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MESSAGGIO AL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Radio Vaticana, 14.11.2005

COMMOSSA CERIMONIA A PALAZZO MONTECITORIO A TRE ANNI DALLA STORICA VISITA DI GIOVANNI PAOLO II AL PARLAMENTO ITALIANO. BENEDETTO XVI INVIA UN MESSAGGIO: LA CHIESA NON RIVENDICA PRIVILEGI MA VUOLE SOLO ADEMPIERE ALLA PROPRIA MISSIONE NEL RISPETTO DELLA LAICITA’ DELLO STATO

 Tre anni fa, il 14 novembre 2002, un giorno storico per l’Italia: Giovanni Paolo II varcava la soglia di Palazzo Montecitorio, in visita al Parlamento, riunito in seduta congiunta, alla presenza del capo dello Stato. Per celebrare quell’even-to, stamane, nell’aula parlamentare è stata scoperta una targa commemorativa. Il servizio di Roberta Gisotti.  

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Grande commozione, il sentimento comune, di questa cerimonia, presieduta dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, insieme al presidente della Camera Pierferdinando Casini, al cardinale vicario Camillo Ruini e all’arcive-scovo Leonardo Sandri, sostituto della Segreteria di Stato, che ha portato un messaggio di Benedetto XVI, a rievocare una “visita storica” frutto - si legge - “di una visione serena delle relazioni tra Chiesa e Stato, nella consapevolezza degli ‘impulsi altamente positivi’ che da tali relazioni hanno tratto, nel corso del tempo, sia la Chiesa che la Nazione italiana”. “La Chiesa in Italia e in ogni Paese, come pure nei diversi consessi internazionali, non intende rivendicare per sé alcun privilegio, – sottolinea il Papa – ma soltanto avere la possibilità di adempiere alla propria missione nel rispetto della laicità dello Stato”, che “se bene intesa, non è in contrasto con il messaggio cristiano”, ma piuttosto ne è “debitrice, come ben sanno gli studiosi della storia delle civiltà”. Da qui l’auspicio del Santo Padre “che tale spirito di sincera e leale collaborazione si approfondisca sempre più”.         

Nel messaggio anche l’invito ai parlamentari di ispirarsi “fattivamente” agli insegnamenti di Giovanni Paolo II, “promuovendo la formazione della persona umana, la cultura, la famiglia, la scuola, una piena e dignitosa occupazione, con una sollecita attenzione per i più deboli e per le antiche e nuove povertà”. “Un’Italia fiduciosa di sé e internamente coesa” – come affermava Papa Wojtyla – “costituisce una grande ricchezza per le altre nazioni d’Europa e del mondo”. Ma “tale coesione – afferma Benedetto XVI – presuppone un centro, un nucleo di significato e di valore intorno al quale possano convergere le diverse posizioni ideologiche e politiche. Questo centro non può che essere la persona umana, con i valori inerenti alla sua dignità individuale e sociale che la Chiesa desidera ardentemente servire”. E “il mio auspicio - conclude il Papa - è che la Santa Sede e lo Stato italiano sappiano cooperare sempre più in tale nobile impegno”.        

Molti i testimoni questa mattina nell’Aula parlamentare di Montecitorio, che hanno avuto l’onore tre anni fa di accogliere Giovanni Paolo II, ascoltando il suo storico discorso rivolto nel ‘cuore’ politico dello Stato italiano, invitando le Istituzioni a lavorare per il progresso del Paese e dell’Europa intera, a partire dalle categorie più deboli:  

Le sfide che stanno davanti ad uno Stato democratico esigono da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, indipendentemente dall'opzione politica di ciascuno, una cooperazione solidale e generosa all'edificazione del bene comune della Nazione”.  

Una cooperazione – raccomandava Papa Wojtyla – che non può prescindere dai “fondamentali valori etici iscritti nella natura stessa dell’essere umano”, mettendo in guardia dal “rischio dell’alleanza fra democrazia e relativismo etico, che toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale, e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità”. Non si può fare dunque a meno di una “verità ultima che guidi e orienti l’azione politica”, l’ammonimento profetico Giovanni Paolo II:  

“Le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia”.  

Si legge nella targa posta sulla destra rispetto allo scranno presidenziale dell’aula parlamentare che Giovanni Paolo II “fece auspicio di nuovi e fecondi traguardi di giustizia e di pace nel solco dei valori di civiltà della Nazione (italiana) per una umanità senza confini”.        

Da parte sua, il presidente della Camera, Casini ha suggellato così il significato di quella visita: “Con quel gesto - ha detto - un cammino difficile e assai  controverso giungeva a compimento: le barriere e le  incomprensioni che tanto a lungo avevano segnato le relazioni  tra Santa Sede e Stato italiano venivano superate una volta per tutte”.

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MESSAGGIO DEL PAPA

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

Il 14 novembre 2002 il Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, compì una storica visita al Parlamento della Repubblica Italiana, riunito in seduta congiunta di Camera e Senato nell’Aula di Montecitorio. La commossa e calorosa accoglienza, che fu riservata a Lui e al memorabile discorso che Egli pronunciò in tale circostanza, costituisce il tributo più solenne di stima che i Rappresentanti del Popolo italiano abbiano conferito a quel grande Pontefice. Ho pertanto appreso con vivo compiacimento, Signor Presidente, che l’avvenimento, nel suo terzo anniversario, sarà commemorato con un’apposita targa, collocata nella medesima Aula, e sono lieto di assicurare per l’occasione la mia spirituale partecipazione.

In effetti, la visita del mio amato Predecessore al Parlamento italiano non aveva precedenti e poté realizzarsi con l’affermarsi di una visione serena delle relazioni fra Chiesa e Stato, nella consapevolezza – a cui fece cenno il Pontefice nella sua allocuzione – degli "impulsi altamente positivi" che da tali relazioni hanno tratto, nel corso del tempo, sia la Chiesa che la Nazione italiana (n. 2: cfr Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXV, 2 [2002], 713).

In questo felice anniversario non mi resta, pertanto, che auspicare che tale spirito di sincera e leale collaborazione si approfondisca sempre più. Nell’assicurare il costante impegno in tal senso della Santa Sede, vorrei ancora una volta ribadire che la Chiesa, in Italia e in ogni Paese, come pure nei diversi Consessi internazionali, non intende rivendicare per sé alcun privilegio, ma soltanto avere la possibilità di adempiere la propria missione, nel rispetto della legittima laicità dello Stato. Questa, del resto, se bene intesa, non è in contrasto con il messaggio cristiano, ma piuttosto è ad esso debitrice, come ben sanno gli studiosi della storia delle civiltà.

Confido che gli illustri Membri del Parlamento italiano continuino anche in futuro ad onorare la memoria del compianto Papa Giovanni Paolo II, ispirandosi fattivamente ai suoi insegnamenti e promuovendo la formazione della persona umana, la cultura, la famiglia, la scuola, una piena e dignitosa occupazione, con una sollecita attenzione per i più deboli e per le antiche e nuove povertà.

"Un’Italia fiduciosa di sé e internamente coesa costituisce una grande ricchezza per le altre Nazioni d’Europa e del mondo" (ivi, n. 9: Op. cit., 717) – affermò il Pontefice il 14 novembre 2002. Tale coesione presuppone un centro, un nucleo di significato e di valore intorno al quale possano convergere le diverse posizioni ideologiche e politiche. Questo centro non può che essere la persona umana, con i valori inerenti alla sua dignità individuale e sociale, che la Chiesa, per mandato di Cristo, desidera ardentemente servire. Il mio auspicio è che la Santa Sede e lo Stato italiano sappiano cooperare sempre più in tale nobile impegno. Assicuro per questo la mia speciale preghiera, mentre a Lei, Signor Presidente, e a quanti si uniscono nel devoto gesto commemorativo invio di cuore la mia Benedizione.

 

 

 

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