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MESSAGGIO
PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE |
Radio Vaticana,
12 dicembre 2010
Messaggio
del Papa per la Giornata mondiale della pace: porre fine a
violenze e discriminazioni contro i cristiani, il gruppo
religioso più perseguitato nel mondo
E’
stato presentato oggi nella Sala Stampa vaticana il
Messaggio di Benedetto XVI per la 44.ma Giornata mondiale
della pace che sarà celebrata il primo gennaio 2011 sul
tema “Libertà religiosa, via per la pace”. La sintesi
del documento in questo servizio di Sergio Centofanti:
Il Papa, all’inizio del Messaggio, ricorda che anche
quest’anno è stato segnato “dalla persecuzione, dalla
discriminazione, da terribili atti di violenza e di
intolleranza religiosa”. Il suo pensiero si rivolge in
particolare alle sofferenze della comunità cristiana
dell’Iraq, colpita da continue violenze che inducono
molti fedeli a emigrare. Ma è in tutto il mondo che i
discepoli di Cristo sono colpiti. “I cristiani – è la
forte denuncia di Benedetto XVI - sono attualmente il
gruppo religioso che soffre il maggior numero di
persecuzioni a motivo della propria fede”. In Occidente,
poi – nota - vi sono “forme più silenziose e
sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i
credenti”, che “si esprimono talvolta col rinnegamento
della storia e dei simboli religiosi nei quali si
rispecchiano l’identità e la cultura della maggioranza
dei cittadini”. Si tratta di forme che fomentano spesso
l’odio, il pregiudizio e l’emarginazione dei credenti
nel dibattito pubblico contraddicendo il pluralismo e la
laicità delle istituzioni che vorrebbero difendere.
Il Papa ricorda che “il fondamentalismo religioso e
il laicismo sono forme speculari ed estreme di rifiuto del
legittimo pluralismo e del principio di laicità.
Entrambe, infatti, assolutizzano una visione riduttiva e
parziale della persona umana”. “L’ordinamento
giuridico a tutti i livelli, nazionale e internazionale,
quando consente o tollera il fanatismo religioso o
antireligioso, viene meno alla sua stessa missione, che
consiste nel tutelare e nel promuovere la giustizia e il
diritto di ciascuno” ed “espone la società al rischio
di totalitarismi politici e ideologici, che enfatizzano il
potere pubblico, mentre sono mortificate o coartate, quasi
fossero concorrenziali, le libertà di coscienza, di
pensiero e di religione”. Per Benedetto XVI è
“inconcepibile” che i credenti “debbano sopprimere
una parte di se stessi - la loro fede - per essere
considerati cittadini attivi”. Il relativismo morale -
spiega - invece di costruire una pacifica convivenza,
provoca divisione e negazione della dignità degli esseri
umani. “Il patrimonio di principi e di valori espressi
da una religiosità autentica è una ricchezza per i
popoli”. “Nel rispetto della laicità positiva delle
istituzioni statali, la dimensione pubblica della
religione deve essere sempre riconosciuta. A tal fine è
fondamentale un sano dialogo tra le istituzioni civili e
quelle religiose”. Tutto ciò “non costituisce in
nessun modo una discriminazione di coloro che non ne
condividono la credenza, ma rafforza, piuttosto, la
coesione sociale, l’integrazione e la solidarietà”.
“Il diritto alla libertà religiosa – afferma il
Pontefice - è radicato nella stessa dignità della
persona umana, la cui natura trascendente non deve essere
ignorata o trascurata”. “Tra i diritti e le libertà
fondamentali”, dunque, “la libertà religiosa gode di
uno statuto speciale. Quando la libertà religiosa è
riconosciuta, la dignità della persona umana è
rispettata nella sua radice” ma “quando la libertà
religiosa è negata … si minacciano la giustizia e la
pace”. Per questo, ogni persona deve avere il diritto di
professare la propria religione “individualmente o
comunitariamente … sia in pubblico che in privato”, e
non deve incontrare ostacoli se vuole “aderire ad
un’altra religione o non professarne alcuna”. “La
libertà religiosa – si legge ancora nel testo - non è
patrimonio esclusivo dei credenti, ma dell’intera
famiglia dei popoli della terra. È elemento
imprescindibile di uno Stato di diritto” ed è “la
cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti
gli altri diritti umani”.
“La difesa della religione – rimarca il Papa -
passa attraverso la difesa dei diritti e delle libertà
delle comunità religiose” in particolare delle
minoranze che “non costituiscono una minaccia contro
l’identità della maggioranza, ma sono al contrario
un’opportunità per il dialogo e per il reciproco
arricchimento culturale”. La Chiesa, da parte sua,
continua a promuovere il dialogo tra le varie religioni,
pur senza cadere nel relativismo e nel sincretismo
religioso, perché sa che Cristo è «via, verità e vita»,
nella consapevolezza che “ogni verità, da chiunque sia
detta, proviene dallo Spirito Santo”. Benedetto XVI
ricorda che l’anno prossimo ricorrerà il 25°
anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la
pace, convocata ad Assisi nel 1986 da Giovanni Paolo II.
“In quell’occasione i leader delle grandi religioni
del mondo hanno testimoniato come la religione sia un
fattore di unione e di pace, e non di divisione e di
conflitto”.
Il Papa lancia un accorato appello ai responsabili
delle nazioni ad “agire prontamente per porre fine ad
ogni sopruso contro i cristiani” che “soffrono
persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e
intolleranza, in particolare in Asia, in Africa, nel Medio
Oriente e specialmente nella Terra Santa”. Nello stesso
tempo esorta i cristiani a vivere le Beatitudini
rinnovando l’impegno al perdono. “La violenza non si
supera con la violenza. Il nostro grido di dolore – è
il suo invito - sia sempre accompagnato dalla fede, dalla
speranza e dalla testimonianza dell’amore di Dio”.
Benedetto XVI esprime inoltre il suo auspicio “affinché
in Occidente, specie in Europa, cessino l’ostilità e i
pregiudizi contro i cristiani per il fatto che essi
intendono orientare la propria vita in modo coerente ai
valori e ai principi espressi nel Vangelo. L’Europa,
piuttosto - si legge nel Messaggio - sappia riconciliarsi
con le proprie radici cristiane, che sono fondamentali per
comprendere il ruolo che ha avuto, che ha e che intende
avere nella storia”.
“La pace è un dono di Dio” – scrive Benedetto
XVI - “non è semplice assenza di guerra, non è mero
frutto del predominio militare o economico”. Benedetto
XVI fa proprio l’appello di Paolo VI, il Papa che ha
istituito la Giornata Mondiale della Pace: “Occorre
innanzi tutto dare alla Pace altre armi, che non quelle
destinate ad uccidere e a sterminare l'umanità. Occorrono
sopra tutto le armi morali”. “La libertà religiosa
– conclude Benedetto XVI - è un’autentica arma della
pace, con una missione storica e profetica”, quella di
“cambiare e rendere migliore il mondo”.
MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2010
1.
All’inizio di un Nuovo Anno il mio augurio vuole
giungere a tutti e a ciascuno; è un augurio di serenità
e di prosperità, ma è soprattutto un augurio di pace.
Anche l’anno che chiude le porte è stato segnato,
purtroppo, dalla persecuzione, dalla discriminazione, da
terribili atti di violenza e di intolleranza religiosa.
Il mio
pensiero si rivolge in particolare alla cara terra
dell'Iraq, che nel suo cammino verso l’auspicata
stabilità e riconciliazione continua ad essere scenario
di violenze e attentati. Vengono alla memoria le recenti
sofferenze della comunità cristiana, e, in modo speciale,
il vile attacco contro la Cattedrale siro-cattolica
"Nostra Signora del Perpetuo Soccorso" a
Baghdad, dove, il 31 ottobre scorso, sono stati uccisi due
sacerdoti e più di cinquanta fedeli, mentre erano riuniti
per la celebrazione della Santa Messa. Ad esso hanno fatto
seguito, nei giorni successivi, altri attacchi, anche a
case private, suscitando paura nella comunità cristiana
ed il desiderio, da parte di molti dei suoi membri, di
emigrare alla ricerca di migliori condizioni di vita. A
loro manifesto la mia vicinanza e quella di tutta la
Chiesa, sentimento che ha visto una concreta espressione
nella recente Assemblea Speciale per il Medio Oriente del
Sinodo dei Vescovi. Da tale Assise è giunto un
incoraggiamento alle comunità cattoliche in Iraq e in
tutto il Medio Oriente a vivere la comunione e a
continuare ad offrire una coraggiosa testimonianza di fede
in quelle terre.
Ringrazio
vivamente i Governi che si adoperano per alleviare le
sofferenze di questi fratelli in umanità e invito i
Cattolici a pregare per i loro fratelli nella fede che
soffrono violenze e intolleranze e ad essere solidali con
loro. In tale contesto, ho sentito particolarmente viva
l’opportunità di condividere con tutti voi alcune
riflessioni sulla libertà religiosa, via per la pace.
Infatti, risulta doloroso constatare che in alcune regioni
del mondo non è possibile professare ed esprimere
liberamente la propria religione, se non a rischio della
vita e della libertà personale. In altre regioni vi sono
forme più silenziose e sofisticate di pregiudizio e di
opposizione verso i credenti e i simboli religiosi. I
cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre
il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria
fede. Tanti subiscono quotidianamente offese e vivono
spesso nella paura a causa della loro ricerca della verità,
della loro fede in Gesù Cristo e del loro sincero appello
perché sia riconosciuta la libertà religiosa. Tutto ciò
non può essere accettato, perché costituisce un’offesa
a Dio e alla dignità umana; inoltre, è una minaccia alla
sicurezza e alla pace e impedisce la realizzazione di un
autentico sviluppo umano integrale.1
Nella
libertà religiosa, infatti, trova espressione la
specificità della persona umana, che per essa può
ordinare la propria vita personale e sociale a Dio, alla
cui luce si comprendono pienamente l’identità, il senso
e il fine della persona. Negare o limitare in maniera
arbitraria tale libertà significa coltivare una visione
riduttiva della persona umana; oscurare il ruolo pubblico
della religione significa generare una società ingiusta,
poiché non proporzionata alla vera natura della persona
umana; ciò significa rendere impossibile
l’affermazione di una pace autentica e duratura di tutta
la famiglia umana.
Esorto,
dunque, gli uomini e le donne di buona volontà a
rinnovare l’impegno per la costruzione di un mondo dove
tutti siano liberi di professare la propria religione o la
propria fede, e di vivere il proprio amore per Dio con
tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente
(cfr Mt 22,37). Questo è il sentimento che ispira
e guida il Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale
della Pace, dedicato al tema: Libertà religiosa,
via per la pace.
Sacro
diritto alla vita e ad una vita spirituale
2. Il
diritto alla libertà religiosa è radicato nella stessa
dignità della persona umana,2 la cui
natura trascendente non deve essere ignorata o trascurata.
Dio ha creato l’uomo e la donna a sua immagine e
somiglianza (cfr Gen 1,27). Per questo ogni persona
è titolare del sacro diritto ad una vita
integra anche dal punto di vista spirituale. Senza il
riconoscimento del proprio essere spirituale, senza
l’apertura al trascendente, la persona umana si ripiega
su se stessa, non riesce a trovare risposte agli
interrogativi del suo cuore circa il senso della vita e a
conquistare valori e principi etici duraturi, e non riesce
nemmeno a sperimentare un’autentica libertà e a
sviluppare una società giusta.3
La Sacra
Scrittura, in sintonia con la nostra stessa esperienza,
rivela il valore profondo della dignità umana:
"Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la
luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai
l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo,
perché te ne curi? Davvero l’hai fatto poco meno di un
dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato
potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i
suoi piedi" (Sal 8, 4-7).
Dinanzi
alla sublime realtà della natura umana, possiamo
sperimentare lo stesso stupore espresso dal salmista. Essa
si manifesta come apertura al Mistero, come capacità di
interrogarsi a fondo su se stessi e sull’origine
dell’universo, come intima risonanza dell’Amore
supremo di Dio, principio e fine di tutte le cose, di ogni
persona e dei popoli.4 La dignità trascendente
della persona è un valore essenziale della sapienza
giudaico-cristiana, ma, grazie alla ragione, può essere
riconosciuta da tutti. Questa dignità, intesa come
capacità di trascendere la propria materialità e di
ricercare la verità, va riconosciuta come un bene
universale, indispensabile per la costruzione di una
società orientata alla realizzazione e alla pienezza
dell’uomo. Il rispetto di elementi essenziali della
dignità dell’uomo, quali il diritto alla vita e il
diritto alla libertà religiosa, è una condizione della
legittimità morale di ogni norma sociale e giuridica.
Libertà
religiosa e rispetto reciproco
3. La
libertà religiosa è all’origine della libertà morale.
In effetti, l’apertura alla verità e al bene,
l’apertura a Dio, radicata nella natura umana,
conferisce piena dignità a ciascun uomo ed è garante del
pieno rispetto reciproco tra le persone. Pertanto, la
libertà religiosa va intesa non solo come immunità dalla
coercizione, ma prima ancora come capacità di ordinare le
proprie scelte secondo la verità.
Esiste un
legame inscindibile tra libertà e rispetto; infatti,
"nell’esercitare i propri diritti i singoli esseri
umani e i gruppi sociali, in virtù della legge morale,
sono tenuti ad avere riguardo tanto ai diritti altrui,
quanto ai propri doveri verso gli altri e verso il bene
comune".5
Una libertà
nemica o indifferente verso Dio finisce col
negare se stessa e non garantisce il pieno rispetto
dell’altro. Una volontà che si crede radicalmente
incapace di ricercare la verità e il bene non ha ragioni
oggettive né motivi per agire, se non quelli imposti dai
suoi interessi momentanei e contingenti, non ha una
"identità" da custodire e costruire attraverso
scelte veramente libere e consapevoli. Non può dunque
reclamare il rispetto da parte di altre "volontà",
anch’esse sganciate dal proprio essere più profondo,
che quindi possono far valere altre "ragioni" o
addirittura nessuna "ragione". L’illusione di
trovare nel relativismo morale la chiave per una pacifica
convivenza, è in realtà l’origine della divisione e
della negazione della dignità degli esseri umani. Si
comprende quindi la necessità di riconoscere una duplice
dimensione nell’unità della persona umana: quella religiosa
e quella sociale. Al riguardo, è inconcepibile che
i credenti "debbano sopprimere una parte di se stessi
- la loro fede - per essere cittadini attivi; non dovrebbe
mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei
propri diritti".6
La
famiglia, scuola di libertà e di pace
4. Se la
libertà religiosa è via per la pace, l’educazione
religiosa è strada privilegiata per abilitare le
nuove generazioni a riconoscere nell’altro il proprio
fratello e la propria sorella, con i quali camminare
insieme e collaborare perché tutti si sentano membra vive
di una stessa famiglia umana, dalla quale nessuno deve
essere escluso.
La
famiglia fondata sul matrimonio, espressione di unione
intima e di complementarietà tra un uomo e una donna, si
inserisce in questo contesto come la prima scuola di
formazione e di crescita sociale, culturale, morale e
spirituale dei figli, che dovrebbero sempre trovare nel
padre e nella madre i primi testimoni di una vita
orientata alla ricerca della verità e all’amore di Dio.
Gli stessi genitori dovrebbero essere sempre liberi di
trasmettere senza costrizioni e con responsabilità il
proprio patrimonio di fede, di valori e di cultura ai
figli. La famiglia, prima cellula della società umana,
rimane l’ambito primario di formazione per relazioni
armoniose a tutti i livelli di convivenza umana, nazionale
e internazionale. Questa è la strada da percorrere
sapientemente per la costruzione di un tessuto sociale
solido e solidale, per preparare i giovani ad assumere le
proprie responsabilità nella vita, in una società
libera, in uno spirito di comprensione e di pace.
Un
patrimonio comune
5. Si
potrebbe dire che, tra i diritti e le libertà
fondamentali radicati nella dignità della persona, la
libertà religiosa gode di uno statuto speciale.
Quando la libertà religiosa è riconosciuta, la dignità
della persona umana è rispettata nella sua radice, e si
rafforzano l’ethos e le istituzioni dei popoli.
Viceversa, quando la libertà religiosa è negata, quando
si tenta di impedire di professare la propria religione o
la propria fede e di vivere conformemente ad esse, si
offende la dignità umana e, insieme, si minacciano la
giustizia e la pace, le quali si fondano su quel retto
ordine sociale costruito alla luce del Sommo Vero e Sommo
Bene.
La
libertà religiosa è, in questo senso, anche
un’acquisizione di civiltà politica e giuridica.
Essa è un bene essenziale: ogni persona deve poter
esercitare liberamente il diritto di professare e di
manifestare, individualmente o comunitariamente, la
propria religione o la propria fede, sia in pubblico che
in privato, nell’insegnamento, nelle pratiche, nelle
pubblicazioni, nel culto e nell’osservanza dei riti. Non
dovrebbe incontrare ostacoli se volesse, eventualmente,
aderire ad un’altra religione o non professarne alcuna.
In questo ambito, l’ordinamento internazionale risulta
emblematico ed è un riferimento essenziale per gli Stati,
in quanto non consente alcuna deroga alla libertà
religiosa, salvo la legittima esigenza dell’ordine
pubblico informato a giustizia.7
L’ordinamento internazionale riconosce così ai diritti
di natura religiosa lo stesso status del diritto
alla vita e alla libertà personale, a riprova della loro
appartenenza al nucleo essenziale dei diritti
dell’uomo, a quei diritti universali e naturali che la
legge umana non può mai negare.
La libertà
religiosa non è patrimonio esclusivo dei credenti, ma
dell’intera famiglia dei popoli della terra. È
elemento imprescindibile di uno Stato di diritto; non la
si può negare senza intaccare nel contempo tutti i
diritti e le libertà fondamentali, essendone sintesi e
vertice. Essa è "la cartina di tornasole per
verificare il rispetto di tutti gli altri diritti
umani".8 Mentre favorisce l’esercizio
delle facoltà più specificamente umane, crea le premesse
necessarie per la realizzazione di uno sviluppo
integrale, che riguarda unitariamente la
totalità della persona in ogni sua dimensione.9
La
dimensione pubblica della religione
6. La
libertà religiosa, come ogni libertà, pur muovendo dalla
sfera personale, si realizza nella relazione con gli altri.
Una libertà senza relazione non è libertà compiuta.
Anche la libertà religiosa non si esaurisce nella sola
dimensione individuale, ma si attua nella propria comunità
e nella società, coerentemente con l’essere relazionale
della persona e con la natura pubblica della religione.
La relazionalità
è una componente decisiva della libertà religiosa, che
spinge le comunità dei credenti a praticare la solidarietà
per il bene comune. In questa dimensione comunitaria
ciascuna persona resta unica e irripetibile e, al tempo
stesso, si completa e si realizza pienamente.
E’
innegabile il contributo che le comunità religiose
apportano alla società. Sono numerose le istituzioni
caritative e culturali che attestano il ruolo costruttivo
dei credenti per la vita sociale. Più importante ancora
è il contributo etico della religione nell’ambito
politico. Esso non dovrebbe essere marginalizzato o
vietato, ma compreso come valido apporto alla promozione
del bene comune. In questa prospettiva bisogna menzionare
la dimensione religiosa della cultura, tessuta attraverso
i secoli grazie ai contributi sociali e soprattutto etici
della religione. Tale dimensione non costituisce in nessun
modo una discriminazione di coloro che non ne condividono
la credenza, ma rafforza, piuttosto, la coesione sociale,
l’integrazione e la solidarietà.
Libertà
religiosa, forza di libertà e di civiltà:
i pericoli della sua strumentalizzazione
7. La
strumentalizzazione della libertà religiosa per
mascherare interessi occulti, come ad esempio il
sovvertimento dell’ordine costituito, l’accaparramento
di risorse o il mantenimento del potere da parte di un
gruppo, può provocare danni ingentissimi alle società.
Il fanatismo, il fondamentalismo, le pratiche contrarie
alla dignità umana, non possono essere mai giustificati e
lo possono essere ancora di meno se compiuti in nome della
religione. La professione di una religione non può essere
strumentalizzata, né imposta con la forza. Bisogna,
allora, che gli Stati e le varie comunità umane non
dimentichino mai che la libertà religiosa è
condizione per la ricerca della verità e la verità non
si impone con la violenza ma con "la forza della
verità stessa".10 In questo senso, la
religione è una forza positiva e propulsiva per la
costruzione della società civile e politica.
Come
negare il contributo delle grandi religioni del mondo allo
sviluppo della civiltà? La sincera ricerca di Dio ha
portato ad un maggiore rispetto della dignità
dell’uomo. Le comunità cristiane, con il loro
patrimonio di valori e principi, hanno fortemente
contribuito alla presa di coscienza delle persone e dei
popoli circa la propria identità e dignità, nonché alla
conquista di istituzioni democratiche e all’affermazione
dei diritti dell’uomo e dei suoi corrispettivi doveri.
Anche
oggi i cristiani, in una società sempre più
globalizzata, sono chiamati, non solo con un responsabile
impegno civile, economico e politico, ma anche con la
testimonianza della propria carità e fede, ad offrire un
contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per
la giustizia, per lo sviluppo umano integrale e per il
retto ordinamento delle realtà umane. L’esclusione
della religione dalla vita pubblica sottrae a questa uno
spazio vitale che apre alla trascendenza. Senza
quest’esperienza primaria risulta arduo orientare le
società verso principi etici universali e diventa
difficile stabilire ordinamenti nazionali e internazionali
in cui i diritti e le libertà fondamentali possano essere
pienamente riconosciuti e realizzati, come si propongono
gli obiettivi - purtroppo ancora disattesi o contraddetti
- della Dichiarazione Universale dei diritti
dell’uomo del 1948.
Una
questione di giustizia e di civiltà:
il fondamentalismo e l’ostilità contro i credenti
pregiudicano la laicità positiva degli Stati
8. La
stessa determinazione con la quale sono condannate tutte
le forme di fanatismo e di fondamentalismo religioso, deve
animare anche l’opposizione a tutte le forme di ostilità
contro la religione, che limitano il ruolo pubblico dei
credenti nella vita civile e politica.
Non si può
dimenticare che il fondamentalismo religioso e il
laicismo sono forme speculari ed estreme di rifiuto del
legittimo pluralismo e del principio di laicità.
Entrambe, infatti, assolutizzano una visione riduttiva e
parziale della persona umana, favorendo, nel primo caso,
forme di integralismo religioso e, nel secondo, di
razionalismo. La società che vuole imporre o, al
contrario, negare la religione con la violenza, è
ingiusta nei confronti della persona e di Dio, ma anche di
se stessa. Dio chiama a sé l’umanità con un disegno di
amore che, mentre coinvolge tutta la persona nella sua
dimensione naturale e spirituale, richiede di
corrispondervi in termini di libertà e di responsabilità,
con tutto il cuore e con tutto il proprio essere,
individuale e comunitario. Anche la società, dunque,
in quanto espressione della persona e dell’insieme delle
sue dimensioni costitutive, deve vivere ed organizzarsi in
modo da favorirne l’apertura alla trascendenza. Proprio
per questo, le leggi e le istituzioni di una società non
possono essere configurate ignorando la dimensione
religiosa dei cittadini o in modo da prescinderne del
tutto. Esse devono commisurarsi - attraverso l’opera
democratica di cittadini coscienti della propria alta
vocazione - all’essere della persona, per poterlo
assecondare nella sua dimensione religiosa. Non essendo
questa una creazione dello Stato, non può esserne
manipolata, dovendo piuttosto riceverne riconoscimento e
rispetto.
L’ordinamento
giuridico a tutti i livelli, nazionale e internazionale,
quando consente o tollera il fanatismo religioso o
antireligioso, viene meno alla sua stessa missione, che
consiste nel tutelare e nel promuovere la giustizia e il
diritto di ciascuno. Tali realtà non possono essere poste
in balia dell’arbitrio del legislatore o della
maggioranza, perché, come insegnava già Cicerone, la
giustizia consiste in qualcosa di più di un mero atto
produttivo della legge e della sua applicazione. Essa
implica il riconoscere a ciascuno la sua dignità,11
la quale, senza libertà religiosa, garantita e vissuta
nella sua essenza, risulta mutilata e offesa, esposta al
rischio di cadere nel predominio degli idoli, di beni
relativi trasformati in assoluti. Tutto ciò espone la
società al rischio di totalitarismi politici e
ideologici, che enfatizzano il potere pubblico, mentre
sono mortificate o coartate, quasi fossero concorrenziali,
le libertà di coscienza, di pensiero e di religione.
Dialogo
tra istituzioni civili e religiose
9. Il
patrimonio di principi e di valori espressi da una
religiosità autentica è una ricchezza per i popoli e i
loro ethos. Esso parla direttamente alla coscienza
e alla ragione degli uomini e delle donne, rammenta
l’imperativo della conversione morale, motiva a
coltivare la pratica delle virtù e ad avvicinarsi l’un
l’altro con amore, nel segno della fraternità, come
membri della grande famiglia umana.12
Nel
rispetto della laicità positiva delle istituzioni
statali, la dimensione pubblica della religione deve
essere sempre riconosciuta. A tal fine è
fondamentale un sano dialogo tra le istituzioni civili
e quelle religiose per lo sviluppo integrale della
persona umana e dell'armonia della società.
Vivere
nell’amore e nella verità
10. Nel
mondo globalizzato, caratterizzato da società sempre più
multi-etniche e multi-confessionali, le grandi religioni
possono costituire un importante fattore di unità e di
pace per la famiglia umana. Sulla base delle proprie
convinzioni religiose e della ricerca razionale del bene
comune, i loro seguaci sono chiamati a vivere con
responsabilità il proprio impegno in un contesto di
libertà religiosa. Nelle svariate culture religiose,
mentre dev’essere rigettato tutto quello che è contro
la dignità dell’uomo e della donna, occorre invece fare
tesoro di ciò che risulta positivo per la convivenza
civile.
Lo spazio
pubblico, che la comunità internazionale rende
disponibile per le religioni e per la loro proposta di
"vita buona", favorisce l’emergere di una
misura condivisibile di verità e di bene, come anche un
consenso morale, fondamentali per una convivenza giusta e
pacifica. I leader delle grandi religioni, per il
loro ruolo, la loro influenza e la loro autorità nelle
proprie comunità, sono i primi ad essere chiamati al
rispetto reciproco e al dialogo.
I
cristiani, da parte loro, sono sollecitati dalla stessa
fede in Dio, Padre del Signore Gesù Cristo, a vivere come
fratelli che si incontrano nella Chiesa e collaborano
all’edificazione di un mondo dove le persone e i
popoli "non agiranno più iniquamente né
saccheggeranno […], perché la conoscenza del Signore
riempirà la terra come le acque ricoprono il mare" (Is
11, 9).
Dialogo
come ricerca in comune
11. Per
la Chiesa il dialogo tra i seguaci di diverse religioni
costituisce uno strumento importante per collaborare con
tutte le comunità religiose al bene comune. La Chiesa
stessa nulla rigetta di quanto è vero e santo nelle varie
religioni. "Essa considera con sincero rispetto quei
modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine
che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa
stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono
un raggio di quella verità che illumina tutti gli
uomini".13
Quella
indicata non è la strada del relativismo, o del
sincretismo religioso.
La Chiesa, infatti, "annuncia, ed è tenuta ad
annunciare, il Cristo che è «via, verità e vita» (Gv
14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della
vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso
tutte le cose".14 Ciò non esclude
tuttavia il dialogo e la ricerca comune della verità in
diversi ambiti vitali, poiché, come recita
un’espressione usata spesso da san Tommaso d’Aquino,
"ogni verità, da chiunque sia detta, proviene dallo
Spirito Santo".15
Nel 2011
ricorre il 25° anniversario della Giornata mondiale di
preghiera per la pace, convocata ad Assisi nel
1986 dal Venerabile Giovanni Paolo II. In
quell’occasione i leader delle grandi religioni
del mondo hanno testimoniato come la religione sia un
fattore di unione e di pace, e non di divisione e di
conflitto. Il ricordo di quell’esperienza è un motivo
di speranza per un futuro in cui tutti i credenti si
sentano e si rendano autenticamente operatori di giustizia
e di pace.
Verità
morale nella politica e nella diplomazia
12. La
politica e la diplomazia dovrebbero guardare al patrimonio
morale e spirituale offerto dalle grandi religioni del
mondo per riconoscere e affermare verità, principi e
valori universali che non possono essere negati senza
negare con essi la dignità della persona umana. Ma che
cosa significa, in termini pratici, promuovere la verità
morale nel mondo della politica e della diplomazia? Vuol
dire agire in maniera responsabile sulla base della
conoscenza oggettiva e integrale dei fatti; vuol dire
destrutturare ideologie politiche che finiscono per
soppiantare la verità e la dignità umana e intendono
promuovere pseudo-valori con il pretesto della pace, dello
sviluppo e dei diritti umani; vuol dire favorire un
impegno costante per fondare la legge positiva sui
principi della legge naturale.16 Tutto ciò è
necessario e coerente con il rispetto della dignità e del
valore della persona umana, sancito dai Popoli della terra
nella Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite
del 1945, che presenta valori e principi morali universali
di riferimento per le norme, le istituzioni, i sistemi di
convivenza a livello nazionale e internazionale.
Oltre
l’odio e il pregiudizio
13.
Nonostante gli insegnamenti della storia e l’impegno
degli Stati, delle Organizzazioni internazionali a livello
mondiale e locale, delle Organizzazioni non governative e
di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che ogni
giorno si spendono per la tutela dei diritti e delle
libertà fondamentali, nel mondo ancora oggi si registrano
persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e di
intolleranza basati sulla religione. In particolare, in
Asia e in Africa le principali vittime sono i membri delle
minoranze religiose, ai quali viene impedito di professare
liberamente la propria religione o di cambiarla,
attraverso l’intimidazione e la violazione dei diritti,
delle libertà fondamentali e dei beni essenziali,
giungendo fino alla privazione della libertà personale o
della stessa vita.
Vi sono
poi - come ho già affermato - forme più sofisticate di
ostilità contro la religione, che nei Paesi occidentali
si esprimono talvolta col rinnegamento della storia e dei
simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità
e la cultura della maggioranza dei cittadini. Esse
fomentano spesso l’odio e il pregiudizio e non sono
coerenti con una visione serena ed equilibrata del
pluralismo e della laicità delle istituzioni, senza
contare che le nuove generazioni rischiano di non entrare
in contatto con il prezioso patrimonio spirituale dei loro
Paesi.
La difesa
della religione passa attraverso la difesa dei diritti e
delle libertà delle comunità religiose. I leader
delle grandi religioni del mondo e i responsabili delle
Nazioni rinnovino, allora, l’impegno per la promozione e
la tutela della libertà religiosa, in particolare per la
difesa delle minoranze religiose, le quali non
costituiscono una minaccia contro l’identità della
maggioranza, ma sono al contrario un’opportunità per il
dialogo e per il reciproco arricchimento culturale. La
loro difesa rappresenta la maniera ideale per consolidare
lo spirito di benevolenza, di apertura e di reciprocità
con cui tutelare i diritti e le libertà fondamentali in
tutte le aree e le regioni del mondo.
Libertà
religiosa nel mondo
14. Mi
rivolgo, infine, alle comunità cristiane che soffrono
persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e
intolleranza, in particolare in Asia, in Africa, nel Medio
Oriente e specialmente nella Terra Santa, luogo prescelto
e benedetto da Dio. Mentre rinnovo ad esse il mio affetto
paterno e assicuro la mia preghiera, chiedo a tutti i
responsabili di agire prontamente per porre fine ad ogni
sopruso contro i cristiani, che abitano in quelle regioni.
Possano i discepoli di Cristo, dinanzi alle presenti
avversità, non perdersi d’animo, perché la
testimonianza del Vangelo è e sarà sempre segno di
contraddizione.
Meditiamo
nel nostro cuore le parole del Signore Gesù: "Beati
quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati
[…]. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati [...]. Beati voi quando vi
insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni
sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed
esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei
cieli" (Mt 5,4-12). Rinnoviamo allora
"l’impegno da noi assunto all’indulgenza e al
perdono, che invochiamo nel Pater noster da
Dio, per aver noi stessi posta la condizione e la misura
della desiderata misericordia. Infatti, preghiamo così:
«Rimetti a noi i nostri debiti, come noi
li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12)".17
La violenza non si supera con la violenza. Il nostro grido
di dolore sia sempre accompagnato dalla fede, dalla
speranza e dalla testimonianza dell’amore di Dio.
Esprimo anche il mio auspicio affinché in Occidente,
specie in Europa, cessino l’ostilità e i pregiudizi
contro i cristiani per il fatto che essi intendono
orientare la propria vita in modo coerente ai valori e ai
principi espressi nel Vangelo. L’Europa, piuttosto,
sappia riconciliarsi con le proprie radici cristiane, che
sono fondamentali per comprendere il ruolo che ha avuto,
che ha e che intende avere nella storia; saprà, così,
sperimentare giustizia, concordia e pace, coltivando un
sincero dialogo con tutti i popoli.
Libertà
religiosa, via per la pace
15. Il
mondo ha bisogno di Dio. Ha bisogno di valori etici e
spirituali, universali e condivisi, e la religione può
offrire un contributo prezioso nella loro ricerca, per la
costruzione di un ordine sociale giusto e pacifico, a
livello nazionale e internazionale.
La
pace è un dono di Dio e al tempo stesso un progetto da
realizzare, mai totalmente compiuto. Una società
riconciliata con Dio è più vicina alla pace, che non è
semplice assenza di guerra, non è mero frutto del
predominio militare o economico, né tantomeno di astuzie
ingannatrici o di abili manipolazioni. La pace invece è
risultato di un processo di purificazione ed elevazione
culturale, morale e spirituale di ogni persona e popolo,
nel quale la dignità umana è pienamente rispettata.
Invito tutti coloro che desiderano farsi operatori di
pace, e soprattutto i giovani, a mettersi in ascolto della
propria voce interiore, per trovare in Dio il riferimento
stabile per la conquista di un’autentica libertà, la
forza inesauribile per orientare il mondo con uno spirito
nuovo, capace di non ripetere gli errori del passato. Come
insegna il Servo di Dio Paolo VI, alla cui saggezza e
lungimiranza si deve l’istituzione della Giornata
Mondiale della Pace: "Occorre innanzi tutto dare alla
Pace altre armi, che non quelle destinate ad uccidere e a
sterminare l'umanità. Occorrono sopra tutto le armi
morali, che danno forza e prestigio al diritto
internazionale; quelle, per prime, dell’osservanza dei
patti".18 La libertà religiosa è
un’autentica arma della pace, con una missione
storica e profetica. Essa infatti valorizza e
mette a frutto le più profonde qualità e potenzialità
della persona umana, capaci di cambiare e rendere migliore
il mondo. Essa consente di nutrire la speranza verso un
futuro di giustizia e di pace, anche dinanzi alle gravi
ingiustizie e alle miserie materiali e morali. Che tutti
gli uomini e le società ad ogni livello ed in ogni angolo
della Terra possano presto sperimentare la libertà
religiosa, via per la pace!
Dal
Vaticano, 8 dicembre 2010
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