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Vaticana 7 febbraio 2009
Messaggio
per la Giornata Mondiale della Gioventù. Il Papa invita a
ridare la vera speranza ai giovani: Cristo
Ridare
fiducia ai giovani e a tutta l’umanità, in questo tempo
di crisi, facendo conoscere a tutti che la vera grande
speranza è Cristo: è quanto in sintesi afferma Benedetto
XVI nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della
Gioventù che quest’anno si celebrerà a livello
diocesano il 5 aprile prossimo, Domenica delle Palme. Tema
del Messaggio: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio
vivente” (1 Tm 4,10). Ce ne parla Sergio Centofanti.
“La speranza – afferma il Papa - non è solo un
ideale o un sentimento, ma una persona viva: Gesù Cristo,
il Figlio di Dio”. Solo in Lui “l’essere umano trova
la sua vera realizzazione”. Benedetto XVI sottolinea il
fatto che “la crisi di speranza” che oggi investe
l’umanità è “una delle conseguenze principali
dell’oblio di Dio” che segna le nostre società e
“colpisce più facilmente le nuove generazioni che, in
contesti socio-culturali privi di certezze, di valori e di
solidi punti di riferimento, si trovano ad affrontare
difficoltà che appaiono superiori alle loro forze”.
Giovani “feriti dalla vita, condizionati da una
immaturità personale che è spesso conseguenza di un
vuoto familiare, di scelte educative permissive e
libertarie e di esperienze negative e traumatiche”.
Giovani che hanno intrapreso “una fuga alienante verso
comportamenti a rischio e violenti, verso la dipendenza da
droghe e alcool”. Giovani che si trovano “in
condizioni penose per aver seguito i consigli di
‘cattivi maestri’” ma che continuano a sentire “il
desiderio di amore vero e di autentica felicità”.
“Come annunciare la speranza a questi giovani?” – si
chiede il Papa: “L’impegno primario che tutti ci
coinvolge – scrive - è quello di una nuova
evangelizzazione, che aiuti le nuove generazioni a
riscoprire il volto autentico di Dio, che è Amore”. Il
Papa invita ad essere “testimoni credibili della
speranza cristiana” sulle orme di San Paolo che è stato
“interiormente trasformato dall’Amore divino
incontrato nella persona di Gesù Cristo”: è Lui che dà
senso alla vita. La speranza nasce dunque dall’incontro
con Gesù: ed è Lui stesso che “si offre a noi” anche
“nell’oscurità” della nostra ricerca. Le vie per
trovarlo sono “la preghiera perseverante” - ed è più
proficua la preghiera fatta insieme agli altri – e,
ancora, l’inserimento in gruppi, movimenti e itinerari
di fede, l’ascolto della Parola di Dio e l’Eucaristia
attorno a cui “nasce e cresce la Chiesa, la grande
famiglia dei cristiani”.
Benedetto XVI esorta gli stessi giovani a
diffondere questa grande speranza senza scoraggiarsi di
fronte a prove e difficoltà: “siate pazienti e
perseveranti – scrive – vincendo la naturale tendenza
dei giovani alla fretta, a volere tutto e subito”.
“Fate scelte che manifestino la vostra fede – aggiunge
- mostrate di aver compreso le insidie dell’idolatria
del denaro, dei beni materiali, della carriera e del
successo, e non lasciatevi attrarre da queste false
chimere. Non cedete alla logica dell’interesse
egoistico, ma coltivate l’amore per il prossimo …
sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione
della speranza che è in voi”. La vera fede illumina la
vita. Infatti - sottolinea il Papa - “il cristiano
autentico non è mai triste, anche se si trova a dover
affrontare prove di vario genere, perché la presenza di
Gesù è il segreto della sua gioia e della sua pace”.
Il Papa indica a tutti l’esempio di Maria, che “è
rimasta, salda nella speranza, ai piedi della Croce”. E
alla fine del Messaggio cita San Bernardo: “Nei
pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a
Maria … invocandola non perderai la speranza ...
Appoggiato a lei non scivolerai; sotto la sua protezione
non avrai paura di niente; con la sua guida non ti
stancherai; con la sua protezione giungerai a
destinazione”.
MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
PER LA XXIV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
(5 APRILE 2009)
“Abbiamo
posto la nostra speranza nel Dio vivente”
Cari
amici,
la
prossima Domenica delle Palme celebreremo, a livello
diocesano, la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù.
Mentre ci prepariamo a questa annuale ricorrenza, ripenso
con viva gratitudine al Signore all’incontro che si è
tenuto a Sydney, nel luglio dello scorso anno: incontro
indimenticabile, durante il quale lo Spirito Santo ha
rinnovato la vita di numerosissimi giovani convenuti dal
mondo intero. La gioia della festa e l’entusiasmo
spirituale, sperimentati durante quei giorni, sono stati
un segno eloquente della presenza dello Spirito di Cristo.
Ed ora siamo incamminati verso il raduno internazionale in
programma a Madrid nel 2011, che avrà come tema le parole
dell’apostolo Paolo: “Radicati e fondati in Cristo,
saldi nella fede”. In vista di tale appuntamento
mondiale dei giovani, vogliamo compiere insieme un
percorso formativo, riflettendo nel 2009
sull’affermazione di san Paolo: “Abbiamo posto la
nostra speranza nel Dio vivente”, e nel 2010 sulla
domanda del giovane ricco a Gesù: “Maestro buono, che
cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”.
La
giovinezza, tempo della speranza
A Sydney,
la nostra attenzione si è concentrata su ciò che lo
Spirito Santo dice oggi ai credenti, ed in particolare a
voi, cari giovani. Durante la Santa Messa conclusiva, vi
ho esortato a lasciarvi plasmare da Lui per essere
messaggeri dell’amore divino, capaci di costruire un
futuro di speranza per tutta l’umanità. La questione
della speranza è, in verità, al centro della nostra vita
di esseri umani e della nostra missione di cristiani,
soprattutto nell’epoca contemporanea. Avvertiamo tutti
il bisogno di speranza, ma non di una speranza qualsiasi,
bensì di una speranza salda ed affidabile, come ho voluto
sottolineare nell’Enciclica Spe salvi. La
giovinezza in particolare è tempo di speranze, perché
guarda al futuro con varie aspettative. Quando si è
giovani si nutrono ideali, sogni e progetti; la giovinezza
è il tempo in cui maturano scelte decisive per il resto
della vita. E forse anche per questo è la stagione
dell’esistenza in cui affiorano con forza le domande di
fondo: perché sono sulla terra? che senso ha vivere? che
sarà della mia vita? E inoltre: come raggiungere la
felicità? perché la sofferenza, la malattia e la morte?
che cosa c’è oltre la morte? Interrogativi che
diventano pressanti quando ci si deve misurare con
ostacoli che a volte sembrano insormontabili: difficoltà
negli studi, mancanza di lavoro, incomprensioni in
famiglia, crisi nelle relazioni di amicizia o nella
costruzione di un’intesa di coppia, malattie o disabilità,
carenza di adeguate risorse come conseguenza
dell’attuale e diffusa crisi economica e sociale. Ci si
domanda allora: dove attingere e come tener viva nel cuore
la fiamma della speranza?
Alla
ricerca della “grande speranza”
L’esperienza
dimostra che le qualità personali e i beni materiali non
bastano ad assicurare quella speranza di cui l’animo
umano è in costante ricerca. Come ho scritto nella citata
Enciclica Spe salvi, la politica, la scienza, la
tecnica, l’economia e ogni altra risorsa materiale da
sole non sono sufficienti per offrire la grande
speranza a cui tutti aspiriamo. Questa speranza “può
essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può
proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo
raggiungere” (n. 31). Ecco perché una delle conseguenze
principali dell’oblio di Dio è l’evidente smarrimento
che segna le nostre società, con risvolti di solitudine e
violenza, di insoddisfazione e perdita di fiducia che non
raramente sfociano nella disperazione. Chiaro e forte è
il richiamo che ci viene dalla Parola di Dio: “Maledetto
l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il
suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà
come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il
bene”.
La crisi
di speranza colpisce più facilmente le nuove generazioni
che, in contesti socio-culturali privi di certezze, di
valori e di solidi punti di riferimento, si trovano ad
affrontare difficoltà che appaiono superiori alle loro
forze. Penso, cari giovani amici, a tanti vostri coetanei
feriti dalla vita, condizionati da una immaturità
personale che è spesso conseguenza di un vuoto familiare,
di scelte educative permissive e libertarie e di
esperienze negative e traumatiche. Per alcuni – e
purtroppo non sono pochi – lo sbocco quasi obbligato è
una fuga alienante verso comportamenti a rischio e
violenti, verso la dipendenza da droghe e alcool, e verso
tante altre forme di disagio giovanile. Eppure, anche in
chi viene a trovarsi in condizioni penose per aver seguito
i consigli di “cattivi maestri”, non si spegne il
desiderio di amore vero e di autentica felicità. Ma come
annunciare la speranza a questi giovani? Noi sappiamo che
solo in Dio l’essere umano trova la sua vera
realizzazione. L’impegno primario che tutti ci coinvolge
è pertanto quello di una nuova evangelizzazione, che
aiuti le nuove generazioni a riscoprire il volto autentico
di Dio, che è Amore. A voi, cari giovani, che siete in
cerca di una salda speranza, rivolgo le stesse parole che
san Paolo indirizzava ai cristiani perseguitati nella Roma
di allora: “Il Dio della speranza vi riempia, nel
credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella
speranza per la virtù dello Spirito Santo”. Durante
questo anno giubilare dedicato all’Apostolo delle genti,
in occasione del bimillenario della sua nascita, impariamo
da lui a diventare testimoni credibili della speranza
cristiana.
San
Paolo, testimone della speranza
Trovandosi
immerso in difficoltà e prove di vario genere, Paolo
scriveva al suo fedele discepolo Timoteo: “Abbiamo posto
la nostra speranza nel Dio vivente”. Come era nata in
lui questa speranza? Per rispondere a tale domanda
dobbiamo partire dal suo incontro con Gesù risorto sulla
via di Damasco. All’epoca Saulo era un giovane come voi,
di circa venti o venticinque anni, seguace della Legge di
Mosè e deciso a combattere con ogni mezzo quelli che egli
riteneva nemici di Dio. Mentre stava andando a
Damasco per arrestare i seguaci di Cristo, fu abbagliato
da una luce misteriosa e si sentì chiamare per nome:
“Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Caduto a
terra, domandò: “Chi sei, o Signore?”. E quella voce
rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti!”. Dopo
quell’incontro, la vita di Paolo mutò radicalmente:
ricevette il Battesimo e divenne apostolo del Vangelo.
Sulla via di Damasco, egli fu interiormente trasformato
dall’Amore divino incontrato nella persona di Gesù
Cristo. Un giorno scriverà: “Questa vita, che io vivo
nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha
amato e ha consegnato se stesso per me”. Da persecutore
diventò dunque testimone e missionario; fondò comunità
cristiane in Asia Minore e in Grecia, percorrendo migliaia
di chilometri e affrontando ogni sorta di peripezie, fino
al martirio a Roma. Tutto per amore di Cristo.
La
grande speranza è in Cristo
Per Paolo
la speranza non è solo un ideale o un sentimento, ma una
persona viva: Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Pervaso
intimamente da questa certezza, potrà scrivere a Timoteo:
“Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente”. Il
“Dio vivente” è Cristo risorto e presente nel mondo.
E’ Lui la vera speranza: il Cristo che vive con noi e in
noi e che ci chiama a partecipare alla sua stessa vita
eterna. Se non siamo soli, se Egli è con noi, anzi, se è
Lui il nostro presente ed il nostro futuro, perché
temere? La speranza del cristiano è dunque desiderare
“il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità,
riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e
appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto
della grazia dello Spirito Santo”.
Il
cammino verso la grande speranza
Come un
giorno incontrò il giovane Paolo, Gesù vuole incontrare
anche ciascuno di voi, cari giovani. Sì, prima di essere
un nostro desiderio, questo incontro è un vivo desiderio
di Cristo. Ma qualcuno di voi mi potrebbe domandare: Come
posso incontrarlo io, oggi? O piuttosto, in che modo Egli
si avvicina a me? La Chiesa ci insegna che il desiderio di
incontrare il Signore è già frutto della sua grazia.
Quando nella preghiera esprimiamo la nostra fede, anche
nell’oscurità già Lo incontriamo perché Egli si offre
a noi. La preghiera perseverante apre il cuore ad
accoglierlo, come spiega sant’Agostino: “Il Signore
Dio nostro vuole che nelle preghiere si eserciti il nostro
desiderio, così che diventiamo capaci di ricevere ciò
che Lui intende darci” (Lettere 130,8,17). La
preghiera è dono dello Spirito, che ci rende uomini e
donne di speranza, e pregare tiene il mondo aperto a Dio.
Fate
spazio alla preghiera nella vostra vita! Pregare da soli
è bene, ancor più bello e proficuo è pregare insieme,
poiché il Signore ha assicurato di essere presente dove
due o tre sono radunati nel suo nome. Ci sono molti modi
per familiarizzare con Lui; esistono esperienze, gruppi e
movimenti, incontri e itinerari per imparare a pregare e
crescere così nell’esperienza della fede. Prendete
parte alla liturgia nelle vostre parrocchie e nutritevi
abbondantemente della Parola di Dio e dell’attiva
partecipazione ai Sacramenti. Come sapete, culmine e
centro dell’esistenza e della missione di ogni credente
e di ogni comunità cristiana è l’Eucaristia,
sacramento di salvezza in cui Cristo si fa presente e dona
come cibo spirituale il suo stesso Corpo e Sangue per la
vita eterna. Mistero davvero ineffabile! Attorno
all’Eucaristia nasce e cresce la Chiesa, la grande
famiglia dei cristiani, nella quale si entra con il
Battesimo e ci si rinnova costantemente grazie al
sacramento della Riconciliazione. I battezzati poi,
mediante la Cresima, vengono confermati dallo Spirito
Santo per vivere da autentici amici e testimoni di Cristo,
mentre i sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio li
rendono atti a realizzare i loro compiti apostolici nella
Chiesa e nel mondo. L’Unzione dei malati, infine, ci fa
sperimentare il conforto divino nella malattia e nella
sofferenza.
Agire
secondo la speranza cristiana
Se vi
nutrite di Cristo, cari giovani, e vivete immersi in Lui
come l’apostolo Paolo, non potrete non parlare di Lui e
non farlo conoscere ed amare da tanti altri vostri amici e
coetanei. Diventati suoi fedeli discepoli, sarete così in
grado di contribuire a formare comunità cristiane
impregnate di amore come quelle di cui parla il libro
degli Atti degli Apostoli. La Chiesa conta su di
voi per questa impegnativa missione: non vi scoraggino le
difficoltà e le prove che incontrate. Siate pazienti e
perseveranti, vincendo la naturale tendenza dei giovani
alla fretta, a volere tutto e subito.
Cari
amici, come Paolo, testimoniate il Risorto! Fatelo
conoscere a quanti, vostri coetanei e adulti, sono in
cerca della “grande speranza” che dia senso alla loro
esistenza. Se Gesù è diventato la vostra speranza,
ditelo anche agli altri con la vostra gioia e il vostro
impegno spirituale, apostolico e sociale. Abitati da
Cristo, dopo aver riposto in Lui la vostra fede e avergli
dato tutta la vostra fiducia, diffondete questa speranza
intorno a voi. Fate scelte che manifestino la vostra fede;
mostrate di aver compreso le insidie dell’idolatria del
denaro, dei beni materiali, della carriera e del successo,
e non lasciatevi attrarre da queste false chimere. Non
cedete alla logica dell’interesse egoistico, ma
coltivate l’amore per il prossimo e sforzatevi di porre
voi stessi e le vostre capacità umane e professionali al
servizio del bene comune e della verità, sempre pronti a
rispondere “a chiunque vi domandi ragione della speranza
che è in voi”. Il cristiano autentico non è mai
triste, anche se si trova a dover affrontare prove di
vario genere, perché la presenza di Gesù è il segreto
della sua gioia e della sua pace.
Maria,
Madre della speranza
Modello
di questo itinerario di vita apostolica sia per voi san
Paolo, che ha alimentato la sua vita di costante fede e
speranza seguendo l’esempio di Abramo, del quale scrive
nella Lettera ai Romani: “Egli credette, saldo nella
speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di
molti popoli”. Su queste stesse orme del popolo della
speranza – formato dai profeti e dai santi di tutti i
tempi – noi continuiamo ad avanzare verso la
realizzazione del Regno, e nel nostro cammino spirituale
ci accompagna la Vergine Maria, Madre della Speranza.
Colei che ha incarnato la speranza di Israele, che ha
donato al mondo il Salvatore ed è rimasta, salda nella
speranza, ai piedi della Croce, è per noi modello e
sostegno. Soprattutto, Maria intercede per noi e ci guida
nel buio delle nostre difficoltà all’alba radiosa
dell’incontro con il Risorto. Vorrei concludere questo
messaggio, cari giovani amici, facendo mia una bella e
nota esortazione di san Bernardo ispirata al titolo di
Maria Stella maris, Stella del mare: “Tu che
nell’instabilità continua della vita presente, ti
accorgi di essere sballottato tra le tempeste più che
camminare sulla terra, tieni ben fisso lo sguardo al
fulgore di questa stella, se non vuoi essere spazzato via
dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e ti
incagli tra gli scogli delle tribolazioni, guarda alla
stella, invoca Maria ... Nei pericoli, nelle angustie,
nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria...
Seguendo i suoi esempi non ti smarrirai; invocandola non
perderai la speranza; pensando a lei non cadrai
nell’errore. Appoggiato a lei non scivolerai; sotto la
sua protezione non avrai paura di niente; con la sua guida
non ti stancherai; con la sua protezione giungerai a
destinazione” (Omelie in lode della Vergine Madre,
2,17).
Maria,
Stella del mare, sii tu a guidare i giovani del mondo
intero all’incontro con il tuo Figlio divino Gesù, e
sii ancora tu la celeste custode della loro fedeltà al
Vangelo e della loro speranza.
Mentre
assicuro il mio quotidiano ricordo nella preghiera per
ognuno di voi, cari giovani, di cuore tutti vi benedico
insieme alle persone che vi sono care.
Dal
Vaticano, 22 febbraio 2009
©
Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana
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