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MESSAGGIO
ALLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE SOCIALI |
Radio Vaticana,
1 maggio 2007
MESSAGGIO DEL
SANTO PADRE ALLA PROFESSORESSA MARY ANN GLENDON,
PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE
SOCIALI IN OCCASIONE DELLA XIII SESSIONE PLENARIA ,
01.05.2007
Se
gli esseri umani non sono visti come persone dotate di una
dignità inviolabile, sarà ben difficile raggiungere una
piena giustizia nel mondo. E’ quanto scrive il Papa in
un messaggio inviato in occasione della plenaria della
Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, che si è
conclusa oggi in Vaticano e ha avuto al centro dei lavori
il tema: "Carità e giustizia nei rapporti fra Popoli
e Nazioni". Ce ne parla Sergio Centofanti.
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Nel suo messaggio, indirizzato alla professoressa Mary Ann
Glendon, presidente della Pontificia Accademia delle
Scienze Sociali, il Papa afferma che “il perseguimento
della giustizia e la promozione della civiltà dell'amore
sono aspetti essenziali” della missione della Chiesa
“a servizio dell’annuncio del Vangelo di Gesù
Cristo”. Ribadisce comunque “che, anche nella più
giusta delle società, ci sarà sempre posto per la
carità” in quanto “non c'è nessun ordinamento
statale giusto che possa rendere superfluo il servizio
dell'amore".
Al centro del magistero della Chiesa, che – ricorda il
Papa – “si rivolge non soltanto ai credenti ma anche a
tutti gli uomini di buona volontà” vi è “il
principio della destinazione universale di tutti i beni
della creazione. Secondo tale fondamentale principio,
tutto ciò che la terra produce e tutto ciò che l’uomo
trasforma e confeziona, tutta la sua conoscenza e
tecnologia, tutto è destinato a servire lo sviluppo
materiale e spirituale della famiglia umana e di tutti i
suoi membri”.
In questa prospettiva il Papa fa riferimento a tre sfide
che oggi il mondo si trova ad affrontare: “la prima
sfida riguarda l'ambiente e uno sviluppo sostenibile. La
comunità internazionale – afferma il Papa - riconosce
che le risorse del mondo sono limitate e che è dovere di
ogni popolo attuare politiche miranti alla protezione
dell'ambiente, al fine di prevenire la distruzione di quel
patrimonio naturale i cui frutti sono necessari per il
benessere dell'umanità”. Benedetto XVI sottolinea che
nell’applicare soluzioni a livello internazionale
“particolare attenzione deve essere rivolta al fatto che
i Paesi più poveri sono quelli che sembrano destinati a
pagare il prezzo più pesante per il deterioramento
ecologico”.
La seconda sfida – scrive il Papa - chiama in causa il
concetto di persona umana: “se gli esseri umani non sono
visti come persone, maschio e femmina, creati ad immagine
di Dio (cfr Gn 1, 26), dotati di una dignità inviolabile,
sarà ben difficile raggiungere una piena giustizia nel
mondo. Nonostante il riconoscimento dei diritti della
persona in dichiarazioni internazionali e in strumenti
legali, occorre progredire di molto per far sì che tale
riconoscimento abbia conseguenze sui problemi globali,
come quello del crescente divario fra Paesi ricchi e Paesi
poveri; l'ineguale distribuzione ed assegnazione delle
risorse naturali e della ricchezza prodotta dall'attività
umana; la tragedia della fame, della sete e della povertà
in un pianeta in cui vi è abbondanza di cibo, di acqua e
di prosperità; le sofferenze umane dei rifugiati e dei
profughi; le continue ostilità in molte parti del mondo;
la mancanza di una sufficiente protezione legale per i non
nati; lo sfruttamento dei bambini; il traffico
internazionale di esseri umani, di armi, di droghe; e
numerose altre gravi ingiustizie”.
La terza sfida – leggiamo nel messaggio - si rapporta ai
valori dello spirito. “Incalzati da preoccupazioni
economiche – rileva il Pontefice - tendiamo a
dimenticare che, al contrario dei beni materiali, i beni
spirituali che sono tipici dell'uomo si espandono e si
moltiplicano quando sono comunicati: al contrario dei beni
divisibili, i beni spirituali come la conoscenza e
l'educazione sono indivisibili, e più vengono condivisi,
più vengono posseduti”. “Sempre più importante,
perciò, è il bisogno di un dialogo che possa aiutare le
persone a comprendere le proprie tradizioni nel momento in
cui entrano in contatto con quelle degli altri, al fine di
sviluppare una maggiore autocoscienza di fronte alle sfide
recate alla propria identità, promuovendo così la
comprensione e il riconoscimento dei veri valori umani
all'interno di una prospettiva interculturale. Per
affrontare positivamente tali sfide è urgentemente
necessaria una giusta uguaglianza di opportunità, specie
nel campo dell'educazione e della trasmissione della
conoscenza. Purtroppo – nota il Papa - l'educazione,
specialmente al livello primario, rimane drammaticamente
insufficiente in molte parti del mondo”.
“Per affrontare tali sfide – conclude Benedetto XVI -
solo l'amore per il prossimo può ispirare in noi la
giustizia a servizio della vita e della promozione della
dignità umana. Solo l'amore all'interno della famiglia,
fondata su un uomo e una donna, creati a immagine di Dio,
può assicurare quella solidarietà inter-generazionale
che trasmette amore e giustizia alle generazioni future.
Solo la carità può incoraggiarci a porre la persona
umana ancora una volta al centro della vita nella società
e al centro di un mondo globalizzato, governato dalla
giustizia”.
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MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE ALLA PROFESSORESSA MARY ANN GLENDON,
PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE
SOCIALI IN OCCASIONE DELLA XIII SESSIONE PLENARIA
A Sua
Eccellenza
la
Professoressa Mary Ann Glendon
Presidente
della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali
In
occasione della riunione della Pontificia Accademia delle
Scienze Sociali per la sua tredicesima sessione plenaria,
sono lieto di porgere il mio benvenuto a Lei e ai Suoi
distinti colleghi, e di rivolgere il mio orante augurio
per le Loro deliberazioni.
L'incontro
dell'Accademia quest'anno è dedicato all'esame del tema:
"Carità e giustizia nei rapporti fra Popoli e
Nazioni". Non può, la Chiesa, non essere
interessata a tale soggetto, dato che il perseguimento
della giustizia e la promozione della civiltà dell'amore
sono aspetti essenziali della sua missione a servizio
dell’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo. Senza dubbio
la costruzione di una società giusta è responsabilità
primaria dell'ordine politico, sia nei singoli Stati come
anche nella Comunità internazionale. Come tale, ciò
richiede ad ogni livello un esercizio disciplinato della
ragione pratica e un allenamento della volontà per poter
discernere e soddisfare le specifiche richieste della
giustizia, nel pieno rispetto del bene comune e
dell'inalienabile dignità di ogni persona. Nella mia
Enciclica Deus caritas est ho voluto riaffermare,
all'inizio del mio Pontificato, il desiderio della Chiesa
di contribuire a questa necessaria purificazione della
ragione, per aiutare a formare le coscienze e per
stimolare una risposta più ampia alle genuine esigenze
della giustizia. Allo stesso tempo, ho voluto sottolineare
che, anche nella più giusta delle società, ci sarà
sempre posto per la carità: "Non c'è nessun
ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il
servizio dell'amore" (n. 28).
Il
convincimento della Chiesa circa l'inseparabilità di
giustizia e carità nasce, in ultima analisi,
dall’esperienza che essa fa della rivelazione
dell'infinita giustizia e misericordia di Dio in Cristo
Gesù, e ciò trova espressione nel suo insistere sulla
necessità che l'uomo stesso e la sua irriducibile dignità
siano al centro della vita politica e sociale. Il
magistero della Chiesa, che si rivolge non soltanto ai
credenti ma anche a tutti gli uomini di buona volontà, si
richiama pertanto alla retta ragione e ad una sana
comprensione dell'umana natura nel proporre principi
capaci di guidare gli individui e le comunità verso il
perseguimento di un ordine sociale contrassegnato da
giustizia, libertà, solidarietà fraterna e pace. Al
centro di tale insegnamento, come è Loro ben noto, vi è
il principio della destinazione universale di tutti i beni
della creazione. Secondo tale fondamentale principio,
tutto ciò che la terra produce e tutto ciò che l’uomo
trasforma e confeziona, tutta la sua conoscenza e
tecnologia, tutto è destinato a servire lo sviluppo
materiale e spirituale della famiglia umana e di tutti i
suoi membri.
Sulla
base di questa prospettiva integralmente umana possiamo
comprendere più pienamente il ruolo essenziale che la
carità gioca nel perseguimento della giustizia. Il mio
Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, era convinto che la
giustizia da sola fosse insufficiente a stabilire
relazioni veramente umane e fraterne all’interno della
società. "In ogni sfera dei rapporti interumani –
affermò – , la giustizia deve subire, per così dire,
una notevole «correzione» da parte di quell'amore il
quale - come proclama san Paolo - «è paziente» e «benigno»
o, in altre parole, porta in sé i caratteri dell'amore
misericordioso, tanto essenziali per il Vangelo e per il
cristianesimo" (Dives in misericordia, n. 14).
In una parola, la carità non soltanto consente alla
giustizia di diventare più creativa e di affrontare nuove
sfide, ma ispira anche e purifica gli sforzi dell’umanità,
tesi a raggiungere l’autentica giustizia e, così, a
costruire una società degna dell'uomo.
In un
contesto in cui, "superando i confini delle comunità
nazionali, la sollecitudine per il prossimo tende ad
allargare i suoi orizzonti al mondo intero" (Deus
caritas est, n. 30), l'intrinseca relazione tra carità
e giustizia deve essere più chiaramente compresa e
sottolineata. Nel manifestare la mia fiducia che le Loro
discussioni di questi giorni si rivelino fruttuose a
questo riguardo, desidero brevemente attrarre la Loro
attenzione su tre specifiche sfide che il mondo si trova
ad affrontare, sfide che credo possano essere affrontate
solo attraverso un convinto impegno a servizio di quella
giustizia più grande che è ispirata dalla carità.
La prima
sfida riguarda l'ambiente e uno sviluppo sostenibile. La
comunità internazionale riconosce che le risorse del
mondo sono limitate e che è dovere di ogni popolo attuare
politiche miranti alla protezione dell'ambiente, al fine
di prevenire la distruzione di quel patrimonio naturale i
cui frutti sono necessari per il benessere dell'umanità.
Per affrontare questa sfida, ciò che è richiesto è un
approccio interdisciplinare simile a quello che le
Signorie Loro hanno usato. Inoltre, vi è bisogno di una
capacità di valutare e di prevedere, di monitorare le
dinamiche del cambiamento ambientale e dello sviluppo
sostenibile, di delineare e applicare soluzioni a livello
internazionale. Particolare attenzione deve essere rivolta
al fatto che i Paesi più poveri sono quelli che sembrano
destinati a pagare il prezzo più pesante per il
deterioramento ecologico. Nel Messaggio per la Giornata
Mondiale della Pace del 2007 sottolineavo che "la
distruzione dell'ambiente, un suo uso improprio o
egoistico e l'accaparramento violento delle risorse della
terra generano lacerazioni, conflitti e guerre, proprio
perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo.
Uno sviluppo infatti che si limitasse all'aspetto
tecnico-economico, trascurando la dimensione
morale-religiosa, non sarebbe uno sviluppo umano integrale
e finirebbe, in quanto unilaterale, per incentivare le
capacità distruttive dell'uomo" (n. 9).
Nell'affrontare le sfide della protezione dell'ambiente e
dello sviluppo sostenibile, siamo chiamati a promuovere e
a "salvaguardare le condizioni morali di un'autentica
«ecologia umana»" (Centesimus annus, n. 38).
Questo, d'altra parte, esige una relazione responsabile
non soltanto con la creazione ma anche con il nostro
prossimo, vicino e lontano, nello spazio e nel tempo, e
con il Creatore.
Ciò ci
conduce ad una seconda sfida, che chiama in causa il
nostro concetto di persona umana e, di conseguenza, le
nostre relazioni reciproche. Se gli esseri umani non sono
visti come persone, maschio e femmina, creati ad immagine
di Dio (cfr Gn 1, 26), dotati di una dignità
inviolabile, sarà ben difficile raggiungere una piena
giustizia nel mondo. Nonostante il riconoscimento dei
diritti della persona in dichiarazioni internazionali e in
strumenti legali, occorre progredire di molto per far sì
che tale riconoscimento abbia conseguenze sui problemi
globali, come quello del crescente divario fra Paesi
ricchi e Paesi poveri; l'ineguale distribuzione ed
assegnazione delle risorse naturali e della ricchezza
prodotta dall'attività umana; la tragedia della fame,
della sete e della povertà in un pianeta in cui vi è
abbondanza di cibo, di acqua e di prosperità; le
sofferenze umane dei rifugiati e dei profughi; le continue
ostilità in molte parti del mondo; la mancanza di una
sufficiente protezione legale per i non nati; lo
sfruttamento dei bambini; il traffico internazionale di
esseri umani, di armi, di droghe; e numerose altre gravi
ingiustizie.
Una terza
sfida si rapporta ai valori dello spirito. Incalzati da
preoccupazioni economiche, tendiamo a dimenticare che, al
contrario dei beni materiali, i beni spirituali che sono
tipici dell'uomo si espandono e si moltiplicano quando
sono comunicati: al contrario dei beni divisibili, i beni
spirituali come la conoscenza e l'educazione sono
indivisibili, e più vengono condivisi, più vengono
posseduti. La globalizzazione ha aumentato
l'interdipendenza dei popoli, con le loro differenti
tradizioni, religioni e sistemi di educazione. Ciò
significa che i popoli del mondo, proprio in virtù delle
loro differenze, stanno continuamente imparando l’uno a
riguardo dell'altro e addivenendo ad un contatto molto più
grande. Sempre più importante, perciò, è il bisogno di
un dialogo che possa aiutare le persone a comprendere le
proprie tradizioni nel momento in cui entrano in contatto
con quelle degli altri, al fine di sviluppare una maggiore
autocoscienza di fronte alle sfide recate alla propria
identità, promuovendo così la comprensione e il
riconoscimento dei veri valori umani all'interno di una
prospettiva interculturale. Per affrontare positivamente
tali sfide è urgentemente necessaria una giusta
uguaglianza di opportunità, specie nel campo
dell'educazione e della trasmissione della conoscenza.
Purtroppo, l'educazione, specialmente al livello primario,
rimane drammaticamente insufficiente in molte parti del
mondo.
Per
affrontare tali sfide solo l'amore per il prossimo può
ispirare in noi la giustizia a servizio della vita e della
promozione della dignità umana. Solo l'amore all'interno
della famiglia, fondata su un uomo e una donna, creati a
immagine di Dio, può assicurare quella solidarietà
inter-generazionale che trasmette amore e giustizia alle
generazioni future. Solo la carità può incoraggiarci a
porre la persona umana ancora una volta al centro della
vita nella società e al centro di un mondo globalizzato,
governato dalla giustizia.
Con tali
considerazioni, carissimi Membri dell'Accademia,
incoraggio le Loro Signorie nell’impegno di portare
avanti l’importante lavoro a cui attendono. Su di Loro e
sulle persone a Loro care invoco cordialmente le divine
benedizioni di saggezza, gioia e pace.
Dal
Vaticano, 28 aprile 2007
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