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Radio
Vaticana 25 marzo 2010
Messaggio
del Papa per la Giornata missionaria mondiale: i cristiani
facciano "vedere" Gesù in ogni angolo della
terra
Offrire
il segno della speranza a un mondo indifferente,
comprendere che essere battezzato implica essere un
testimone del Vangelo, rendere il messaggio di Gesù
“fermento” di fraternità universale. Sono alcuni
degli impegni che Benedetto XVI indica nel Messaggio per
la Giornata missionaria mondiale 2010, fissata per il
prossimo 24 ottobre. Il Papa chiede inoltre ai credenti,
nonostante le difficoltà economiche del momento, di
sostenere le “giovani Chiese”. I contenuti del
Messaggio nel servizio di Alessandro De Carolis:
Culture e religioni diverse che hanno bisogno di chi
sappia promuovere l’arte del dialogo. Un pianeta sempre
più popoloso e pieno di persone sole, o ricco di messaggi
e ammalato di indifferenza. E’ tra queste luci e ombre
che un cristiano deve spiccare per la sua speranza, che
deriva dall’aver incontrato un giorno “l’Amore di
Dio che cambia l’esistenza”. E la conseguenza non può
che essere un rinnovato “impegno di annunciare il
Vangelo”. Nel suo Messaggio per la Giornata missionaria
mondiale di quest’anno, Benedetto XVI lega l’efficacia
della testimonianza evangelica alla presenza, in ogni
testimone, di una “fede adulta”. Non si promuove un
“umanesimo nuovo”, scrive, se chi parla di Cristo non
è nutrito “dalla preghiera, dalla meditazione della
Parola di Dio e dallo studio delle verità di fede”.
E’ questo il profilo del vero cristiano, che sa
rispondere all’esigenza, dice il Papa, degli “uomini
del nostro tempo”, i quali, “magari non sempre
consapevolmente, chiedono ai credenti non solo di
‘parlare’ di Gesù, ma di ‘far vedere’ Gesù” in
ogni angolo della terra davanti alle generazioni del nuovo
millennio e specialmente davanti ai giovani di ogni
continente, destinatari privilegiati e soggetti
dell’annuncio evangelico”.
Questo, sintetizza il Pontefice, deve essere
l’impegno di ogni battezzato: “In una società
multietnica che sempre più sperimenta forme di solitudine
e di indifferenza preoccupanti, i cristiani – ribadisce
– devono imparare ad offrire segni di speranza e a
divenire fratelli universali, coltivando i grandi ideali
che trasformano la storia e, senza false illusioni o
inutili paure, impegnarsi a rendere il pianeta la casa di
tutti i popoli”. Ogni comunità diocesana e
parrocchiale, si legge nel Messaggio, è chiamata “ad un
rinnovamento integrale e ad aprirsi sempre più alla
cooperazione missionaria tra le Chiese, per promuovere
l’annuncio del Vangelo nel cuore di ogni persona, di
ogni popolo, cultura, razza, nazionalità, ad ogni
latitudine”. Benedetto XVI ringrazia “con particolare
affetto” e “riconoscenza” chi, fra sacerdoti Fidei
Donum, e missionari religiosi e laici, si adoperano con
dedizione a “promuovere la comunione ecclesiale, in modo
che – osserva – anche il fenomeno
dell’’interculturalità’ possa integrarsi in un
modello di unità, nel quale il Vangelo sia fermento di
libertà e di progresso, fonte di fraternità, di umiltà
e di pace”.
“Sentiamoci tutti protagonisti dell’impegno della
Chiesa di annunciare il Vangelo”, scrive ancora il Papa,
rinnovando “l’invito alla preghiera e – soggiunge
– nonostante le difficoltà economiche, all’impegno
dell’aiuto fraterno e concreto a sostegno delle giovani
Chiese”. Questo gesto di amore e di condivisione, “che
il servizio prezioso delle Pontificie Opere Missionarie,
cui – dice Benedetto XVI – va la mia gratitudine,
provvederà a distribuire, sosterrà – conclude – la
formazione di sacerdoti, seminaristi e catechisti nelle più
lontane terre di missione e incoraggerà le giovani
comunità ecclesiali”.
MESSAGGIO DEL
PAPA
Cari
fratelli e sorelle,
Il mese
di ottobre, con la celebrazione della Giornata Missionaria
Mondiale, offre alle Comunità diocesane e parrocchiali,
agli Istituti di Vita Consacrata, ai Movimenti Ecclesiali,
all’intero Popolo di Dio, l’occasione per rinnovare
l’impegno di annunciare il Vangelo e dare alle attività
pastorali un più ampio respiro missionario. Tale annuale
appuntamento ci invita a vivere intensamente i percorsi
liturgici e catechetici, caritativi e culturali, mediante
i quali Gesù Cristo ci convoca alla mensa della sua
Parola e dell’Eucaristia, per gustare il dono della sua
Presenza, formarci alla sua scuola e vivere sempre più
consapevolmente uniti a Lui, Maestro e Signore. Egli
stesso ci dice: "Chi ama me sarà amato dal Padre mio
e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui" (Gv
14,21). Solo a partire da questo incontro con l’Amore di
Dio, che cambia l’esistenza, possiamo vivere in
comunione con Lui e tra noi, e offrire ai fratelli una
testimonianza credibile, rendendo ragione della speranza
che è in noi (cfr 1Pt 3,15). Una fede adulta,
capace di affidarsi totalmente a Dio con atteggiamento
filiale, nutrita dalla preghiera, dalla meditazione della
Parola di Dio e dallo studio delle verità della fede, è
condizione per poter promuovere un umanesimo nuovo,
fondato sul Vangelo di Gesù.
A
ottobre, inoltre, in molti Paesi riprendono le varie
attività ecclesiali dopo la pausa estiva, e la Chiesa ci
invita ad imparare da Maria, mediante la preghiera del
Santo Rosario, a contemplare il progetto d’amore del
Padre sull’umanità, per amarla come Lui la ama. Non è
forse questo anche il senso della missione?
Il Padre,
infatti, ci chiama ad essere figli amati nel suo Figlio,
l’Amato, e a riconoscerci tutti fratelli in Lui, Dono di
Salvezza per l’umanità divisa dalla discordia e dal
peccato, e Rivelatore del vero volto di quel Dio che
"ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito,
perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia
la vita eterna" (Gv 3,16).
"Vogliamo
vedere Gesù" (Gv 12,21), è la richiesta che,
nel Vangelo di Giovanni, alcuni Greci, giunti a
Gerusalemme per il pellegrinaggio pasquale, presentano
all’apostolo Filippo. Essa risuona anche nel nostro
cuore in questo mese di ottobre, che ci ricorda come
l’impegno e il compito dell’annuncio evangelico spetti
all’intera Chiesa, "missionaria per sua
natura" (Ad gentes, 2), e ci invita a farci
promotori della novità di vita, fatta di relazioni
autentiche, in comunità fondate sul Vangelo. In una
società multietnica che sempre più sperimenta forme di
solitudine e di indifferenza preoccupanti, i cristiani
devono imparare ad offrire segni di speranza e a divenire
fratelli universali, coltivando i grandi ideali che
trasformano la storia e, senza false illusioni o inutili
paure, impegnarsi a rendere il pianeta la casa di tutti i
popoli.
Come i
pellegrini greci di duemila anni fa, anche gli uomini del
nostro tempo, magari non sempre consapevolmente, chiedono
ai credenti non solo di "parlare" di Gesù, ma
di "far vedere" Gesù, far risplendere il Volto
del Redentore in ogni angolo della terra davanti alle
generazioni del nuovo millennio e specialmente davanti ai
giovani di ogni continente, destinatari privilegiati e
soggetti dell’annuncio evangelico. Essi devono percepire
che i cristiani portano la parola di Cristo perché Lui è
la Verità, perché hanno trovato in Lui il senso, la
verità per la loro vita.
Queste
considerazioni rimandano al mandato missionario che hanno
ricevuto tutti i battezzati e l’intera Chiesa, ma che
non può realizzarsi in maniera credibile senza una
profonda conversione personale, comunitaria e pastorale.
Infatti, la consapevolezza della chiamata ad annunciare il
Vangelo stimola non solo ogni singolo fedele, ma tutte le
Comunità diocesane e parrocchiali ad un rinnovamento
integrale e ad aprirsi sempre più alla cooperazione
missionaria tra le Chiese, per promuovere l’annuncio del
Vangelo nel cuore di ogni persona, di ogni popolo,
cultura, razza, nazionalità, ad ogni latitudine. Questa
consapevolezza si alimenta attraverso l’opera di
Sacerdoti Fidei Donum, di Consacrati, di
Catechisti, di Laici missionari, in una ricerca costante
di promuovere la comunione ecclesiale, in modo che anche
il fenomeno dell’"interculturalità" possa
integrarsi in un modello di unità, nel quale il Vangelo
sia fermento di libertà e di progresso, fonte di
fraternità, di umiltà e di pace (cfr Ad gentes,
8). La Chiesa, infatti, "è in Cristo come
sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione
con Dio e dell’unità di tutto il genere umano" (Lumen
gentium, 1).
La
comunione ecclesiale nasce dall’incontro con il Figlio
di Dio, Gesù Cristo, che, nell’annuncio della Chiesa,
raggiunge gli uomini e crea comunione con Lui stesso e
quindi con il Padre e lo Spirito Santo (cfr 1Gv
1,3). Il Cristo stabilisce la nuova relazione tra l’uomo
e Dio. "Egli ci rivela «che Dio è carità» (1
Gv 4,8) e insieme ci insegna che la legge fondamentale
della umana perfezione, e perciò anche della
trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento
dell’amore. Coloro, pertanto, che credono alla carità
divina, sono da Lui resi certi che la strada della carità
è aperta a tutti gli uomini e che gli sforzi intesi a
realizzare la fraternità universale non sono vani" (Gaudium
et spes, 38).
La Chiesa
diventa "comunione" a partire dall’Eucaristia,
in cui Cristo, presente nel pane e nel vino, con il suo
sacrificio di amore edifica la Chiesa come suo corpo,
unendoci al Dio uno e trino e fra di noi (cfr 1Cor
10,16ss). Nell’Esortazione apostolica Sacramentum
caritatis ho scritto: "Non possiamo tenere per
noi l’amore che celebriamo nel Sacramento. Esso chiede
per sua natura di essere comunicato a tutti. Ciò di cui
il mondo ha bisogno è l’amore di Dio, è incontrare
Cristo e credere in Lui" (n. 84). Per tale ragione
l’Eucaristia non è solo fonte e culmine della vita
della Chiesa, ma anche della sua missione: "Una
Chiesa autenticamente eucaristica è una Chiesa
missionaria" (Ibid.), capace di portare tutti
alla comunione con Dio, annunciando con convinzione:
"quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo
anche a voi, perché anche voi siate in comunione con
noi" (1Gv 1,3).
Carissimi,
in questa Giornata Missionaria Mondiale in cui lo sguardo
del cuore si dilata sugli immensi spazi della missione,
sentiamoci tutti protagonisti dell’impegno della Chiesa
di annunciare il Vangelo. La spinta missionaria è sempre
stata segno di vitalità per le nostre Chiese (cfr Lett.
enc. Redemptoris missio, 2) e la loro cooperazione
è testimonianza singolare di unità, di fraternità e di
solidarietà, che rende credibili annunciatori
dell’Amore che salva!
Rinnovo,
pertanto, a tutti l’invito alla preghiera e, nonostante
le difficoltà economiche, all’impegno dell’aiuto
fraterno e concreto a sostegno delle giovani Chiese. Tale
gesto di amore e di condivisione, che il servizio prezioso
delle Pontificie Opere Missionarie, cui va la mia
gratitudine, provvederà a distribuire, sosterrà la
formazione di sacerdoti, seminaristi e catechisti nelle più
lontane terre di missione e incoraggerà le giovani
comunità ecclesiali.
A
conclusione dell’annuale messaggio per la Giornata
Missionaria Mondiale, desidero esprimere, con particolare
affetto, la mia riconoscenza ai missionari e alle
missionarie, che testimoniano nei luoghi più lontani e
difficili, spesso anche con la vita, l’avvento del Regno
di Dio. A loro, che rappresentano le avanguardie
dell’annuncio del Vangelo, va l’amicizia, la vicinanza
e il sostegno di ogni credente. "Dio, (che) ama chi
dona con gioia" (2Cor 9,7) li ricolmi di
fervore spirituale e di profonda letizia.
Come il
"sì" di Maria, ogni generosa risposta della
Comunità ecclesiale all’invito divino all’amore dei
fratelli susciterà una nuova maternità apostolica ed
ecclesiale (cfr Gal 4,4.19.26), che lasciandosi
sorprendere dal mistero di Dio amore, il quale
"quando venne la pienezza del tempo… mandò il suo
Figlio, nato da donna" (Gal 4,4), donerà
fiducia e audacia a nuovi apostoli. Tale risposta renderà
tutti i credenti capaci di essere "lieti nella
speranza" (Rm 12,12) nel realizzare il
progetto di Dio, che vuole "la costituzione di tutto
il genere umano nell’unico popolo di Dio, la sua
riunione nell’unico corpo di Cristo, la sua edificazione
nell’unico tempio dello Spirito Santo" (Ad
gentes, 7).
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