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Vaticana 24 gennaio 2010
I
sacerdoti annuncino Cristo nel continente digitale dando
un’anima al web: così il Papa nel Messaggio per la
Giornata mondiale delle comunicazioni sociali
◊ Un
appello forte ai sacerdoti perché annuncino il Vangelo
anche nel continente digitale: lo lancia il Papa nel
Messaggio per la 44.ma Giornata mondiale delle
comunicazioni sociali che si svolgerà domenica 16 maggio
sul tema “Il sacerdote e la pastorale nel mondo
digitale: i nuovi media al servizio della Parola”. Il
documento è stato presentato stamani nella Sala Stampa
vaticana alla vigilia della memoria di San Francesco di
Sales, patrono della stampa cattolica, e nel contesto
dell’Anno Sacerdotale. Una breve sintesi del Messaggio
del Papa in questo servizio di Sergio Centofanti:
Il web è “ormai uno strumento indispensabile” per
l’annuncio del Vangelo: Benedetto XVI esorta con forza i
sacerdoti ad essere testimoni di Gesù fino agli estremi
confini della terra esplorando anche il mondo digitale.
Per il sacerdote – scrive il Papa – si tratta di
comprendere di essere all’inizio di una “storia
nuova” in cui “la responsabilità dell'annuncio non
solo aumenta, ma si fa più impellente e reclama un
impegno più motivato ed efficace”: è così necessario
occuparsi pastoralmente delle moderne tecnologie della
comunicazione “moltiplicando il proprio impegno, per
porre i media al servizio della Parola”. “Nessuna
strada, infatti – sottolinea il Messaggio - può e deve
essere preclusa a chi, nel nome del Cristo risorto, si
impegna a farsi sempre più prossimo all'uomo”. Non si
tratta semplicemente di occupare il web – è un rischio
da evitare afferma il Papa – ma di “dare un’anima”
al mondo digitale “nella costante fedeltà al messaggio
evangelico” che chiede al sacerdote di attuare il suo
compito primario: “quello di annunciare Cristo”.
Benedetto XVI pensa ai giovani che vivono all'interno
di “grandi cambiamenti culturali” e chiede ai
sacerdoti “un'attenzione particolare a chi si trova
nella condizione di ricerca”, a “quanti non credono”
o “sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di
assoluto e di verità non caduche”. Ipotizza quindi che
il web possa diventare “una casa di preghiera per tutti
i popoli”, una sorta di “cortile dei gentili” del
Tempio di Gerusalemme, dove entrare in contatto con
“coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto”.
“Anche nel mondo digitale – scrive il Pontefice - deve
emergere che l'attenzione amorevole di Dio in Cristo per
noi non è una cosa del passato e neppure una teoria
erudita, ma una realtà del tutto concreta e attuale”:
occorre mostrare “all'umanità smarrita di oggi, che Dio
è vicino; che in Cristo tutti ci apparteniamo a
vicenda”.
Certo – sottolinea il Papa riferendosi ai rischi del
mondo virtuale – “non bisogna dimenticare che la
fecondità del ministero sacerdotale deriva innanzitutto
dal Cristo incontrato e ascoltato nella preghiera;
annunciato con la predicazione e la testimonianza della
vita; conosciuto, amato e celebrato nei Sacramenti,
soprattutto della Santissima Eucaristia e della
Riconciliazione”. Ma il web – conclude - resta “una
grande opportunità per i credenti” offrendo
“prospettive sempre nuove e pastoralmente sconfinate”
per diventare “testimoni, nel mondo d'oggi, della vita
sempre nuova, generata dall'ascolto del Vangelo di Gesù,
il Figlio eterno venuto fra noi per salvarci”.
MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
PER LA XLIV GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
“Il sacerdote
e la pastorale nel mondo digitale:
i nuovi media al servizio della Parola”
Cari
fratelli e sorelle,
il tema
della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni
Sociali – “Il sacerdote e la pastorale nel mondo
digitale: i nuovi media al servizio della Parola”
–, si inserisce felicemente nel cammino dell’Anno
sacerdotale, e pone in primo piano la riflessione su
un ambito pastorale vasto e delicato come quello della
comunicazione e del mondo digitale, nel quale vengono
offerte al Sacerdote nuove possibilità di esercitare il
proprio servizio alla Parola e della Parola.
I moderni mezzi di comunicazione sono entrati da tempo a
far parte degli strumenti ordinari, attraverso i quali le
comunità ecclesiali si esprimono, entrando in contatto
con il proprio territorio ed instaurando, molto spesso,
forme di dialogo a più vasto raggio, ma la loro recente e
pervasiva diffusione e il loro notevole influsso ne
rendono sempre più importante ed utile l’uso nel
ministero sacerdotale.
Compito
primario del Sacerdote è quello di annunciare Cristo, la
Parola di Dio fatta carne, e comunicare la multiforme
grazia divina apportatrice di salvezza mediante i
Sacramenti. Convocata dalla Parola, la Chiesa si pone come
segno e strumento della comunione che Dio realizza con
l’uomo e che ogni Sacerdote è chiamato a edificare in
Lui e con Lui. Sta qui l’altissima dignità e bellezza
della missione sacerdotale, in cui viene ad attuarsi in
maniera privilegiata quanto afferma l’apostolo Paolo:
“Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non
sarà deluso… Infatti: Chiunque invocherà il
nome del Signore sarà salvato. Ora, come invocheranno
colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in
colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne
sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come
lo annunceranno, se non sono stati inviati?” (Rm
10,11.13-15).
Per dare
risposte adeguate a queste domande all’interno dei
grandi cambiamenti culturali, particolarmente avvertiti
nel mondo giovanile, le vie di comunicazione aperte dalle
conquiste tecnologiche sono ormai uno strumento
indispensabile. Infatti, il mondo digitale, ponendo a
disposizione mezzi che consentono una capacità di
espressione pressoché illimitata, apre notevoli
prospettive ed attualizzazioni all’esortazione paolina:
“Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1Cor
9,16). Con la loro diffusione, pertanto, la responsabilità
dell’annuncio non solo aumenta, ma si fa più impellente
e reclama un impegno più motivato ed efficace. Al
riguardo, il Sacerdote viene a trovarsi come all’inizio
di una “storia nuova”, perché, quanto più le moderne
tecnologie creeranno relazioni sempre più intense e il
mondo digitale amplierà i suoi confini, tanto più egli
sarà chiamato a occuparsene pastoralmente, moltiplicando
il proprio impegno, per porre i media al servizio della
Parola.
Tuttavia,
la diffusa multimedialità e la variegata “tastiera di
funzioni” della medesima comunicazione possono
comportare il rischio di un’utilizzazione dettata
principalmente dalla mera esigenza di rendersi presente, e
di considerare erroneamente il web solo come uno
spazio da occupare. Ai Presbiteri, invece, è richiesta la
capacità di essere presenti nel mondo digitale nella
costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare
il proprio ruolo di animatori di comunità che si
esprimono ormai, sempre più spesso, attraverso le tante
“voci” scaturite dal mondo digitale, ed annunciare il
Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali,
dell’apporto di quella nuova generazione di audiovisivi
(foto, video, animazioni, blog, siti web),
che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili
mezzi anche per l’evangelizzazione e la catechesi.
Attraverso
i moderni mezzi di comunicazione, il Sacerdote potrà far
conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di
oggi a scoprire il volto di Cristo, coniugando l’uso
opportuno e competente di tali strumenti, acquisito anche
nel periodo di formazione, con una solida preparazione
teologica e una spiccata spiritualità sacerdotale,
alimentata dal continuo colloquio con il Signore. Più che
la mano dell’operatore dei media, il Presbitero
nell’impatto con il mondo digitale deve far trasparire
il suo cuore di consacrato, per dare un’anima non solo
al proprio impegno pastorale, ma anche all’ininterrotto
flusso comunicativo della “rete”.
Anche nel
mondo digitale deve emergere che l’attenzione amorevole
di Dio in Cristo per noi non è una cosa del passato e
neppure una teoria erudita, ma una realtà del tutto
concreta e attuale. La pastorale nel mondo digitale,
infatti, deve poter mostrare agli uomini del nostro tempo,
e all’umanità smarrita di oggi, che “Dio è vicino;
che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda”
(Benedetto XVI, Discorso
alla Curia romana per la presentazione degli auguri
natalizi: L’Osservatore Romano, 21-22 dicembre
2009, p. 6).
Chi
meglio di un uomo di Dio può sviluppare e mettere in
pratica, attraverso le proprie competenze nell’ambito
dei nuovi mezzi digitali, una pastorale che renda vivo e
attuale Dio nella realtà di oggi e presenti la sapienza
religiosa del passato come ricchezza cui attingere per
vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il
futuro? Compito di chi, da consacrato, opera nei media è
quello di spianare la strada a nuovi incontri, assicurando
sempre la qualità del contatto umano e l’attenzione
alle persone e ai loro veri bisogni spirituali; offrendo
agli uomini che vivono questo nostro tempo “digitale”
i segni necessari per riconoscere il Signore; donando
l’opportunità di educarsi all’attesa e alla speranza
e di accostarsi alla Parola di Dio, che salva e favorisce
lo sviluppo umano integrale. Questa potrà così prendere
il largo tra gli innumerevoli crocevia creati dal
fitto intreccio delle autostrade che solcano il cyberspazio
e affermare il diritto di cittadinanza di Dio in ogni
epoca, affinché, attraverso le nuove forme di
comunicazione, Egli possa avanzare lungo le vie delle città
e fermarsi davanti alle soglie delle case e dei cuori per
dire ancora: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno
ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui,
cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
Nel Messaggio
dello scorso anno ho incoraggiato i responsabili dei
processi comunicativi a promuovere una cultura di rispetto
per la dignità e il valore della persona umana. E’
questa una delle strade nelle quali la Chiesa è chiamata
ad esercitare una “diaconia della cultura”
nell’odierno “continente digitale”. Con il Vangelo
nelle mani e nel cuore, occorre ribadire che è tempo
anche di continuare a preparare cammini che conducono alla
Parola di Dio, senza trascurare di dedicare
un’attenzione particolare a chi si trova nella
condizione di ricerca, anzi procurando di tenerla desta
come primo passo dell’evangelizzazione. Una pastorale
nel mondo digitale, infatti, è chiamata a tener conto
anche di quanti non credono, sono sfiduciati ed hanno nel
cuore desideri di assoluto e di verità non caduche, dal
momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in
contatto con credenti di ogni religione, con non credenti
e persone di ogni cultura. Come il profeta Isaia arrivò a
immaginare una casa di preghiera per tutti i popoli (cfr Is
56,7), è forse possibile ipotizzare che il web
possa fare spazio - come il “cortile dei gentili” del
Tempio di Gerusalemme - anche a coloro per i quali Dio è
ancora uno sconosciuto?
Lo
sviluppo delle nuove tecnologie e, nella sua dimensione
complessiva, tutto il mondo digitale rappresentano una
grande risorsa per l’umanità nel suo insieme e per
l’uomo nella singolarità del suo essere e uno stimolo
per il confronto e il dialogo. Ma essi si pongono, altresì,
come una grande opportunità per i credenti. Nessuna
strada, infatti, può e deve essere preclusa a chi, nel
nome del Cristo risorto, si impegna a farsi sempre più
prossimo all’uomo. I nuovi media, pertanto, offrono
innanzitutto ai Presbiteri prospettive sempre nuove e
pastoralmente sconfinate, che li sollecitano a valorizzare
la dimensione universale della Chiesa, per una comunione
vasta e concreta; ad essere testimoni, nel mondo d’oggi,
della vita sempre nuova, generata dall’ascolto del
Vangelo di Gesù, il Figlio eterno venuto fra noi per
salvarci. Non bisogna dimenticare, però, che la fecondità
del ministero sacerdotale deriva innanzitutto dal Cristo
incontrato e ascoltato nella preghiera; annunciato con la
predicazione e la testimonianza della vita; conosciuto,
amato e celebrato nei Sacramenti, soprattutto della
Santissima Eucaristia e della Riconciliazione.
A voi,
carissimi Sacerdoti, rinnovo l’invito a cogliere con
saggezza le singolari opportunità offerte dalla moderna
comunicazione. Il Signore vi renda annunciatori
appassionati della buona novella anche nella nuova “agorà”
posta in essere dagli attuali mezzi di comunicazione.
Con tali
voti, invoco su di voi la protezione della Madre di Dio e
del Santo Curato d’Ars e con affetto imparto a ciascuno
la Benedizione Apostolica.
Dal
Vaticano, 24 gennaio 2010, Festa di San Francesco di Sales.
BENEDICTUS PP. XVI
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