Radio
Vaticana 25 dicembre 2009
Benedetto
XVI alla Messa della Notte: abbandonare egoismo e
violenza. Il Papa, spintonato da una squilibrata, cade e
si rialza. Il cardinale Etchegaray si frattura il femore
◊ “Dio è
importante, la realtà più importante in assoluto della
nostra vita”: così il Papa ieri sera, durante
l’omelia per la Santa Messa di Natale, celebrata nella
Basilica Vaticana. Al centro delle parole di Benedetto XVI,
anche l’invito ad abbandonare l’egoismo, a guardare
all’umiltà di Dio e ad imitarlo, rinunciando alla
violenza e usando solo le armi della verità e
dell’amore. All’inizio della celebrazione, durante la
processione di ingresso, una donna squilibrata si è
avvicinata al Papa. Come rende noto Padre Federico
Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede,
“tale Susanna Maiolo, di 25 anni, di cittadinanza
italiana e svizzera, ha superato la transenna e,
nonostante l’intervento della sicurezza, è riuscita a
raggiungere il Santo Padre e ad afferrarne il pallio,
facendogli perdere l’equilibrio e facendolo scivolare a
terra”. ”Il Papa - continua la nota - ha potuto
prontamente rialzarsi e riprendere il cammino e tutta la
celebrazione si è svolta senza alcun altro problema”.
Purtroppo nel trambusto, “il cardinale Etchegaray è
caduto, riportando la frattura del collo del femore. È
stato ricoverato al Policlinico Gemelli, le sue condizioni
sono buone, ma dovrà essere sottoposto a operazione nei
prossimi giorni”. La Maiolo, riferisce ancora Padre
Lombardi, “non era armata, ma manifesta segni di
squilibrio psichico, ed è stata ricoverata in una
struttura sanitaria, per essere sottoposta a trattamento
sanitario obbligatorio”. Il presidente della Repubblica
italiana Giorgio Napolitano ha espresso al Papa la sua
affettuosa solidarietà per l'accaduto. Ma torniamo alla
Messa di ieri con il servizio di Isabella Piro:
(Adeste fideles)
“Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un
figlio”: le parole del profeta Isaia il Papa le
pronuncia all’inizio della sua omelia, per ricordare che
è Natale a tutto il mondo. Un mondo che, continua il
Pontefice, deve essere vigilante, come i pastori che
andarono a Betlemme. Un mondo che deve svegliarsi, ovvero
uscire “dal mondo particolare dell’io ed entrare nella
realtà comune, nella verità che, sola, ci unisce
tutti”:
"Il conflitto nel mondo, l’inconciliabilità
reciproca, derivano dal fatto che siamo rinchiusi nei
nostri propri interessi e nelle opinioni personali, nel
nostro proprio minuscolo mondo privato. L’egoismo,
quello del gruppo come quello del singolo, ci tiene
prigionieri dei nostri interessi e desideri, che
contrastano con la verità e ci dividono gli uni dagli
altri. Svegliatevi, ci dice il Vangelo. Venite fuori per
entrare nella grande verità comune, nella comunione
dell’unico Dio. Svegliarsi significa così sviluppare la
sensibilità per Dio; per i segnali silenziosi con cui
Egli vuole guidarci; per i molteplici indizi della sua
presenza".
Oggi, continua
il Papa, la nostra maniera di “pensare ed agire”,
“la mentalità del mondo odierno” riducono la
sensibilità verso Dio, ci rendono come “privi di
orecchio musicale per Lui”. Tuttavia, ricorda Benedetto
XVI, “in ogni anima è presente l’attesa di Dio, la
capacità di incontrarlo”.
Poi, il Santo Padre si sofferma sul versetto del
Vangelo di Luca, in cui si dice che i pastori “si
affrettarono” verso Betlemme. Un atteggiamento che non
si ritrova nel mondo di oggi, in cui Dio si trova spesso
“quasi all’ultimo posto nell’elenco delle priorità”.
Ma il Vangelo dice: Dio ha la massima priorità:
"Dio è importante, la realtà più importante
in assoluto nella nostra vita. Proprio questa priorità ci
insegnano i pastori. Da loro vogliamo imparare a non
lasciarci schiacciare da tutte le cose urgenti della vita
quotidiana. Da loro vogliamo apprendere la libertà
interiore di mettere in secondo piano altre occupazioni
– per quanto importanti esse siano – per avviarci
verso Dio, per lasciarlo entrare nella nostra vita e nel
nostro tempo. Il tempo impegnato per Dio e, a partire da
Lui, per il prossimo non è mai tempo perso. È il tempo
in cui viviamo veramente, in cui viviamo lo stesso essere
persone umane".
“Viviamo in filosofie, in affari e occupazioni che ci
riempiono totalmente”, continua Benedetto XVI, e il
cammino verso Dio è molto lungo, come quello che
dovettero compiere i sapienti per andare a Betlemme. Ma il
Signore va incontro ad ogni uomo:
"Per tutti c’è una via. Per tutti il Signore
dispone segnali adatti a ciascuno. (…)Sì, Dio si è
incamminato verso di noi. Da soli non potremmo giungere
fino a Lui. La via supera le nostre forze. Ma Dio è
disceso. Egli ci viene incontro. Egli ha percorso la parte
più lunga del cammino. Ora ci chiede: Venite e vedete
quanto vi amo. Venite e vedete che io sono qui".
Nella notte di Natale, afferma il Santo Padre, c’è
una novità: “la Parola può essere guardata. Poiché si
è fatta carne” in un bambino avvolto in fasce:
"Il segno di Dio, il segno che viene dato ai
pastori e a noi, non è un miracolo emozionante. Il segno
di Dio è la sua umiltà. Il segno di Dio è che Egli si
fa piccolo; diventa bambino; si lascia toccare e chiede il
nostro amore. Quanto desidereremmo noi uomini un segno
diverso, imponente, inconfutabile del potere di Dio e
della sua grandezza. Ma il suo segno ci invita alla fede e
all’amore, e pertanto ci dà speranza: così è
Dio".
Il Signore possiede “il potere e la Bontà”,
continua il Papa, e soprattutto ci invita a diventare
simili a Lui:
"Sì, diventiamo simili a
Dio, se ci lasciamo plasmare da questo segno; se
impariamo, noi stessi, l’umiltà e così la vera
grandezza; se rinunciamo alla violenza ed usiamo solo le
armi della verità e dell’amore".
“Paganesimo è mancanza di sensibilità – ribadisce
il Santo Padre – significa un cuore di pietra incapace
di amare e di percepire l’amore di Dio”. Cristo,
invece, vuole darci “un cuore di carne”. Egli “viene
a noi come uomo, affinché noi diventiamo veramente
umani”, conclude Benedetto XVI. Apriamo allora i nostri
cuori davanti a Dio divenuto bambino.
(Tu scendi dalle stelle)