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MESSAGGIO URBI ET
ORBI DEL 25 DICEMBRE 2005
Messaggio
urbi et orbi
Radio
Vaticana, 25 dicembre 2005
“SVEGLIATI
UOMO DEL TERZO MILLENNIO!”: L’INVOCAZIONE DI BENEDETTO
XVI NEL MESSAGGIO NATALIZIO URBI
ET ORBI. LA LUCE DELLA RAGIONE NON BASTA AD ILLUMINARE
L’UMANITA’, NEANCHE NELL’ERA TECNOLOGICA. IL PAPA
CHIEDE DI AFFIDARSI AL BAMBINO DI BETLEMME PER COSTRUIRE
UN NUOVO ORDINE MONDIALE FONDATO SU GIUSTI RAPPORTI ETICI
ED ECONOMICI
Non esiti
l’umanità a fare entrare il Figlio di Dio nelle proprie
case, nelle città, nelle nazioni e in ogni angolo della
Terra!”: è l’appello di Benedetto XVI nel Messaggio
di questo Natale 2005, pronunciato stamane prima della
Benedizione Urbi et
Orbi, impartita dalla loggia centrale della Basilica
vaticana, in una piazza San Pietro, affollatissima, sotto
una pioggerellina che non ha spento l’entusiasmo dei
circa 40 mila
fedeli. Messaggio natalizio trasmesso in collegamento
mondovisione: 111 le Tv collegate di una settantina di
Paesi di tutti i continenti. “La luce della ragione non
basta a illuminare l’uomo e il mondo”, ha detto il
Papa, invocando la pace laddove impera la guerra e la
discordia, in Terra Santa, Iraq, Libano, Sudan e in tanti
altri luoghi. Il servizio è di Roberta Gisotti.
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“Svegliati,
uomo del terzo millennio!”
L’invito
di Benedetto XVI, in questo primo Santo Natale del suo
pontificato, nel Messaggio al mondo intero, “nel giorno
solenne”, nel quale il Figlio di Dio “ha posto la sua
dimora fra noi”.
“Non
esiti l’odierna umanità a farlo entrare nelle proprie
case, nelle città, nelle
nazioni e in ogni angolo della terra!”.
E’
vero – ha osservato il Papa – che, negli ultimi secoli
soprattutto, “tanti
sono stati i progressi” “in campo tecnico e
scientifico” e “vaste sono le risorse materiali” di
cui oggi disponiamo. Ma attenzione:
“L’uomo
dell’era tecnologica rischia però di essere vittima
degli stessi successi della sua intelligenza e dei
risultati delle sue capacità operative, se va incontro ad
un’atrofia spirituale, ad un vuoto del cuore”.
E
“per questo è importante” che l’uomo “apra” la
“mente” e il “cuore” “al Natale di Cristo”,
“evento di salvezza” che imprime “rinnovata
speranza” alla vita di ciascuno: “ l’Onnipotente si
fa bambino e chiede aiuto e protezione”.
“Il
suo modo di essere Dio mette in crisi il nostro modo di
essere uomini; il suo bussare alle nostre porte ci
interpella, interpella la nostra libertà e ci chiede di
rivedere il nostro rapporto con la vita e il nostro modo
di concepirla”.
E
se “l’età moderna è spesso presentata come risveglio
dal sonno della ragione, come il venire alla luce
dell’umanità che emergerebbe da un periodo buio”,
Benedetto XVI ha ammonito:
“Senza
Cristo, però, la luce della ragione non basta a
illuminare l’uomo e il
mondo.”
E’ dunque “nel mistero del Verbo incarnato” che
“trova vera luce il mistero dell’uomo”, un
“messaggio di speranza”, che “
la Chiesa
ripete senza stancarsi”, cosi come ha ribadito
quarant’anni or sono il Concilio Vaticano II. Da qui
l’appello di Benedetto XVI:
“Uomo
moderno, adulto eppure talora debole nel pensiero e nella
volontà, lasciati prender per mano dal Bambino di
Betlemme; non temere, fidati di Lui! La forza vivificante
della sua luce ti incoraggia ad impegnarti
nell’edificazione di un nuovo ordine mondiale, fondato
su giusti rapporti etici ed economici. Il suo amore guidi
i popoli e ne rischiari la comune coscienza di essere
‘famiglia’ chiamata a costruire rapporti di fiducia e
di vicendevole sostegno. L’umanità unita potrà
affrontare i tanti e preoccupanti problemi del momento
presente: dalla minaccia terroristica alle condizioni di
umiliante povertà in cui vivono milioni di esseri umani,
dalla proliferazione delle armi alle pandemie e al degrado
ambientale che pone a rischio il futuro del pianeta”.
Il
pensiero del Papa è andato poi negli angoli del mondo
dove c’è guerra, discordia, sofferenza, per invocare da
Dio sostegno per quanti operano per la pace e lo sviluppo
in Africa, “opponendosi alle lotte fratricide”, per
consolidare “transizioni
politiche ancora fragili”, in aiuto di quanti
versano “in tragiche situazioni”, in particolare nel
Darfur e in altre regione centrali del Continente; poi si
è rivolto ai popoli latinoamericani perché siano indotti
a vivere nella concordia; quindi ha invocato
“coraggio” per gli uomini di buona volontà in Terra
Santa, in Iraq, in Libano, dove non mancano “segni di
speranza”, che attendono di conferma “da comportamenti
ispirati a lealtà e saggezza”; ha auspicato che nella
Penisola coreana e altrove nei Paesi asiatici siano
“superate pericolose divergenze” e “si giunga a
coerenti conclusioni di pace, tanto attese da quelle
popolazioni”.
Infine
Benedetto XVI ci ha ricondotti tutti a contemplare “la
gloria divina nascosta nella povertà di un Bambino
avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia”:
“E’
il Creatore dell’universo, ridotto all’impotenza di un
neonato! Accettare questo paradosso, il paradosso del
Natale, è scoprire
la Verità
che rende liberi, l’Amore che trasforma
l’esistenza”.
Dopo
il Messaggio natalizio, Benedetto XVI - come è tradizione
- ha rivolto gli auguri nelle varie lingue: quest’anno
33, meno del consueto – erano state 62 lo scorso Natale
– perché il Papa le alternerà nelle grandi festività.
Il primo saluto è andato ai Romani e all’intera Nazione
italiana, augurando che “il popolo italiano possa
mantenere sempre viva la memoria di questo evento che ha
fecondato la tradizione cristiana, l’arte, la storia e
l’intera cultura dell’Italia”. A chiudere, gli
auguri in latino:
“Expergiscere,
homo: qui pro te Deus facuts est homo!”
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LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE VATICAN INFORMATION SERVICE -
"Vi
annunzio una grande gioia… oggi vi è nato nella città
di Davide un Salvatore: Cristo Signore" (Lc
2,10-11). Questa notte abbiamo riascoltato le parole
dell’Angelo ai pastori, ed abbiamo rivissuto il clima di
quella Notte santa, la Notte di Betlemme, quando il Figlio
di Dio si è fatto uomo e, nascendo in una povera grotta,
ha posto la sua dimora fra noi. In questo giorno solenne
risuona l’annuncio dell’Angelo ed è invito anche per
noi, uomini e donne del terzo millennio, ad accogliere il
Salvatore. Non esiti l’odierna umanità a farlo entrare
nelle proprie case, nelle città, nelle nazioni e in ogni
angolo della terra! E’ vero, nel corso del millennio da
poco concluso e specialmente negli ultimi secoli, tanti
sono stati i progressi compiuti in campo tecnico e
scientifico; vaste sono le risorse materiali di cui oggi
possiamo disporre. L’uomo dell’era tecnologica rischia
però di essere vittima degli stessi successi della sua
intelligenza e dei risultati delle sue capacità
operative, se va incontro ad un’atrofia spirituale, ad
un vuoto del cuore. Per questo è importante che apra la
propria mente e il proprio cuore al Natale di Cristo,
evento di salvezza capace di imprimere rinnovata speranza
all’esistenza di ogni essere umano.
"Svegliati,
uomo: poiché per te Dio si è fatto uomo" (Sant’Agostino,
Discorsi, 185). Svegliati, uomo del terzo
millennio! A Natale l’Onnipotente si fa bambino e chiede
aiuto e protezione. Il suo modo di essere Dio mette in
crisi il nostro modo di essere uomini; il suo bussare alle
nostre porte ci interpella, interpella la nostra libertà
e ci chiede di rivedere il nostro rapporto con la vita e
il nostro modo di concepirla. L’età moderna è spesso
presentata come risveglio dal sonno della ragione, come il
venire alla luce dell’umanità che emergerebbe da un
periodo buio. Senza Cristo, però, la luce della ragione
non basta a illuminare l’uomo e il mondo. Per questo la
parola evangelica del giorno di Natale - "Veniva nel
mondo / la luce vera, / quella che illumina ogni
uomo" (Gv 1,9) – echeggia più che mai come
annuncio di salvezza per tutti. "Nel mistero del
Verbo incarnato trova vera luce il mistero
dell’uomo" (Cost. Gaudium et spes, 22). La
Chiesa ripete senza stancarsi questo messaggio di
speranza, ribadito dal Concilio Vaticano II che si è
concluso proprio quarant’anni or sono.
Uomo
moderno, adulto eppure talora debole nel pensiero e nella
volontà, lasciati prender per mano dal Bambino di
Betlemme; non temere, fidati di Lui! La forza vivificante
della sua luce ti incoraggia ad impegnarti
nell’edificazione di un nuovo ordine mondiale, fondato
su giusti rapporti etici ed economici. Il suo amore guidi
i popoli e ne rischiari la comune coscienza di essere
"famiglia" chiamata a costruire rapporti di
fiducia e di vicendevole sostegno. L’umanità unita potrà
affrontare i tanti e preoccupanti problemi del momento
presente: dalla minaccia terroristica alle condizioni di
umiliante povertà in cui vivono milioni di esseri umani,
dalla proliferazione delle armi alle pandemie e al degrado
ambientale che pone a rischio il futuro del pianeta.
Il Dio
che si è fatto uomo per amore dell’uomo sostenga quanti
operano in Africa a favore della pace e dello
sviluppo integrale, opponendosi alle lotte fratricide,
perché si consolidino le attuali transizioni politiche
ancora fragili, e siano salvaguardati i più elementari
diritti di quanti versano in tragiche situazioni
umanitarie, come nel Darfur ed in altre regioni
dell’Africa centrale. Induca i popoli latino-americani a
vivere in pace e concordia. Infonda coraggio agli uomini
di buona volontà, che operano in Terra Santa, in Iraq,
in Libano, dove i segni di speranza, che pure non
mancano, attendono di essere confermati da comportamenti
ispirati a lealtà e saggezza; favorisca i processi di
dialogo nella Penisola coreana e altrove nei Paesi
asiatici, perché, superate pericolose divergenze, si
giunga, in spirito amichevole, a coerenti conclusioni di
pace, tanto attese da quelle popolazioni.
Nel
Natale il nostro animo si apre alla speranza contemplando
la gloria divina nascosta nella povertà di un Bambino
avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia: è il
Creatore dell’universo, ridotto all’impotenza di un
neonato! Accettare questo paradosso, il paradosso del
Natale, è scoprire la Verità che rende liberi, l’Amore
che trasforma l’esistenza. Nella Notte di Betlemme, il
Redentore si fa uno di noi, per esserci compagno sulle
strade insidiose della storia. Accogliamo la mano che Egli
ci tende: è una mano che nulla vuole toglierci, ma solo
donare.
Con i
pastori entriamo nella capanna di Betlemme sotto lo
sguardo amorevole di Maria, silenziosa testimone della
nascita prodigiosa. Ci aiuti Lei a vivere un buon Natale;
ci insegni a custodire nel cuore il mistero di Dio, che
per noi si è fatto uomo; ci guidi a testimoniare nel
mondo la sua verità, il suo amore, la sua pace.
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