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UDIENZA
AI VESCOVI DEL MALAWI (25 SETT. 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
25 settembre 2006
IN
VISITA AD LIMINA
DA BENEDETTO XVI I VESCOVI DEL MALAWI, PICCOLO STATO
AFRICANO NEL QUALE LA CHIESA HA SEGNATO SVOLTE STORICHE
NELLA VITA SOCIALE E CARITATIVA
Il Malawi, Stato dell’Africa orientale, è un
caso emblematico, non raro nel continente, di come
l’azione della Chiesa possa incidere sulla situazione
sociale di un’intera nazione, contribuendo a migliorarne
il proprio livello di vita. Da questa mattina e fino a
venerdì prossimo, i vescovi del Malawi sono a Roma in
visita ad Limina.
Stamattina, Benedetto XVI ha ricevuto i primi tre presuli
di un Paese che conta un’arcidiocesi metropolitana e sei
diocesi. Sulle vicende storiche e gli scenari attuali del
Malawi, ascoltiamo la scheda di Alessandro De Carolis.
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“Ogni
uomo, poiché figlio di Dio, deve essere libero e
rispettato”, mentre il Paese ha la doppia faccia dei
pochi ricchissimi e dei troppi in miseria, ed è un
drammatico miscuglio di tribalismo, analfabetismo, avidità,
ospedali che scoppiano e AIDS che imperversa. Queste
parole sono un detonatore per una società che non ha idea
di cosa significhi decidere da sola il proprio destino.
Sono parole che coraggiosamente i vescovi del Malawi
mettono nero su bianco l’8 marzo del 1992. Quel piccolo
Paese dell’Africa subsahariana, culla dell’uomo
primitivo (alcuni reperti di ominidi risalgono a più di
un milione di anni fa), per 20 anni è stato un feudo
personale di Hastings Kamuzu Banda, un padre della patria
che dopo essere stato un eroe dell’indipendenza dagli
inglesi negli Anni Sessanta, ha ceduto al delirio di
onnipotenza facendosi proclamare presidente a vita. Dal
1970 ai primi Anni Novanta, la cifra del Malawi è quella
di ogni dittatura: culto della personalità, nepotismi,
ricchezze concentrate in poche mani, libertà di pensiero
e di espressione negata.
Quando,
dunque, i vescovi decidono di spronare la popolazione a
rivendicare diritti inalienabili per qualsiasi essere
umano, per il regime di Banda è l’inizio della fine. La
Chiesa cattolica, del resto, a partire dal Seicento si
inoltra nelle foreste tropicali o guadagna i villaggi che
attorniano le rive dell’enorme e splendido Lago di
Niassa, tra i più grandi al mondo, per annunciare il
Vangelo ed è quindi via via sempre più ramificata nel
territorio. Gesuiti prima, poi Monfortani e Padri Bianchi,
i missionari contribuiscono a creare l’ossatura di una
comunità che alla fine del secolo scorso accenderà la
scintilla del cambiamento. Il 14 febbraio del ’93, i
vescovi illustrano i vantaggi della democrazia in una
lettera pastorale intitolata “Scegliere il nostro
futuro”. Il potere di Banda vacilla, preso in mezzo tra
il forcing
della Chiesa e le pressioni della comunità
internazionale. Esattamente quattro mesi dopo, il 14
giugno, la svolta: un referendum popolare sancisce l’era
del multipartitismo che, l’anno dopo, sfocia nelle prime
vere elezioni, con candidati diversi e voci diverse.
Senza
sbocchi sul mare, serrato su tre lati da Mozambico, Zambia
e Tanzania, il Malawi è un Paese densamente popolato. Su
circa 12 milioni di abitanti, i cattolici sono circa il
20%, distribuiti (dati 2004) in 151 parrocchie, rette da
circa 400 sacerdoti, tra diocesani e religiosi. Le
religiose sono oltre 770, mentre circa 300 sono i
seminaristi. La Chiesa sviluppatasi dopo gli anni del
totalitarismo non ha perso la sua proverbiale energia.
Scorrendo le lettere pastorali dell’ultimo decennio, si
ha il polso di un’attenzione sempre serrata,
principalmente dei vescovi, al vissuto della nazione.
Denunce contro la corruzione che avvelena le istituzioni,
contro la violenza politica o la riforma che vorrebbe
sostituire l’insegnamento della Bibbia con le tradizioni
animistiche vengono levate puntualmente, tuttavia quegli
stessi documenti sono anche la testimonianza
dell’ininterrotto impegno sociale e caritativo verso i
più poveri. La carestia ha tormentato il Malawi anche
quest’anno, mettendo in allarme le agenzie umanitarie
che hanno parlato di un milione di persone a rischio di
morte per inedia. Ma la cronaca più recente ha fatto
risaltare il Paese anche per le piogge abbondanti, dopo
anni di siccità, che hanno prodotto un raccolto record di
mais. Un segno di speranza per un’economia liberatasi,
meno di un mese fa, da un altro pesantissimo fardello:
quello del debito estero, tagliato del 90%. I 110 milioni
di dollari pagati annualmente finora potranno
trasformarsi, ha scritto la Fides, “in un aiuto molto
importante per il Ministero dell'educazione, della Salute
(...) che in questi anni ricevevano solo le briciole della
finanziaria annuale”.
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