mancanze di governo.
Tutto questo ha seriamente minato la vostra credibilità
ed efficacia. Apprezzo gli sforzi che avete fatto per
porre rimedio agli errori del passato e per assicurare che
non si ripetano. …Soltanto un’azione decisa portata
avanti con piena onestà e trasparenza potranno
ripristinare il rispetto e il benvolere degli Irlandesi
verso la Chiesa”. A tutti i fedeli dell’Irlanda chiede di trovare nuove
vie – nella nostra società sempre più secolarizzata
– “per trasmettere ai giovani la bellezza e la
ricchezza dell’amicizia con Gesù Cristo nella comunione
della sua Chiesa”. Il Papa propone alcune iniziative concrete per
affrontare la situazione: invita tutti a dedicare le
penitenze del venerdì, per un intero anno, in riparazione
dei peccati di abuso, a riscoprire la Confessione e
l’adorazione eucaristica. Annuncia una prossima visita
apostolica in alcune diocesi dell’Irlanda, come pure in
seminari e congregazioni religiose, e propone una Missione
a livello nazionale per tutti i vescovi, i sacerdoti e i
religiosi. A tutti ricorda le parole del Curato d’Ars,
San Giovanni Maria Vianney, cui è dedicato quest’Anno
Sacerdotale: “Un buon pastore, un pastore secondo il
cuore di Dio, è il tesoro più grande che il buon Dio può
dare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della
divina misericordia”. Benedetto XVI conclude la Lettera
con una speciale Preghiera per la Chiesa in Irlanda: ve la
invio – scrive - “con l’affetto di un cristiano come
voi, scandalizzato e ferito per quanto è accaduto nella
nostra amata Chiesa”.
LETTERA
DEL SANTO PADRE
1. Cari
fratelli e sorelle della Chiesa in Irlanda, è con grande
preoccupazione che vi scrivo come Pastore della Chiesa
universale. Come voi, sono stato profondamente turbato
dalle notizie apparse circa l’abuso di ragazzi e giovani
vulnerabili da parte di membri della Chiesa in Irlanda, in
particolare da sacerdoti e da religiosi. Non posso che
condividere lo sgomento e il senso di tradimento che molti
di voi hanno sperimentato al venire a conoscenza di questi
atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità
della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati.
Come
sapete, ho recentemente invitato i vescovi irlandesi ad un
incontro qui a Roma per riferire su come hanno affrontato
queste questioni nel passato e indicare i passi che hanno
preso per rispondere a questa grave situazione. Insieme
con alcuni alti Prelati della Curia Romana ho ascoltato
quanto avevano da dire, sia individualmente che come
gruppo, mentre proponevano un’analisi degli errori
compiuti e delle lezioni apprese, e una descrizione dei
programmi e dei protocolli oggi in essere. Le nostre
riflessioni sono state franche e costruttive. Nutro la
fiducia che, come risultato, i vescovi si trovino ora in
una posizione più forte per portare avanti il compito di
riparare alle ingiustizie del passato e per affrontare le
tematiche più ampie legate all’abuso dei minori secondo
modalità conformi alle esigenze della giustizia e agli
insegnamenti del Vangelo.
2. Da
parte mia, considerando la gravità di queste colpe e la
risposta spesso inadeguata ad esse riservata da parte
delle autorità ecclesiastiche nel vostro Paese, ho deciso
di scrivere questa Lettera Pastorale per esprimere la mia
vicinanza a voi, e per proporvi un cammino di guarigione,
di rinnovamento e di riparazione.
In realtà,
come molti nel vostro Paese hanno rilevato, il problema
dell’abuso dei minori non è specifico né
dell’Irlanda né della Chiesa. Tuttavia il compito che
ora vi sta dinnanzi è quello di affrontare il problema
degli abusi verificatosi all’interno della comunità
cattolica irlandese e di farlo con coraggio e
determinazione. Nessuno si immagini che questa penosa
situazione si risolverà in breve tempo. Positivi passi in
avanti sono stati fatti, ma molto di più resta da fare.
C’è bisogno di perseveranza e di preghiera, con grande
fiducia nella forza risanatrice della grazia di Dio.
Al tempo
stesso, devo anche esprimere la mia convinzione che, per
riprendersi da questa dolorosa ferita, la Chiesa in
Irlanda deve in primo luogo riconoscere davanti al Signore
e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro
ragazzi indifesi. Una tale consapevolezza, accompagnata da
sincero dolore per il danno arrecato alle vittime e alle
loro famiglie, deve condurre ad uno sforzo concertato per
assicurare la protezione dei ragazzi nei confronti di
crimini simili in futuro.
Mentre
affrontate le sfide di questo momento, vi chiedo di
ricordarvi della "roccia da cui siete stati
tagliati" (Is 51, 1). Riflettete sui
contributi generosi, spesso eroici, offerti alla Chiesa e
all’umanità come tale dalle passate generazioni di
uomini e donne irlandesi, e lasciate che ciò generi
slancio per un onesto auto-esame e un convinto programma
di rinnovamento ecclesiale e individuale. La mia preghiera
è che, assistita dall’intercessione dei suoi molti
santi e purificata dalla penitenza, la Chiesa in Irlanda
superi la presente crisi e ritorni ad essere un testimone
convincente della verità e della bontà di Dio
onnipotente, rese manifeste nel suo Figlio Gesù Cristo.
3.
Storicamente i cattolici d’Irlanda si sono dimostrati
una enorme forza di bene sia in patria che fuori. Monaci
celtici come San Colombano diffusero il vangelo
nell’Europa Occidentale gettando le fondamenta della
cultura monastica medievale. Gli ideali di santità, di
carità e di sapienza trascendente che derivano dalla fede
cristiana, hanno trovato espressione nella costruzione di
chiese e monasteri e nell’istituzione di scuole,
biblioteche e ospedali che consolidarono l’identità
spirituale dell’Europa. Quei missionari irlandesi
trassero la loro forza e ispirazione dalla solida fede,
dalla forte guida e dai retti comportamenti morali della
Chiesa nella loro terra natìa.
Dal
’500 in poi, i cattolici in Irlanda subirono un lungo
periodo di persecuzione, durante il quale lottarono per
mantenere viva la fiamma della fede in circostanze
pericolose e difficili. Sant’Oliver Plunkett,
l’Arcivescovo martire di Armagh, è l’esempio più
famoso di una schiera di coraggiosi figli e figlie
dell’Irlanda disposti a dare la propria vita per la
fedeltà al Vangelo. Dopo l’Emancipazione Cattolica, la
Chiesa fu libera di crescere di nuovo. Famiglie e
innumerevoli persone che avevano preservato la fede
durante i tempi della prova divennero la scintilla di una
grande rinascita del cattolicesimo irlandese nell’800.
La Chiesa fornì scolarizzazione, specialmente ai poveri,
e questo avrebbe apportato un grande contributo alla
società irlandese. Tra i frutti delle nuove scuole
cattoliche vi fu un aumento di vocazioni: generazioni di
sacerdoti, suore e fratelli missionari lasciarono la
patria per servire in ogni continente, specie nel mondo di
lingua inglese. Furono ammirevoli non solo per la vastità
del loro numero, ma anche per la robustezza della fede e
la solidità del loro impegno pastorale. Molte diocesi,
specialmente in Africa, America e Australia, hanno
beneficiato della presenza di clero e religiosi irlandesi
che predicarono il Vangelo e fondarono parrocchie, scuole
e università, cliniche e ospedali, che servirono sia i
cattolici, sia la società in genere, con particolare
attenzione alle necessità dei poveri.
In quasi
tutte le famiglie dell’Irlanda vi è stato qualcuno –
un figlio o una figlia, una zia o uno zio – che ha dato
la propria vita alla Chiesa. Giustamente le famiglie
irlandesi hanno in grande stima ed affetto i loro cari,
che hanno offerto la propria vita a Cristo, condividendo
il dono della fede con altri e attualizzandola in
un’amorevole servizio di Dio e del prossimo.
4. Negli
ultimi decenni, tuttavia, la Chiesa nel vostro Paese ha
dovuto confrontarsi con nuove e gravi sfide alla fede
scaturite dalla rapida trasformazione e secolarizzazione
della società irlandese. Si è verificato un rapidissimo
cambiamento sociale, che spesso ha colpito con effetti
avversi la tradizionale adesione del popolo
all’insegnamento e ai valori cattolici. Molto sovente le
pratiche sacramentali e devozionali che sostengono la fede
e la rendono capace di crescere, come ad esempio la
frequente confessione, la preghiera quotidiana e i ritiri
annuali, sono state disattese. Fu anche determinante in
questo periodo la tendenza, anche da parte di sacerdoti e
religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio
delle realtà secolari senza sufficiente riferimento al
Vangelo. Il programma di rinnovamento proposto dal
Concilio Vaticano Secondo fu a volte frainteso e in verità,
alla luce dei profondi cambiamenti sociali che si stavano
verificando, era tutt’altro che facile valutare il modo
migliore per portarlo avanti. In particolare, vi fu una
tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, ad
evitare approcci penali nei confronti di situazioni
canoniche irregolari. È in questo contesto generale che
dobbiamo cercare di comprendere lo sconcertante problema
dell’abuso sessuale dei ragazzi, che ha contribuito in
misura tutt’altro che piccola all’indebolimento della
fede e alla perdita del rispetto per la Chiesa e per i
suoi insegnamenti.
Solo
esaminando con attenzione i molti elementi che diedero
origine alla presente crisi è possibile intraprendere una
chiara diagnosi delle sue cause e trovare rimedi efficaci.
Certamente, tra i fattori che vi contribuirono possiamo
enumerare: procedure inadeguate per determinare
l’idoneità dei candidati al sacerdozio e alla vita
religiosa; insufficiente formazione umana, morale,
intellettuale e spirituale nei seminari e nei noviziati;
una tendenza nella società a favorire il clero e altre
figure in autorità e una preoccupazione fuori luogo per
il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che
hanno portato come risultato alla mancata applicazione
delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della
dignità di ogni persona. Bisogna agire con urgenza per
affrontare questi fattori, che hanno avuto conseguenze
tanto tragiche per le vite delle vittime e delle loro
famiglie e hanno oscurato la luce del Vangelo a un punto
tale cui non erano giunti neppure secoli di persecuzione.
5. In
diverse occasioni sin dalla mia elezione alla Sede di
Pietro, ho incontrato vittime di abusi sessuali, così
come sono disponibile a farlo in futuro. Mi sono
soffermato con loro, ho ascoltato le loro vicende, ho
preso atto della loro sofferenza, ho pregato con e per
loro. Precedentemente nel mio pontificato, nella
preoccupazione di affrontare questo tema, chiesi ai
Vescovi d’Irlanda, in occasione della visita ad
Limina del 2006, di "stabilire la verità di ciò
che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte
ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i princìpi
di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto,
guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da
questi crimini abnormi" (Discorso ai Vescovi
dell’Irlanda, 28 ottobre 2006).
Con
questa Lettera, intendo esortare tutti voi, come
popolo di Dio in Irlanda, a riflettere sulle ferite
inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi,
necessari per fasciarle e guarirle, e sul bisogno di unità,
di carità e di vicendevole aiuto nel lungo processo di
ripresa e di rinnovamento ecclesiale. Mi rivolgo ora a voi
con parole che mi vengono dal cuore, e desidero parlare a
ciascuno di voi individualmente e a tutti voi come
fratelli e sorelle nel Signore.
6. Alle
vittime di abuso e alle loro famiglie
Avete
sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto.
So che nulla può cancellare il male che avete sopportato.
È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità
è stata violata. Molti di voi avete sperimentato che,
quando eravate sufficientemente coraggiosi per parlare di
quanto vi era accaduto, nessuno vi ascoltava. Quelli di
voi che avete subito abusi nei convitti dovete aver
percepito che non vi era modo di fuggire dalle vostre
sofferenze. È comprensibile che voi troviate difficile
perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. A suo nome
esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti
proviamo. Allo stesso tempo vi chiedo di non perdere la
speranza. È nella comunione della Chiesa che incontriamo
la persona di Gesù Cristo, egli stesso vittima di
ingiustizia e di peccato. Come voi, egli porta ancora le
ferite del suo ingiusto patire. Egli comprende la
profondità della vostra pena e il persistere del suo
effetto nelle vostre vite e nei vostri rapporti con altri,
compresi i vostri rapporti con la Chiesa. So che alcuni di
voi trovano difficile anche entrare in una chiesa dopo
quanto è avvenuto. Tuttavia, le stesse ferite di Cristo,
trasformate dalle sue sofferenze redentrici, sono gli
strumenti grazie ai quali il potere del male è infranto e
noi rinasciamo alla vita e alla speranza. Credo fermamente
nel potere risanatore del suo amore sacrificale – anche
nelle situazioni più buie e senza speranza – che porta
la liberazione e la promessa di un nuovo inizio.
Rivolgendomi
a voi come pastore, preoccupato per il bene di tutti i
figli di Dio, vi chiedo con umiltà di riflettere su
quanto vi ho detto. Prego che, avvicinandovi a Cristo e
partecipando alla vita della sua Chiesa – una Chiesa
purificata dalla penitenza e rinnovata nella carità
pastorale – possiate arrivare a riscoprire l’infinito
amore di Cristo per ciascuno di voi. Sono fiducioso che in
questo modo sarete capaci di trovare riconciliazione,
profonda guarigione interiore e pace.
7. Ai
sacerdoti e ai religiosi che hanno abusato dei ragazzi
Avete
tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e
dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio
onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente
costituiti. Avete perso la stima della gente
dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri
confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete
violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in
cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni.
Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande
danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica
percezione del sacerdozio e della vita religiosa.
Vi esorto
ad esaminare la vostra coscienza, ad assumervi la
responsabilità dei peccati che avete commesso e ad
esprimere con umiltà il vostro rincrescimento. Il
pentimento sincero apre la porta al perdono di Dio e alla
grazia del vero emendamento. Offrendo preghiere e
penitenze per coloro che avete offeso, dovete cercare di
fare personalmente ammenda per le vostre azioni. Il
sacrificio redentore di Cristo ha il potere di perdonare
persino il più grave dei peccati e di trarre il bene
anche dal più terribile dei mali. Allo stesso tempo, la
giustizia di Dio esige che rendiamo conto delle nostre
azioni senza nascondere nulla. Riconoscete apertamente la
vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della
giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio.
8. Ai
genitori
Siete
stati profondamente sconvolti nell’apprendere le cose
terribili che ebbero luogo in quello che avrebbe dovuto
essere l’ambiente più sicuro di tutti. Nel mondo di
oggi non è facile costruire un focolare domestico ed
educare i figli. Essi meritano di crescere in un ambiente
sicuro, amati e desiderati, con un forte senso della loro
identità e del loro valore. Hanno diritto ad essere
educati ai valori morali autentici, radicati nella dignità
della persona umana, ad essere ispirati dalla verità
della nostra fede cattolica e ad apprendere modi di
comportamento e di azione che li portino ad una sana stima
di sé e alla felicità duratura. Questo compito nobile ed
esigente è affidato in primo luogo a voi, loro genitori.
Vi esorto a fare la vostra parte per assicurare la miglior
cura possibile dei ragazzi, sia in casa che nella società
in genere, mentre la Chiesa, da parte sua, continua a
mettere in pratica le misure adottate negli ultimi anni
per tutelare i giovani negli ambienti parrocchiali ed
educativi. Mentre portate avanti le vostre importanti
responsabilità, siate certi che sono vicino a voi e che
vi porgo il sostegno della mia preghiera.
9. Ai
ragazzi e ai giovani dell’Irlanda
Desidero
offrirvi una particolare parola di incoraggiamento. La
vostra esperienza di Chiesa è molto diversa da quella dei
vostri genitori e dei vostri nonni. Il mondo è molto
cambiato da quando essi avevano la vostra età. Nonostante
ciò, tutti, in ogni generazione, sono chiamati a
percorrere lo stesso cammino della vita, qualunque possano
essere le circostanze. Siamo tutti scandalizzati per i
peccati e i fallimenti di alcuni membri della Chiesa,
particolarmente di coloro che furono scelti in modo
speciale per guidare e servire i giovani. Ma è nella
Chiesa che voi troverete Gesù Cristo che è lo stesso
ieri, oggi e sempre (cfr Eb 13, 8). Egli vi ama e
per voi ha offerto se stesso sulla croce. Cercate un
rapporto personale con lui nella comunione della sua
Chiesa, perché lui non tradirà mai la vostra fiducia!
Lui solo può soddisfare le vostre attese più profonde e
dare alle vostre vite il loro significato più pieno
indirizzandole al servizio degli altri. Tenete gli occhi
fissi su Gesù e sulla sua bontà e proteggete nel vostro
cuore la fiamma della fede. Insieme con i vostri fratelli
cattolici in Irlanda guardo a voi perché siate fedeli
discepoli del nostro Dio e contribuiate con il vostro
entusiasmo e il vostro idealismo tanto necessari alla
ricostruzione e al rinnovamento della nostra amata Chiesa.
10. Ai
sacerdoti e ai religiosi dell’Irlanda
Tutti noi
stiamo soffrendo come conseguenza dei peccati di nostri
confratelli che hanno tradito una consegna sacra o non
hanno affrontato in modo giusto e responsabile le accuse
di abuso. Di fronte all’oltraggio e all’indignazione
che ciò ha provocato, non soltanto tra i laici ma anche
tra voi e le vostre comunità religiose, molti di voi si
sentono personalmente scoraggiati e anche abbandonati.
Sono consapevole inoltre che agli occhi di alcuni apparite
colpevoli per associazione, e siete visti come se foste in
qualche nodo responsabili dei misfatti di altri. In questo
tempo di sofferenza, voglio darvi atto della dedizione
della vostra vita di sacerdoti e religiosi e dei vostri
apostolati, e vi invito a riaffermare la vostra fede in
Cristo, il vostro amore verso la sua Chiesa e la vostra
fiducia nella promessa di redenzione, di perdono e di
rinnovamento interiore del Vangelo. In questo modo,
dimostrerete a tutti che dove abbonda il peccato,
sovrabbonda la grazia (cfr Rm 5, 20).
So che
molti di voi sono delusi, sconcertati e adirati per il
modo in cui queste questioni sono state affrontate da
alcuni vostri superiori. Ciononostante, è essenziale che
collaboriate da vicino con coloro che sono in autorità e
che di adoperiate a far sì che le misure adottate per
rispondere alla crisi siano veramente evangeliche, giuste
ed efficaci. Soprattutto, vi esorto a diventare sempre più
chiaramente uomini e donne di preghiera, seguendo con
coraggio la via della conversione, della purificazione e
della riconciliazione. In questo modo, la Chiesa in
Irlanda trarrà nuova vita e vitalità dalla vostra
testimonianza al potere redentore del Signore reso
visibile nella vostra vita.
11. Ai
miei fratelli vescovi
Non si può
negare che alcuni di voi e dei vostri predecessori avete
mancato, a volte gravemente, nell’applicare le norme del
diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini
di abusi di ragazzi. Seri errori furono commessi nel
trattare le accuse. Capisco quanto era difficile afferrare
l’estensione e la complessità del problema, ottenere
informazioni affidabili e prendere decisioni giuste alla
luce di consigli divergenti di esperti. Ciononostante, si
deve ammettere che furono commessi gravi errori di
giudizio e che si sono verificate mancanze di governo.
Tutto questo ha seriamente minato la vostra credibilità
ed efficacia. Apprezzo gli sforzi che avete fatto per
porre rimedio agli errori del passato e per assicurare che
non si ripetano. Oltre a mettere pienamente in atto le
norme del diritto canonico nell’affrontare i casi di
abuso dei ragazzi, continuate a cooperare con le autorità
civili nell’ambito di loro competenza. Chiaramente, i
superiori religiosi devono fare altrettanto. Anch’essi
hanno partecipato a recenti incontri qui a Roma intesi a
stabilire un approccio chiaro e coerente a queste
questioni. È doveroso che le norme della Chiesa in
Irlanda per la tutela dei ragazzi siano costantemente
riviste ed aggiornate e che siano applicate in modo pieno
ed imparziale in conformità con il diritto canonico.
Soltanto
un’azione decisa portata avanti con piena onestà e
trasparenza potranno ripristinare il rispetto e il
benvolere degli Irlandesi verso la Chiesa alla quale
abbiamo consacrato la nostra vita. Ciò deve scaturire,
prima di tutto, dal vostro esame di voi stessi, dalla
purificazione interiore e dal rinnovamento spirituale. La
gente dell’Irlanda giustamente si attende che siate
uomini di Dio, che siate santi, che viviate con semplicità,
che ricerchiate ogni giorno la conversione personale. Per
loro, secondo l’espressione di Sant’Agostino, siete
vescovi; eppure con loro siete chiamati ad essere seguaci
di Cristo (cfr Discorso 340, 1). Vi esorto dunque a
rinnovare il vostro senso di responsabilità davanti a
Dio, a crescere in solidarietà con la vostra gente e ad
approfondire la vostra sollecitudine pastorale per tutti i
membri del vostro gregge. In particolare, siate sensibili
alla vita spirituale e morale di ciascuno dei vostri
sacerdoti. Siate un esempio con le vostre stesse vite,
siate loro vicini, prestate ascolto alle loro
preoccupazioni, offrite loro incoraggiamento in questo
tempo di difficoltà e alimentate la fiamma del loro amore
per Cristo e il loro impegno nel servizio dei loro
fratelli e sorelle.
Anche i
laici devono essere incoraggiati a fare la loro parte
nella vita della Chiesa. Fate in modo che siano formati in
modo tale che possano dare ragione in modo articolato e
convincente del Vangelo nella società moderna (cfr 1
Pt 3, 15), e cooperino più pienamente alla vita e
alla missione della Chiesa. Questo, a sua volta, vi aiuterà
a ritornare ad essere guide e testimoni credibili della
verità redentrice di Cristo.
12. A
tutti i fedeli dell’Irlanda
L’esperienza
che un giovane fa della Chiesa dovrebbe sempre portare
frutto in un incontro personale e vivificante con Gesù
Cristo in una comunità che ama e che offre nutrimento. In
questo ambiente, i giovani devono essere incoraggiati a
crescere fino alla loro piena statura umana e spirituale,
ad aspirare ad alti ideali di santità, di carità e di
verità e a trarre ispirazione dalle ricchezze di una
grande tradizione religiosa e culturale. Nella nostra
società sempre più secolarizzata, in cui anche noi
cristiani sovente troviamo difficile parlare della
dimensione trascendente della nostra esistenza, abbiamo
bisogno di trovare nuove vie per trasmettere ai giovani la
bellezza e la ricchezza dell’amicizia con Gesù Cristo
nella comunione della sua Chiesa. Nell’affrontare la
presente crisi, le misure per occuparsi in modo giusto dei
singoli crimini sono essenziali, tuttavia da sole non sono
sufficienti: vi è bisogno di una nuova visione per
ispirare la generazione presente e quelle future a far
tesoro del dono della nostra comune fede. Camminando sulla
via indicata dal Vangelo, osservando i comandamenti e
conformando la vostra vita in modo sempre più vicino alla
persona di Gesù Cristo, farete esperienza del profondo
rinnovamento di cui oggi vi è così urgente bisogno. Vi
invito tutti a perseverare lungo questo cammino.
13. Cari
fratelli e sorelle in Cristo, è con profonda
preoccupazione verso voi tutti in questo tempo di dolore,
nel quale la fragilità della condizione umana è stata
così chiaramente rivelata, che ho desiderato offrirvi
queste parole di incoraggiamento e di sostegno. Spero che
le accoglierete come un segno della mia spirituale
vicinanza e della mia fiducia nella vostra capacità di
rispondere alle sfide dell’ora presente traendo
rinnovata ispirazione e forza dalle nobili tradizioni
dell’Irlanda di fedeltà al Vangelo, di perseveranza
nella fede e di risolutezza nel conseguimento della santità.
Insieme con tutti voi, prego con insistenza che, con la
grazia di Dio, le ferite che hanno colpito molte persone e
famiglie possano essere guarite e che la Chiesa in Irlanda
possa sperimentare una stagione di rinascita e di
rinnovamento spirituale.
14.
Desidero proporvi alcune iniziative concrete per
affrontare la situazione.
Al
termine del mio incontro con i vescovi dell’Irlanda, ho
chiesto che la quaresima di quest’anno sia considerata
tempo di preghiera per una effusione della misericordia di
Dio e dei doni di santità e di forza dello Spirito Santo
sulla Chiesa nel vostro Paese. Invito ora voi tutti a
dedicare le vostre penitenze del venerdì, per un intero
anno, da ora fino alla Pasqua del 2011, per questa finalità.
Vi chiedo di offrire il vostro digiuno, la vostra
preghiera, la vostra lettura della Sacra Scrittura e le
vostre opere di misericordia per ottenere la grazia della
guarigione e del rinnovamento per la Chiesa in Irlanda. Vi
incoraggio a riscoprire il sacramento della
Riconciliazione e ad avvalervi con maggiore frequenza
della forza trasformatrice della sua grazia.
Particolare
attenzione dovrà anche essere riservata all’adorazione
eucaristica, e in ogni diocesi vi dovranno essere chiese o
cappelle specificamente riservate a questo fine. Chiedo
che le parrocchie, i seminari, le case religiose e i
monasteri organizzino tempi per l’adorazione
eucaristica, in modo che tutti abbiano la possibilità di
prendervi parte. Con la preghiera fervorosa di fronte alla
reale presenza del Signore, potete compiere la riparazione
per i peccati di abuso che hanno recato tanto danno, e al
tempo stesso implorare la grazia di una rinnovata forza e
di un più profondo senso della missione da parte di tutti
i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli.
Sono
fiducioso che questo programma porterà ad una rinascita
della Chiesa in Irlanda nella pienezza della verità
stessa di Dio, poiché è la verità che ci rende liberi
(cfr Gv 8, 32).
Inoltre,
dopo essermi consultato e aver pregato sulla questione,
intendo indire una Visita Apostolica in alcune diocesi
dell’Irlanda, come pure in seminari e congregazioni
religiose. La Visita si propone di aiutare la Chiesa
locale nel suo cammino di rinnovamento e sarà stabilita
in cooperazione con i competenti uffici della Curia Romana
e la Conferenza Episcopale Irlandese. I particolari
saranno resi noti a suo tempo.
Propongo
inoltre che si tenga una Missione a livello nazionale per
tutti i vescovi, i sacerdoti e i religiosi. Nutro la
speranza che, attingendo dalla competenza di esperti
predicatori e organizzatori di ritiri sia dall’Irlanda
che da altrove, e riesaminando i documenti conciliari, i
riti liturgici dell’ordinazione e della professione e i
recenti insegnamenti pontifici, giungiate ad un più
profondo apprezzamento delle vostre rispettive vocazioni,
in modo da riscoprire le radici della vostra fede in Gesù
Cristo e da bere abbondantemente dalle sorgenti
dell’acqua viva che egli vi offre attraverso la sua
Chiesa.
In questo
Anno dedicato ai Sacerdoti, vi do in consegna in modo del
tutto particolare la figura di San Giovanni Maria Vianney,
che ebbe una così ricca comprensione del mistero del
sacerdozio. "Il sacerdote, scrisse, ha la chiave dei
tesori del cielo: è lui che apre la porta, è lui il
dispensiere del buon Dio, l’amministratore dei suoi
beni". Il Curato d’Ars ben comprese quanto
grandemente benedetta è una comunità quando è servita
da un sacerdote buono e santo: "Un buon pastore, un
pastore secondo il cuore di Dio, è il tesoro più grande
che il buon Dio può dare ad una parrocchia e uno dei doni
più preziosi della divina misericordia". Per
intercessione di San Giovanni Maria Vianney possa il
sacerdozio in Irlanda riprendere vita e possa l’intera
Chiesa in Irlanda crescere nella stima del grande dono del
ministero sacerdotale.
Colgo
questa opportunità per ringraziare fin d’ora tutti
coloro che saranno coinvolti nell’impegno di organizzare
la Visita Apostolica e la Missione, come pure i molti
uomini e donne che in tutta l’Irlanda stanno già
adoperandosi per la tutela dei ragazzi negli ambienti
ecclesiali. Fin da quando la gravità e l’estensione del
problema degli abusi sessuali dei ragazzi in istituzioni
cattoliche incominciò ad essere pienamente compreso, la
Chiesa ha compiuto una grande mole di lavoro in molte
parti del mondo, al fine di affrontarlo e di porvi
rimedio. Mentre non si deve risparmiare alcuno sforzo per
migliorare ed aggiornare procedure già esistenti, mi
incoraggia il fatto che le prassi vigenti di tutela, fatte
proprie dalle Chiese locali, sono considerate, in alcune
parti del mondo, un modello da seguire per altre
istituzioni.
Desidero
concludere questa Lettera con una speciale Preghiera
per la Chiesa in Irlanda, che vi invio con la cura che
un padre ha per i suoi figli e con l’affetto di un
cristiano come voi, scandalizzato e ferito per quanto è
accaduto nella nostra amata Chiesa. Mentre utilizzerete
questa preghiera nelle vostre famiglie, parrocchie e
comunità, possa la Beata Vergine Maria proteggervi e
guidarvi lungo la via che conduce ad una più stretta
unione con il suo Figlio, crocifisso e risorto. Con grande
affetto e ferma fiducia nelle promesse di Dio, di cuore
imparto a tutti voi la mia Benedizione Apostolica come
pegno di forza e pace nel Signore.
Dal
Vaticano, 19 marzo 2010, Solennità di San Giuseppe
BENEDICTUS
PP. XVI
Preghiera
per la Chiesa in Irlanda
Dio dei
padri nostri,
rinnovaci
nella fede che è per noi vita e salvezza,
nella
speranza che promette perdono e rinnovamento interiore,
nella
carità che purifica ed apre i nostri cuori
ad amare
te, e in te, tutti i nostri fratelli e sorelle.
Signore
Gesù Cristo,
possa la
Chiesa in Irlanda rinnovare il suo millenario impegno
alla
formazione dei nostri giovani sulla via della verità,
della
bontà, della santità e del generoso servizio alla società.
Spirito
Santo, consolatore, avvocato e guida,
ispira
una nuova primavera di santità e di zelo apostolico
per la
Chiesa in Irlanda.
Possano
la nostra tristezza e le nostre lacrime,
il nostro
sforzo sincero di raddrizzare gli errori del passato,
e il
nostro fermo proposito di correzione,
portare
abbondanti frutti di grazia
per
l’approfondimento della fede
nelle
nostre famiglie, parrocchie, scuole e associazioni,
per il
progresso spirituale della società irlandese,
e per la
crescita della carità. della giustizia, della gioia e
della pace, nell’intera famiglia umana.
A te,
Trinità,
con piena
fiducia nell’amorosa protezione di Maria,
Regina
dell’Irlanda, Madre nostra,
e di San
Patrizio, di Santa Brigida e di tutti i santi,
Il Papa
ha indirizzato una Lettera Pastorale a tutti i Cattolici
dell’Irlanda per esprimere lo sgomento per gli abusi
sessuali commessi sui giovani da parte di esponenti della
Chiesa e per il modo in cui essi furono affrontati dai
vescovi irlandesi e dai superiori religiosi. Egli chiede
che la Lettera sia letta con attenzione nella sua
interezza. Il Santo Padre parla della sua vicinanza nella
preghiera a tutta la comunità cattolica irlandese in
questo tempo pieno di amarezza e propone un cammino di
risanamento, di rinnovamento e di riparazione.
Chiede
loro di ricordarsi della roccia da cui sono stati tagliati
(cfr Is 51, 1), e in particolare del bel contributo
che i missionari irlandesi apportarono alla civilizzazione
dell’Europa e alla diffusione del cristianesimo in ogni
continente. Negli ultimi anni si sono verificate molte
sfide alla fede in Irlanda, al sopraggiungere di un rapido
cambiamento sociale e di un declino nell’attaccamento a
tradizionali pratiche devozionali e sacramentali. Questo
è il contesto all’interno del quale si deve comprendere
il modo con cui la Chiesa ha affrontato il problema
dell’abuso sessuale dei ragazzi.
Molti
sono i fattori che hanno originato il problema: una
insufficiente formazione morale e spirituale nei seminari
e nei noviziati, una tendenza nella società a favorire il
clero e altre figure in autorità, una preoccupazione
fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare
gli scandali hanno portato alla mancata applicazione,
quando necessarie, delle pene canoniche che erano in
vigore. Solo esaminando con attenzione i molti elementi
che diedero origine alla crisi è possibile identificarne
con precisione le cause e trovare rimedi efficaci.
Durante
la loro visita ad Limina a Roma nel 2006 il Papa ha
esortato i vescovi irlandesi a "stabilire la verità
di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le
misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare
che i princìpi di giustizia vengano pienamente rispettati
e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono
colpiti da questi crimini abnormi". Da quel momento
egli ha voluto incontrare vittime in più di una
occasione, ascoltando le loro vicende, pregando con loro e
per loro, ed è pronto a farlo di nuovo in futuro. Nel
febbraio 2010 ha chiamato a Roma i vescovi irlandesi per
esaminare con loro le misure che stanno prendendo per
porre rimedio al problema, con particolare riferimento
alle procedure e ai protocolli ora in vigore per
assicurare la tutela dei ragazzi negli ambienti ecclesiali
e per rispondere con prontezza e con giustizia alle
denunce di abusi. In questa Lettera Pastorale egli parla
direttamente a una serie di gruppi all’interno della
comunità cattolica irlandese, alla luce della situazione
che si è creata.
Rivolgendosi
in primo luogo alle vittime di abuso, egli prende atto del
tremendo tradimento del quale hanno sofferto e dice loro
quanto egli è dispiaciuto per ciò che hanno sopportato.
Riconosce come in molti casi nessuno era disposto ad
ascoltarli quando trovavano il coraggio di parlare di
quanto era accaduto. Si rende conto di come coloro che
dimoravano in convitti dovevano essersi sentiti,
rendendosi conto che non avevano modo di sfuggire alle
loro sofferenze. Pur riconoscendo quanto deve risultare
difficile per molti di loro perdonare o riconciliarsi con
la Chiesa, li esorta a non perdere la speranza. Gesù
Cristo, lui stesso vittima di ingiuste sofferenze,
comprende gli abissi della loro pena e il perdurare del
suo effetto sulle loro vite e sulle loro relazioni.
Ciononostante proprio le sue ferite, trasformate dalle sue
sofferenze redentrici, sono i mezzi attraverso i quali il
potere del male viene infranto e noi rinasciamo alla vita
e alla speranza. Il Papa esorta le vittime a cercare nella
Chiesa l’opportunità di incontrare Gesù Cristo e di
trovare risanamento e riconciliazione riscoprendo
l’infinito amore che Cristo ha per ciascuno di essi.
Nelle sue
parole ai sacerdoti e ai religiosi che hanno commesso
abusi sui giovani, il Papa ricorda loro che devono
rispondere davanti a Dio e a tribunali debitamente
costituiti, per le azioni peccaminose e criminali che
hanno commesso. Hanno tradito una fiducia sacra e
rovesciato vergogna e disonore sui loro confratelli. Un
grande danno è stato arrecato, non soltanto alle vittime,
ma anche alla pubblica percezione del sacerdozio e della
vita religiosa in Irlanda. Mentre esige da loro che si
sottomettano alle esigenze della giustizia, ricorda loro
che non devono disperare della misericordia di Dio, che
egli ha liberamente offerto anche ai peccatori più
grandi, se si pentono delle loro azioni, fanno penitenza e
con umiltà implorano perdono.
Il Papa
incoraggia i genitori a perseverare nel difficile compito
di educare i figli a riconoscere che sono amati e
desiderati e a sviluppare una sana stima di sé. I
genitori hanno la responsabilità primaria di educare le
nuove generazioni ai princìpi morali che sono essenziali
per una civiltà civile. Il Papa invita i ragazzi e i
giovani a trovare nella Chiesa un’opportunità per un
incontro vivificante con Cristo, e a non lasciarsi frenare
dalle mancanze di alcuni sacerdoti e religiosi. Egli
guarda al contributo dei giovani per il rinnovamento della
Chiesa. Esorta anche i sacerdoti e i religiosi a non
scoraggiarsi, ma al contrario a rinnovare la loro
dedizione ai rispettivi apostolati, operando in armonia
con i loro superiori in modo da offerire nuova vita e
dinamicità alla Chiesa in Irlanda attraverso la loro
vivente testimonianza all’opera redentrice del Signore.
Rivolgendosi
ai vescovi irlandesi, il Papa rileva i gravi errori di
giudizio e il fallimento della leadership di molti
di loro, perché non applicarono in modo corretto le
procedure canoniche nel rispondere alle denunce di abusi.
Sebbene risultasse spesso difficile sapere come affrontare
situazioni complesse, rimane il fatto che furono commessi
seri errori e che di conseguenza essi hanno perso
credibilità. Il Papa li incoraggia a continuare a
sforzarsi con determinazione per porre rimedio agli errori
del passato e per prevenire ogni loro ripetersi,
applicando in modo pieno il diritto canonico e cooperando
con le autorità civili nelle aree di loro competenza.
Invita inoltre i vescovi ad impegnarsi a diventare santi,
a presentarsi come esempi, ad incoraggiare i sacerdoti e i
fedeli a fare la loro parte nella vita e nella missione
della Chiesa.
Infine,
il Papa propone alcuni passi specifici per stimolare il
rinnovamento della Chiesa in Irlanda. Chiede a tutti di
offrire le loro penitenze del venerdì, per il periodo di
un anno, in riparazione dei peccati di abuso che si sono
verificati. Raccomanda di ricorrere con frequenza al
sacramento della riconciliazione e alla pratica
dell’adorazione eucaristica. Annuncia l’intenzione di
indire una Visita Apostolica di alcune diocesi,
congregazioni religiose e seminari, con il coinvolgimento
della Cura Romana, e propone una Missione a livello
nazionale per i vescovi, i sacerdoti e i religiosi in
Irlanda. In questo Anno dedicato in tutto il mondo ai
Sacerdoti, presenta la persona di San Giovanni Maria
Vianney come modello e intercessore per un rivivificato
ministero sacerdotale in Irlanda. Dopo aver ringraziato
tutti coloro che si sono impegnati con alacrità per
affrontare con decisione il problema, conclude proponendo
una Preghiera per la Chiesa in Irlanda, da usare da
tutti i fedeli per invocare la grazia del risanamento e
del rinnovamento in questo tempo di difficoltà.