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Fonte: Radio Vaticana,
16 marzo 2006
LETTERA
DEL PAPA AL CARDINALE LUBOMYR HUSAR IN OCCASIONE DEL 60.MO
ANNIVERSARIO DELLO PSEUDO-SINODO DI LEOPOLI, CHE NEL 1946
COSTRINSE LA CHIESA GRECO-CATTOLICA UCRAINA A
“RIDISCENDERE NELLE CATACOMBE”
Benedetto XVI ha
inviato una lettera al cardinale Lubomyr Husar,
arcivescovo Maggiore di Kiev-Halič in occasione del
60° anniversario dello pseudo-sinodo di Leopoli, che nel
marzo del 1946 costrinse la Chiesa greco-cattolica ucraina
a “ridiscendere nelle catacombe”. Ce ne parla Sergio
Centofanti.
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L’Ucraina
faceva parte allora dell’Unione Sovietica.
Prima di quei “tristi eventi” – scrive il
Papa – “i credenti in Cristo dell’Ucraina, erano
rimasti fedeli” nonostante “fossero perseguitati,
oppressi, privati dei propri Pastori da un apparato
statale ideologico e disumano”. Ma in quei giorni del
1946 – ricorda il Pontefice – “un gruppo di
ecclesiastici, raccolti in uno pseudo-sinodo che si arrogò
il diritto di rappresentare la Chiesa, attentò gravemente
all’unità ecclesiale. Si intensificarono poi le
violenze contro quanti erano rimasti fedeli all'unità con
il Vescovo di Roma, provocando ulteriori sofferenze e
costringendo la Chiesa a ridiscendere nelle catacombe”.
Ma, “pur tra indicibili prove e patimenti, la Divina
Provvidenza non permise la scomparsa di una comunità che,
per secoli, era stata considerata legittima e vivace parte
dell'identità del popolo ucraino. La Chiesa
greco-cattolica continuò così a rendere la propria
testimonianza all'unità, alla santità, alla cattolicità
e apostolicità della Chiesa di Cristo”.
“Il
ricordo di quanto avvenne sessant'anni fa – scrive
Benedetto XVI - deve diventare stimolo per la comunità
affidata alle sollecitudini pastorali della riorganizzata
Gerarchia greco-cattolica in Ucraina ad approfondire il
suo intimo e convinto legame con il Successore di Pietro.
Da quella Chiesa, purificata dalle persecuzioni, sono
sgorgati fiumi di acqua viva non soltanto per i cattolici
ucraini, ma per l’intera Chiesa cattolica sparsa nel
mondo”.
Il
Papa sottolinea che per conservare l’integrità
del patrimonio
ecclesiale ucraino “è importante assicurare la
presenza dei due grandi filoni dell'unica Tradizione –
il filone latino e
quello orientale
- ambedue con la molteplicità di manifestazioni storiche
che l’Ucraina ha saputo esprimere. Duplice
è la missione affidata alla Chiesa greco-cattolica in
comunione piena con Pietro: è suo compito, da
una parte, mantenere visibile nella
Chiesa cattolica la tradizione orientale, dall'altra, favorire
l'incontro delle tradizioni, testimoniando non solo
la loro compatibilità, ma anche la loro profonda unità
nella diversità”.
Il
Papa prega infine affinché quest’anniversario diventi
“supplica allo Spirito Paraclito, perché faccia
crescere tutto ciò che favorisce l'unità”, “l'amore
fraterno, il perdono delle offese e delle ingiustizie
subite nella storia”, nella consapevolezza “di
obbedire al comando di Cristo: Ut unum sint”.
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Fonte: Vatican Information Service
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALL’EM.MO CARD.
LUBOMYR HUSAR, ARCIVESCOVO MAGGIORE DI KYIV
Al Signor
Cardinale Lubomyr HUSAR
Arcivescovo
Maggiore di Kiev-Halič
"Chi
ha sete venga a me e beva, chi crede in me. Come dice la
Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo
seno" (Gv 7, 37-38). Queste parole del Signore
riecheggiano nel mio cuore, mentre penso alla Chiesa
greco-cattolica ucraina che si appresta a commemorare i
tristi eventi di cui fu testimone, all’inizio del marzo
di sessant'anni fa, la Cattedrale di san Giorgio a Leopoli.
Nonostante fossero perseguitati, oppressi, privati dei
propri Pastori da un apparato statale ideologico e
disumano, i credenti in Cristo dell’Ucraina erano
rimasti fedeli all’eredità spirituale di Olga e
Vladimiro, quando il Battesimo da essi accolto si manifestò,
secondo le parole dell’amato Giovanni Paolo II nella
Lettera apostolica Euntes in mundum, come
"elemento decisivo per quel progresso civile e umano,
che tanta importanza riveste per l'esistenza e per lo
sviluppo di ogni Nazione e di ogni Stato" (n. 5).
Purtroppo, in quei tristi giorni del marzo 1946 un gruppo
di ecclesiastici, raccolti in uno pseudo-sinodo che si
arrogò il diritto di rappresentare la Chiesa, attentò
gravemente all’unità ecclesiale. Si intensificarono poi
le violenze contro quanti erano rimasti fedeli all'unità
con il Vescovo di Roma, provocando ulteriori sofferenze e
costringendo la Chiesa a ridiscendere nelle catacombe. Ma,
pur tra indicibili prove e patimenti, la Divina
Provvidenza non permise la scomparsa di una comunità che,
per secoli, era stata considerata legittima e vivace parte
dell'identità del popolo ucraino. La Chiesa
greco-cattolica continuò così a rendere la propria
testimonianza all'unità, alla santità, alla cattolicità
e apostolicità della Chiesa di Cristo.
Il
ricordo di quanto avvenne sessant'anni fa deve diventare
stimolo per la comunità affidata alle sollecitudini
pastorali della riorganizzata Gerarchia greco-cattolica in
Ucraina ad approfondire il suo intimo e convinto legame
con il Successore di Pietro. Da quella Chiesa, purificata
dalle persecuzioni, sono sgorgati fiumi di acqua viva non
soltanto per i cattolici ucraini, ma per l’intera Chiesa
cattolica sparsa nel mondo. Nel paziente cammino della
fede vissuta giorno per giorno, nella comunione con i
Successori degli Apostoli, la cui unità visibile è
garantita dal Successore di Pietro, la Comunità cattolica
ucraina è riuscita a conservare viva la sacra Tradizione
nella sua integrità. Perché questo patrimonio prezioso
della "Paradosis" permanga in tutta la
sua ricchezza, è importante assicurare la presenza dei
due grandi filoni dell'unica Tradizione – il filone
latino e quello orientale - ambedue con la molteplicità
di manifestazioni storiche che l’Ucraina ha saputo
esprimere. Duplice è la missione affidata alla Chiesa
greco-cattolica in comunione piena con Pietro: è suo
compito, da una parte, mantenere visibile nella Chiesa
cattolica la tradizione orientale, dall'altra, favorire
l'incontro delle tradizioni, testimoniando non solo la
loro compatibilità, ma anche la loro profonda unità
nella diversità.
Venerato
Fratello, prego perché quest’anniversario diventi, come
ebbe a scrivere il venerato Giovanni Paolo II nella
Lettera apostolica Si fa vicino, "supplica
allo Spirito Paraclito, perché faccia crescere tutto ciò
che favorisce l'unità e dia coraggio e fortezza a quanti
si impegnano, secondo gli orientamenti del Decreto
conciliare Unitatis redintegratio, in quest'opera
benedetta da Dio. E’ supplica per ottenere l'amore
fraterno, il perdono delle offese e delle ingiustizie
subite nella storia" (n. 11). Mi unisco
spiritualmente all'azione di grazie che viene celebrata
nella consapevolezza condivisa della comune missione di
obbedire al comando di Cristo: Ut unum sint. Invoco
Maria la Theotokos e i tanti martiri che adornano
il volto delle vostre comunità e di cuore imparto a Lei,
ai Vescovi, ai sacerdoti, ai consacrati e ai fedeli della
Chiesa greco-cattolica ucraina, quale segno del mio
costante affetto e ricordo, una speciale Benedizione
Apostolica.
Dal
Vaticano, 22 febbraio dell'anno 2006, festa della Cattedra
di san Pietro Apostolo.

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