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MESSAGGIO
PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE (11 DICEMBRE 2007) |
Fonte,
Radio Vaticana, 11 dicembre 2007
Chi osteggia la
famiglia impedisce la pace: così Benedetto XVI nel
Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace
“Famiglia
umana, comunità di pace” è il tema del terzo Messaggio
di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace, che
sarà celebrata il 1° gennaio 2008. Stamani la
presentazione nella Sala Stampa vaticana. Il servizio di Sergio
Centofanti.
Il Papa afferma che “chi anche inconsapevolmente
osteggia l’istituto familiare rende fragile la pace …
perché indebolisce quella che di fatto è la principale
‘agenzia di pace’”. “Tutto ciò che contribuisce a
indebolire la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e
una donna, ciò che direttamente o indirettamente ne frena
la disponibilità all’accoglienza responsabile di una
nuova vita, ciò che ne ostacola il diritto ad essere la
prima educatrice dell’educazione dei figli, costituisce
un oggettivo impedimento sulla via della pace. La famiglia
ha bisogno della casa, del lavoro o del giusto
riconoscimento dell'attività domestica dei genitori,
della scuola per i figli, dell’assistenza sanitaria di
base per tutti. Quando la società e la politica non si
impegnano ad aiutare la famiglia in questi campi, si
privano di un’essenziale risorsa a servizio della
pace”. (5)
“Il lessico familiare – scrive il Papa - è un
lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per
non perdere l'uso del vocabolario della pace.
Nell'inflazione dei linguaggi, la società non può
perdere il riferimento a quella ‘grammatica’ che ogni
bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del
papà, prima ancora che dalle loro parole”. (3)
La famiglia – sottolinea - è “ titolare di
specifici diritti. La stessa Dichiarazione universale dei
diritti umani, che costituisce un'acquisizione di civiltà
giuridica di valore veramente universale, afferma che
‘la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della
società e ha diritto ad essere protetta dalla società e
dallo Stato’ … La negazione o anche la restrizione dei
diritti della famiglia, oscurando la verità sull'uomo,
minaccia gli stessi fondamenti della pace”. (4)
Il Papa ricorda che “l'umanità è una grande
famiglia”: “non viviamo gli uni accanto agli altri per
caso; stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come
uomini e quindi come fratelli e sorelle”. Siamo tutti
figli di Dio: “è risalendo a questo supremo Principio
che può essere percepito il valore incondizionato di ogni
essere umano, e possono essere poste così le premesse per
l'edificazione di un'umanità pacificata. Senza questo
Fondamento trascendente, la società è solo
un'aggregazione di vicini, non una comunità di fratelli e
sorelle, chiamati a formare una grande famiglia”. (6)
Casa della famiglia umana è la terra – ricorda
ancora Benedetto XVI che afferma: “dobbiamo avere cura
dell'ambiente”, ma con una precisazione: “l'essere
umano, ovviamente, ha un primato di valore su tutto il
creato. Rispettare l'ambiente non vuol dire considerare la
natura materiale o animale più importante dell'uomo”.
Per la questione ecologica il Papa esorta a fornire
valutazioni “con prudenza, nel dialogo tra esperti e
saggi, senza accelerazioni ideologiche verso conclusioni
affrettate e soprattutto concertando insieme un modello di
sviluppo sostenibile, che garantisca il benessere di tutti
nel rispetto degli equilibri ecologici. Se la tutela
dell'ambiente comporta dei costi, questi devono essere
distribuiti con giustizia, tenendo conto delle diversità
di sviluppo dei vari Paesi e della solidarietà con le
future generazioni”. Ma “prudenza – sottolinea - non
significa non assumersi le proprie responsabilità e
rimandare le decisioni; significa piuttosto assumere
l'impegno di decidere assieme”. (7) Il Pontefice indica
quindi “la strada del dialogo piuttosto che delle
decisioni unilaterali”. Soprattutto è “necessario
intensificare il dialogo tra le Nazioni” sulla
“gestione delle risorse energetiche del pianeta”
rivedendo “gli elevati standard di consumo” dei Paesi
avanzati e provvedendo “ad adeguati investimenti per la
differenziazione delle fonti di energia” . Il Papa
denuncia il fatto che i “Paesi poveri … sono costretti
a svendere le risorse energetiche in loro possesso” e
“la loro stessa libertà politica viene messa in
discussione con forme di protettorato o comunque di
condizionamento, che appaiono … umilianti”.(8)
Il Messaggio ribadisce la necessità di “un'equa
distribuzione della ricchezza. In particolare, gli aiuti
dati ai Paesi poveri devono rispondere a criteri di sana
logica economica, evitando sprechi che risultino …
funzionali soprattutto al mantenimento di costosi apparati
burocratici. Occorre anche tenere in debito conto
l'esigenza morale di far sì che l'organizzazione
economica non risponda solo alle crude leggi del guadagno
immediato, che possono risultare disumane”.(10)
Il Papa ricorda che “per avere la pace c'è bisogno
di una legge comune, che aiuti la libertà ad essere
veramente se stessa, anziché cieco arbitrio, e che
protegga il debole dal sopruso del più forte”. E
ribadisce: “la forza va sempre disciplinata dalla legge
e ciò deve avvenire anche nei rapporti tra Stati
sovrani”. (11) “Sulla natura e la funzione della
legge” sottolinea che “bisogna risalire alla norma
morale naturale come base della norma giuridica,
altrimenti questa resta in balia di fragili e provvisori
consensi”.(12) Si tratta di un “legge morale comune
che, al di là delle differenze culturali, permette agli
esseri umani di capirsi tra loro circa gli aspetti più
importanti del bene e del male, del giusto e
dell'ingiusto” . “L'umanità non è ‘senza legge’”.
(13)
C’è poi uno sguardo sugli scenari internazionali:
“l'umanità – scrive - vive oggi, purtroppo, grandi
divisioni e forti conflitti che gettano ombre cupe sul suo
futuro”. Il Papa cita le “molte guerre civili nel
Continente africano, sebbene in esso non pochi Paesi
abbiano fatto progressi nella libertà e nella
democrazia” e poi il Medio Oriente “tuttora teatro di
conflitti e di attentati”. Ma in particolare lancia un
nuovo forte appello per lo “smantellamento progressivo e
concordato delle armi nucleari esistenti” evidenziando
“il pericolo che si moltiplichino i Paesi detentori
dell’arma nucleare”. Nota quindi “con rammarico
l'aumento del numero di Stati coinvolti nella corsa agli
armamenti”. Responsabili di questo “funesto commercio
… sono i Paesi del mondo industrialmente sviluppato che
traggono lauti guadagni dalla vendita di armi” e “le
oligarchie dominanti in tanti Paesi poveri che vogliono
rafforzare” il loro potere. (14)
Infine il Papa ricorda tre anniversari: il 60° della
Dichiarazione universale dei diritti umani (1948–2008),
definito “un passo decisivo nel difficile e impegnativo
cammino verso la concordia e la pace”, il 25o
dell'adozione da parte della Santa Sede della Carta dei
diritti della famiglia (1983–2008) e il 40o
della celebrazione della prima Giornata Mondiale della
Pace (1968–2008), frutto di una provvidenziale
intuizione di Papa Paolo VI. E “proprio alla luce di
queste significative ricorrenze” Benedetto XVI invita
“ogni uomo e ogni donna” a impegnarsi sulla via della
pace nella “consapevolezza della comune appartenenza
all'unica famiglia umana” ed esorta “i credenti ad
implorare da Dio senza stancarsi il grande dono della
pace”.(15)
MESSAGGIO
DEL PAPA
MESSAGGIO DI SUA
SANTITÀ
BENEDETTO XVI
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO
2008
FAMIGLIA UMANA, COMUNITÀ DI PACE
1.
All'inizio di un nuovo anno desidero far pervenire il mio
fervido augurio di pace, insieme con un caloroso messaggio
di speranza agli uomini e alle donne di tutto il mondo. Lo
faccio proponendo alla riflessione comune il tema con cui
ho aperto questo messaggio, e che mi sta particolarmente a
cuore: Famiglia umana, comunità di pace. Di fatto,
la prima forma di comunione tra persone è quella che
l'amore suscita tra un uomo e una donna decisi ad unirsi
stabilmente per costruire insieme una nuova famiglia.
Ma anche i popoli della terra sono chiamati ad instaurare
tra loro rapporti di solidarietà e di collaborazione,
quali s'addicono a membri dell'unica famiglia umana:
« Tutti i popoli — ha sentenziato il Concilio
Vaticano II — formano una sola comunità,
hanno un'unica origine, perché Dio ha fatto abitare
l'intero genere umano su tutta la faccia della terra (cfr At
17,26), ed hanno anche un solo fine ultimo, Dio ».
Famiglia,
società e pace
2. La
famiglia naturale, quale intima comunione di vita e
d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna,
costituisce « il luogo primario
dell'“umanizzazione” della persona e della società
», la « culla della vita e dell'amore ». A
ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la
prima società naturale, « un'istituzione divina che
sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo
di ogni ordinamento sociale »(5).
3. In
effetti, in una sana vita familiare si fa esperienza di
alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e
l'amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell'autorità
espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più
deboli perché piccoli o malati o anziani, l'aiuto
vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità
ad accogliere l'altro e, se necessario, a perdonarlo. Per
questo la famiglia è la prima e insostituibile
educatrice alla pace. Non meraviglia quindi che la
violenza, se perpetrata in famiglia, sia percepita come
particolarmente intollerabile. Pertanto, quando si afferma
che la famiglia è « la prima e vitale cellula della
società »(6),
si dice qualcosa di essenziale. La famiglia è fondamento
della società anche per questo: perché permette di
fare determinanti esperienze di pace. Ne consegue che
la comunità umana non può fare a meno del servizio che
la famiglia svolge. Dove mai l'essere umano in formazione
potrebbe imparare a gustare il « sapore » genuino della
pace meglio che nel « nido » originario che la natura
gli prepara? Il lessico familiare è un lessico di pace;
lì è necessario attingere sempre per non perdere l'uso
del vocabolario della pace. Nell'inflazione dei linguaggi,
la società non può perdere il riferimento a quella «
grammatica » che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli
sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle
loro parole.
4. La
famiglia, poiché ha il dovere di educare i suoi membri,
è titolare di specifici diritti. La stessa
Dichiarazione universale dei diritti umani, che
costituisce un'acquisizione di civiltà giuridica di
valore veramente universale, afferma che « la
famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società
e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo
Stato »(7). Da
parte sua, la Santa Sede ha voluto riconoscere una
speciale dignità giuridica alla famiglia
pubblicando la Carta
dei diritti della famiglia. Nel Preambolo
si legge: « I diritti della persona, anche se espressi
come diritti dell'individuo, hanno una fondamentale
dimensione sociale, che trova nella famiglia la sua nativa
e vitale espressione ». I diritti enunciati nella
Carta sono espressione ed esplicitazione della legge
naturale, iscritta nel cuore dell'essere umano e a lui
manifestata dalla ragione. La negazione o anche la
restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità
sull'uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace.
5.
Pertanto, chi anche inconsapevolmente osteggia l'istituto
familiare rende fragile la pace nell'intera comunità,
nazionale e internazionale, perché indebolisce quella
che, di fatto, è la principale « agenzia » di pace.
È questo un punto meritevole di speciale riflessione:
tutto ciò che contribuisce a indebolire la famiglia
fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, ciò che
direttamente o indirettamente ne frena la disponibilità
all'accoglienza responsabile di una nuova vita, ciò che
ne ostacola il diritto ad essere la prima responsabile
dell'educazione dei figli, costituisce un oggettivo
impedimento sulla via della pace. La famiglia ha bisogno
della casa, del lavoro o del giusto riconoscimento
dell'attività domestica dei genitori, della scuola per i
figli, dell'assistenza sanitaria di base per tutti. Quando
la società e la politica non si impegnano ad aiutare la
famiglia in questi campi, si privano di un'essenziale
risorsa a servizio della pace. In particolare, i mezzi
della comunicazione sociale, per le potenzialità
educative di cui dispongono, hanno una speciale
responsabilità nel promuovere il rispetto per la
famiglia, nell'illustrarne le attese e i diritti, nel
metterne in evidenza la bellezza.
L'umanità
è una grande famiglia
6. Anche
la comunità sociale, per vivere in pace, è chiamata a
ispirarsi ai valori su cui si regge la comunità
familiare. Questo vale per le comunità locali come per
quelle nazionali; vale anzi per la stessa comunità dei
popoli, per la famiglia umana che vive in quella casa
comune che è la terra. In questa prospettiva, però,
non si può dimenticare che la famiglia nasce dal « sì
» responsabile e definitivo di un uomo e di una donna e
vive del « sì » consapevole dei figli che vengono via
via a farne parte. La comunità familiare per prosperare
ha bisogno del consenso generoso di tutti i suoi membri.
È necessario che questa consapevolezza diventi
convinzione condivisa anche di quanti sono chiamati a
formare la comune famiglia umana. Occorre saper
dire il proprio « sì » a questa vocazione che Dio ha
inscritto nella stessa nostra natura. Non viviamo gli uni
accanto agli altri per caso; stiamo tutti percorrendo uno
stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e
sorelle. È perciò essenziale che ciascuno si impegni
a vivere la propria vita in atteggiamento di responsabilità
davanti a Dio, riconoscendo in Lui la sorgente originaria
della propria, come dell'altrui, esistenza. È risalendo a
questo supremo Principio che può essere percepito il
valore incondizionato di ogni essere umano, e possono
essere poste così le premesse per l'edificazione di
un'umanità pacificata. Senza questo Fondamento
trascendente, la società è solo un'aggregazione di
vicini, non una comunità di fratelli e sorelle, chiamati
a formare una grande famiglia.
Famiglia,
comunità umana e ambiente
7. La
famiglia ha bisogno di una casa, di un ambiente a sua
misura in cui intessere le proprie relazioni. Per la
famiglia umana questa casa è la terra, l'ambiente che
Dio Creatore ci ha dato perché lo abitassimo con
creatività e responsabilità. Dobbiamo avere cura
dell'ambiente: esso è stato affidato all'uomo, perché lo
custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo
sempre come criterio orientatore il bene di tutti.
L'essere umano, ovviamente, ha un primato di valore su
tutto il creato. Rispettare l'ambiente non vuol dire
considerare la natura materiale o animale più importante
dell'uomo. Vuol dire piuttosto non considerarla
egoisticamente a completa disposizione dei propri
interessi, perché anche le future generazioni hanno il
diritto di trarre beneficio dalla creazione, esprimendo in
essa la stessa libertà responsabile che rivendichiamo per
noi. Né vanno dimenticati i poveri, esclusi in molti casi
dalla destinazione universale dei beni del creato. Oggi
l'umanità teme per il futuro equilibrio ecologico. È
bene che le valutazioni a questo riguardo si facciano con
prudenza, nel dialogo tra esperti e saggi, senza
accelerazioni ideologiche verso conclusioni affrettate e
soprattutto concertando insieme un modello di sviluppo
sostenibile, che garantisca il benessere di tutti nel
rispetto degli equilibri ecologici. Se la tutela
dell'ambiente comporta dei costi, questi devono essere
distribuiti con giustizia, tenendo conto delle diversità
di sviluppo dei vari Paesi e della solidarietà con le
future generazioni. Prudenza non significa non assumersi
le proprie responsabilità e rimandare le decisioni;
significa piuttosto assumere l'impegno di decidere assieme
e dopo aver ponderato responsabilmente la strada da
percorrere, con l'obiettivo di rafforzare quell'alleanza
tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio
dell'amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso
il quale siamo in cammino.
8.
Fondamentale, a questo riguardo, è « sentire » la terra
come « nostra casa comune » e scegliere, per una sua
gestione a servizio di tutti, la strada del dialogo
piuttosto che delle decisioni unilaterali. Si possono
aumentare, se necessario, i luoghi istituzionali a livello
internazionale, per affrontare insieme il governo di
questa nostra « casa »; ciò che più conta, tuttavia,
è far maturare nelle coscienze la convinzione della
necessità di collaborare responsabilmente. I problemi che
si presentano all'orizzonte sono complessi e i tempi
stringono. Per far fronte in modo efficace alla
situazione, bisogna agire concordi. Un ambito nel quale
sarebbe, in particolare, necessario intensificare il
dialogo tra le Nazioni è quello della gestione delle
risorse energetiche del pianeta. Una duplice urgenza,
a questo riguardo, si pone ai Paesi tecnologicamente
avanzati: occorre rivedere, da una parte, gli elevati
standard di consumo dovuti all'attuale modello di
sviluppo, e provvedere, dall'altra, ad adeguati
investimenti per la differenziazione delle fonti di
energia e per il miglioramento del suo utilizzo. I Paesi
emergenti hanno fame di energia, ma talvolta questa fame
viene saziata ai danni dei Paesi poveri i quali, per
l'insufficienza delle loro infrastrutture, anche
tecnologiche, sono costretti a svendere le risorse
energetiche in loro possesso. A volte, la loro stessa
libertà politica viene messa in discussione con forme di
protettorato o comunque di condizionamento, che appaiono
chiaramente umilianti.
Famiglia,
comunità umana ed economia
9.
Condizione essenziale per la pace nelle singole famiglie
è che esse poggino sul solido fondamento di valori
spirituali ed etici condivisi. Occorre però aggiungere
che la famiglia fa un'autentica esperienza di pace quando
a nessuno manca il necessario, e il patrimonio familiare
— frutto del lavoro di alcuni, del risparmio di altri e
della attiva collaborazione di tutti — è bene gestito
nella solidarietà, senza eccessi e senza sprechi. Per la
pace familiare è dunque necessaria, da una parte, l'apertura
ad un patrimonio trascendente di valori, ma al tempo
stesso non è priva di importanza, dall'altra, la saggia
gestione sia dei beni materiali che delle relazioni tra le
persone. Il venir meno di questa componente ha come
conseguenza l'incrinarsi della fiducia reciproca a motivo
delle incerte prospettive che minacciano il futuro del
nucleo familiare.
10. Un
discorso simile va fatto per quell'altra grande famiglia
che è l'umanità nel suo insieme. Anche la famiglia
umana, oggi ulteriormente unificata dal fenomeno della
globalizzazione, ha bisogno, oltre che di un fondamento di
valori condivisi, di un'economia che risponda veramente
alle esigenze di un bene comune a dimensioni planetarie.
Il riferimento alla famiglia naturale si rivela, anche da
questo punto di vista, singolarmente suggestivo. Occorre
promuovere corrette e sincere relazioni tra i singoli
esseri umani e tra i popoli, che permettano a tutti di
collaborare su un piano di parità e di giustizia. Al
tempo stesso, ci si deve adoperare per una saggia
utilizzazione delle risorse e per un'equa
distribuzione della ricchezza. In particolare, gli
aiuti dati ai Paesi poveri devono rispondere a criteri di
sana logica economica, evitando sprechi che risultino in
definitiva funzionali soprattutto al mantenimento di
costosi apparati burocratici. Occorre anche tenere in
debito conto l'esigenza morale di far sì che
l'organizzazione economica non risponda solo alle crude
leggi del guadagno immediato, che possono risultare
disumane.
Famiglia,
comunità umana e legge morale
11. Una
famiglia vive in pace se tutti i suoi componenti si
assoggettano ad una norma comune: è questa ad
impedire l'individualismo egoistico e a legare insieme i
singoli, favorendone la coesistenza armoniosa e l'operosità
finalizzata. Il criterio, in sé ovvio, vale anche per
le comunità più ampie: da quelle locali, a quelle
nazionali, fino alla stessa comunità internazionale. Per
avere la pace c'è bisogno di una legge comune, che aiuti
la libertà ad essere veramente se stessa, anziché cieco
arbitrio, e che protegga il debole dal sopruso del più
forte. Nella famiglia dei popoli si verificano molti
comportamenti arbitrari, sia all'interno dei singoli Stati
sia nelle relazioni degli Stati tra loro. Non mancano poi
tante situazioni in cui il debole deve piegare la testa
davanti non alle esigenze della giustizia, ma alla nuda
forza di chi ha più mezzi di lui. Occorre ribadirlo: la
forza va sempre disciplinata dalla legge e ciò deve
avvenire anche nei rapporti tra Stati sovrani.
12. Sulla
natura e la funzione della legge la Chiesa si è
pronunciata molte volte: la norma giuridica che
regola i rapporti delle persone tra loro, disciplinando i
comportamenti esterni e prevedendo anche sanzioni per i
trasgressori, ha come criterio la norma morale
basata sulla natura delle cose. La ragione umana,
peraltro, è capace di discernerla, almeno nelle sue
esigenze fondamentali, risalendo così alla Ragione
creatrice di Dio che sta all'origine di tutte le cose.
Questa norma morale deve regolare le scelte delle
coscienze e guidare tutti i comportamenti degli esseri
umani. Esistono norme giuridiche per i rapporti tra le
Nazioni che formano la famiglia umana? E se esistono, sono
esse operanti? La risposta è: sì, le norme esistono, ma
per far sì che siano davvero operanti bisogna risalire
alla norma morale naturale come base della norma giuridica,
altrimenti questa resta in balia di fragili e provvisori
consensi.
13. La
conoscenza della norma morale naturale non è preclusa
all'uomo che rientra in se stesso e, ponendosi di fronte
al proprio destino, si interroga circa la logica interna
delle più profonde inclinazioni presenti nel suo essere.
Pur con perplessità e incertezze, egli può giungere a
scoprire, almeno nelle sue linee essenziali, questa
legge morale comune che, al di là delle differenze
culturali, permette agli esseri umani di capirsi tra loro
circa gli aspetti più importanti del bene e del male, del
giusto e dell'ingiusto. È indispensabile risalire a
questa legge fondamentale impegnando in questa ricerca le
nostre migliori energie intellettuali, senza lasciarci
scoraggiare da equivoci e fraintendimenti. Di fatto,
valori radicati nella legge naturale sono presenti, anche
se in forma frammentata e non sempre coerente, negli
accordi internazionali, nelle forme di autorità
universalmente riconosciute, nei principi del diritto
umanitario recepito nelle legislazioni dei singoli Stati o
negli statuti degli Organismi internazionali. L'umanità
non è « senza legge ». È tuttavia urgente
proseguire nel dialogo su questi temi, favorendo il
convergere anche delle legislazioni dei singoli Stati
verso il riconoscimento dei diritti umani fondamentali. La
crescita della cultura giuridica nel mondo dipende, tra
l'altro, dall'impegno di sostanziare sempre le norme
internazionali di contenuto profondamente umano, così da
evitare il loro ridursi a procedure facilmente aggirabili
per motivi egoistici o ideologici.
Superamento
dei conflitti e disarmo
14.
L'umanità vive oggi, purtroppo, grandi divisioni e forti
conflitti che gettano ombre cupe sul suo futuro.
Vaste aree del pianeta sono coinvolte in tensioni
crescenti, mentre il pericolo che si moltiplichino i Paesi
detentori dell'arma nucleare suscita motivate apprensioni
in ogni persona responsabile. Sono ancora in atto molte
guerre civili nel Continente africano, sebbene in esso non
pochi Paesi abbiano fatto progressi nella libertà e nella
democrazia. Il Medio Oriente è tuttora teatro di
conflitti e di attentati, che influenzano anche Nazioni e
regioni limitrofe, rischiando di coinvolgerle nella
spirale della violenza. Su un piano più generale, si deve
registrare con rammarico l'aumento del numero di Stati
coinvolti nella corsa agli armamenti: persino Nazioni
in via di sviluppo destinano una quota importante del loro
magro prodotto interno all'acquisto di armi. In questo
funesto commercio le responsabilità sono molte: vi sono i
Paesi del mondo industrialmente sviluppato che traggono
lauti guadagni dalla vendita di armi e vi sono le
oligarchie dominanti in tanti Paesi poveri che vogliono
rafforzare la loro situazione mediante l'acquisto di armi
sempre più sofisticate. È veramente necessaria in tempi
tanto difficili la mobilitazione di tutte le persone di
buona volontà per trovare concreti accordi in vista di
un'efficace smilitarizzazione, soprattutto nel campo
delle armi nucleari. In questa fase in cui il processo di
non proliferazione nucleare sta segnando il passo, sento
il dovere di esortare le Autorità a riprendere con più
ferma determinazione le trattative in vista dello smantellamento
progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti.
Nel rinnovare questo appello, so di farmi eco
dell'auspicio condiviso da quanti hanno a cuore il futuro
dell'umanità.
15.
Sessant'anni or sono l'Organizzazione delle Nazioni Unite
rendeva pubblica in modo solenne la Dichiarazione
universale dei diritti umani (1948–2008). Con quel
documento la famiglia umana reagiva agli orrori della
Seconda Guerra Mondiale, riconoscendo la propria unità
basata sulla pari dignità di tutti gli uomini e ponendo
al centro della convivenza umana il rispetto dei diritti
fondamentali dei singoli e dei popoli: fu quello un passo
decisivo nel difficile e impegnativo cammino verso la
concordia e la pace. Uno speciale pensiero merita
anche la ricorrenza del 25o anniversario dell'adozione
da parte della Santa Sede della Carta
dei diritti della famiglia (1983–2008), come
pure il 40o anniversario della
celebrazione della prima
Giornata Mondiale della Pace (1968–2008).
Frutto di una provvidenziale intuizione di Papa Paolo VI,
ripresa con grande convinzione dal mio amato e venerato
predecessore, Papa Giovanni Paolo II, la celebrazione di
questa Giornata ha offerto nel corso degli anni la
possibilità di sviluppare, attraverso i Messaggi
pubblicati per la circostanza, un'illuminante dottrina da
parte della Chiesa a favore di questo fondamentale bene
umano. È proprio alla luce di queste significative
ricorrenze che invito ogni uomo e ogni donna a prendere più
lucida consapevolezza della comune appartenenza all'unica
famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla
terra rispecchi sempre di più questa convinzione da cui
dipende l'instaurazione di una pace vera e duratura.
Invito poi i credenti ad implorare da Dio senza stancarsi
il grande dono della pace. I cristiani, per parte loro,
sanno di potersi affidare all'intercessione di Colei che,
essendo Madre del Figlio di Dio fattosi carne per la
salvezza dell'intera umanità, è Madre comune.
A tutti
l'augurio di un lieto Anno nuovo!
Dal
Vaticano, 8 Dicembre 2007
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