|
MESSAGGIO
PER IL QUARTO CENTENARIO DELLA CANONIZZAZIONE DI
SAN CARLO |
Radio Vaticana,
4 novembre 2010
Benedetto
XVI su San Carlo Borromeo: ha riformato la Chiesa
iniziando dalla propria vita
◊
San Carlo Borromeo, di cui oggi la Chiesa ricorda la
memoria liturgica, “visse in maniera eroica le virtù
evangeliche della povertà, dell’umiltà e della castità,
in un continuo cammino di purificazione ascetica e di
perfezione cristiana”. Diede un esempio splendido “di
che cosa significhi operare per la riforma della
Chiesa”. E’ quanto scrive Benedetto XVI nel Messaggio
indirizzato all’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi
Tettamanzi, nel quarto centenario della canonizzazione di
San Carlo Borromeo. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
L’epoca in cui visse San Carlo Borromeo, nato nel
1538 e canonizzato nel 1610, è stata molto delicata per
la cristianità. Molti erano i “disordini da
sanzionare”, “gli errori da correggere” e “le
strutture da rinnovare”. San Carlo – scrive il Papa -
si adoperò tuttavia “per una profonda riforma della
Chiesa, iniziando dalla propria vita”. “In tempi
oscurati da numerose prove per la Comunità cristiana, con
divisioni e confusioni dottrinali, con l’annebbiamento
della fede e dei costumi e con il cattivo esempio di vari
sacri ministri – aggiunge il Santo Padre – Carlo
Borromeo non si limitò a deplorare o a condannare, né
semplicemente ad auspicare l’altrui cambiamento, ma
iniziò a riformare la propria vita che, abbandonate le
ricchezze e le comodità, divenne ricolma di preghiera, di
penitenza e di amorevole dedizione al suo popolo”. La
sua opera traeva forza e fecondità dall’impegno
personale di penitenza e di santità.
In ogni tempo – spiega poi il Papa – l’esigenza
primaria nella Chiesa è “che ogni suo membro si
converta a Dio”: “Anche ai nostri giorni non mancano
alla Comunità ecclesiale prove e sofferenze, ed essa si
mostra bisognosa di purificazione e di riforma”.
"L'esempio di San Carlo - scrive il Pontefice - ci
sproni a partire sempre da un serio impegno di conversione
personale e comunitaria, a trasformare i cuori, credendo
con ferma certezza nella potenza della preghiera e della
penitenza". Ricordando poi che l’Eucaristia e il
Crocifisso hanno immerso San Carlo nella carità di
Cristo, Benedetto XVI sottolinea che “non c’è
missione nella Chiesa che non sgorghi dal rimanere
nell’amore del Signore Gesù, reso presente nel
Sacrificio eucaristico”. La figura di San Carlo, che a
soli 24 anni prese la decisione di rispondere alla
chiamata del Signore, è eloquente anche per i giovani.
San Carlo comprese che “la conversione della sua vita
poteva vincere ogni abitudine avversa”. Seguendo il suo
esempio – conclude il Papa – i giovani possono
decidere di fare della propria giovinezza “un’offerta
a Cristo e ai fratelli”, scommettendo "su Dio e sul
Vangelo”.
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
Al
venerato Fratello
Cardinale
DIONIGI TETTAMANZI
Arcivescovo
di Milano
Lumen
caritatis. La luce della carità di san Carlo Borromeo
ha illuminato tutta la Chiesa e, rinnovando i prodigi
dell’amore di Cristo, nostro Sommo ed Eterno Pastore, ha
portato nuova vita e nuova giovinezza al gregge di Dio,
che attraversava tempi dolorosi e difficili. Per questo mi
unisco con tutto il cuore alla gioia dell’Arcidiocesi
ambrosiana nel commemorare il quarto centenario della
canonizzazione di questo grande Pastore, avvenuta il 1°
novembre 1610.
1.
L’epoca in cui visse Carlo Borromeo fu assai delicata
per la Cristianità. In essa l’Arcivescovo di Milano
diede un esempio splendido di che cosa significhi operare
per la riforma della Chiesa. Molti erano i
disordini da sanzionare, molti gli errori da correggere,
molte le strutture da rinnovare; e tuttavia san Carlo si
adoperò per una profonda riforma della Chiesa, iniziando
dalla propria vita. È nei confronti di se stesso,
infatti, che il giovane Borromeo promosse la prima e più
radicale opera di rinnovamento. La sua carriera era
avviata in modo promettente secondo i canoni di allora:
per il figlio cadetto della nobile famiglia Borromeo si
prospettava un futuro di agi e di successi, una vita
ecclesiastica ricca di onori, ma priva di incombenze
ministeriali; a ciò si aggiungeva anche la possibilità
di assumere la guida della famiglia dopo la morte
improvvisa del fratello Federico.
Eppure,
Carlo Borromeo, illuminato dalla Grazia, fu attento alla
chiamata con cui il Signore lo attirava a sé e lo voleva
consacrare al servizio del suo popolo. Così fu capace di
operare un distacco netto ed eroico dagli stili di vita
che erano caratteristici della sua dignità mondana, e di
dedicare tutto se stesso al servizio di Dio e della
Chiesa. In tempi oscurati da numerose prove per la Comunità
cristiana, con divisioni e confusioni dottrinali, con
l’annebbiamento della purezza della fede e dei costumi e
con il cattivo esempio di vari sacri ministri, Carlo
Borromeo non si limitò a deplorare o a condannare, né
semplicemente ad auspicare l’altrui cambiamento, ma
iniziò a riformare la sua propria vita, che, abbandonate
le ricchezze e le comodità, divenne ricolma di preghiera,
di penitenza e di amorevole dedizione al suo popolo. San
Carlo visse in maniera eroica le virtù evangeliche della
povertà, dell’umiltà e della castità, in un continuo
cammino di purificazione ascetica e di perfezione
cristiana.
Egli era
consapevole che una seria e credibile riforma doveva
cominciare proprio dai Pastori, affinché avesse effetti
benefici e duraturi sull’intero Popolo di Dio. In tale
azione di riforma seppe attingere alle sorgenti
tradizionali e sempre vive della santità della Chiesa
cattolica: la centralità dell’Eucaristia, nella quale
riconobbe e ripropose la presenza adorabile del Signore
Gesù e del suo Sacrificio d’amore per la nostra
salvezza; la spiritualità della Croce, come forza
rinnovatrice, capace di ispirare l’esercizio quotidiano
delle virtù evangeliche; l’assidua frequenza ai
Sacramenti, nei quali accogliere con fede l’azione
stessa di Cristo che salva e purifica la sua Chiesa; la
Parola di Dio, meditata, letta e interpretata nell’alveo
della Tradizione; l’amore e la devozione per il Sommo
Pontefice, nell’obbedienza pronta e filiale alle sue
indicazioni, come garanzia di vera e piena comunione
ecclesiale.
Dalla sua
vita santa e conformata sempre più a Cristo nasce anche
la straordinaria opera di riforma che san Carlo attuò
nelle strutture della Chiesa, in totale fedeltà al
mandato del Concilio di Trento. Mirabile fu la sua opera
di guida del Popolo di Dio, di meticoloso legislatore, di
geniale organizzatore. Tutto questo, però, traeva forza e
fecondità dall’impegno personale di penitenza e di
santità. In ogni tempo, infatti, è questa l’esigenza
primaria e più urgente nella Chiesa: che ogni suo membro
si converta a Dio. Anche ai nostri giorni non mancano alla
Comunità ecclesiale prove e sofferenze, ed essa si mostra
bisognosa di purificazione e di riforma.
L’esempio di san Carlo ci sproni a partire sempre da un
serio impegno di conversione personale e comunitaria, a
trasformare i cuori, credendo con ferma certezza nella
potenza della preghiera e della penitenza. Incoraggio in
modo particolare i sacri ministri, presbiteri e diaconi, a
fare della loro vita un coraggioso cammino di santità, a
non temere l’ebbrezza di quell’amore fiducioso a
Cristo per cui il Vescovo Carlo fu disposto a dimenticare
se stesso e a lasciare ogni cosa. Cari fratelli nel
ministero, la Chiesa ambrosiana possa trovare sempre in
voi una fede limpida e una vita sobria e pura, che
rinnovino l’ardore apostolico che fu di sant’Ambrogio,
di san Carlo e di tanti vostri santi Pastori!
2.
Durante l’episcopato di san Carlo, tutta la sua vasta
Diocesi si sentì contagiata da una corrente di santità
che si propagò al popolo intero. In che modo questo
Vescovo, così esigente e rigoroso, riuscì ad affascinare
e conquistare il popolo cristiano? È facile rispondere:
san Carlo lo illuminò e lo trascinò con l’ardore
della sua carità. "Deus caritas est",
e dove c’è l’esperienza viva dell’amore, lì si
rivela il volto profondo di Dio che ci attira e ci fa
suoi.
Quella di
san Carlo Borromeo fu anzitutto la carità del Buon
Pastore, che è disposto a donare totalmente la propria
vita per il gregge affidato alle sue cure, anteponendo le
esigenze e i doveri del ministero ad ogni forma di
interesse personale, comodità o tornaconto. Così
l’Arcivescovo di Milano, fedele alle indicazioni
tridentine, visitò più volte l’immensa Diocesi fin nei
luoghi più remoti, si prese cura del suo popolo
nutrendolo continuamente con i Sacramenti e con la Parola
di Dio, mediante una ricca ed efficace predicazione; non
ebbe mai timore di affrontare avversità e pericoli per
difendere la fede dei semplici e i diritti dei poveri.
San Carlo
fu riconosciuto, poi, come vero padre amorevole dei
poveri. La carità lo spinse a spogliare la sua stessa
casa e a donare i suoi stessi beni per provvedere agli
indigenti, per sostenere gli affamati, per vestire e dare
sollievo ai malati. Fondò istituzioni finalizzate
all’assistenza e al recupero delle persone bisognose; ma
la sua carità verso i poveri e i sofferenti rifulse in
modo straordinario durante la peste del 1576, quando il
santo Arcivescovo volle rimanere in mezzo al suo popolo,
per incoraggiarlo, per servirlo e per difenderlo con le
armi della preghiera, della penitenza e dell’amore.
La carità,
inoltre, spinse il Borromeo a farsi autentico e
intraprendente educatore. Lo fu per il suo popolo con le
scuole della dottrina cristiana. Lo fu per il clero con
l’istituzione dei seminari. Lo fu per i bambini e i
giovani con particolari iniziative loro rivolte e con
l’incoraggiamento a fondare congregazioni religiose e
confraternite laicali dedite alla formazione
dell’infanzia e della gioventù.
Sempre la
carità fu la motivazione profonda delle asprezze con cui
san Carlo viveva il digiuno, la penitenza e la
mortificazione. Per il santo Vescovo non si trattava solo
di pratiche ascetiche rivolte alla propria perfezione
spirituale, ma di un vero strumento di ministero per
espiare le colpe, invocare la conversione dei peccatori e
intercedere per i bisogni dei suoi figli.
In tutta
la sua esistenza possiamo dunque contemplare la luce della
carità evangelica, la carità longanime, paziente e forte
che "tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto
sopporta" (1Cor 13,7). Rendo grazie a Dio
perché la Chiesa di Milano è sempre stata ricca di
vocazioni particolarmente consacrate alla carità; lodo il
Signore per gli splendidi frutti di amore ai poveri, di
servizio ai sofferenti e di attenzione ai giovani di cui
può andare fiera. L’esempio e la preghiera di san Carlo
vi ottengano di essere fedeli a questa eredità, così che
ogni battezzato sappia vivere nella società odierna
quella profezia affascinante che è, in ogni epoca, la
carità di Cristo vivente in noi.
3. Non si
potrebbe comprendere, però, la carità di san Carlo
Borromeo se non si conoscesse il suo rapporto di amore
appassionato con il Signore Gesù. Questo amore egli
lo ha contemplato nei santi misteri dell’Eucaristia e
della Croce, venerati in strettissima unione con il
mistero della Chiesa. L’Eucaristia e il Crocifisso hanno
immerso san Carlo nella carità di Cristo, e questa ha
trasfigurato e acceso di ardore tutta la sua vita, ha
riempito le notti passate in preghiera, ha animato ogni
sua azione, ha ispirato le solenni liturgie celebrate con
il popolo, ha commosso il suo animo fino a indurlo sovente
alle lacrime.
Lo
sguardo contemplativo al santo Mistero dell’Altare e al
Crocifisso risvegliava in lui sentimenti di compassione
per le miserie degli uomini e accendeva nel suo cuore
l’ansia apostolica di portare a tutti l’annuncio
evangelico. D’altra parte, ben sappiamo che non c’è
missione nella Chiesa che non sgorghi dal
"rimanere" nell’amore del Signore Gesù, reso
presente a noi nel Sacrificio eucaristico. Mettiamoci alla
scuola di questo grande Mistero! Facciamo
dell’Eucaristia il vero centro delle nostre comunità e
lasciamoci educare e plasmare da questo abisso di carità!
Ogni opera apostolica e caritativa prenderà vigore e
fecondità da questa sorgente!
4. La
splendida figura di san Carlo mi suggerisce un’ultima
riflessione rivolta, in particolare, ai giovani. La storia
di questo grande Vescovo, infatti, è tutta decisa da
alcuni coraggiosi "sì" pronunciati
quando era ancora molto giovane. A soli 24 anni egli
prese la decisione di rinunciare a guidare la famiglia per
rispondere con generosità alla chiamata del Signore;
l’anno successivo accolse come una vera missione divina
l’ordinazione sacerdotale e quella episcopale. A 27 anni
prese possesso della Diocesi ambrosiana e dedicò tutto se
stesso al ministero pastorale. Negli anni della sua
giovinezza, san Carlo comprese che la santità era
possibile e che la conversione della sua vita poteva
vincere ogni abitudine avversa. Così egli fece della sua
giovinezza un dono d’amore a Cristo e alla Chiesa,
diventando un gigante della santità di tutti i tempi.
Cari
giovani, lasciate che vi rinnovi questo appello che mi sta
molto a cuore: Dio vi vuole santi, perché vi conosce nel
profondo e vi ama di un amore che supera ogni umana
comprensione. Dio sa che cosa c’è nel vostro cuore e
attende di vedere fiorire e fruttificare quel meraviglioso
dono che ha posto in voi. Come san Carlo, anche voi potete
fare della vostra giovinezza un’offerta a Cristo e ai
fratelli. Come lui, potete decidere, in questa stagione
della vostra vita, di "scommettere" su Dio e sul
Vangelo. Voi, cari giovani, non siete solo la speranza
della Chiesa; voi fate già parte del suo presente! E se
avrete l’audacia di credere alla santità, sarete il
tesoro più grande della vostra Chiesa ambrosiana, che si
è edificata sui Santi.
Con gioia
Le affido, venerato Fratello, queste riflessioni, e,
mentre invoco la celeste intercessione di san Carlo
Borromeo e la costante protezione di Maria Santissima, di
cuore imparto a Lei e all’intera Arcidiocesi una
speciale Benedizione Apostolica.
Dal
Vaticano, 1° novembre 2010, IV Centenario della
Canonizzazione di san Carlo Borromeo.
BENEDICTUS
PP. XVI
|
|