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Radio
Vaticana 22 aprile 2009
Messaggio
del Papa: in Sant'Anselmo unità di fede e ragione,
inviolabilità della coscienza e libertà della Chiesa
fanno del Medioevo un "periodo pensante"
Sant’Anselmo
conserva ancora una grande attualità, per questo può
essere proficuo rileggere i suoi scritti e rimeditare
sulla sua vita. E’ quanto scrive Benedetto XVI in un
messaggio affidato al cardinale Giacomo Biffi, suo inviato
speciale alle celebrazioni che si stanno svolgendo ad
Aosta, a conclusione dell’anno dedicato al monaco
benedettino nel IX centenario della morte. Il porporato ha
letto le parole del Pontefice nella città natale del
Santo ieri sera. “Tra le figure più luminose nella
tradizione della Chiesa”, scrive il Papa riferendosi ad
Anselmo, di lui non si puo’ fare a meno di ricordare
l’“insegnamento sul valore inviolabile della coscienza
e sulla libertà come responsabile adesione alla verità e
al bene”, così come “la sua appassionata opera di
pastore d’anime”. Il servizio di Tiziana Campisi:
(musica)
Dottore magnifico: così, spiega Benedetto XVI, viene
chiamato Sant’Anselmo, monaco e poi vescovo, brillante
teologo vissuto nel XII secolo, “il cui pensiero si
accendeva e illuminava” nella preghiera e che con i suoi
scritti testimonia che il medioevo è stato “un periodo
‘pensante’, e, … ‘coscienzioso’”. Furono le
vette dei monti che ammirava da bambino ad Aosta a fargli
comprendere che “Dio si trova a una altezza
inaccessibile, situata oltre i traguardi a cui l'uomo può
arrivare”, perché “Dio sta al di là del pensabile -
diceva -. Per questo il viaggio alla ricerca di Dio,
almeno su questa terra, non si concluderà mai, ma sarà
sempre pensiero e anelito, rigoroso procedimento
dell'intelletto e implorante domanda del cuore”.
Anselmo cercava, Dio gli ha aperto la strada, sicché
penetrate le questioni più oscure sulla divinità di Dio
e la fede, riusciva a spiegarle e a provarle “con chiare
ragioni” come elementi della dottrina cattolica.
“Mirava a raggiungere la visione dei nessi logici
intrinseci al mistero” Anselmo, “a percepire la
‘chiarezza della verità’; spinto dalla fede confidava
nella ragione per comprendere le cose di Dio.
“Non tento, Signore, di penetrare la tua profondità,
perché non posso neppure da lontano mettere a confronto
con essa il mio intelletto; ma desidero intendere, almeno
fino a un certo punto, la tua verità, che il mio cuore
crede e ama. Non cerco infatti di capire per credere, ma
credo per capire”.
Così scriveva Anselmo nel suo Proslogion. Ma non fu
solo speculazione la sua vita, il religioso benedettino
viene ricordato anche come esperto maestro di vita
spirituale e grande educatore in cui si sono
contraddistinte misericordia e fermezza, soprattutto
quando a malincuore dovette lasciare il monastero perché
nominato arcivescovo di Canterbury. Non si riteneva
adatto, detestava gli impegni secolari e avrebbe voluto
vivere tra gli studi e la preghiera; ma proprio gli anni
monastici lo resero capace di affrontare le tribolazioni
del ministero episcopale, tanto da fargli affermare che
non avrebbe mai conservato nel cuore alcun rancore per
nessuno.
Come vescovo lasciò emergere “la sua rettitudine, la
sua rigorosa fedeltà alla coscienza; se ne ricorda
"la sua ‘libertà episcopale’, la sua ‘onestà
episcopale’, la sua insonne opera per la liberazione
della Chiesa dai condizionamenti temporali e dalle servitù
di calcoli non compatibili con la sua natura
spirituale”.
“Preferisco essere in disaccordo con gli uomini che,
d'accordo con loro, essere in disaccordo con Dio”.
Questo si legge in una sua lettera, e in un’altra
ancora:
“Non ho paura di effondere il mio sangue; non temo
nessuna ferita nel mio corpo né la perdita dei beni”.
Nel suo messaggio, Benedetto XVI ha voluto affidare al
cardinal Biffi anche il compito di esortare i fedeli della
diocesi di Aosta “a guardare con ammirazione e
affetto” al loro grande concittadino Anselmo, una
“luce" che "continua a brillare in tutta la
Chiesa, soprattutto là dove sono coltivati l'amore per le
verità della fede e il gusto per il loro approfondimento
mediante la ragione”.
(musica)
Lettera
del Papa all'abate primate dei Benedettini, in occasione
della conclusione dell'Anno anselmiano. Stasera
celebrazione ad Aosta
In
occasione della ricorrenza, Benedetto XVI ha inviato una
lettera all’abate primate dei Benedettini Confederati,
Dom Notker Wolf. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Nella lettera, il Papa invita a far risplendere “il
tesoro di sapienza” di Sant’Anselmo “perché gli
uomini, soprattutto gli europei”, possano avvicinarsi al
grande vescovo e dottore della Chiesa. Benché arcivescovo
- ricorda Benedetto XVI - Sant’Anselmo ha voluto essere
prima di tutto monaco benedettino, essendo consapevole
dell’importanza della vita monastica. Nell’Epistulam
de Incarnatione Verbi definisce se stesso semplicemente
"frate Anselmo", peccatore per quel che riguarda
la vita e monaco nelle vesti. Scrivendo ad un giovane
monaco - sottolinea il Papa - Sant’Anselmo ricorda che
prima di tutto si deve amare il proposito, il desiderio di
essere monaco. L’importanza data da Sant’Anselmo alla
Lectio Divina, cardine della vita benedettina, è evidente
nel suo libro Prologus orationum sive meditationum
che ha scritto per spronare i lettori “all’amore o al
timore di Dio”. Riprendendo le parole di Sant’Anselmo,
Benedetto XVI ricorda che la Parola di Dio “non si deve
leggere nel frastuono ma nella quiete, né di corsa e
velocemente, ma poco a poco e con intensa meditazione”.
Nei suoi scritti - afferma il Papa - non c’è alcuna
separazione tra erudizione e devozione, tra teologia e
mistica quando cerca di comprendere i misteri della fede.
La sua opera più nota, dal titolo Proslogion, come
le Confessioni di Sant’Agostino, è al tempo stesso
preghiera e desiderio di contemplare il volto di Dio.
"Ti supplico, o Signore - scrive Sant'Anselmo nel Proslogion
- perchè ti possa conoscere amare e incontrarti nella
pienezza della gioia".
Riferendosi ad un’altra opera, Cur Deus homo,
il Santo Padre ricorda come secondo Sant’Anselmo la
ragione arriva a contemplare la bellezza della verità
nella ricerca più alta della fede: “Se non crederete
non comprenderete”; quanto più si ricorre
all’intelletto - scrive Sant’Anselmo - tanto più ci
si avvicina a quello cui tutti gli uomini anelano. Avendo
presente il magistero di questo dottore della Chiesa - si
legge nella lettera del Santo Padre - il Collegio Sant’Anselmo,
fondato da Papa Leone XIII per formare i giovani di tutto
il mondo, conserva e promuove quegli insegnamenti
imprescindibili per la vita monastica. Questo Collegio -
osserva infine Benedetto XVI - è diventato un istituto
accademico internazionale che offre una formazione
filosofica, teologica e liturgica congiungendo, come ha
fatto Sant’Anselmo, la fede con la conoscenza della fede
grazie all’intelletto.
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