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Radio
Vaticana 1 gennaio 2009
Abbandonare
la via della violenza per costruire un mondo più degno
dell’uomo: il vibrante appello di Benedetto XVI nella
Solennità di Maria Madre di Dio e 43.ma Giornata Mondiale
della Pace
◊
Di fronte alla condizione inerme dei bambini vittime della
violenza, crollano tutte le false giustificazioni della
guerra: è quanto affermato, stamani, da Benedetto XVI
nella Messa in San Pietro per la Solennità di Maria
Santissima, Madre di Dio, e 43.ma Giornata Mondiale della
Pace. Quindi, all’Angelus, in una Piazza San Pietro
gremita di fedeli nonostante la pioggia, il Papa ha levato
un vibrante appello, affinché quanti hanno scelto di
ricorrere alle armi trovino il coraggio di abbandonare la
via della violenza. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Canto – Salve Mater Misericordiae
Volgendo lo sguardo al volto di tanti bambini sfigurati
dalla violenza, gli uomini depongano le armi e si
convertano a progetti di pace: è l’accorato appello di
Benedetto XVI, che, nella Messa per la Solennità di Maria
Madre di Dio, ha incentrato la sua omelia proprio sul tema
del Volto, il Volto di Dio e i volti degli uomini. Un
tema, ha osservato il Papa, che ci offre una “chiave di
lettura del problema della pace”:
“Il volto è l’espressione per eccellenza della
persona, ciò che la rende riconoscibile e da cui
traspaiono sentimenti, pensieri, intenzioni del cuore.
Dio, per sua natura, è invisibile, tuttavia la Bibbia
applica anche a Lui questa immagine. Mostrare il volto è
espressione della sua benevolenza, mentre il nasconderlo
ne indica l’ira e lo sdegno”.
Tutto il racconto biblico, ha proseguito il Papa, “si
può leggere come progressivo svelamento del volto di Dio
fino a giungere alla sua piena manifestazione in Gesù
Cristo”. Il volto di Dio “ha preso un volto umano”,
ha aggiunto. E Maria è stata la prima a vedere questo
volto di Dio, “fatto uomo nel piccolo frutto del suo
grembo”:
“La madre ha un rapporto tutto speciale, unico e
in qualche modo esclusivo con il figlio appena nato. Il
primo volto che il bambino vede è quello della madre, e
questo sguardo è decisivo per il suo rapporto con la
vita, con se stesso, con gli altri, con Dio; è decisivo
anche perché egli possa diventare un ‘figlio della
pace’”.
“Il Bambino – ha detto il Papa richiamandosi
all’iconografia bizantina - guarda la Madre, e questa
guarda noi, quasi a riflettere verso chi osserva, e prega,
la tenerezza di Dio, discesa in Lei dal Cielo e incarnata
in quel Figlio di uomo che porta in braccio”. Ha così
legato il mistero del volto di Dio e degli uomini alla
pace:
“Questa, infatti, incomincia da uno sguardo
rispettoso, che riconosce nel volto dell’altro una
persona, qualunque sia il colore della sua pelle, la sua
nazionalità, la sua lingua, la sua religione. (…) In
realtà, solo se abbiamo Dio nel cuore, siamo in grado di
cogliere nel volto dell’altro un fratello in umanità,
non un mezzo ma un fine, non un rivale o un nemico, ma un
altro me stesso, una sfaccettatura dell’infinito mistero
dell’essere umano”.
“Chi ha il cuore vuoto – è stata poi la
riflessione del Papa – non percepisce che immagini
piatte, prive di spessore. Più, invece, noi siamo abitati
da Dio, e più siamo anche sensibili alla sua presenza in
ciò che ci circonda: in tutte le creature, e specialmente
negli altri uomini, benché a volte proprio il volto
umano, segnato dalla durezza della vita e dal male, possa
risultare difficile da apprezzare e da accogliere come
epifania di Dio”. Ecco allora il bisogno di riferirci al
volto di un Padre comune che ci ama ed essere educati fin
da piccoli al rispetto dell’altro, anche quando è
differente da noi:
“Ormai è sempre più comune l’esperienza di
classi scolastiche composte da bambini di varie nazionalità,
ma anche quando ciò non avviene, i loro volti sono una
profezia dell’umanità che siamo chiamati a formare: una
famiglia di famiglie e di popoli”.
“Più sono piccoli questi bambini – ha constatato
– e più suscitano in noi la tenerezza e la gioia per
un’innocenza e una fratellanza che ci appaiono evidenti:
malgrado le loro differenze, piangono e ridono nello
stesso modo, hanno gli stessi bisogni, comunicano
spontaneamente, giocano insieme”:
“I volti dei bambini sono come un riflesso della
visione di Dio sul mondo. Perché allora spegnere i loro
sorrisi? Perché avvelenare i loro cuori? Purtroppo,
l’icona della Madre di Dio della tenerezza trova il suo
tragico contrario nelle dolorose immagini di tanti bambini
e delle loro madri in balia di guerre e violenze:
profughi, rifugiati, migranti forzati”.
I “volti dei piccoli innocenti”, “scavati dalla
fame e dalle malattie, volti sfigurati dal dolore e dalla
disperazione”, ha ribadito il Papa, “sono un appello
silenzioso alla nostra responsabilità”:
“Di fronte alla loro condizione inerme, crollano
tutte le false giustificazioni della guerra e della
violenza. Dobbiamo semplicemente convertirci a progetti di
pace, deporre le armi di ogni tipo e impegnarci tutti
insieme a costruire un mondo più degno dell’uomo”.
Si è così soffermato sul tema della Giornata Mondiale
della Pace, “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il
creato”. L’uomo, ha detto il Papa, “è capace di
rispettare le creature nella misura in cui porta nel
proprio spirito un senso pieno della vita, altrimenti sarà
portato a disprezzare se stesso e ciò che lo circonda, a
non avere rispetto dell’ambiente in cui vive, del
creato”. E ha aggiunto: “Chi sa riconoscere nel cosmo
i riflessi del volto invisibile del Creatore, è portato
ad avere maggiore amore per le creature”. Ed ha lanciato
un allarme: “Se l’uomo si degrada, si degrada
l’ambiente in cui vive; se la cultura tende verso un
nichilismo, se non teorico, pratico, la natura non potrà
non pagarne le conseguenze”:
“Rinnovo, pertanto, il mio appello ad investire
sull’educazione, proponendosi come obiettivo, oltre alla
necessaria trasmissione di nozioni tecnico-scientifiche,
una più ampia e approfondita “responsabilità
ecologica”, basata sul rispetto dell’uomo e dei suoi
diritti e doveri fondamentali. Solo così l’impegno per
l’ambiente può diventare veramente educazione alla pace
e costruzione della pace”.
Canto – Adeste Fideles
E della protezione dell’ambiente è tornato a parlare
all’Angelus in Piazza San Pietro. “Condizione
indispensabile per la pace – ha detto – è quello di
amministrare con giustizia e saggezza le risorse naturali
della Terra”. Ricordando il recente Vertice di
Copenaghen sul clima, ha così messo l’accento
sull’urgenza di “orientamenti concertati sul piano
globale”. Ma ha ribadito che la protezione
dell’ambiente inizia con il rispetto per la vita umana.
Quindi, si è rivolto direttamente a quanti hanno scelto
la via della violenza, chiamandoli alla conversione del
cuore:
“Nel primo giorno dell’anno, vorrei rivolgere un
appello alle coscienze di quanti fanno parte di gruppi
armati di qualunque tipo. A tutti e a ciascuno dico:
fermatevi, riflettete, e abbandonate la via della
violenza! Sul momento, questo passo potrà sembrarvi
impossibile, ma, se avrete il coraggio di compierlo, Dio
vi aiuterà, e sentirete tornare nei vostri cuori la gioia
della pace, che forse da tempo avete dimenticata”.
Un appello che il Papa ha affidato all’intercessione
di Maria, Madre di Dio, che ha dato alla luce il
Salvatore, il Principe della Pace. Dopo la recita
dell’Angelus, il Papa ha ricambiato gli auguri di inizio
anno rivoltigli dal presidente della Repubblica italiana,
Giorgio Napolitano, ed ha formulato i migliori auspici al
popolo italiano per l’anno appena iniziato. Quindi, ha
dedicato un pensiero speciale alle tante iniziative di
preghiera di questi giorni: dalla marcia della Pace della
Comunità di Sant’Egidio a quella svoltasi ieri a Terni
e a L’Aquila. E ancora, un saluto particolare agli
aderenti al Movimento dell’Amore Familiare e ai giovani
orionini che, stanotte, hanno pregato per le famiglie in
Piazza San Pietro:
"A tutti auguro di custodire nel cuore, ogni
giorno del nuovo anno, la pace che Cristo ci ha donato.
Buon anno!".
OMELIA
Venerati
Fratelli,
illustri Signori e Signore,
cari fratelli e sorelle!
Nel primo
giorno del nuovo anno abbiamo la gioia e la grazia di
celebrare la Santissima Madre di Dio e, al tempo stesso,
la Giornata Mondiale della Pace. In entrambe le ricorrenze
celebriamo Cristo, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine e
nostra vera pace! A tutti voi, che siete qui convenuti:
Rappresentanti dei popoli del mondo, della Chiesa romana e
universale, sacerdoti e fedeli; e a quanti sono collegati
mediante la radio e la televisione, ripeto le parole
dell’antica benedizione: il Signore rivolga a voi il suo
volto e vi conceda la pace (cfr Nm 6,26). Proprio
il tema del Volto e dei volti vorrei sviluppare oggi, alla
luce della Parola di Dio - Volto di Dio e volti degli
uomini - un tema che ci offre anche una chiave di lettura
del problema della pace nel mondo.
Abbiamo
ascoltato, sia nella prima lettura – tratta dal Libro
dei Numeri – sia nel Salmo responsoriale, alcune
espressioni che contengono la metafora del volto riferita
a Dio: “Il Signore faccia risplendere per te il suo
volto / e ti faccia grazia” (Nm 6,25); “Dio
abbia pietà di noi e ci benedica, / su di noi faccia
splendere il suo volto; / perché si conosca sulla terra
la tua via, / la tua salvezza fra tutte le genti” (Sal
66/67,2-3). Il volto è l’espressione per eccellenza
della persona, ciò che la rende riconoscibile e da cui
traspaiono sentimenti, pensieri, intenzioni del cuore.
Dio, per sua natura, è invisibile, tuttavia la Bibbia
applica anche a Lui questa immagine. Mostrare il volto è
espressione della sua benevolenza, mentre il nasconderlo
ne indica l’ira e lo sdegno. Il Libro dell’Esodo
dice che “il Signore parlava con Mosè faccia a faccia,
come uno parla con il proprio amico” (Es 33,11),
e sempre a Mosè il Signore promette la sua vicinanza con
una formula molto singolare: “Il mio volto camminerà
con voi e ti darò riposo” (Es 33,14). I Salmi
ci mostrano i credenti come coloro che cercano il volto di
Dio (cfr Sal 26/27,8; 104/105,4) e che nel culto
aspirano a vederlo (cfr Sal 42,3), e ci dicono che
“gli uomini retti” lo “contempleranno” (Sal
10/11,7).
Tutto il
racconto biblico si può leggere come progressivo
svelamento del volto di Dio, fino a giungere alla sua
piena manifestazione in Gesù Cristo. “Quando venne la
pienezza del tempo – ci ha ricordato anche oggi
l’apostolo Paolo – Dio mandò il suo Figlio” (Gal
4,4). E subito aggiunge: “nato da donna, nato sotto la
legge”. Il volto di Dio ha preso un volto umano,
lasciandosi vedere e riconoscere nel figlio della Vergine
Maria, che per questo veneriamo con il titolo altissimo di
“Madre di Dio”. Ella, che ha custodito nel suo cuore
il segreto della divina maternità, è stata la prima a
vedere il volto di Dio fatto uomo nel piccolo frutto del
suo grembo. La madre ha un rapporto tutto speciale, unico
e in qualche modo esclusivo con il figlio appena nato. Il
primo volto che il bambino vede è quello della madre, e
questo sguardo è decisivo per il suo rapporto con la
vita, con se stesso, con gli altri, con Dio; è decisivo
anche perché egli possa diventare un “figlio della
pace” (Lc 10,6). Tra le molte tipologie di icone
della Vergine Maria nella tradizione bizantina, vi è
quella detta “della tenerezza”, che raffigura Gesù
bambino con il viso appoggiato – guancia a guancia – a
quello della Madre. Il Bambino guarda la Madre, e questa
guarda noi, quasi a riflettere verso chi osserva, e prega,
la tenerezza di Dio, discesa in Lei dal Cielo e incarnata
in quel Figlio di uomo che porta in braccio. In questa
icona mariana noi possiamo contemplare qualcosa di Dio
stesso: un segno dell’amore ineffabile che lo ha spinto
a “dare il suo figlio unigenito” (Gv 3,16). Ma
quella stessa icona ci mostra anche, in Maria, il volto
della Chiesa, che riflette su di noi e sul mondo intero la
luce di Cristo, la Chiesa mediante la quale giunge ad ogni
uomo la buona notizia: “Non sei più schiavo, ma
figlio” (Gal 4,7) – come leggiamo ancora in san
Paolo.
Fratelli
nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Signori Ambasciatori,
cari amici! Meditare sul mistero del volto di Dio e
dell’uomo è una via privilegiata che conduce alla pace.
Questa, infatti, incomincia da uno sguardo rispettoso, che
riconosce nel volto dell’altro una persona, qualunque
sia il colore della sua pelle, la sua nazionalità, la sua
lingua, la sua religione. Ma chi, se non Dio, può
garantire, per così dire, la “profondità” del volto
dell’uomo? In realtà, solo se abbiamo Dio nel cuore,
siamo in grado di cogliere nel volto dell’altro un
fratello in umanità, non un mezzo ma un fine, non un
rivale o un nemico, ma un altro me stesso, una
sfaccettatura dell’infinito mistero dell’essere umano.
La nostra percezione del mondo e, in particolare, dei
nostri simili, dipende essenzialmente dalla presenza in
noi dello Spirito di Dio. E’ una sorta di
“risonanza”: chi ha il cuore vuoto, non percepisce che
immagini piatte, prive di spessore. Più, invece, noi
siamo abitati da Dio, e più siamo anche sensibili alla
sua presenza in ciò che ci circonda: in tutte le
creature, e specialmente negli altri uomini, benché a
volte proprio il volto umano, segnato dalla durezza della
vita e dal male, possa risultare difficile da apprezzare e
da accogliere come epifania di Dio. A maggior ragione,
dunque, per riconoscerci e rispettarci quali realmente
siamo, cioè fratelli, abbiamo bisogno di riferirci al
volto di un Padre comune, che tutti ci ama, malgrado i
nostri limiti e i nostri errori.
Fin da
piccoli, è importante essere educati al rispetto
dell’altro, anche quando è differente da noi. Ormai è
sempre più comune l’esperienza di classi scolastiche
composte da bambini di varie nazionalità, ma anche quando
ciò non avviene, i loro volti sono una profezia
dell’umanità che siamo chiamati a formare: una famiglia
di famiglie e di popoli. Più sono piccoli questi bambini,
e più suscitano in noi la tenerezza e la gioia per
un’innocenza e una fratellanza che ci appaiono evidenti:
malgrado le loro differenze, piangono e ridono nello
stesso modo, hanno gli stessi bisogni, comunicano
spontaneamente, giocano insieme… I volti dei bambini
sono come un riflesso della visione di Dio sul mondo.
Perché allora spegnere i loro sorrisi? Perché avvelenare
i loro cuori? Purtroppo, l’icona della Madre di Dio
della tenerezza trova il suo tragico contrario nelle
dolorose immagini di tanti bambini e delle loro madri in
balia di guerre e violenze: profughi, rifugiati, migranti
forzati. Volti scavati dalla fame e dalle malattie, volti
sfigurati dal dolore e dalla disperazione. I volti dei
piccoli innocenti sono un appello silenzioso alla nostra
responsabilità: di fronte alla loro condizione inerme,
crollano tutte le false giustificazioni della guerra e
della violenza. Dobbiamo semplicemente convertirci a
progetti di pace, deporre le armi di ogni tipo e
impegnarci tutti insieme a costruire un mondo più degno
dell’uomo.
Il mio Messaggio
per l’odierna XLIII Giornata Mondiale della Pace:
“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, si
pone all’interno della prospettiva del volto di Dio e
dei volti umani. Possiamo, infatti, affermare che l’uomo
è capace di rispettare le creature nella misura in cui
porta nel proprio spirito un senso pieno della vita,
altrimenti sarà portato a disprezzare se stesso e ciò
che lo circonda, a non avere rispetto dell’ambiente in
cui vive, del creato. Chi sa riconoscere nel cosmo i
riflessi del volto invisibile del Creatore, è portato ad
avere maggiore amore per le creature, maggiore sensibilità
per il loro valore simbolico. Specialmente il Libro dei
Salmi è ricco di testimonianze di questo modo
propriamente umano di relazionarsi con la natura: con il
cielo, il mare, i monti, le colline, i fiumi, gli
animali… “Quante sono le tue opere, Signore! –
esclama il Salmista – / Le hai fatte tutte con saggezza;
/ la terra è piena delle tue creature” (Sal
104/103,24).
In
particolare, la prospettiva del “volto” invita a
soffermarsi su quella che, anche in questo Messaggio,
ho chiamato “ecologia umana”. Vi è infatti un nesso
strettissimo tra il rispetto dell’uomo e la salvaguardia
del creato. “I doveri verso l’ambiente derivano da
quelli verso la persona considerata in se stessa e in
relazione agli altri” (ivi, 12). Se l’uomo si
degrada, si degrada l’ambiente in cui vive; se la
cultura tende verso un nichilismo, se non teorico,
pratico, la natura non potrà non pagarne le conseguenze.
Si può, in effetti, constatare un reciproco influsso tra
volto dell’uomo e “volto” dell’ambiente: “quando
l’ecologia umana è rispettata dentro la società, anche
l’ecologia ambientale ne trae beneficio” (ibid.;
cfr Enc. Caritas
in veritate, 51). Rinnovo, pertanto, il mio
appello ad investire sull’educazione, proponendosi come
obiettivo, oltre alla necessaria trasmissione di nozioni
tecnico-scientifiche, una più ampia e approfondita
“responsabilità ecologica”, basata sul rispetto
dell’uomo e dei suoi diritti e doveri fondamentali. Solo
così l’impegno per l’ambiente può diventare
veramente educazione alla pace e costruzione della pace.
Cari
fratelli e sorelle, nel Tempo di Natale ricorre un Salmo
che contiene, tra l’altro, anche un esempio stupendo di
come la venuta di Dio trasfiguri il creato e provochi una
specie di festa cosmica. Questo inno inizia con un invito
universale alla lode: “Cantate al Signore un canto
nuovo, / cantate al Signore, uomini di tutta la terra. /
Cantate al Signore, benedite il suo nome” (Sal
95/96,1). Ma a un certo punto questo appello
all’esultanza si estende a tutto il creato: “Gioiscano
i cieli, esulti la terra, / risuoni il mare e quanto
racchiude; / sia in festa la campagna e quanto contiene, /
acclamino tutti gli alberi della foresta” (vv. 11-12).
La festa della fede diventa festa dell’uomo e del
creato: quella festa che a Natale si esprime anche
mediante gli addobbi sugli alberi, per le strade, nelle
case. Tutto rifiorisce perché Dio è apparso in mezzo a
noi. La Vergine Madre mostra il Bambino Gesù ai pastori
di Betlemme, che gioiscono e lodano il Signore (cfr Lc
2,20); la Chiesa rinnova il mistero per gli uomini di ogni
generazione, mostra loro il volto di Dio, perché, con la
sua benedizione, possano camminare sulla via della pace.
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