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Radio
Vaticana 15 marzo 2010
Nonostante
le difficoltà, non rinunciate ai sogni e rifiutate una
libertà svincolata da valori: così il Papa ai giovani,
nel Messaggio per la 25.ma Gmg
◊
“La vostra età costituisce una grande ricchezza non
solo per voi ma anche per gli altri, per la Chiesa e per
il mondo”. Così, il Papa si rivolge ai giovani nel
Messaggio per la 25.ma Giornata Mondiale della Gioventù
che si celebrerà il prossimo 28 marzo, Domenica delle
Palme. Si tratta della celebrazione a livello diocesano,
che si alterna con il raduno mondiale dei giovani. Il
prossimo è già fissato nell’agosto 2011 a Madrid. Del
Messaggio di Benedetto XVI per la Gmg 2010, pubblicato
oggi, ci parla nel servizio Fausta Speranza:
“Il cristianesimo non è primariamente una morale”:
così, afferma il Papa aggiungendo che è innanzitutto
“esperienza di Gesù Cristo”. Spiega: il cristianesimo
è sperimentare che Cristo “ci ama personalmente” e lo
fa anche “quando gli voltiamo le spalle”. “In questo
amore si trova la sorgente di tutta la vita cristiana”,
dice il Papa. Questo amore “ci permette di superare
tutte le prove: la scoperta dei nostri peccati, la
sofferenza, lo scoraggiamento”. Da qui l’invito di
Benedetto XVI: “Mettetevi in ascolto di Dio, che ha un
suo disegno di amore su ciascuno di voi”.
(Musica)
E da qui la scelta del tema della Gmg di quest’anno:
“Maestro buono che cosa devo fare per avere la vita
eterna?”. E’ la domanda del giovane ricco nel suo
incontro con Gesù. Un incontro che mostra – spiega il
Papa – “la grande attenzione di Gesù verso i
giovani”. Mostra – sottolinea rivolgendosi ai giovani
- “quanto sia grande il suo desiderio di incontrarvi
personalmente e di aprire un dialogo con ciascuno di
voi”.
Come il giovane ricco del Vangelo che chiede a Gesù
cosa deve fare, “forse anche voi – dice il Papa -
vivete situazioni di instabilità, di turbamento o di
sofferenza, che vi portano ad aspirare ad una vita non
mediocre e a chiedervi: in che consiste una vita riuscita?
Che cosa devo fare? Quale potrebbe essere il mio progetto
di vita?”. “Non abbiate paura di affrontare queste
domande! – dice Benedetto XVI - Lontano dal sopraffarvi,
esse esprimono le grandi aspirazioni, che sono presenti
nel vostro cuore. Pertanto, vanno ascoltate”. E il Papa
invita a non lasciare inascoltate le chiamate alla vita
sacerdotale o religiosa o al matrimonio, ad andare
controcorrente se lo chiede il Vangelo.
(Musica)
Benedetto XVI ricorda che la “mentalità attuale
propone una libertà svincolata da valori, da regole, da
norme oggettive e invita a rifiutare ogni limite ai
desideri del momento”. “Ma questo tipo di proposta –
afferma - invece di condurre alla vera libertà, porta
l'uomo a diventare schiavo di se stesso, dei suoi desideri
immediati, degli idoli come il potere, il denaro, il
piacere sfrenato”.
Il Papa sa e ricorda le difficoltà dei giovani: “Chi
vive oggi la condizione giovanile – dice – si trova ad
affrontare problemi derivanti dalla disoccupazione, dalla
mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive
concrete per il futuro”. Affrontando il tema della crisi
economica e riprendendo la sua Enciclica sociale Caritas
in Veritate, il Papa ricorda ''alcune grandi sfide
attuali'', invitando i giovani contribuire per il bene
comune: dall'ecologia alla redistribuzione dei beni, dal
controllo dei meccanismi finanziari alla lotta contro la
fame nel mondo, dalla difesa della dignità e della vita
al ''buon uso'' dei mezzi di comunicazione sociale. ''Non
si tratta - afferma - di compiere gesti eroici o
straordinari, ma di agire mettendo a frutto i propri
talenti e le proprie possibilità, impegnandosi a
progredire costantemente nella fede e nell'amore''.
Il Papa invita a non dimenticare tutti i doni che “il
Signore ha rinchiuso nel cuore di ciascuno”. Raccomanda
ai giovani di impegnarsi “in percorsi seri di formazione
personale e di studio per servire in maniera competente e
generosa il bene comune”. A “coltivare nel cuore
desideri grandi di fraternità, di giustizia e di pace”.
Dunque di mettere a frutto i propri talenti e le proprie
possibilità. “Nonostante le difficoltà – dice
Benedetto XVI ai giovani – non lasciatevi scoraggiare e
non rinunciate ai vostri sogni”. L’ormai prossima
Giornata Mondiale della Gioventù, che celebreremo nella
Domenica delle Palme, è la 25.ma: 25 anni fa Giovanni
Paolo II dava il via a quello che Benedetto XVI chiama
“l’appuntamento annuale dei giovani credenti del mondo
intero”. Per questo anniversario, Benedetto XVI consegna
ai giovani queste parole: “Il futuro è nelle mani di
chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di
speranza”.
(Musica)
MESSAGGIO DEL
PAPA
“Maestro
buono, che cosa devo fare
per avere in eredità la vita eterna?” (Mc
10,17)
Cari
amici,
ricorre
quest’anno il venticinquesimo
anniversario di istituzione della Giornata
Mondiale della Gioventù, voluta dal Venerabile Giovanni
Paolo II come appuntamento annuale dei giovani
credenti del mondo intero. Fu una iniziativa profetica che
ha portato frutti abbondanti, permettendo alle nuove
generazioni cristiane di incontrarsi, di mettersi in
ascolto della Parola di Dio, di scoprire la bellezza della
Chiesa e di vivere esperienze forti di fede che hanno
portato molti alla decisione di donarsi totalmente a
Cristo.
La
presente XXV
Giornata rappresenta una tappa verso il prossimo
Incontro Mondiale dei giovani, che avrà luogo nell'agosto
2011 a Madrid, dove spero sarete numerosi a vivere
questo evento di grazia.
Per
prepararci a tale celebrazione, vorrei proporvi alcune
riflessioni sul tema di quest’anno: “Maestro buono,
che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”
(Mc 10,17), tratto dall’episodio evangelico
dell'incontro di Gesù con il giovane ricco; un tema già
affrontato, nel 1985, dal Papa Giovanni
Paolo II in una bellissima Lettera,
diretta per la prima volta ai giovani.
1. Gesù
incontra un giovane
“Mentre
[Gesù] andava per la strada, – racconta il
Vangelo di San Marco - un tale gli corse incontro e,
gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro
buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita
eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono?
Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i
comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non
rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo
padre e tua madre». Egli allora gli disse: «Maestro,
tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli
disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai
e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni!
Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto
e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni”
(Mc 10, 17-22).
Questo
racconto esprime in maniera efficace la grande attenzione
di Gesù verso i giovani, verso di voi, verso le vostre
attese, le vostre speranze, e mostra quanto sia grande il
suo desiderio di incontrarvi personalmente e di aprire un
dialogo con ciascuno di voi. Cristo, infatti, interrompe
il suo cammino per rispondere alla domanda del suo
interlocutore, manifestando piena disponibilità verso
quel giovane, che è mosso da un ardente desiderio di
parlare con il «Maestro buono», per imparare da Lui a
percorrere la strada della vita. Con questo brano
evangelico, il mio Predecessore voleva esortare ciascuno
di voi a “sviluppare il proprio colloquio con Cristo -
un colloquio che è d'importanza fondamentale ed
essenziale per un giovane” (Lettera
ai giovani, n. 2).
2. Gesù
lo guardò e lo amò
Nel
racconto evangelico, San Marco sottolinea come “Gesù
fissò lo sguardo su di lui e lo amò” (cfr Mc 10,21).
Nello sguardo del Signore c’è il cuore di questo
specialissimo incontro e di tutta l’esperienza
cristiana. Infatti il cristianesimo non è primariamente
una morale, ma esperienza di Gesù Cristo, che ci ama
personalmente, giovani o vecchi, poveri o ricchi; ci ama
anche quando gli voltiamo le spalle.
Commentando
la scena, il Papa Giovanni
Paolo II aggiungeva, rivolto a voi giovani: “Vi
auguro di sperimentare uno sguardo così! Vi auguro di
sperimentare la verità che egli, il Cristo, vi guarda con
amore!” (Lettera
ai giovani, n. 7). Un amore, manifestatosi
sulla Croce in maniera così piena e totale, che fa
scrivere a san Paolo, con stupore: “Mi ha amato e ha
consegnato se stesso per me” (Gal 2,20). “La
consapevolezza che il Padre ci ha da sempre amati nel suo
Figlio, che il Cristo ama ognuno e sempre – scrive
ancora il Papa Giovanni Paolo II -, diventa un fermo punto
di sostegno per tutta la nostra esistenza umana” (Lettera
ai giovani, n. 7), e ci permette di
superare tutte le prove: la scoperta dei nostri peccati,
la sofferenza, lo scoraggiamento.
In questo
amore si trova la sorgente di tutta la vita cristiana e la
ragione fondamentale dell'evangelizzazione: se abbiamo
veramente incontrato Gesù, non possiamo fare a meno di
testimoniarlo a coloro che non hanno ancora incrociato il
suo sguardo!
3. La
scoperta del progetto di vita
Nel
giovane del Vangelo, possiamo scorgere una condizione
molto simile a quella di ciascuno di voi. Anche voi siete
ricchi di qualità, di energie, di sogni, di speranze:
risorse che possedete in abbondanza! La stessa vostra età
costituisce una grande ricchezza non soltanto per voi, ma
anche per gli altri, per la Chiesa e per il mondo.
Il
giovane ricco chiede a Gesù: “Che cosa devo fare?”.
La stagione della vita in cui siete immersi è tempo di
scoperta: dei doni che Dio vi ha elargito e delle vostre
responsabilità. E’, altresì, tempo di scelte
fondamentali per costruire il vostro progetto di vita.
E’ il momento, quindi, di interrogarvi sul senso
autentico dell’esistenza e di domandarvi: “Sono
soddisfatto della mia vita? C'è qualcosa che manca?”.
Come il
giovane del Vangelo, forse anche voi vivete situazioni di
instabilità, di turbamento o di sofferenza, che vi
portano ad aspirare ad una vita non mediocre e a
chiedervi: in che consiste una vita riuscita? Che cosa
devo fare? Quale potrebbe essere il mio progetto di vita?
“Che cosa devo fare, affinché la mia vita abbia pieno
valore e pieno senso?” (Ibid., n. 3).
Non
abbiate paura di affrontare queste domande! Lontano dal
sopraffarvi, esse esprimono le grandi aspirazioni, che
sono presenti nel vostro cuore. Pertanto, vanno ascoltate.
Esse attendono risposte non superficiali, ma capaci di
soddisfare le vostre autentiche attese di vita e di
felicità.
Per
scoprire il progetto di vita che può rendervi pienamente
felici, mettetevi in ascolto di Dio, che ha un suo disegno
di amore su ciascuno di voi. Con fiducia, chiedetegli:
“Signore, qual è il tuo disegno di Creatore e Padre
sulla mia vita? Qual è la tua volontà? Io desidero
compierla”. Siate certi che vi risponderà. Non abbiate
paura della sua risposta! “Dio è più grande del nostro
cuore e conosce ogni cosa” (1Gv 3,20)!
4.
Vieni e seguimi!
Gesù,
invita il giovane ricco ad andare ben al di là della
soddisfazione delle sue aspirazioni e dei suoi progetti
personali, gli dice: “Vieni e seguimi!”. La vocazione
cristiana scaturisce da una proposta d’amore del Signore
e può realizzarsi solo grazie a una risposta d’amore:
“Gesù invita i suoi discepoli al dono totale della loro
vita, senza calcolo e tornaconto umano, con una fiducia
senza riserve in Dio. I santi accolgono quest'invito
esigente, e si mettono con umile docilità alla sequela di
Cristo crocifisso e risorto. La loro perfezione, nella
logica della fede talora umanamente incomprensibile,
consiste nel non mettere più al centro se stessi, ma
nello scegliere di andare controcorrente vivendo secondo
il Vangelo” (Benedetto XVI, Omelia
in occasione delle Canonizzazioni: L’Osservatore
Romano, 12-13 ottobre 2009, p. 6).
Sull’esempio
di tanti discepoli di Cristo, anche voi, cari amici,
accogliete con gioia l’invito alla sequela, per vivere
intensamente e con frutto in questo mondo. Con il
Battesimo, infatti, egli chiama ciascuno a seguirlo con
azioni concrete, ad amarlo sopra ogni cosa e a servirlo
nei fratelli. Il giovane ricco, purtroppo, non accolse
l’invito di Gesù e se ne andò rattristato. Non aveva
trovato il coraggio di distaccarsi dai beni materiali per
trovare il bene più grande proposto da Gesù.
La
tristezza del giovane ricco del Vangelo è quella che
nasce nel cuore di ciascuno quando non si ha il coraggio
di seguire Cristo, di compiere la scelta giusta. Ma non è
mai troppo tardi per rispondergli!
Gesù non
si stanca mai di volgere il suo sguardo di amore e
chiamare ad essere suoi discepoli, ma Egli propone ad
alcuni una scelta più radicale. In quest'Anno
Sacerdotale, vorrei esortare i giovani e i ragazzi ad
essere attenti se il Signore invita ad un dono più
grande, nella via del Sacerdozio ministeriale, e a
rendersi disponibili ad accogliere con generosità ed
entusiasmo questo segno di speciale predilezione,
intraprendendo con un sacerdote, con il direttore
spirituale il necessario cammino di discernimento. Non
abbiate paura, poi, cari giovani e care giovani, se il
Signore vi chiama alla vita religiosa, monastica,
missionaria o di speciale consacrazione: Egli sa donare
gioia profonda a chi risponde con coraggio!
Invito,
inoltre, quanti sentono la vocazione al matrimonio ad
accoglierla con fede, impegnandosi a porre basi solide per
vivere un amore grande, fedele e aperto al dono della
vita, che è ricchezza e grazia per la società e per la
Chiesa.
5.
Orientati verso la vita eterna
“Che
cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”.
Questa domanda del giovane del Vangelo appare lontana
dalle preoccupazioni di molti giovani contemporanei, poiché,
come osservava il mio Predecessore, “non siamo noi la
generazione, alla quale il mondo e il progresso temporale
riempiono completamente l'orizzonte dell'esistenza?” (Lettera
ai giovani, n. 5). Ma la domanda sulla
“vita eterna” affiora in particolari momenti dolorosi
dell’esistenza, quando subiamo la perdita di una persona
vicina o quando viviamo l’esperienza dell’insuccesso.
Ma cos’è
la “vita eterna” cui si riferisce il giovane ricco? Ce
lo illustra Gesù, quando, rivolto ai suoi discepoli,
afferma: “Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si
rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia”
(Gv 16,22). Sono parole che indicano una proposta
esaltante di felicità senza fine, della gioia di essere
colmati dall'amore divino per sempre.
Interrogarsi
sul futuro definitivo che attende ciascuno di noi dà
senso pieno all’esistenza, poiché orienta il progetto
di vita verso orizzonti non limitati e passeggeri, ma ampi
e profondi, che portano ad amare il mondo, da Dio stesso
tanto amato, a dedicarci al suo sviluppo, ma sempre con la
libertà e la gioia che nascono dalla fede e dalla
speranza. Sono orizzonti che aiutano a non assolutizzare
le realtà terrene, sentendo che Dio ci prepara una
prospettiva più grande, e a ripetere con Sant’Agostino:
“Desideriamo insieme la patria celeste, sospiriamo verso
la patria celeste, sentiamoci pellegrini quaggiù” (Commento
al Vangelo di San Giovanni, Omelia 35, 9). Tenendo
fisso lo sguardo alla vita eterna, il Beato Pier Giorgio
Frassati, morto nel 1925 all'età di 24 anni, diceva:
“Voglio vivere e non vivacchiare!” e sulla foto di una
scalata, inviata ad un amico, scriveva: “Verso
l’alto”, alludendo alla perfezione cristiana, ma anche
alla vita eterna.
Cari
giovani, vi esorto a non dimenticare questa prospettiva
nel vostro progetto di vita: siamo chiamati all’eternità.
Dio ci ha creati per stare con Lui, per sempre. Essa vi
aiuterà a dare un senso pieno alle vostre scelte e a dare
qualità alla vostra esistenza.
6. I
comandamenti, via dell'amore autentico
Gesù
ricorda al giovane ricco i dieci comandamenti, come
condizioni necessarie per “avere in eredità la vita
eterna”. Essi sono punti di riferimento essenziali per
vivere nell’amore, per distinguere chiaramente il bene
dal male e costruire un progetto di vita solido e
duraturo. Anche a voi, Gesù chiede se conoscete i
comandamenti, se vi preoccupate di formare la vostra
coscienza secondo la legge divina e se li mettete in
pratica.
Certo, si
tratta di domande controcorrente rispetto alla mentalità
attuale, che propone una libertà svincolata da valori, da
regole, da norme oggettive e invita a rifiutare ogni
limite ai desideri del momento. Ma questo tipo di proposta
invece di condurre alla vera libertà, porta l'uomo a
diventare schiavo di se stesso, dei suoi desideri
immediati, degli idoli come il potere, il denaro, il
piacere sfrenato e le seduzioni del mondo, rendendolo
incapace di seguire la sua nativa vocazione all'amore.
Dio ci dà
i comandamenti perché ci vuole educare alla vera libertà,
perché vuole costruire con noi un Regno di amore, di
giustizia e di pace. Ascoltarli e metterli in pratica non
significa alienarsi, ma trovare il cammino della libertà
e dell'amore autentici, perché i comandamenti non
limitano la felicità, ma indicano come trovarla. Gesù
all'inizio del dialogo con il giovane ricco, ricorda che
la legge data da Dio è buona, perché “Dio è buono”.
7.
Abbiamo bisogno di voi
Chi vive
oggi la condizione giovanile si trova ad affrontare molti
problemi derivanti dalla disoccupazione, dalla mancanza di
riferimenti ideali certi e di prospettive concrete per il
futuro. Talora si può avere l'impressione di essere
impotenti di fronte alle crisi e alle derive attuali.
Nonostante le difficoltà, non lasciatevi scoraggiare e
non rinunciate ai vostri sogni! Coltivate invece nel cuore
desideri grandi di fraternità, di giustizia e di pace. Il
futuro è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni
forti di vita e di speranza. Se vorrete, il futuro è
nelle vostre mani, perché i doni e le ricchezze che il
Signore ha rinchiuso nel cuore di ciascuno di voi,
plasmati dall’incontro con Cristo, possono recare
autentica speranza al mondo! È la fede nel suo amore che,
rendendovi forti e generosi, vi darà il coraggio di
affrontare con serenità il cammino della vita ed assumere
responsabilità familiari e professionali. Impegnatevi a
costruire il vostro futuro attraverso percorsi seri di
formazione personale e di studio, per servire in maniera
competente e generosa il bene comune.
Nella mia
recente Lettera enciclica sullo sviluppo umano integrale, Caritas
in veritate, ho elencato alcune grandi sfide
attuali, che sono urgenti ed essenziali per la vita di
questo mondo: l'uso delle risorse della terra e il
rispetto dell'ecologia, la giusta divisione dei beni e il
controllo dei meccanismi finanziari, la solidarietà con i
Paesi poveri nell'ambito della famiglia umana, la lotta
contro la fame nel mondo, la promozione della dignità del
lavoro umano, il servizio alla cultura della vita, la
costruzione della pace tra i popoli, il dialogo
interreligioso, il buon uso dei mezzi di comunicazione
sociale.
Sono
sfide alle quali siete chiamati a rispondere per costruire
un mondo più giusto e fraterno. Sono sfide che chiedono
un progetto di vita esigente ed appassionante, nel quale
mettere tutta la vostra ricchezza secondo il disegno che
Dio ha su ciascuno di voi. Non si tratta di compiere gesti
eroici né straordinari, ma di agire mettendo a frutto i
propri talenti e le proprie possibilità, impegnandosi a
progredire costantemente nella fede e nell'amore.
In quest'Anno
Sacerdotale, vi invito a conoscere la vita dei santi,
in particolare quella dei santi sacerdoti. Vedrete che Dio
li ha guidati e che hanno trovato la loro strada giorno
dopo giorno, proprio nella fede, nella speranza e
nell'amore. Cristo chiama ciascuno di voi a impegnarsi con
Lui e ad assumersi le proprie responsabilità per
costruire la civiltà dell’amore. Se seguirete la sua
Parola, anche la vostra strada si illuminerà e vi condurrà
a traguardi alti, che danno gioia e senso pieno alla vita.
Che la
Vergine Maria, Madre della Chiesa, vi accompagni con la
sua protezione. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera
e con grande affetto vi benedico.
Dal
Vaticano, 22 Febbraio 2010
BENEDICTUS
PP. XVI
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