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VIAGGIO
APOSTOLICO A MALTA, L'INCONTRO CON I GIOVANI (18 APRILE 2010) |
Radio
Vaticana, 19 aprile 2010
L'incontro
con i giovani. Il Papa: non abbiate paura di andare
controcorrente
◊ Si è conclusa con
il caloroso abbraccio dei giovani la visita apostolica del
Papa a Malta. L’evento si è svolto nel Porto Grande
della Valletta. Benedetto XVI ha lanciato il suo messaggio
ai giovani: non abbiate paura di testimoniare la fede,
andate controcorrente. Il servizio del nostro inviato a
Malta, Alessandro De Carolis:

I valori del Vangelo stanno diventando una
“contro-cultura” come ai tempi di San Paolo. Ma voi,
giovani, non fatevi condizionare: testimoniare Cristo oggi
richiede coraggio e sensibilità verso chi, poveri o
immigrati, sono in cerca di aiuto e asilo. Pellegrino
sulla scia di San Paolo, come si era definito all’inizio
del viaggio, Benedetto XVI arriva tra i giovani maltesi in
una moderna rivisitazione dell’approdo paolino di quasi
duemila anni fa su questi lidi. Scelta simbolica del Papa,
e non priva di emozione per come si è svolta, quella di
presentarsi dal mare, a bordo di un catamarano col nome di
“San Paolo”, che a metà pomeriggio, sotto un cielo
coperto, taglia il braccio d’acqua tra il porto di
Kalkara e quello di La Valletta: tre lente miglia
attorniato sulla motonave da un gruppo di ragazzi e,
all’esterno, da uno scenografico corteo di imbarcazioni,
sullo sfondo delle fortificazioni da cui partono a ritmo
otto salve di cannone.
(canzoni - effetti)
Lungo la banchina le acclamazioni sono
assordanti: migliaia di giovani e un grande palco, una
sorta di parallelepipedo orizzontale cavo, con a fianco
una grande croce di legno. Dopo il saluto al Papa del
vescovo di Gozo, Mario Grech, si accende lo spettacolo:
canzoni, percussioni e violini, ma anche parole e silenzi
rotti da applausi quando davanti a Benedetto XVI e sui
maxischermi compaiono uno dopo l’altro i visi di un
seminarista, di un giovane impegnato, di un ex detenuto e
di una coppia di fidanzati e con loro il racconto di cosa
significhi essere cristiani nella Malta del 21.mo secolo.
Il Papa ascolta e poi risponde a loro e a tutti con un
forte: “Non abbiate paura!”:
“Today’s culture, like every
culture, promotes ideas and values…”
“La cultura odierna, come ogni cultura, promuove
idee e valori che sono talvolta in contrasto con quelle
vissute e predicate da nostro Signore Gesù Cristo. Spesso
sono presentate con un grande potere persuasivo,
rinforzato dai media e dalla pressione sociale da gruppi
ostili alla fede cristiana. E’ facile, quando si è
giovani e impressionabili, essere influenzati dai coetanei
ad accettare idee e valori che sappiamo non sono ciò che
il Signore davvero vuole da noi”.
Dopo aver ricordato ai giovani l’esperienza del
giovane Saulo, che da nemico di Cristo ne diventa
“ardente” annunciatore, il Papa ha definito
inimmaginabile la “profondità” e “l’intensità”
che Dio nutre per ogni persona. Paolo, ha ricordato, ne
rimase letteralmente travolto prima di Damasco, e così i
primi maltesi che da Paolo appresero del Vangelo. Oggi, ha
affermato Benedetto XVI, “dovreste essere orgogliosi”
del fatto di vivere in un Paese segnato “dalla fede e
dai valori cristiani”, che difende “il bambino non
ancora nato” e la vita della famiglia, che dice “no
all'aborto e al divorzio”:
“I urge you to maintain this
courageous fitness to the sanctity of life…”.
“Vi esorto a mantenere questa coraggiosa
testimonianza alla santità della vita e alla centralità
del matrimonio e della vita famigliare per una società
sana. A Malta e a Gozo le famiglie sanno come valorizzare
e prendersi cura dei loro membri anziani ed infermi, ed
accolgono i bambini come doni di Dio. Altre nazioni
possono imparare dal vostro esempio cristiano. Nel
contesto della società europea, i valori evangelici
ancora una volta stanno diventando una contro-cultura,
proprio come lo erano al tempo di San Paolo”.
Siate aperti alla chiamata di Dio, anche al sacerdozio
e alla vita consacrata, ha proseguito Benedetto XVI. Siate
soprattutto capaci di essere solidali. E l’elenco del
Papa non lascia fuori nessuna miseria antica o moderna.
Chiede “di soccorrere il povero, il debole,
l’emarginato”, ma anche “chi patisce la depressione
o l'ansia”:
“We should care for the disabled, and
do all we can to promote their… “.
“Dobbiamo aver cura del disabile e fare tutto
quello che possiamo per promuovere la loro dignità e
qualità di vita; dovremmo prestare attenzione ai bisogni
degli immigrati e di coloro che cercano asilo nelle nostre
terre; dovremmo tendere la mano con amicizia ai credenti e
non. Questa è la nobile vocazione di amore e di servizio
che tutti noi abbiamo ricevuto. Lasciate che ciò vi
spinga a dedicare le vostre vite a seguire Cristo”.
L’ultima frase del Papa è una ripetizione, ma sono
parole pronunciate in lingua maltese, che arrivano dirette
al cuore dei giovani:
“La tibżgħux tkunu ħbieb intimi ta’
Kristu…
Non abbiate paura di essere amici intimi di
Cristo!”.
(musica)
INCONTRO CON I
GIOVANI
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Banchina del
Porto Grande - La Valletta
Domenica, 18 aprile 2010
Żgħażagħ
Maltin u Għawdxin, jien kuntent ħafna li ninsab
maghkom,
[Cari giovani di Malta e Gozo, sono molto felice di essere
con voi],
quale
gioia è per me essere con voi oggi nella vostra terra
natia. In questo significativo anniversario ringraziamo
Dio di aver inviato l’apostolo Paolo in queste isole,
che sono state fra le prime a ricevere la Buona Novella di
Nostro Signore Gesù Cristo.
Saluto
cordialmente l’Arcivescovo Cremona e il Vescovo Grech
che ringrazio per le sue gentili parole, e tutti i
vescovi, sacerdoti e religiosi che sono qui. In
particolare saluto voi, giovani di Malta e Gozo, e vi
ringrazio per avermi parlato dei problemi che maggiormente
vi interessano. Apprezzo il vostro desiderio di cercare e
trovare la verità e di conoscere cosa dovete fare per
raggiungere la pienezza della vita.
San
Paolo, da giovane, ha avuto un’esperienza che lo ha
cambiato per sempre. Come sapete, un tempo egli era nemico
della Chiesa ed ha fatto di tutto per distruggerla. Mentre
era in viaggio verso Damasco, con l’intento di eliminare
ogni cristiano che vi avesse trovato, gli apparve il
Signore in visione. Una luce accecante brillò attorno a
lui ed egli udì una voce dirgli: “perché mi
perseguiti?... Io sono Gesù, che tu perseguiti” (At
9,4-5). Paolo venne completamente sopraffatto da questo
incontro con il Signore e tutta la sua vita venne
trasformata. Divenne un discepolo fino ad essere un grande
apostolo e missionario. Qui a Malta avete un particolare
motivo di rendere grazie per le fatiche missionarie di
Paolo, che divulgò il Vangelo nel Mediterraneo.
Ogni
incontro personale con Gesù è un’esperienza
travolgente d’amore. Dapprima, come Paolo stesso
ammette, aveva “perseguitato ferocemente la Chiesa di
Dio e cercato di distruggerla” (cfr Gal 1,13). Ma
l'odio e la rabbia espresse in quelle parole furono
completamente spazzate via dalla potenza dell'amore di
Cristo. Per il resto della sua vita, Paolo ha avuto
l’ardente desiderio di portare l’annuncio di questo
amore fino ai confini della terra.
Forse
qualcuno di voi mi dirà che San Paolo è stato spesso
severo nei suoi scritti. Come posso affermare che egli ha
diffuso un messaggio d’amore? La mia risposta è questa.
Dio ama ognuno di noi con una profondità e intensità che
non possiamo neppure immaginare. Egli ci conosce
intimamente, conosce ogni nostra capacità ed ogni nostro
errore. Poiché egli ci ama così tanto, egli desidera
purificarci dai nostri errori e rafforzare le nostre virtù
così che possiamo avere vita in abbondanza. Quando ci
richiama perché qualche cosa nelle nostre vite dispiace a
lui, non ci rifiuta, ma ci chiede di cambiare e divenire
più perfetti. Questo è quanto ha chiesto a San Paolo
sulla via di Damasco. Dio non rifiuta nessuno. E la Chiesa
non rifiuta nessuno. Tuttavia, nel suo grande amore, Dio
sfida ciascuno di noi a cambiare e diventare più
perfetti.
San
Giovanni ci dice che questo amore perfetto scaccia il
timore (cfr 1Gv 4,18). E perciò dico a tutti voi
“Non abbiate paura!”. Quante volte ascoltiamo queste
parole nelle Scritture! Sono state indirizzate
dall’angelo a Maria nell’Annunciazione, da Gesù a
Pietro, quando lo ha chiamato ad essere un discepolo, e
dall’angelo a Paolo la vigilia del suo naufragio. A
quanti di voi desiderano seguire Cristo, come coppie
sposate, genitori, sacerdoti, religiosi e fedeli laici che
portano il messaggio del Vangelo al mondo, dico: non
abbiate paura! Certamente incontrerete opposizione al
messaggio del Vangelo. La cultura odierna, come ogni
cultura, promuove idee e valori che sono talvolta in
contrasto con quelle vissute e predicate da nostro Signore
Gesù Cristo. Spesso sono presentate con un grande potere
persuasivo, rinforzato dai media e dalla pressione sociale
da gruppi ostili alla fede cristiana. E’ facile, quando
si è giovani e impressionabili, essere influenzati dai
coetanei ad accettare idee e valori che sappiamo non sono
ciò che il Signore davvero vuole da noi. Ecco perché
dico a voi: non abbiate paura, ma rallegratevi del suo
amore per voi; fidatevi di lui, rispondete al suo invito
ad essere discepoli, trovate nutrimento e aiuto spirituale
nei sacramenti della Chiesa.
Qui a
Malta vivete in una società che è segnata dalla fede e
dai valori cristiani. Dovreste essere orgogliosi che il
vostro Paese difenda sia il bambino non ancora nato, come
pure promuova la stabilità della vita di famiglia dicendo
no all'aborto e al divorzio. Vi esorto a mantenere questa
coraggiosa testimonianza alla santità della vita e alla
centralità del matrimonio e della vita famigliare per una
società sana. A Malta e a Gozo le famiglie sanno come
valorizzare e prendersi cura dei loro membri anziani ed
infermi, ed accolgono i bambini come doni di Dio. Altre
nazioni possono imparare dal vostro esempio cristiano. Nel
contesto della società europea, i valori evangelici
ancora una volta stanno diventando una contro-cultura,
proprio come lo erano al tempo di San Paolo.
In
quest’Anno
Sacerdotale, vi chiedo di essere aperti alla
possibilità che il Signore possa chiamare alcuni di voi a
darsi totalmente al servizio del suo popolo nel sacerdozio
e nella vita consacrata. Il vostro Paese ha dato molti
eccellenti sacerdoti e religiosi alla chiesa. Siate
ispirati dal loro esempio e riconoscete la profonda gioia
che proviene nel dedicare la propria vita all’annuncio
del messaggio dell’amore di Dio per tutti, senza
eccezione.
Ho già
parlato della necessità di aver cura dei più giovani,
degli anziani e degli infermi. Ma il cristiano è chiamato
a portare il salutare messaggio del Vangelo a tutti. Dio
ama ogni singola persona di questo mondo, anzi egli ama
ogni singola persona di ogni epoca della storia del mondo.
Nella morte e risurrezione di Gesù, resa presente ogni
volta che celebriamo la Messa, egli offre la vita in
abbondanza a tutte queste persone. Come cristiani siamo
chiamati a manifestare l’amore di Dio che comprende
tutti. Dobbiamo perciò soccorrere il povero, il debole,
l’emarginato; dobbiamo avere una cura speciale per
coloro che sono in difficoltà, che patiscono la
depressione o l'ansia; dobbiamo aver cura del disabile e
fare tutto quello che possiamo per promuovere la loro
dignità e qualità di vita; dovremmo prestare attenzione
ai bisogni degli immigrati e di coloro che cercano asilo
nelle nostre terre; dovremmo tendere la mano con amicizia
ai credenti e non. Questa è la nobile vocazione di amore
e di servizio che tutti noi abbiamo ricevuto. Lasciate che
ciò vi spinga a dedicare le vostre vite a seguire Cristo.
La tibżgħux tkunu ħbieb intimi ta’ Kristu.[Non
abbiate paura di essere amici intimi di Cristo!]
Cari
giovani, mentre sto per lasciarvi, desidero che sappiate
quanto vi sono vicino e che ricordo voi, i vostri
familiari e i vostri amici nelle mie preghiere. “Selluli
għaż-żgħażagħ Maltin u Għawdxin
kollha.” [“Date i miei saluti a tutti i giovani di
Malta e Gozo”].
©
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