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CELEBRAZIONE
PER LA CONCLUSIONE DEL MESE MARIANO (31 MAGGIO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 1 giugno 2008
Il Magnificat di Maria è la più
vera interpretazione della storia: così il Papa ieri
sera, a conclusione del Mese mariano in Piazza San Pietro
La
grandezza semplice e sublime di Maria, il suo cuore
limpido, la sua fede senza ombre e senza incrinature: sono
le caratteristiche della Beata Vergine ricordate ieri sera
dal Papa, durante la celebrazione per la conclusione del
Mese mariano. Quest’anno, il rito si è svolto per la
prima volta in Piazza San Pietro, affollata di fedeli che
hanno recitato il Santo Rosario, mentre la statua della
Madonna veniva portata in processione lungo il colonnato.
Il servizio di Isabella Piro:
(canto:
Mira il tuo popolo)
Le fiaccole dei fedeli sfiorate dal vento e la cupola
di San Pietro, sullo sfondo, ad illuminare il cuore di
tutti: è stato un Rosario suggestivo quello che ha
concluso il mese mariano ieri sera, giorno in cui, ha
ricordato il Papa, si celebrava la festa della Visitazione
della Beata Vergine e la memoria del Cuore Immacolato di
Maria. Ricorrenze, ha sottolineato Benedetto XVI, che ci
invitano a volgere con fiducia lo sguardo e le preghiere
alla Madre di Dio:
"Il Rosario, quando non è meccanica
ripetizione di formule tradizionali, è una meditazione
biblica che ci fa ripercorrere gli eventi della vita del
Signore in compagnia della Beata Vergine, conservandoli,
come Lei, nel nostro cuore".
Poi, la riflessione del Papa si è spostata sul Vangelo
di Luca, che racconta la visita di Maria all’anziana
cugina Elisabetta, in avanzato stato di gravidanza. Un
gesto che rivela “la grandezza semplice e sublime di
Maria”, ha continuato Benedetto XVI, e che fa esclamare
alla stessa Elisabetta: “Benedetta tu fra le donne,
benedetto il frutto del tuo grembo”. Parole che
potrebbero apparire sproporzionate, ha aggiunto il Papa,
in un mondo in cui “contano altre persone e pesano altri
poteri”, ma a al quale Maria risponde in modo
sorprendente, con il Magnificat:
"Maria ancora una volta ci stupisce; il suo
cuore è limpido, totalmente aperto alla luce di Dio; la
sua anima è senza peccato, non appesantita
dall’orgoglio e dall’egoismo. Le parole di Elisabetta
accendono nel suo spirito un cantico di lode, che è
un’autentica e profonda lettura 'teologica' della
storia: una lettura che noi dobbiamo continuamente
imparare da Colei la cui fede è senza ombre e senza
incrinature. 'L’anima mia magnifica il Signore'.
Maria riconosce la grandezza di Dio. Questo è il primo
indispensabile sentimento della fede; il sentimento che dà
sicurezza all’umana creatura e la libera dalla paura,
pur in mezzo alle bufere della storia".
In questo modo, ha continuato Benedetto XVI, la Vergine
“vede” con gli occhi della fede l’opera di Dio nella
storia, andando oltre la superficie:
"Per questo è Beata, perché ha creduto: per
la fede, infatti, ha accolto la Parola del Signore e ha
concepito il Verbo incarnato. La sua fede Le ha fatto
vedere che i troni dei potenti di questo mondo sono tutti
provvisori, mentre il trono di Dio è l’unica roccia che
non muta e non cade. E il suo Magnificat, a distanza di
secoli e millenni, resta la più vera e profonda
interpretazione della storia, mentre le letture fatte da
tanti sapienti di questo mondo sono state smentite dai
fatti nel corso dei secoli".
Di qui, l’invito finale del Papa ad imitare
l’esempio di Maria e a tornare a casa “con il
Magnificat nel cuore”:
"Portiamo in noi i medesimi sentimenti di lode
e di ringraziamento di Maria verso il Signore, la sua fede
e la sua speranza, il suo docile abbandono nelle mani
della Provvidenza divina. Imitiamo il suo esempio di
disponibilità e generosità nel servire i fratelli. Solo,
infatti, accogliendo l’amore di Dio e facendo della
nostra esistenza un servizio disinteressato e generoso al
prossimo, potremo elevare con gioia un canto di lode al
Signore".
(canto: Madre Santa)
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sabato, 31 maggio 2008
Cari
fratelli e sorelle!
Concludiamo
il mese di maggio con questo suggestivo incontro di
preghiera mariana. Vi saluto con affetto e vi ringrazio
della vostra partecipazione. Saluto, in primo luogo, il
Signor Cardinale Angelo Comastri; con lui saluto gli altri
Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e sacerdoti, intervenuti a
questa celebrazione serale. Estendo il mio saluto alle
persone consacrate e a tutti voi, cari fedeli laici, che
con la vostra presenza avete voluto rendere omaggio alla
Vergine Santissima.
Celebriamo
quest’oggi la festa della Visitazione della Beata
Vergine e la memoria del Cuore Immacolato di Maria. Tutto
pertanto ci invita a volgere lo sguardo con fiducia a
Maria. A Lei, anche questa sera, ci siamo rivolti con
l’antica e sempre attuale pia pratica del Rosario. Il
Rosario, quando non è meccanica ripetizione di formule
tradizionali, è una meditazione biblica che ci fa
ripercorrere gli eventi della vita del Signore in
compagnia della Beata Vergine, conservandoli, come Lei,
nel nostro cuore. In tante comunità cristiane, durante il
mese di maggio, esiste la bella consuetudine di recitare
in modo più solenne il Santo Rosario in famiglia e nelle
parrocchie. Ora, che termina il mese, non cessi questa
buona abitudine; anzi prosegua con ancor maggiore impegno,
affinché, alla scuola di Maria, la lampada della fede
brilli sempre più nel cuore dei cristiani e nelle loro
case.
Nell’odierna
festa della Visitazione la liturgia ci fa riascoltare il
brano del Vangelo di Luca, che racconta il viaggio di
Maria da Nazareth alla casa dell’anziana cugina
Elisabetta. Immaginiamo lo stato d’animo della Vergine
dopo l’Annunciazione, quando l’Angelo partì da Lei.
Maria si ritrovò con un grande mistero racchiuso nel
grembo; sapeva che qualcosa di straordinariamente unico
era accaduto; si rendeva conto che era iniziato l’ultimo
capitolo della storia della salvezza del mondo. Ma tutto,
intorno a Lei, era rimasto come prima e il villaggio di
Nazareth era completamente ignaro di ciò che Le era
accaduto.
Prima di
preoccuparsi di se stessa, Maria pensa però all’anziana
Elisabetta, che ha saputo essere in gravidanza avanzata e,
spinta dal mistero di amore che ha appena accolto in se
stessa, si mette in cammino "in fretta" per
andare a portarle il suo aiuto. Ecco la grandezza semplice
e sublime di Maria! Quando giunge alla casa di Elisabetta,
accade un fatto che nessun pittore potrà mai rendere con
la bellezza e la profondità del suo realizzarsi. La luce
interiore dello Spirito Santo avvolge le loro persone. Ed
Elisabetta, illuminata dall’Alto, esclama: "Benedetta
tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A
che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco,
appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi,
il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata
colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del
Signore" (Lc 1,42-45).
Queste
parole potrebbero apparirci sproporzionate rispetto al
contesto reale. Elisabetta è una delle tante anziane di
Israele e Maria una sconosciuta fanciulla di uno sperduto
villaggio della Galilea. Che cosa possono essere e che
cosa possono fare in un mondo nel quale contano altre
persone e pesano altri poteri? Tuttavia, Maria ancora una
volta ci stupisce; il suo cuore è limpido, totalmente
aperto alle luce di Dio; la sua anima è senza peccato,
non appesantita dall’orgoglio e dall’egoismo. Le
parole di Elisabetta accendono nel suo spirito un cantico
di lode, che è un’autentica e profonda lettura
"teologica" della storia: una lettura che noi
dobbiamo continuamente imparare da Colei la cui fede è
senza ombre e senza incrinature. "L’anima mia
magnifica il Signore". Maria riconosce la
grandezza di Dio. Questo è il primo indispensabile
sentimento della fede; il sentimento che dà sicurezza
all’umana creatura e la libera dalla paura, pur in mezzo
alle bufere della storia.
Andando
oltre la superficie, Maria "vede" con gli occhi
della fede l’opera di Dio nella storia. Per questo è
beata, perché ha creduto: per la fede, infatti, ha
accolto la Parola del Signore e ha concepito il Verbo
incarnato. La sua fede Le ha fatto vedere che i troni dei
potenti di questo mondo sono tutti provvisori, mentre il
trono di Dio è l’unica roccia che non muta e non cade.
E il suo Magnificat, a distanza di secoli e
millenni, resta la più vera e profonda interpretazione
della storia, mentre le letture fatte da tanti sapienti di
questo mondo sono state smentite dai fatti nel corso dei
secoli.
Cari
fratelli e sorelle! Torniamo a casa con il Magnificat nel
cuore. Portiamo in noi i medesimi sentimenti di lode e di
ringraziamento di Maria verso il Signore, la sua fede e la
sua speranza, il suo docile abbandono nelle mani della
Provvidenza divina. Imitiamo il suo esempio di
disponibilità e generosità nel servire i fratelli. Solo,
infatti, accogliendo l’amore di Dio e facendo della
nostra esistenza un servizio disinteressato e generoso al
prossimo, potremo elevare con gioia un canto di lode al
Signore. Ci ottenga questa grazia la Madonna, che questa
sera ci invita a trovare rifugio nel suo Cuore Immacolato.
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