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MESSAGGIO PER LA
GIORNATA DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI (24 GENNAIO 2012) |
Radio
Vaticana, 24 gennaio 2012
Messaggio
di Benedetto XVI per la Giornata delle comunicazioni
sociali: ritrovare il tempo del silenzio per dare valore
alla parola
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“Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”:
pubblicato oggi il Messaggio di Benedetto XVI per la
prossima Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali,
che verrà celebrata il 20 maggio. Il servizio di Roberta
Gisotti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“Silenzio e parola”: “due momenti della
comunicazione che devono – spiega il Papa –
equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un
autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone.
Al contrario, se “parola e silenzio si escludono a
vicenda”, la comunicazione “provoca un certo
stordimento”, o “crea un clima di freddezza”.
“La dove i messaggi e l’informazione sono
abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere
ciò che è importante da ciò che è inutile o
accessorio”. “Ai nostri giorni, la Rete – constata
il Santo Padre – sta diventando sempre di più il luogo
delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo
contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli
non si è mai posto e a bisogni che non avverte”. E
allora, “il silenzio è prezioso per favorire il
necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante
risposte che riceviamo”.
Per altro verso, l’incessante flusso di domande che
corre sulla Rete “manifesta – sottolinea ancora
Benedetto XVI – l’inquietudine dell’essere umano
sempre alla ricerca di verità, piccole e grandi, che
diano senso e speranza all’esistenza”. Ma “l’uomo
non può accontentarsi – il monito del Papa – di un
semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed
esperienze di vita.”
Da qui l’invito di Benedetto XVI: "creare “una
sorta di ‘ecosistema’ che sappia equilibrare silenzio,
parola, immagini e suoni”.
“Siti, applicazioni e reti sociali” sono certo
“da considerare con interesse”, quando “possono
aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e
di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di
silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o
condivisione della Parola di Dio”. “Se Dio parla
all’uomo anche nel silenzio, pure l’uomo scopre nel
silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio”.
Dunque, “imparare ad ascoltare e contemplare, oltre
che a parlare”. Sollecita Benedetto XVI soprattutto gli
evangelizzatori a capire che “silenzio e parola sono
entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire
comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di
Cristo nel mondo contemporaneo”.
MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
PER LA XLVI GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
"Silenzio
e Parola: cammino di evangelizzazione"
[Domenica,
20 maggio 2012]
Cari
fratelli e sorelle,
all’avvicinarsi
della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012,
desidero condividere con voi alcune riflessioni su un
aspetto del processo umano della comunicazione che a volte
è dimenticato, pur essendo molto importante, e che oggi
appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta
del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della
comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e
integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una
profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e
silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si
deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché,
al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece,
si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista
valore e significato.
Il
silenzio è parte integrante della comunicazione e senza
di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel
silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce
e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore
chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci
attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci.
Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di
esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza
un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle
nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco
e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel
silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici
della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto,
l’espressione del volto, il corpo come segni che
manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le
preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano
una forma di espressione particolarmente intensa. Dal
silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più
esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella
capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la
natura dei legami. Là dove i messaggi e l’informazione
sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per
discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o
accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire
la relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista
sembrano slegati tra loro, a valutare, ad analizzare i
messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere
opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad
un’autentica conoscenza condivisa. Per questo è
necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di
“ecosistema” che sappia equilibrare silenzio, parola,
immagini e suoni.
Gran
parte della dinamica attuale della comunicazione è
orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di
ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della
comunicazione per molte persone che cercano consigli,
suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la
Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande
e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è
bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai
posto e a bisogni che non avverte. Il silenzio è prezioso
per favorire il necessario discernimento tra i tanti
stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per
riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti.
Nel complesso e variegato mondo della comunicazione
emerge, comunque, l’attenzione di molti verso le domande
ultime dell’esistenza umana: chi sono? che cosa posso
sapere? che cosa devo fare? che cosa posso sperare? E’
importante accogliere le persone che formulano questi
interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo
profondo, fatto di parola, di confronto, ma anche di
invito alla riflessione e al silenzio, che, a volte, può
essere più eloquente di una risposta affrettata e
permette a chi si interroga di scendere nel più profondo
di se stesso e aprirsi a quel cammino di risposta che Dio
ha iscritto nel cuore dell’uomo.
Questo
incessante flusso di domande manifesta, in fondo,
l’inquietudine dell’essere umano sempre alla ricerca
di verità, piccole o grandi, che diano senso e speranza
all’esistenza. L’uomo non può accontentarsi di un
semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed
esperienze di vita: tutti siamo cercatori di verità e
condividiamo questo profondo anelito, tanto più nel
nostro tempo in cui “quando le persone si scambiano
informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro
visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali” (Messaggio
per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011).
Sono da
considerare con interesse le varie forme di siti,
applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo
di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica
domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni
di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di
Dio. Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più
lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere
pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la
propria interiorità. Non c’è da stupirsi se, nelle
diverse tradizioni religiose, la solitudine e il silenzio
siano spazi privilegiati per aiutare le persone a
ritrovare se stesse e quella Verità che dà senso a tutte
le cose. Il Dio della rivelazione biblica parla anche
senza parole: “Come mostra la croce di Cristo, Dio parla
anche per mezzo del suo silenzio. Il silenzio di Dio,
l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre
è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio,
Parola incarnata. (…) Il silenzio di Dio prolunga le sue
precedenti parole. In questi momenti oscuri Egli parla nel
mistero del suo silenzio” (Esort. ap. postsin. Verbum
Domini, 30 settembre 2010, 21). Nel silenzio della
Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino
al dono supremo. Dopo la morte di Cristo, la terra rimane
in silenzio e nel Sabato Santo, quando “il Re dorme e il
Dio fatto carne sveglia coloro che dormono da secoli”
(cfr Ufficio delle Letture del Sabato Santo),
risuona la voce di Dio piena di amore per l’umanità.
Se Dio
parla all’uomo anche nel silenzio, pure l’uomo scopre
nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio.
“Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa
contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e
così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola
redentrice” (Omelia,
S. Messa con i Membri della Commissione Teologica
Internazionale, 6 ottobre 2006). Nel parlare della
grandezza di Dio, il nostro linguaggio risulta sempre
inadeguato e si apre così lo spazio della contemplazione
silenziosa. Da questa contemplazione nasce in tutta la sua
forza interiore l’urgenza della missione, la necessità
imperiosa di “comunicare ciò che abbiamo visto e
udito”, affinché tutti siano in comunione con Dio (cfr 1
Gv 1,3). La contemplazione silenziosa ci fa immergere
nella sorgente dell’Amore, che ci conduce verso il
nostro prossimo, per sentire il suo dolore e offrire la
luce di Cristo, il suo Messaggio di vita, il suo dono di
amore totale che salva.
Nella
contemplazione silenziosa emerge poi, ancora più forte,
quella Parola eterna per mezzo della quale fu fatto il
mondo, e si coglie quel disegno di salvezza che Dio
realizza attraverso parole e gesti in tutta la storia
dell’umanità. Come ricorda il Concilio
Vaticano II, la Rivelazione divina si realizza con
“eventi e parole intimamente connessi, in modo che le
opere, compiute da Dio nella storia della salvezza,
manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà
significate dalle parole, mentre le parole proclamano le
opere e illustrano il mistero in esse contenuto” (Dei
Verbum, 2). E questo disegno di salvezza culmina
nella persona di Gesù di Nazaret, mediatore e pienezza di
tutta la Rivelazione. Egli ci ha fatto conoscere il vero
Volto di Dio Padre e con la sua Croce e Risurrezione ci ha
fatti passare dalla schiavitù del peccato e della morte
alla libertà dei figli di Dio. La domanda fondamentale
sul senso dell’uomo trova nel Mistero di Cristo la
risposta capace di dare pace all’inquietudine del cuore
umano. E’ da questo Mistero che nasce la missione della
Chiesa, ed è questo Mistero che spinge i cristiani a
farsi annunciatori di speranza e di salvezza, testimoni di
quell’amore che promuove la dignità dell’uomo e che
costruisce giustizia e pace.
Parola e
silenzio. Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare
ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare, e questo
è particolarmente importante per gli agenti
dell’evangelizzazione: silenzio e parola sono entrambi
elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo
della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel
mondo contemporaneo. A Maria, il cui silenzio “ascolta e
fa fiorire la Parola” (Preghiera
per l’Agorà dei Giovani a Loreto, 1-2 settembre
2007), affido tutta l’opera di evangelizzazione che la
Chiesa compie tramite i mezzi di comunicazione sociale.
Dal
Vaticano, 24 gennaio 2012, Festa di san Francesco di Sales
BENEDICTUS PP. XVI
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