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CAPPELLA
PAPALE NEL I ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GIOVANNI
PAOLO II (3/04/2006) |
Radio Vaticana,
3 aprile 2006
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Un
Papa che ha esteso su tutta la Chiesa
l’“influsso benefico” della propria fede,
rimasta “schietta e salda” fino all’“ultimo
viaggio” dell’agonia e della morte. Così
Benedetto XVI ha ricordato Giovanni Paolo II nella
Messa di suffragio, presieduta ieri pomeriggio dal
Papa in una Piazza San Pietro di nuovo gremita da
decine di migliaia di fedeli a meno di 24 ore dalla
veglia della sera prima. |
Il
Papa ha invitato la Chiesa a proseguire nella costruzione
di una umanità più giusta e in pace, facendo tesoro
degli insegnamenti di Papa Wojtyla.
Ascolta il servizio
di Alessandro De Carolis trasmesso da Radio Vaticana
DISCORSO
DEL PAPA
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FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle!
In questi
giorni è particolarmente viva nella Chiesa e nel mondo la
memoria del Servo di Dio Giovanni Paolo II nel primo
anniversario della sua morte. Con la veglia mariana di
ieri sera abbiamo rivissuto il momento preciso in cui, un
anno fa, avvenne il suo pio transito, mentre oggi ci
ritroviamo in questa stessa Piazza San Pietro per offrire
il Sacrificio eucaristico in suffragio della sua anima
eletta. Saluto con affetto, insieme con i Cardinali, i
Vescovi, i sacerdoti e i religiosi, i numerosi pellegrini
giunti da tante parti, specialmente dalla Polonia, per
testimoniargli stima, affetto e profonda riconoscenza.
Vogliamo pregare per questo amato Pontefice, lasciandoci
illuminare dalla Parola di Dio che or ora abbiamo
ascoltato.
Nella
prima Lettura, tratta dal Libro della Sapienza, ci è
stato ricordato qual è il destino finale dei giusti: un
destino di felicità sovrabbondante, che ricompensa senza
misura per le sofferenze e le prove affrontate nel corso
della vita. "Dio li ha provati – afferma l’autore
sacro – e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati
come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un
olocausto" (3,5-6). Il termine "olocausto"
fa riferimento al sacrificio in cui la vittima veniva
interamente bruciata, consumata dal fuoco; era segno,
pertanto, di offerta totale a Dio. Questa espressione
biblica ci fa pensare alla missione di Giovanni Paolo II,
che ha fatto dono a Dio e alla Chiesa della sua esistenza
e ha vissuto la dimensione sacrificale del suo sacerdozio
specialmente nella celebrazione dell’Eucaristia. Tra le
invocazioni a lui care ve n’era una tratta dalle
"Litanie di Gesù Cristo Sacerdote e Vittima",
che egli volle porre al termine del libro Dono e
Mistero, pubblicato in occasione del 50° del suo
Sacerdozio (cfr pp. 113-116): "Iesu, Pontifex qui
tradidisti temetipsum Deo oblationem et hostiam - Gesù,
Pontefice che consegnasti te stesso a Dio come offerta e
vittima, abbi pietà di noi". Quante volte egli ripeté
questa invocazione! Essa esprime bene il carattere
intimamente sacerdotale di tutta la sua vita. Egli non ha
mai fatto mistero del suo desiderio di diventare sempre più
una cosa sola con Cristo Sacerdote, mediante il Sacrificio
eucaristico, sorgente di infaticabile dedizione
apostolica.
Alla base
di questa offerta totale di sé stava naturalmente la
fede. Nella seconda Lettura, poc’anzi ascoltata, san
Pietro utilizza anch’egli l’immagine dell’oro
provato col fuoco e la applica alla fede (cfr 1 Pt
1,7). In effetti, nelle difficoltà della vita è
soprattutto la qualità della fede di ciascuno ad essere
saggiata e verificata: la sua solidità, la sua purezza,
la sua coerenza con la vita. Ebbene, il compianto
Pontefice, che Dio aveva dotato di molteplici doni umani e
spirituali, passando attraverso il crogiolo delle fatiche
apostoliche e della malattia, è apparso sempre più una
"roccia" nella fede. Chi ha avuto modo di
frequentarlo da vicino ha potuto quasi toccare con mano
quella sua fede schietta e salda, che, se ha impressionato
la cerchia dei collaboratori, non ha mancato di
diffondere, durante il lungo Pontificato, il suo influsso
benefico in tutta la Chiesa, in un crescendo che ha
raggiunto il suo culmine negli ultimi mesi e giorni della
sua vita. Una fede convinta, forte e autentica, libera da
paure e compromessi, che ha contagiato il cuore di tanta
gente, grazie anche ai numerosi pellegrinaggi apostolici
in ogni parte del mondo, e specialmente grazie a quell’ultimo
"viaggio" che è stata la sua agonia e la sua
morte.
La pagina
del Vangelo che è stata proclamata ci aiuta a comprendere
un altro aspetto della sua personalità umana e religiosa.
Potremmo dire che egli, Successore di Pietro, ha imitato
in modo singolare, tra gli Apostoli, Giovanni, il
"discepolo amato", che restò sotto la Croce
accanto a Maria nell’ora dell’abbandono e della morte
del Redentore. Vedendoli lì vicini - narra
l’evangelista - Gesù li affidò l’uno all’altra:
"Donna, ecco il tuo figlio! … Ecco la tua
madre" (Gv 19,26-27). Queste parole del
Signore morente erano particolarmente care a Giovanni
Paolo II. Come l’Apostolo evangelista, anch’egli ha
voluto prendere Maria nella sua casa: "et ex illa
hora accepit eam discipulus in sua – da quel momento
il discepolo la prese nella sua casa" (Gv
19,27). L’espressione "accepit eam in sua"
è singolarmente densa: indica la decisione di Giovanni di
rendere Maria partecipe della propria vita così da
sperimentare che, chi apre il cuore a Maria, in realtà è
da Lei accolto e diventa suo. Il motto segnato nello
stemma del Pontificato di Papa Giovanni Paolo II, Totus
tuus, riassume bene questa esperienza spirituale e
mistica, in una vita orientata completamente a Cristo per
mezzo di Maria: "ad Iesum per Mariam".
Cari
fratelli e sorelle, questa sera il nostro pensiero torna
con emozione al momento della morte dell’amato
Pontefice, ma al tempo stesso il cuore è come spinto a
guardare avanti. Sentiamo risuonare nell’animo i suoi
ripetuti inviti ad avanzare senza paura sulla strada della
fedeltà al Vangelo per essere araldi e testimoni di
Cristo nel terzo millennio. Ci tornano alla mente le sue
incessanti esortazioni a cooperare generosamente alla
realizzazione di una umanità più giusta e solidale, ad
essere operatori di pace e costruttori di speranza. Resti
sempre fisso il nostro sguardo su Cristo, "lo stesso
ieri, oggi e sempre" (Eb 13,8), che guida
saldamente la sua Chiesa. Noi abbiamo creduto al suo amore
ed è l’incontro con Lui "che dà alla vita un
nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva" (cfr
Deus caritas est, 1). La forza dello Spirito di Gesù
sia per tutti, cari fratelli e sorelle, come lo fu per
Papa Giovanni Paolo II, sorgente di pace e di gioia. E la
Vergine Maria, Madre della Chiesa, ci aiuti ad essere in
ogni circostanza, come lui, apostoli infaticabili del suo
divin Figlio e profeti del suo amore misericordioso. Amen!
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