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San
Lino di Tuscia è, come primo successore di
Pietro, il primo Papa della storia alla guida
della Chiesa cattolica. Probabilmente è il primo
Papa eletto dalla propria comunità. Di lui, come
di molti papi successivi, non abbiamo molte
notizie oggettive sulla sua vita. Anche la data
della sua nascita è conosciuta in maniera molto
approssimativa. Era originario della Tuscia. Sono
stati fatti molti studi sul significato della
Tuscia. Secondo alcuni la Tuscia era parte
nord-occidentale del Lazio, ai confini con la
Toscana. Secondo Johann Heinrich Zedler era
originario di Volterra, la madre si chiamava
Claudia, e il padre Ercolano (Hercolanus) era un
ricco possidente. Per altri, per Tuscia si intende
l'antica Tuscolana. |
Considerata
la conformazione geografica, i mezzi di trasporto e la
difficoltà degli spostamenti, al giorno d'oggi gli
studiosi propendono per quest'ultima ipotesi.Trasferitosi
a Roma per ragioni di studio, fu tra i primi a
convertirsi al Cristianesimo e qui conobbe San Paolo,
che accenna a lui nella seconda lettera a Timoteo.
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Secondo
Sant'Ireneo di Lione fu Papa per nove anni, dal 67
al 76, e la sua ascesa a capo della comunità
cristiana a Roma avvenne subito dopo la morte dei
due apostoli e martiri, la cui datazione oscilla
tra il 64 e il 67. Sulla sua morte numerose sono
le ipotesi: scampato alla persecuzione neroniana,
più fonti, tra cui il Lier Pontificalis, ne
adducono il decesso al martirio, probabilmente in
qualche arena. Sempre in accordo con il Liber
Pontificalis venne sepolto nei pressi del
Vaticano, e nel 1615 fu recuperato a San Pietro un
sarcofago, recante la parola Lino, attribuito
erroneamente e repentinamente da Severano al primo
Papa. |

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Ne
smentì la validità Torrigio rivelando la presenza di
altre lettere dietro l'iscrizione. La festa di San Lino
è oggi celebrata il 23 settembre, giorno indicato dal
Liber Pontificalis come data del martirio.
Altre
fonti riportano invece che il primo successore di Pietro
non morì in un'arena ma fu fatto decapitare dal console
Saturnino il 23 settembre del 76. Sembra che sia stato
San Lino a prescrivere alle donne di entrare in Chiesa
con il capo coperto. Comunque, per l'annuario pontificio
dei martiri redatto nel 1947, il nome di Lino martire è
stato omesso, in mancanza di dati certi.
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Fonte:
Santi e Beati
Dopo
san Pietro c’è subito lui: Lino, secondo capo della
Chiesa, primo papa italiano. Toscano d’origine, nato a
Volterra: così dicono vari studiosi e il grande Cesare
Baronio, lo storico cinquecentesco della Chiesa. A essi
si unirà, il 24 settembre 1964 in San Pietro, Paolo VI,
dicendo all’udienza generale: "Abbiamo con noi un
gruppo di Volterra... La diocesi sorella... Sì, questo
titolo le spetta, perché con san Lino ha dato alla
Chiesa l’immediato successore di Pietro, il secondo
papa". Sappiamo poco di Lino. Ignoti gli anni di
nascita e di morte, la gioventù e gli studi. Uno dei
Padri della Chiesa, Ireneo di Lione (II secolo), dice
che Pietro e Paolo affidarono a Lino responsabilità
importanti, e che Paolo ha citato proprio lui nella
seconda lettera a Timoteo: "Ti salutano Eubulo,
Pudente, Lino, Claudia e tutti i fratelli...".
Sappiamo però che Lino vive tempi terribili con i
cristiani di Roma. Nell’estate del ’64 un incendio
distrugge i tre quarti dell’Urbe, e se ne incolpa
l’imperatore Nerone.
Forse
è una calunnia dei suoi molti nemici: ma lui reagisce
col diversivo della persecuzione generale contro i
cristiani. E a essi giunge l’incoraggiamento di san
Pietro nella sua prima lettera: "Non vi sembri
strana la prova del fuoco sorta contro di voi... anzi,
rallegratevi per la parte che voi venite a prendere alle
sofferenze di Cristo". Anche san Pietro muore in
questa persecuzione (forse nel ’67) e gli succede Lino
in tempo di delitto e di tragedia. Nerone muore nel
’68 (si fa trafiggere da un servo) e nello stesso anno
c’è una strage di successori: Galba, sgozzato nel
Foro; Ottone suicida; Vitellio linciato dai romani. Solo
con Vespasiano, nel ’69, arrivano ordine e pace in
Roma. Ma è scoppiata in Palestina la rivolta contro il
dominio romano: la “guerra giudaica”, che finisce
nel settembre ’70 con Gerusalemme occupata dalle
truppe di Tito (figlio di Vespasiano) e col tempio
profanato e distrutto: vicende laceranti per gli ebrei e
anche per i cristiani e, per certuni, segnali di calamità
universali imminenti, di una ben vicina fine del mondo.
Lino è chiamato in questi suoi anni di pontificato
(nove, si ritiene) a rianimare i fedeli, a orientarli
nella confusione dottrinaria provocata dall’opera di
gruppi settari.
E’
lui quello che deve tenere unita la Chiesa sotto
l’uragano: e comincia a delinearne la forma
organizzata, la “struttura”: sappiamo per esempio
che ha nominato vescovi e preti, e ha dato regole alla
pratica comune della fede. (Si attribuisce a lui
l’obbligo per le donne di partecipare alla
celebrazione eucaristica col capo coperto). Sarà anche
venerato come martire, a causa delle sofferenze durante
la persecuzione neroniana; ma non è certo che sia stato
ucciso, perché nel tempo della sua morte la Chiesa
viveva in pace sotto il governo di Vespasiano.