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VISITA
PASTORALE A LORETO (1 E 2 SETTEMBRE 2007)
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Servizio trasmesso da Radio
Vaticana sulla giornata del primo settembre
Fonte,
Radio Vaticana, 1 settembre 2007
Con
gioia ed affetto filiale, i giovani attendono l'arrivo di
Benedetto XVI a Loreto. Stasera la Veglia con il Papa,
domani la grande Messa nella Piana di Montorso. Ai nostri
microfoni, padre Giancarlo Bossi
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I
giovani dell'Agorà di Loreto sono pronti ad abbracciare
il Papa con entusiamo. Mancano ormai poche ore all'inizio
dell'evento tanto atteso. Benedetto XVI partirà in
elicottero da Castel Gandolfo poco dopo le 16 di oggi.
Quindi, giunto a Loreto, intorno alle 17, percorrerà in
auto panoramica la spianata di Montorso per raggiungere
gli oltre 300 mila giovani convenuti da tutta Italia e da
molti Paesi europei e dare così inizio alla Veglia di
preghiera. |
Domani mattina, poi, la grande Messa con i
giovani. Sul clima che si respira nell'imminenza
dell'arrivo del Papa, ci riferisce il nostro inviato a
Loreto, Paolo Ondarza:
(Canti)
Bandiere, striscioni, canti, chitarre e percussioni per
le strade di Loreto. Oggi, la città della Santa Casa è
in festa per l’inizio della due giorni dell’Agorà,
suggellata dall’incontro con Benedetto XVI. I giovani
finora ospitati in 32 diverse diocesi del centro Italia,
zaino in spalla, stanno raggiungendo la grande Piana di
Montorso, dove questa sera si svolgerà la Veglia con il
Papa e successivamente il concerto di Claudio Baglioni,
Lucio Dalla e Andrea Bocelli. Anche il tempo è clemente
dopo l’acquazzone di ieri, ma il sole che oggi splende
sulla spianata ha trovato già caldi i cuori dei
pellegrini. Benedetto XVI ha più volte detto ai giovani
italiani di attenderli numerosi per questo incontro: loro
hanno risposto e questa sera saranno oltre 300 mila. Tra
loro, anche 800 delegati in rappresentanza di 50 Paesi
dell’Europa e del Mediterraneo. Vittorio e Monica di
Cosenza sono qui per affidare a Dio le loro nozze che si
svolgeranno tra due settimane. Andrea cerca dal Signore
conferme sulla sua vocazione. Per Martina di Milano non è
importante essere più o meno lontana dal palco: “Questa
notte - spiega - saremo tutti vicini e uniti”. Il senso
della serata è comunicare che Dio sceglie le periferie
della storia, chiamando i giovani a cooperare ai suoi
disegni. Oggi, come ieri, con la Vergine Maria a Nazaret.
“A queste parole rimase turbata”, narra
l’evangelista Luca: il turbamento provato dal conoscere
i progetti di Dio sarà il cuore della notte qui a
Montorso. Otto spazi denominati "fontane"
accoglieranno i giovani che vorranno “attingere”
risposte ai loro interrogativi, offrendo loro la
possibilità di confessarsi, pregare, ricevere l’Eucarestia,
affrontare le tematiche del disagio giovanile,
dell’ecumenismo e della salvaguardia del Creato. Infine,
incontrare consacratti e coppie di sposi. Il Papa questa
sera risponderà ad alcune domande poste dai giovani. Poi,
lascerà Montorso per una preghiera privata nella Santa
Casa. Quindi, seguirà un collegamento tv che darà inizio
alla Veglia notturna. Particolarmente attesa la
testimonianza di padre Giancarlo Bossi, il missionario del
PIME tenuto sotto sequestro per 39 giorni nelle Filippine.
(Inno Agorà)
E sempre al microfono del nostro inviato, Paolo Ondarza,
padre Giancarlo Bossi, il missionario liberato
nelle Filippine un mese fa, racconta l'emozione di
trovarsi a Loreto e spiega quale messaggio vuole portare
ai ragazzi dell'Agora:
R. - Il messaggio centrale è: “Impariamo a
sognare”, facciamo in modo che i sogni si realizzino.
Quando, nonostante le difficoltà, e proprio perché il
sogno magari è difficile o sembra impossibile, se si
riesce a realizzare i sogni allora siamo veramente grandi.
Gesù era un grande sognatore: nel primo discorso da Lui
fatto nella sinagoga, preso il rotolo disse: “Lo Spirito
del Signore sopra di me: per questo mi hai unto, per
mandare ad annunziare la notizia ai poveri, dare i lieto
annuncio, liberare i ciechi, gli oppressi… tutto è
compiuto”. Se guardiamo bene, non si è compiuto ancora
niente, però quel “tutto è compiuto” è rivolto a
noi, cioè se ognuno di noi fa quello che Lui ha fatto,
quel “tutto è compiuto” viene realizzato.
D. - Oggi i giovani, soprattutto di fronte al dialogo
con le altre religioni, incontrano a volte delle difficoltà
perché vedono contrapposizioni e molto poco spesso
trovano una soluzione pacifica. Cosa dire loro?
R. - Prima, bisogna sapere ascoltare, perché quando
uno ascolta - secondo me - è già in sintonia con
l’altro perché quando uno ascolta non giudica, non ha
risposte prefabbricate. E dopo l’ascolto, secondo me,
magari si capisce che siamo diversi, però capire che
siamo diversi vuol dire anche magari saper rispettare
l’altro per quello che è. Facciamo un esempio: io sono
cristiano perché sono nato in Italia e mio papà e mia
mamma erano cristiani. Se fossi nato - non so - in Arabia
sarei musulmano, per tradizione culturale o religiosa, però
il sapere questo e saperci rispettare nonostante la
diversità, secondo me, è la cosa migliore che noi
dobbiamo fare.
D. - Ai giovani partecipanti a Loreto sarà affidato
anche un mandato ad essere missionari nei luoghi in cui
vivono. Ecco: che cosa dire a chi - appunto - sente anche
questa esigenza di tornare e portare Cristo?
R. - Secondo me, l’unica cosa che io chiedo ai
giovani è: “Abbiamo fatto un’esperienza bella. Siate
testimoni di questa esperienza nella vostra vita, nei
vostri luoghi”. Che è la cosa più bella, in fondo.
Paolo VI diceva ad un giornalista che gli aveva chiesto di
che cosa avesse bisogno il mondo oggi: “Di testimoni”,
rispose, cioè la cosa, in fondo, che tutti noi vorremmo.
D. - Si può essere missionari nell’ordinarietà…
R. - Certamente. Perché credo che la mia vita sia
stata una vita ordinaria, io la vedo così. E secondo me,
tantissime persone come me che stanno facendo un lavoro
che io chiamo “nel segreto”, “nel nascondimento”,
che noi sappiamo magari che ci sono e non vengono
valorizzate.
Servizio trasmesso da Radio
Vaticana sulla giornata del due settembre
Fonte,
Radio Vaticana, 2 settembre 2007
Benedetto
XVI alla Messa dell'Agorà di Loreto: cari giovani,
rifiutate i comportamenti arroganti e scegliete l'umiltà,
spendendovi per la tutela del Creato
L’umiltà,
via maestra del coraggio non della rinuncia. Benedetto XVI
l’ha indicata questa mattina, celebrando la Messa sulla
spianata di Montorso ai 500 mila giovani, partecipanti
all’Agorà, che si concluderà nel pomeriggio. Il Papa
ha invitato ad andare controcorrente, ad essere critici
verso modelli di vita improntati all’arroganza, a
preferire le vie alternative indicate dall’Amore vero.
Ai giovani, il Santo Padre ha inoltre affidato il futuro
del pianeta nel quale - ha detto - sono evidenti i segni
di uno sviluppo che non sempre ha saputo tutelare i
delicati equilibri della natura. Tra i presenti alla
liturgia, il presidente della Conferenza episcopale
italiana, l'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, e il
vicepremier italiano, Francesco Rutelli. Il servizio del
nostro inviato a Loreto, Paolo Ondarza:
Prima che sia troppo tardi occorre adottare scelte
coraggiose, che sappiano ricreare una forte alleanza tra
l’uomo e la terra. Celebrando l’Eucarestia di fronte
ad una folla colorata e festosa di giovani sulla Piana di
Montorso, Benedetto XVI rivolge un appello per il rispetto
della natura, ventiquattr'ore dopo la Giornata nazionale
per la salvaguardia del Creato promossa dalla CEI:
“Serve un sì deciso alla tutela del Creato e un
impegno forte per invertire quelle tendenze che rischiano
di portare a situazioni di degrado irreversibile”.
Dopo una notte trascorsa sotto le stelle, e la recita
delle Lodi mattutine guidata dal presidente della CEI,
l'arcivescovo Angelo Bagnasco, il popolo dell’Agorà -
mezzo milione di giovani provenienti da tutta Italia e da
Paesi europei e del Mediterraneo - ha accolto festosamente
l’arrivo del Papa sotto un caldo sole estivo. “Gesù
ha una predilezione per i giovani - ha detto il Pontefice
- ne rispetta la libertà, ma non si stanca mai di
proporre loro mete più alte per la vita: la novità del
Vangelo e la bellezza di una condotta santa. Ancora oggi,
Dio cerca cuori giovani”. Da qui, un nuovo appello ad
essere santi sull’esempio di Maria. Umiltà, via
maestra, non solo virtù umana, ma modo di agire di Dio
stesso che guardando l’umiltà della Vergine, rese in
lei possibile l’impossibile. Ma si tratta di una virtù
“fuori moda”: oggi - ha indicato il Papa -
“l’umile è percepito come un rinunciatario, uno
sconfitto”. Quindi, un appello ai giovani ad andare
controcorrente, a non ascoltare le voci “interessate e
suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di
vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla
prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e
all’avere, a scapito dell’essere”. Un’esortazione
alla vigilanza e a coltivare uno spirito critico:
“Non abbiate paura, cari amici, di preferire le
vie ‘alternative’ indicate dall’amore vero: uno
stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive
sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel
lavoro; l’interesse profondo per il bene comune”.
I
“lontani” dalla “mentalità del Vangelo” - ha
spiegato Benedetto XVI - “hanno bisogno di vedere
qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità
manifestata da Gesù Cristo”. A tutti, il Papa ha
indicato l’esempio dei Santi giovani: Francesco
d’Assisi, Gemma Galgani, Gabriele dell’Addolorata,
Maria Goretti e dei Santi “anonimi”, ma che non sono
anonimi per Dio. “Non si può essere discepoli di Gesù
se non si ama e non si segue la sua Chiesa, nostra
famiglia”. La motivazione fondamentale che unisce i
credenti in Cristo, ha detto il Papa, non è il successo
ma il bene, un bene che è tanto più autentico quanto più
è condiviso.
“Così, si edifica la città di Dio con gli
uomini, una città che contemporaneamente cresce dalla
terra e scende dal Cielo, perché si sviluppa
nell’incontro e nella collaborazione tra gli uomini e
Dio”.
Seguire Cristo - ha detto Benedetto XVI - comporta lo
sforzo constante di dare il proprio contributo
all’edificazione di una società più giusta e solidale.
All’Angelus, il Papa ha indicato il legame profondo tra
l’agorà - la piazza - dei tanti giovani a Montorso,
luogo di incontro, dialogo e confronto, e la Santa Casa
Lauretana, spazio del raccoglimento, del silenzio
interiore, dove la Parola può essere accolta in profondità.
“Per portare Dio nella piazza, bisogna averlo
prima interiorizzato nella casa, come Maria
nell’Annunciazione. E viceversa, la casa è aperta sulla
piazza: lo suggerisce anche il fatto che la Santa Casa di
Loreto ha tre pareti, non quattro: è una Casa aperta:
aperta sul mondo, sulla vita, anche su questa Agorà dei
giovani italiani”.
Infine, l’invito del Papa ai giovani: “Nei momenti
più importanti della vostra vita venite qui, almeno con
il cuore, per raccogliervi spiritualmente tra le mura
della Santa Casa”. “Allora diventerete veri testimoni
di Dio nella società”. Poi, l’arrivederci a Sidney
per la Giornata mondiale della gioventù del prossimo
anno:
“Vi invito a prepararvi a questa grande
manifestazione di fede giovanile, meditando il Messaggio
che approfondisce il tema dello Spirito Santo, per vivere
insieme una nuova primavera dello Spirito. Vi aspetto
dunque numerosi anche in Australia, a conclusione del
vostro secondo anno dell’Agorà”.
A 72 giovani italiani, il Papa ha affidato il mandato
all’evangelizzazione, esteso poi a tutti i partecipanti.
E la "capitale spirituale dei giovani", come è
stata ribattezzata Loreto dal Papa, ha vissuto ieri
pomeriggio fino a sera uno dei momenti più emozionanti,
quando verso le 17.30, Benedetto XVI ha fatto il suo
ingresso in papamobile nella piana di Montorso, tra le
acclamazioni e lo sventolio entusiasta di 400 mila ragazzi
e ragazze. Una serata arricchita dalle loro testimonianze
e accompagnata dalla musica, ma soprattutto dalle
sollecitazioni spirituali a tutto campo che Benedetto XVI
ha rivolto con forza ai giovani che lo ascoltavano.
Ritorniamo a quei momenti con il servizio del nostro
inviato, Paolo Ondarza:
E' un messaggio persuasivo che infonde coraggio quello
di Benedetto XVI ai giovani convenuti in 400 mila a
Loreto: un mandato a proclamare Cristo al mondo. Storie di
periferia nelle parole dei giovani che hanno rivolto le
loro domande al Santo Padre; storie di emarginazione e
sofferenza, vite ferite buttate via nella droga, nella
violenza e nell’amore usa-e-getta. Un monito alla
famiglia e alla parrocchia, perché ritornino ad essere
punti di riferimento per i giovani, nelle parole del Papa:
“Secondo il progetto divino - ha detto Benedetto XVI -
il mondo non conosce periferie”. Per Dio, siamo tutti al
centro.
“E devo qui dire, si parla anche nella Chiesa
spesso di periferia e di centro, che sarebbe Roma. Ma in
realtà, nella Chiesa non c’è periferia perché dove
c’è Cristo c’è tutto il centro. Dove si celebra
l’Eucaristia, dove c’è un tabernacolo, è Cristo e
quindi è il centro, e dobbiamo fare tutto perché questi
centri vivi siano efficaci, presenti, e siano realmente
una forza che si oppone a queste emarginazioni. La Chiesa
viva, la Chiesa delle piccole comunità, la Chiesa
parrocchiale, i Movimenti, dovrebbero formare centri nella
periferia e così aiutare a superare le cose che la grande
politica ovviamente non supera”.
Da qui, un appello alla legalità:
“E così anche noi dobbiamo formare dei centri di
fede, di speranza e di amore e di solidarietà, di senso
della giustizia, della legalità, di cooperazione: solo
così può sopravvivere la società moderna. Ha
bisogno proprio di questo coraggio di creare centri, anche
se ovviamente non sembra esistere speranza. Contro queste
disperazioni dobbiamo collaborare in grande solidarietà e
fare il possibile perché cresca la speranza: gli uomini
possono collaborare e vivere”.
Poi, un appello al cambiamento:
“Il mondo, lo vediamo, deve essere cambiato, ma è
proprio la missione della gioventù di cambiarlo. Non lo
possiamo solo con le nostre proprie forze, ma in comunione
di fede, di cammino, in comunione con Maria, con tutti i
Santi, in comunione con Cristo, possiamo fare qualcosa di
essenziale”.
Alcuni giovani hanno presentato stasera paura e
insicurezza, la mancanza di risposte talvolta anche da
parte di sacerdoti, educatori, genitori. Il Papa, parlando
a braccio ha risposto indicando Madre Teresa di Calcutta,
che nella sua vicenda terrena conobbe il deserto, il
silenzio di Dio.
“Da una parte, dobbiamo sopportare questo silenzio
di Dio anche per poter capire i nostri fratelli che non
conoscono Dio, per poi con il Salmo sempre gridare di
nuovo a Dio: “Parla! Mostrati!”. E senza dubbio, nella
nostra vita se il cuore è aperto e attento, possiamo
trovare i grandi momenti dove realmente la presenza di Dio
diventa sensibile per noi”.
Benedetto XVI ha indicato come, pur essendo silenziosa,
la natura parla di Dio attraverso la bellezza:
“La bellezza della creazione è una delle fonti
dove realmente possiamo toccare la bellezza di Dio,
possiamo vedere che il Creatore esiste ed è buono, che è
vero quanto la Sacra Scrittura dice nel racconto della
Creazione: che Dio ha pensato e fatto con il suo cuore,
con la sua volontà, con la sua ragione, questo mondo e lo
ha trovato buono”.
Anche grandi raduni religiosi come quello di Loreto
sono segno della presenza di Dio. Il Papa ha ricordato la
recente visita in Brasile alla “Facenda de esperança”,
comunità di recupero per tossicodipendenti; l’incontro
con persone che in Dio hanno ritrovato la gioia di vivere.
“La droga - ha detto - è una menzogna, non allarga la
vita, la distrugge”. La piana ha dato vita ad un unico
immenso abbraccio stretto dalla fede in Cristo: “A
riunirci è stato lo Spirito Santo”, ha detto il Papa,
più volte interrotto da applausi e acclamazioni.
Il Santo Padre si è reso prossimo ai tanti giovani
nelle più svariate situazioni di gioia e sofferenza, di
fede e incredulità. Un pensiero è andato a chi coltiva
un sogno d’amore: “Attorno a noi, quanti fallimenti!
Quante coppie chinano la testa, si arrendono, si separano!
Quanti ragazzi hanno visto la separazione e il divorzio
dei loro genitori”. “A tutti vorrei giungesse questa
mia parola: il Papa è vicino”. “Cristo può colmare
le aspirazioni più intime del vostro cuore!”. “Ci
sono sogni irrealizzabili - ha chiesto - quando a
suscitarli e a coltivarli nel cuore è lo Spirito di
Dio?”.
“A chi si trova in così delicate e complesse
situazioni, vorrei dire questa sera: la Madre di Dio, la
comunità dei credenti, il Papa vi sono accanto e pregano
perché la crisi che segna le famiglie del nostro tempo
non diventi un fallimento irreversibile”.
Commentando il Vangelo dell’Annunciazione narrato da
Luca, Benedetto XVI ha invitato i giovani a confidare in
Maria che per prima ha capito che nulla è impossibile a
Dio. A chi aspira alla consacrazione religiosa, Benedetto
XVI ha chiesto risposte generose. “La vita dedicata a
Dio - ha detto - non è mai spesa invano”. Infine, un
invito a partecipare alla GMG del 2008 a Sidney.
“Vorrei dare a voi giovani appuntamento a Sidney,
dove tra un anno si terrà la prossima Giornata mondiale
della gioventù. Lo so, l’Australia è lontana e per i
giovani italiani è letteralmente all’altro capo del
mondo… Preghiamo perché il Signore che compie ogni
prodigio conceda a molti di voi di esserci. Lo conceda a
me, lo conceda a voi. È questo uno dei tanti nostri sogni
che questa notte pregando insieme affidiamo a Maria”.
Al termine della veglia di preghiera serale, il
Pontefice ha raggiunto il Santuario di Loreto
video-collegato con Montorso. Per i giovani, questa è la
notte della contemplazione delle parole del Papa. La
trascorreranno qui sulla spianata. Domani, un nuovo
incontro con il Papa, con la Messa e l’Angelus.
Subito dopo la Veglia con il Papa, Paolo Ondarza è sceso
fra i giovani per raccogliere alcune impressioni a
"caldo". Eccone alcune:
D. - Cosa ti ha colpito di più delle parole del Papa,
questa sera?
R. - L’incoraggiamento che ci ha dato nel seguire
degli obiettivi ben precisi; di non perdere la speranza,
perché c’è qualcuno con noi.
R. - L’amore per Gesù e la voglia di diventare
santi...
R. - Ovviamente, la Madonna prima di tutto, che ci
difende tutti e ci prepara...
R. - Pensavo che davvero, sì, la risposta ai problemi
dei giovani è Gesù, che ti è sempre accanto, che ti
aiuta a vincere la solitudine e l’ansia di questa vita
moderna.
R. - A me, la parola che fondamentalmente mi ha colpito
è che nulla è impossibile a Dio. Ogni progetto che
pensiamo sia irrealizzabile, a sentire quello che ci ha
detto oggi il Papa, in realtà lo possiamo realizzare.
D. - Cosa vi ha colpito di più delle parole del Papa,
questa sera?
R. - La bellezza: che se hai Dio dentro, diventi anche
una persona bella e puoi essere anche affascinante, avere
il fascino di un testimone.
"Voi siete realmente la casa orante, viva, che qui
rende presente questo sì della Madonna", un "sì"
che "realizzate giorno per giorno, e so che è anche
una vita di sacrifici". Con queste parole si è
rivolto Benedetto XVI ai Padri Cappuccini e alle Monache
di Loreto, subito dopo esseresi raccolto in preghiera
nella Santa Casa. Il Papa ha ringraziato i religiosi e le
religiose per il loro servizio spirituale e pastorale, che
aiuta, ha detto, "tante persone a ritrovare Gesù"
e a convertirsi all'amore di Dio.
Mancano dunque poche ore alla conclusione di questo grande
raduno giovanile. Ma l’Agorà dei giovani italiani non
si esaurisce con Loreto. La due giorni di Montorso è
infatti solo una prima tappa del percorso triennale
dedicato ai giovani dalla Conferenza episcopale italiana.
Finalità di quest’anno è stato l’ascolto del mondo
giovanile. Cosa è emerso? Paolo Ondarza lo ha
chiesto a mons. Claudio Giuliodori, vescovo di
Macerata:
R. - I giovani sono molto più in ricerca di quanto
possiamo immaginare. Una proposta del Vangelo, di vita
cristiana, di cammino spirituale non trova i giovani
chiusi, anzi...
D. - I giovani sanno di potersi rivolgere alla Chiesa?
R. - Dobbiamo onestamente ammettere che la Chiesa fa
una certa fatica nel stabilire un rapporto dinamico,
costruttivo con i giovani. Sono venuti meno alcuni luoghi
privilegiati di incontro e di dialogo con i giovani come
potevano essere gli oratori, come poteva essere un
associazionismo molto diffuso e radicato, come poteva
essere in parte la scuola cattolica, fortemente
ridimensionata... Le stesse parrocchie, pur percependo
questa attesa dei giovani, non riescono ad incontrarli o
per lo meno a creare un rapporto stabile. Proprio per
questi motivi, la Chiesa italiana non ha proposto
iniziative estemporanee ma un cammino di tre anni. La
Chiesa deve aiutare i giovani a non cadere nella malattia
del nostro tempo, che è il relativismo, cioè pensare che
in fondo tutte le cose si equivalgono. Benedetto XVI offre
loro un approccio molto affascinante e i giovani lo
percepiscono.
D. - Il fatto che abbiano scelto in tanti di
partecipare a Loreto può forse anche testimoniare che
desiderano stare vicino al Papa, il quale più volte ha
sottolineato questo amore per la verità...
R. - Al di là delle semplificazioni che a volte i
media fanno, i giovani colgono le parole e rimangono
affascinati da questa sfida che Benedetto XVI ha lanciato
al relativismo del nostro tempo e ad una visione della
vita non contrassegnata dai valori, dagli elementi forti
anche della fede. Quindi, la sua proposta mi sembra che
arrivi secondo le caratteristiche che gli sono proprie,
secondo lo stile di Benedetto XVI, ma arrivi veramente
anche al cuore dei giovani di oggi.
VISITA AL
SANTUARIO LAURETANO
E MOMENTO DI PREGHIERA NELLA SANTA CASA
PREGHIERA DEL SANTO
PADRE BENEDETTO XVI
Maria,
Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù
e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo
cuore.
Stella del mattino, parlaci di Lui
e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della
fede.
Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù,
imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti,
la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta
e fa fiorire la Parola in scelte di vera libertà.
Maria,
parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede
brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci
incontra,
come Tu hai fatto visitando Elisabetta
che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della
vita.
Maria,
Vergine del Magnificat,
aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana,
spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli,
a fare solo quello che Gesù dirà.
Maria,
poni il tuo sguardo sull'Agorà dei giovani,
perché sia il terreno fecondo della Chiesa italiana.
Prega perché Gesù, morto e risorto, rinasca in noi
e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui.
Maria, Madonna di Loreto, porta del cielo,
aiutaci a levare in alto lo sguardo.
Vogliamo vedere Gesù. Parlare con Lui.
Annunciare a tutti il Suo amore.
BENEDICTUS PP. XVI
©
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