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VISITA
PASTORALE A SANTA MARIA DI LEUCA (14 GIUGNO 2008)
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Visita
Pastorale a Santa Maria di Leuca e a Brindisi
(14 e 15 giugno 2008)
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 15 giugno 2008
Il
Papa a Santa Maria di Leuca: "la Chiesa non ha
confini e vince l'individualismo educando alla solidarietà
e alla condivisione"
La
visita pastorale di Benedetto XVI nel basso Salento era
cominciata nel primo pomeriggio, con il suo arrivo, molto
festeggiato dalla popolazione locale, al Santuario
dedicato a Maria “de finibus terrae” di Santa Maria di
Leuca. La Chiesa, specie nel meridione d’Italia – ha
esortato il Papa durante la celebrazione - insegni la
speranza alle giovani generazioni, “non come utopia, ma
come fiducia tenace nella forza del bene”, al di là
delle “sopraffazioni”. Riviviamo la cronaca della
prima tappa del Pontefice in Puglia nel servizio del
nostro inviato, Alessandro De Carolis:
La Chiesa, innervata com’è nelle realtà umane,
influisce in modo costruttivo anche sul piano sociale,
perché incide sulle coscienze e le rinnova. Ai giovani
insegna a fidare nella “forza del bene” e nella
solidarietà, contro le scorciatoie della furbizia o
dell’abuso. Il mondo ecclesiale e civile della Puglia
attendeva parole di sostegno non solo spirituale dal Papa
e Benedetto XVI non lo ha deluso. All’omelia della Messa
nel Santuario mariano di Santa Maria di Leuca, detto “de
finibus terrae”, il Pontefice si è espresso in modo
forte e diretto sul ruolo sociale delle strutture
ecclesiali. Davanti alle maggiori autorità religiose e
civili della regione, Benedetto XVI ha ribadito che la
Chiesa, pur non sostituendosi “alle legittime e doverose
competenze delle istituzioni”, tuttavia “le stimola e
le sostiene”, collaborando per il bene comune:
“Infatti, in un contesto che tende a incentivare
sempre più l’individualismo, il primo servizio della
Chiesa è quello di educare al senso sociale,
all’attenzione per il prossimo, alla solidarietà e alla
condivisione. La Chiesa, dotata com’è dal suo Signore
di una carica spirituale che continuamente si rinnova, si
rivela capace di esercitare un influsso positivo anche sul
piano sociale, perché promuove un’umanità rinnovata e
rapporti umani aperti e costruttivi, nel rispetto e nel
servizio in primo luogo degli ultimi e dei più deboli”.
La papamobile è giunta nel piazzale del Santuario poco
dopo le 17.30, in leggero ritardo sulla tabella di marcia,
e il primo, commovente saluto di Benedetto XVI è stato
per i malati allineati nelle prime file.
(acclamazioni - applausi)
Ma molto calorosa dall’inizio alla fine è
stata l’accoglienza riservata al Papa dagli oltre 20
mila fedeli che hanno gremito l’area antistante il
santuario, invasa dal sole. Un’ondata di affetto
suggellata dalle parole rivolte al Papa dal vescovo di
Ugento-Santa Maria di Leuca, mons. Vito De Grisantis:
“Le vogliamo un mondo di bene Santità!”
Presiedendo la Messa sull’altare allestito
all’esterno, Benedetto XVI si è detto un pellegrino
mariano idealmente unito a tutti i Santuari mariani del
Salento, definiti “vere gemme incastonate in questa
penisola lanciata sul mare”. E parlando
dell’antichissimo tempio “de finibus terrae” da cui
celebrava, il Papa ne ha sottolineato il ruolo particolare
che gli deriva dalla sua posizione geografica:
“Proteso tra l’Europa e il Mediterraneo, tra
l’Occidente e l’Oriente, esso ci ricorda che la Chiesa
non ha confini, è universale. E i confini geografici,
culturali, etnici, addirittura i confini religiosi sono
per la Chiesa un invito all’evangelizzazione nella
prospettiva della ‘comunione delle diversità’”.
Una missione, questa, che è nel DNA stesso della
Chiesa pugliese la quale, ha concluso il Papa, “possiede
una spiccata vocazione ad essere ponte tra popoli e
culture” e una maestra di vita per i giovani delle sue
terre. “Qui, nel Salento, come in tutto il Meridione
d’Italia – ha affermato Benedetto XVI - le comunità
ecclesiali sono luoghi dove le giovani generazioni possono
imparare la speranza, non come utopia, ma come fiducia
tenace nella forza del bene”:
“Il bene vince e, se a volte può apparire
sconfitto dalla sopraffazione e dalla furbizia, in realtà
continua ad operare nel silenzio e nella discrezione
portando frutti nel lungo periodo. Questo è il
rinnovamento sociale cristiano, basato sulla
trasformazione delle coscienze, sulla formazione morale,
sulla preghiera; sì, perché la preghiera dà la forza di
credere e lottare per il bene anche quando umanamente si
sarebbe tentati di scoraggiarsi e di tirarsi indietro”.
Di nuovo, il tripudio è scattato al termine della
Messa e uno spettacolo di fuochi d’artificio ha salutato
la partenza del Papa, venuto da Roma a rinsaldare la
presenza della Chiesa in questo lembo d’Italia dove
Pietro duemila anni fa aveva iniziato a fondarla.
CELEBRAZIONE
EUCARISTICA SUL PIAZZALE DEL SANTUARIO DI SANTA MARIA DE
FINIBUS TERRAE A SANTA MARIA DI LEUCA
OMELIA
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Sabato, 14
giugno 2008
Cari
fratelli e sorelle,
la mia
visita in Puglia – la seconda, dopo il Congresso
Eucaristico di Bari – inizia come pellegrinaggio
mariano, in questo estremo lembo d’Italia e d’Europa,
nel Santuario di Santa Maria de finibus terrae. Con
grande gioia rivolgo a tutti voi il mio affettuoso saluto.
Ringrazio con affetto il Vescovo Mons. Vito De Grisantis
per avermi invitato e per la sua cordiale accoglienza;
insieme con lui saluto gli altri Vescovi della Regione, in
particolare il Metropolita di Lecce Mons. Cosmo Francesco
Ruppi; come pure i presbiteri e i diaconi, le persone
consacrate e tutti i fedeli. Saluto con riconoscenza il
Ministro Raffaele Fitto, in rappresentanza del Governo
italiano, e le diverse Autorità civili e militari
presenti.
In questo
luogo storicamente così importante per il culto della
Beata Vergine Maria, ho voluto che la liturgia fosse
dedicata a Lei, Stella del mare e Stella della speranza.
"Ave, maris stella, / Dei Mater alma, / atque
semper virgo, / felix caeli porta!". Le parole di
questo antico inno sono un saluto che riecheggia in
qualche modo quello dell’Angelo a Nazaret. Tutti i
titoli mariani infatti sono come gemmati e fioriti da quel
primo nome con il quale il messaggero celeste si rivolse
alla Vergine: "Rallegrati, piena di grazia" (Lc
1,28). L’abbiamo ascoltato nel Vangelo di san Luca,
molto appropriato perché questo Santuario – come
attesta la lapide sopra la porta centrale dell’atrio –
è intitolato alla Vergine Santissima
"Annunziata". Quando Dio chiama Maria
"piena di grazia", si accende per il genere
umano la speranza della salvezza: una figlia del nostro
popolo ha trovato grazia agli occhi del Signore, che
l’ha prescelta quale Madre del Redentore. Nella
semplicità della casa di Maria, in un povero borgo di
Galilea, incomincia ad adempiersi la solenne profezia
della salvezza: "Io porrò inimicizia tra te e la
donna, / tra la tua stirpe / e la sua stirpe: / questa ti
schiaccerà la testa / e tu le insidierai il
calcagno" (Gn 3,15). Perciò il popolo
cristiano ha fatto proprio il cantico di lode che gli
Ebrei elevarono a Giuditta e che noi abbiamo poc’anzi
pregato come Salmo responsoriale: "Benedetta sei tu,
figlia, / davanti al Dio altissimo / più di tutte le
donne che vivono sulla terra" (Gdt 13,18).
Senza violenza, ma con il mite coraggio del suo "sì",
la Vergine ci ha liberati non da un nemico terreno, ma
dall’antico avversario, dando un corpo umano a Colui che
gli avrebbe schiacciato la testa una volta per sempre.
Ecco
perché, sul mare della vita e della storia, Maria
risplende come Stella di speranza. Non brilla di luce
propria, ma riflette quella di Cristo, Sole apparso
all’orizzonte dell’umanità, così che seguendo la
Stella di Maria possiamo orientarci nel viaggio e
mantenere la rotta verso Cristo, specialmente nei momenti
oscuri e tempestosi. L’apostolo Pietro ha conosciuto
bene questa esperienza, per averla vissuta in prima
persona. Una notte, mentre con gli altri discepoli stava
attraversando il lago di Galilea, fu sorpreso dalla
tempesta. La loro barca, in balia delle onde, non riusciva
più ad avanzare. Gesù li raggiunse in quel momento
camminando sulle acque, e invitò Pietro a scendere dalla
barca e ad avvicinarsi. Pietro fece qualche passo tra le
onde ma poi si sentì sprofondare e allora gridò:
"Signore, salvami!". Gesù lo afferrò per la
mano e lo trasse in salvo (cfr Mt 14,24-33). Questo
episodio si rivelò poi un segno della prova che Pietro
doveva attraversare al momento della passione di Gesù.
Quando il Signore fu arrestato, egli ebbe paura e lo
rinnegò tre volte: fu sopraffatto dalla tempesta. Ma
quando i suoi occhi incrociarono lo sguardo di Cristo, la
misericordia di Dio lo riprese e, facendolo sciogliere in
lacrime, lo risollevò dalla sua caduta.
Ho voluto
rievocare la storia di san Pietro, perché so che questo
luogo e tutta la vostra Chiesa sono particolarmente legati
al Principe degli Apostoli. A lui, come all’inizio ha
ricordato il Vescovo, la tradizione fa risalire il primo
annuncio del Vangelo in questa terra. Il Pescatore,
"pescato" da Gesù, ha gettato le reti fin qui,
e noi oggi rendiamo grazie per essere stati oggetto di
questa "pesca miracolosa", che dura da duemila
anni, una pesca che, come scrive proprio san Pietro,
"ci ha chiamati dalle tenebre alla ammirabile luce
[di Dio]" (1 Pt 2,9). Per diventare pescatori
con Cristo bisogna prima essere "pescati" da
Lui. San Pietro è testimone di questa realtà, come lo è
san Paolo, grande convertito, di cui tra pochi giorni
inaugureremo il bimillenario della nascita. Come
Successore di Pietro e Vescovo della Chiesa fondata sul
sangue di questi due eminenti Apostoli, sono venuto a
confermarvi nella fede in Gesù Cristo, unico salvatore
dell’uomo e del mondo.
La fede
di Pietro e la fede di Maria si coniugano in questo
Santuario. Qui si può attingere al duplice principio
dell’esperienza cristiana: quello mariano e quello
petrino. Entrambi, insieme, vi aiuteranno, cari fratelli e
sorelle, a "ripartire da Cristo", a rinnovare la
vostra fede, perché risponda alle esigenze del nostro
tempo. Maria vi insegna a restare sempre in ascolto del
Signore nel silenzio della preghiera, ad accogliere con
generosa disponibilità la sua Parola col profondo
desiderio di offrire voi stessi a Dio, la vostra vita
concreta, affinché il suo Verbo eterno, per la potenza
dello Spirito Santo, possa ancora "farsi carne"
oggi, nella nostra storia. Maria vi aiuterà a seguire Gesù
con fedeltà, ad unirvi a Lui nell’offerta del
Sacrificio, a portare nel cuore la gioia della sua
Risurrezione e a vivere in costante docilità allo Spirito
della Pentecoste. In modo complementare, anche san Pietro
vi insegnerà a sentire e credere con la Chiesa, saldi
nella fede cattolica; vi porterà ad avere il gusto e la
passione dell’unità, della comunione, la gioia di
camminare insieme con i Pastori; e, al tempo stesso, vi
parteciperà l’ansia della missione, di condividere il
Vangelo con tutti, di farlo giungere fino agli estremi
confini della terra.
"De
finibus terrae": il nome di questo luogo santo è
molto bello e suggestivo, perché riecheggia una delle
ultime parole di Gesù ai suoi discepoli. Proteso tra
l’Europa e il Mediterraneo, tra l’Occidente e
l’Oriente, esso ci ricorda che la Chiesa non ha confini,
è universale. E i confini geografici, culturali, etnici,
addirittura i confini religiosi sono per la Chiesa un
invito all’evangelizzazione nella prospettiva della
"comunione delle diversità". La Chiesa è nata
a Pentecoste, è nata universale e la sua vocazione è
parlare tutte le lingue del mondo. La Chiesa esiste –
secondo l’originaria vocazione e missione rivelata ad
Abramo – per essere una benedizione a beneficio di tutti
i popoli della terra (cfr Gn 12,1-3); per essere,
con il linguaggio del Concilio Ecumenico Vaticano II,
segno e strumento di unità per tutto il genere umano (cfr
Cost. Lumen
gentium, 1). La Chiesa che è in Puglia possiede
una spiccata vocazione ad essere ponte tra popoli e
culture. Questa terra e questo Santuario sono in effetti
un "avamposto" in tale direzione, e mi sono
molto rallegrato nel constatare, sia nella lettera del
vostro Vescovo come anche oggi nelle sue parole, quanto
questa sensibilità sia tra voi viva e percepita in modo
positivo, con genuino spirito evangelico.
Cari
amici, noi sappiamo bene, perché il Signore Gesù su
questo è stato molto chiaro, che l’efficacia della
testimonianza è proporzionata all’intensità
dell’amore. A nulla vale proiettarsi fino ai confini
della terra, se prima non ci si vuole bene e non ci si
aiuta gli uni gli altri all’interno della comunità
cristiana. Perciò l’esortazione dell’apostolo Paolo,
che abbiamo ascoltato nella seconda Lettura (Col
3,12-17), è fondamentale non solo per la vostra vita di
famiglia ecclesiale, ma anche per il vostro impegno di
animazione della realtà sociale. Infatti, in un contesto
che tende a incentivare sempre più l’individualismo, il
primo servizio della Chiesa è quello di educare al senso
sociale, all’attenzione per il prossimo, alla solidarietà
e alla condivisione. La Chiesa, dotata com’è dal suo
Signore di una carica spirituale che continuamente si
rinnova, si rivela capace di esercitare un influsso
positivo anche sul piano sociale, perché promuove
un’umanità rinnovata e rapporti umani aperti e
costruttivi, nel rispetto e nel servizio in primo luogo
degli ultimi e dei più deboli.
Qui, nel
Salento, come in tutto il Meridione d’Italia, le Comunità
ecclesiali sono luoghi dove le giovani generazioni possono
imparare la speranza, non come utopia, ma come fiducia
tenace nella forza del bene. Il bene vince e, se a volte
può apparire sconfitto dalla sopraffazione e dalla
furbizia, in realtà continua ad operare nel silenzio e
nella discrezione portando frutti nel lungo periodo.
Questo è il rinnovamento sociale cristiano, basato sulla
trasformazione delle coscienze, sulla formazione morale,
sulla preghiera; sì, perché la preghiera dà la forza di
credere e lottare per il bene anche quando umanamente si
sarebbe tentati di scoraggiarsi e di tirarsi indietro. Le
iniziative che il Vescovo ha citato in apertura e le altre
che portate avanti nel vostro territorio, sono segni
eloquenti di questo stile tipicamente ecclesiale di
promozione umana e sociale. Al tempo stesso, cogliendo
l’occasione della presenza delle Autorità civili, mi
piace ricordare che la Comunità cristiana non può e non
vuole mai sostituirsi alle legittime e doverose competenze
delle Istituzioni, anzi, le stimola e le sostiene nei loro
compiti e si propone sempre di collaborare con esse per il
bene di tutti, a partire dalle situazioni di maggiore
disagio e difficoltà.
Il
pensiero torna, infine, alla Vergine Santissima. Da questo
Santuario di Santa Maria de finibus terrae desidero
recarmi in spirituale pellegrinaggio nei vari Santuari
mariani del Salento, vere gemme incastonate in questa
penisola lanciata come un ponte sul mare. La pietà
mariana delle popolazioni si è formata sotto l’influsso
mirabile della devozione basiliana alla Theotokos,
una devozione coltivata poi dai figli di san Benedetto, di
san Domenico, di san Francesco, ed espressa in bellissime
chiese e semplici edicole sacre, che vanno curate e
preservate come segno della ricca eredità religiosa e
civile della vostra gente. Ci rivolgiamo dunque ancora a
Te, Vergine Maria, che sei rimasta intrepida ai piedi
della croce del tuo Figlio. Tu sei modello di fede e di
speranza nella forza della verità e del bene. Con le
parole dell’antico inno ti invochiamo: "Spezza i
legami agli oppressi, / rendi la luce ai ciechi, / scaccia
da noi ogni male, / chiedi per noi ogni bene". E
allargando lo sguardo all’orizzonte dove cielo e mare si
congiungono, vogliamo affidarti i popoli che si affacciano
sul Mediterraneo e quelli del mondo intero, invocando per
tutti sviluppo e pace: "Donaci giorni di pace, /
veglia sul nostro cammino, / fa’ che vediamo il tuo
Figlio, / pieni di gioia nel cielo". Amen.
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